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Amore e odio ai tempi di Berlusconi


partito amoreIntervista di Giuditta Avellina a Mario Portanova, autore di "Il partito dell'amore" (da MagZine.it)


Ha appena pubblicato "Il partito dell’amore" per Chiarelettere. Un instant book che fa il punto sull'antiberlusconismo, con nomi, cognomi e carte d'identità dei più amati dagli italiani. I politici, of course. Lui si chiama Mario Portanova, giornalista, e ha già scritto di mafie, misteri italiani, sbrirri e cinesi. Adesso si cimenta con "l'esercito del bene", almeno quello che Silvio Berlusconi ha messo in campo per contrastare l'avversione nei suoi confronti della  magistratura, dei giornalisti e dei Tartaglia di turno.
I colonnelli del Partito di cui parla Portanova sono parecchi: da Sandro Bondi a Renato Brunetta; da Fabrizio Cicchitto a Maurizio Gasparri; da Domenico Gramazio a Ignazio La Russa; da Umberto Bossi a Mario Borghezio, fino a Roberto Calderoli. E poi c'è il generale, il leader dell'Amore Silvio Berlusconi. Per tutti Portanova trova una frase celebre, e per Berlusconi ne trova anche due ("Certi magistrati sono come la banda della Uno bianca" e "Rosy Bindi è più bella che intelligente"). A questo punto chiediamo a Portanova dove stia l'odio e dove l'amore, in questo libro, e anche verso chi.
Portanova: "Dove stia l'amore non lo so, ma un Paese moderno e democratico dove la maggioranza di governo dice di far politica in nome dell'amore si copre di ridicolo agli occhi del mondo. L'odio invece l'ho trovato in grandi quantità nelle parole e nelle opere di Berlusconi e del centrodestra dalla "discesa in campo" del 1994 a oggi. Odio contro gli avversari politici, i magistrati, i sindacati, i giornalisti, gli immigrati. Ma anche contro gli alleati che si permettono di dissentire, come negli ultimi tempi Gianfranco Fini. Per capire dove stia l'odio basta guardare le prime pagine dei quotidiani più vicini a Berlusconi: Libero, Il Giornale, la Padania".

Perchè Berlusconi dovrebbe essere il  primo a odiare qualcuno?
Perché da 16 anni mette in scena una rappresentazione della politica italiana in cui lui è l'uomo del Bene e dei miracoli, ma purtroppo questo Bene e questi miracoli non si compiono mai; così deve in continuazione scagliarsi contro un nemico e additarlo come responsabile del fallimento. Succede anche in questa fase. Berlusconi gode di una maggioranza solidissima in Parlamento, come già tra il 2001 e il 2006, ma purtroppo ci sono le toghe rosse che ordiscono complotti, i comunisti che fomentano l'odio, la televisione che lo attacca, certi alleati ingrati che lo tradiscono. Berlusconi alza spesso i toni, soprattutto quando è in difficoltà. Ma sedici anni di continue aggressioni a "nemici" veri o presunti lasciano il segno nell'opinione pubblica.

Chi sarebbe la "vittima" prediletta da Silvio?
Il nemico cambia di volta in volta secondo le esigenze del momento, ma credo che Berlusconi tema più di tutto la magistratura. Senza lo scudo della politica e delle leggi ad personam preparate dai suoi avvocati, sarebbe già andato incontro a grossi guai invece che ad assoluzioni per prescrizione o perché "il fatto non è più previsto come reato", come è accaduto per un'accusa di falso in bilancio dopo che la legge in materia era stata provvidenzialmente modificata dal centrodestra.

Il regime secondo lui è il titolo di un capitolo del Partito dell'amore. Cos'è lo Stato secondo Silvio?
Spesso si rinfaccia alla sinistra di non "legittimare" Berlusconi come un normale avversario democratico, come in certi editoriali di Pigi Battista o di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. Berlusconi è però il primo a fare altrettanto, lamentando il pericolo di un "regime", di un "golpe" o di uno "stato di polizia", se vincessero i suoi avversari. Nel libro raccolgo molte citazioni a questo proposito. Berlusconi arriva a dire che in caso di vittoria, il centrosinistra governerà con "le prigioni e l'esilio" (25 marzo 1994), e non è sicuro che, una volta salito al potere Romano Prodi, "voteremo ancora" (12 aprile 1996); quindi i "comunisti sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente" (27 novembre 2005). La sua concezione di Stato è molto semplice: chi vince le elezioni può fare e dire tutto quello che gli passa per la testa e non c'è bilanciamento dei poteri che tenga, né regola che si debba osservare. 

