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Le parole che fanno paura


da Il Fatto Quotidiano del 22 maggio

Il direttore editoriale di Chiarelettere spiega perché si vuol mettere il bavaglio ai libri d'inchiesta: da "Papi" a "Fuori orario", per cui le Ferrovie hanno chiesto 26 milioni di danni

Non era mai successo. Il ddl sulle intercettazioni che sta per essere approvato oltre a colpire i giornalisti e gli editori di giornali, punisce gli editori di libri nel caso essi pubblichino prima di un processo inchieste giornalistiche con all’interno parti di atti giudiziari o testi di intercettazioni telefoniche (anche se non più coperti da segreto istruttorio). L’editore ha il compito di vigilare che ciò non avvenga, se non lo fa, le conseguenze sono pesanti, innanzitutto per lui: la multa può arrivare oltre 460 mila euro. La legge così formulata sembra avere un obiettivo preciso: limitare l’azione a chi in questi anni ha provato a raccontare verità scomode riportando all’attenzione dei lettori episodi trattati nelle cronache dei giornali e poi dimenticati. In una parola: limitare la pubblicazione di libri scomodi per chi ha o chi è al potere.

È strano che i libri improvvisamente facciano così paura. Sono sempre stati considerati un oggetto elitario, ogni anno le statistiche ci ricordano che la metà degli italiani non legge (ma non è così vero, basta scorporare i dati del nord da quelli del sud), possibile che ora vadano censurati? Perché di questo si tratta: di censura preventiva. I legislatori, facendo leva sull’enormità della multa che minaccia l’esistenza stessa di una casa editrice, hanno trovato un modo per evitare di tornare alla censura tout court, sarebbe stato troppo rischioso e antistorico. Una volta la mano del censore si abbatteva su tv, giornali e libri (meno). Ricordate Fo allontanato dalla tv? I film vietati e tagliati o addirittura bruciati come nel caso di Ultimo Tango a Parigi? Anche i libri erano talvolta oggetto di censura: quello di Michele Pantaleone, Mafia e politica (gli stessi temi di oggi!) fu portato in tribunale dal ministro Gioia accusato di collusione mafiose ma l’autore fu assolto.

C’è una bellissima fotografia che ritrae nell’aula del tribunale Giulio Einaudi che testimonia con Pantaleone e tutti i redattori e autori storici dell’Einaudi degli anni Settanta, da Stajano a Vivanti, Orengo, Ferrero, Fossati...Anche allora c’era dunque una saggistica di battaglia che andava allo scontro con il potere. Bè, da qualche anno a questa parte (La Casta di Stella e Rizzo ha segnato una svolta ), dopo anni di torpore, quel filone sembra ritornare. Le occasioni non mancano. Ci siamo fatti coraggio… Qui parlo in qualità di testimone, avendo fondato con altri soci una casa editrice, Chiarelettere, che ha incentrato la sua attività proprio su un tipo di saggistica “critica” e d’inchiesta.

Non siamo gli unici per fortuna, ma certamente noi rischiamo di più perché gli altri editori hanno diverse linee editoriali, noi no. Il mio quindi è un grido di protesta ben interessato. Se i legislatori hanno pensato di colpire il nostro lavoro vuol dire che facciamo paura. Che i libri d’inchiesta hanno molti lettori. Forse troppi. Complimenti dunque agli autori, alla loro serietà , al loro coraggio. E adesso? I libri che abbiamo in catalogo potremmo pubblicarli se oggi fosse applicata la nuova legge? Mi vengono in mente subito i volumi di Travaglio (con Gomez) che spesso si avvalgono degli atti giudiziari e ripropongono testi di intercettazioni.

Esilarante la conversazione tra Cuffaro e Berlusconi di qualche anno fa e come dimenticare le raccomandazioni di Berlusconi al sempre disponibile Saccà nel libro Bavaglio (anticipatore ahimè). Tutto materiale non pubblicabile, ora. Così come le registrazioni della D’Addario o le testimonianze di altre ragazze che hanno partecipato alle feste di Berlusconi, pubblicate nel libro Papi, uno scandalo politico. Mi guardo indietro e mi vengono in mente altri libri, altri autori (e mi spiace non citarli tutti). Profondo nero recupera i materiali dell’inchiesta condotta dal pm Vincenzo Calia purtroppo archiviata. Ma i materiali se inutilizzabili per stilare una verità giuridica, sono estremamente interessanti per noi cittadini, per chi vuole sapere che cosa è successo a Bascapé la notte del 27 ottobre 1962 quando precipitò l’aereo di Enrico Mattei. Un episodio decisivo della nostra fragile democrazia.

Questo libro non lo avremmo potuto fare e nemmeno potremmo fare quello in preparazione sul depistaggio in via D’Amelio (L’agenda nera). Altri esempi, altri snodi: la ricostruzione in Capitalismo di rapina della vicenda Fazio e i “furbetti del quartierino” non l’avremmo potuta raccontare, e il golpe “bianco-porpora” tra il 1994 e il 1998, cioè il tentativo di costruire il Grande Centro coi soldi riciclati? L’inchiesta del procuratore Capaldo non ha avuto un seguito ma le testimonianze, i documenti, le fonti confidenziali della finanza sono agli atti. Tutto da buttare, metà Vaticano Spa da bruciare. Siamo ai nostri giorni: arriviamo alla trattativa tra Stato e mafia di cui si parla nel processo a Palermo. Nel Patto, oltre alla storia incredibile dell’infiltrato Luigi Ilardo, sono proposte le testimonianze sconvolgenti dei due agenti della Criminalpol inserite nell’inchiesta sulla morte di Borsellino. Impossibili oggi da utilizzare.

Adesso ci sono nuovi libri da lavorare per l’autunno, inchieste su temi delicati. Dobbiamo confrontarci con gli avvocati. Per noi finora è stato decisivo poterci appoggiare agli atti della magistratura per dare peso alla ricostruzione. Così non ci rimane che affidarci all’iniziativa dei singoli autori. Ma una cosa è la testimonianza resa davanti a un pm, un’altra la testimonianza resa in privato, soprattutto quando essa coinvolge altri. Il rischio delle querele da parte di chi si sente diffamato è alto. E qui si apre un altro capitolo, altrettanto difficile. Ormai sempre più spesso le querele per diffamazione contengono richieste di risarcimento danni talmente alte da sembrare intimidatorie e basta. A fronte di nessuna vera ragione e contro una documentazione inoppugnabile. Le Ferrovie dello Stato ci hanno chiesto per il libro Fuori orario 26 milioni di euro di danni!

Alla fine, comunque, una cosa l’abbiamo capita: la parola continua a fare paura, la memoria dei fatti è “sovversiva”, sollecita attenzioni nuove e insinua dubbi mettendo in discussione biografie altrimenti intoccabili. E questo è troppo. Buon segno se l’appello di Mauri e Laterza contro il ddl è stato firmato da moltissimi editori (i più diversi) e quello di Rodotà su Repubblica da migliaia di cittadini.

Lorenzo Fazio, direttore editoriale Chiarelettere


libertà stampaLa libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
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Pubblicato il 22/5/2010 alle 18.59 nella rubrica Contro il ddl intercettazioni.

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