Blog: http://chiarelettere.ilcannocchiale.it

Chiarelettere a Tabularasa - 1° Contest di editoria di inchiesta e di denuncia


imposimato(ANSA) - Reggio Calabria, 21 luglio.
Alla seconda battuta, Tabularasa, il primo contest di editoria, di inchiesta e di denuncia continua il suo cammino alla scoperta di verità nascoste, scomode, inquietanti. Ecco, allora, che si ritorna dopo 30 anni sul caso Moro scoprendo inediti scenari e raccontando la storia dei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano. A farlo sono il giornalista Sandro Provvisionato, autore insieme al magistrato Ferdinando Imposimato del libro "Doveva morire" (edizioni Chiarelettere).  All'incontro insieme ai tanti giovani, politici, studenti, esponenti delle Forze dell'ordine, non ha voluto perdere l'appuntamento il padre di Chiarelettere Lorenzo Fazio.

Dall'unione proprio di un magistrato e un giornalista dopo 30 anni si torna a parlare del caso Moro che "poteva essere salvato, ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso", postilla di Provvisionato intervistato, insieme a Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, dal professore Fabio Cuzzola. "Girando l'Italia — dice Provvisionato — ho notato che nessuno ha dimenticato quella data, nessuno ha dimenticato quel fatto, la memoria è viva. Io ero un giovane cronista lavoravo all'Ansa e in quel giorno la mia testata era in sciopero. Fummo richiamati e andammo in via Fani. Ricordo uno straordinario caos, non c'erano allora i Ris e quella scena venne ampiamente inquinata. Furono 55 giorni di tensione e subito mi accorsi che qualcosa non andava: la macchina informativa cominciò a sussultare e ad avere degli affanni sul versante politico."

Ma chi ha ucciso Aldo Moro? "Il grilletto — risponde Provvisionato —è stato premuto da più mani, le mani delle Brigate Rosse". Ma "le Br che per tanti anni ci hanno fatto paura con il sequestro Moro hanno cambiato forma — sostiene Provvisionato —, dopo la morte dello statista si capì che non erano imbattibili ma un'estremizzazione che c'era nella società. In quei 55doveva morire giorni successero cose stranissime, il caso Moro è un grande mosaico di cui noi conosciamo solo la cornice e alcuni sprazzi e, anche se abbiamo molto da capire, questo affresco si sta completando. Moro finisce al centro di una convergenza di interesse: doveva morire perché sin dall'inizio della sua attività dava fastidio. E per la sua politica diventa una vittima nel momento in cui viene sequestrato". Provvisionato ricostruisce passo dopo passo ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la Raf, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. "Moro era un cattolico liberale e capisce di essere finito in un gioco spaventoso — aggiunge ancora — comprende che da quel gioco non uscirà vivo e cerca lui stesso di fare la trattativa con le Brigate rosse che avevano in mente il processo alla democrazia cristiana. L'esito lo sappiamo. Moro crede di poter fare una trattativa perché è convinto di avere punti fermi nel suo partito, sbagliando però. Gioca la partita sino all'ultimo momento e il 5 maggio nella sua ultima lettera c'è la resa dichiarata di una battaglia persa, una battaglia persa dal paese" (...)

fasanella priore(da www.strill.it)
Mercoled' 22 luglio, la terza serata di Tabularasa, coordinata da Mario Caligiuri, si è aperta con un tuffo nelle vicende degli intrighi internazionali che hanno coinvolto in nostro Paese dal dopoguerra in poi. Giovanni Fasanella e Rosario Priore hanno sviscerato le tematiche più intricate, entrando ed uscendo da una strage all'altra: da Piazza Fontana a Brescia, all'Italicus, alla stazione di Bologna, a Ustica. Proprio su Ustica Priroe si è soffermato sottolineando le numerosissime incongruenze e le morti "strane" che hanno caratterizzato gli anni successivi alla strage, ma anche i giorni immediatamente successivi alla caduta dell'aereo, col Mig libico misteriosamente precipitato nei boschi della Sila. 

Nel corso della serata, inoltre,  Marco Lillo, autore del libro ''Papi'', ha presentato il documentario ''Sotto scacco'', scritto dallo stesso Lillo insieme a Udo Gumpel. Diviso in due parti, il reportage parla  dell'attacco allo Stato e della contemporanea trattativa tra  Cosa nostra e le istituzioni, mentre nella seconda parte  analizza il rapporto tra la mafia e il gruppo  politico-imprenditoriale di Dell'Utri e Berlusconi attraverso testimonianze e intercettazioni emerse nel processo Dell'Utri. ''Questa appresentazione che abbiamo fatto - ha detto Lillo - rappresenta un tabu'. Il documentario e' uscito in contemporanea  con la sentenza della Corte d'appello di Palermo su Marcello Dell'Utri e approfondisce la storia italiana dalla strage di  Capaci fino al processo del senatore del Pdl. Le stragi del '93  non riescono ad essere scritte facilmente e oggi, anche se c'e' chi ha dimenticato, ci sono ancora tanti misteri da svelare''.  

Infine, il giornalista Giuseppe Salvaggiulo, autore de ''La colata'' insieme ad Andrea Garibaldi,  Antonio Massari, Marco Preve e Ferruccio Sansa, ha parlato di ''un'indagine sul partito del cemento che sta cancellando l'Italia e la sua ricchezza. Una colata dla colatai cemento - ha detto Salvaggiulo - sta invadendo l'Italia e questo vuol dire buttar via il nostro inestimabile patrimonio. Dal 2005 l'Italia ha coperto di cemento 12 milioni di ettari del suo territorio ed ha ingurgitato il 40,65 per cento di terra. Il 20% del patrimonio edilizio e' composto da seconde e terze case, costruite a spese della natura. E che puntualmente rimangono pero' vuote per 10-11 mesi all'anno. Per chi se lo puo' permettere ovviamente. Eppure edificare vuol dire disporre in breve tempo di grandi somme di denaro. Un circolo vizioso che ogni hanno muove milioni di euro
all'anno. Tutti vogliono guadagnarci, a partire dai Comuni. Cosi' la ricchezza degli italiani vola via''.

Il patron, in qualche modo il "papà" di Chiarelettere, Lorenzo Fazio, ha seguito per tutta la sua durata "Tabularasa". lo ha fatto certamente per stima e fiducia nella manifestazione stessa, ma lo ha fatto ancor di più per respirare a pieni polmoni l'aria di una certa Calabria poco conosciuta fuori dai suoi confini territoriali. "Crediamo" - ha detto Fazio - "che il Paese abbia bisogno di chi racconti ancora le cose, di chi si interessi di certe storie, soprattutto se scomode, dimenticate. La soddisfazione più grande" - ha concluso Fazio - "è stata certamente rappresentata dalla risposta immediata della gente, dei lettori che hanno da subito condiviso l'idea, il progetto".

(Foto da www.strill.it: Sandro Provvisionato interviene alla prima serata di Tabula Rasa, Giovanni Fasanella e Rosario Priore nel corso della seconda serata)

Pubblicato il 22/7/2010 alle 17.51 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web