Qualè il rapporto di Berlusconi con i giornalisti?
Il suo rapporto con i giornalisti è ben illustrato nelle intercettazioni delle telefonate fatte da Berlusconi per cancellare Annozero di Michele Santoro. L'informazione che non lo adula è per lui un altro ostacolo da abbattere. Le testate di sua proprietà sono largamente a sua disposizione, con casi estremi e grotteschi come il Tg 4. Il Tg1 non ha mai subito tante accuse di servilismo come nella gestione del direttore Augusto Minzolini, scelto da Berlusconi. Nella videocassetta della discesa in campo la sua concezione era già chiarissima: il giornalista è un megafono della sua propaganda patinata, e non si azzardi a fare domande. Dopodiché si dichiara immancabilmente un editore "liberale". Per Berlusconi la tv è come una flebo a cui deve restare sempre attaccato, pena la perdita dei tanti consensi basati esclusivamente sulla sua immagine.

Perché mai pubblicare su Il partito dell'Amore le biografie dei politici?
Mi sembra che i politici non siano più responsabili di quello che dicono e che fanno. Le biografie servono per dimostrare (e ricordare) che molti uomini del sedicente "partito dell'Amore" sono, in realtà, dei professionisti dell'odio.

C'è un traditore e c'è un fedelissimo in questo Partito dell'Amore?
L'alleato più fedele, come dicono tutti gli osservatori, è la Lega di Umberto Bossi, cioè la stessa forza politica che negli anni Novanta definiva Berlusconi "mafioso", "fascista", "suino", "Berluskaz". La Lega è molto forte al Nord, ma a Roma il suo peso si stempera. Per raggiungere i suoi obiettivi, per esempio sul federalismo o sull'immigrazione, non ha altra scelta che saldarsi al Pdl e al suo leader, diventando più realista del re, difendendo Berlusconi sempre e comunque. Non credo che esistano dei Giuda nel partito dell'Amore, ma tanti Pietro che aspirano al soglio pontificio quando l'unto del signore si farà da parte. E stanno da troppo tempo in lista d'attesa. Gianfranco Fini è uno di loro, ma ci sono anche Pier Ferdinando Casini, Giulio Tremonti, Roberto Formigoni. In vista di una futura successione, qualcuno ha deciso di smarcarsi del tutto dal Cavaliere, per esempio Casini; altri giocano sul filo, come Fini.

Nel futuro prossimo politico italiano il Partito dell'Amore trionferà ancora? Chi ne sarà il prossimo leader?
Da sedici anni la politica italiana èa paralizzata intorno agli interessi e agli umori di Silvio Berlusconi, e non possiamo più permettercelo. Tutti i sondaggi e gli studi dicono, però, che, anche nei momenti di massima difficoltà del "partito dell'Amore", il centrosinistra non riesce a rappresentare una valida alternativa agli occhi degli elettori. Spesso è stata la debolezza, se non l'autolesionismo, del centrosinistra a tenere in piedi Berlusconi nei momenti di difficoltà. Perciò il partito dell'amore potrà vincere ancora. Azzardo comunque la previsione che l'epoca dei trionfi berlusconiani sia finita.

Il partito dell’amore
Alle radici dell’odio, così l’esercito di Berlusconi ha spaccato il paese e svuotato la nostra democrazia.
di Mario Portanova
Collana: Reverse - pagine 256
Prezzo 12 euro.

La scheda del libro
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Presentazioni
Giovedì 15 aprile, Piombino, ore 17.30
c/o Libreria La Fenice, via Petrarca 16/a
Mario Portanova presenta "Il partito dell'amore".

Pubblicato il 6/4/2010 alle 10.26 nella rubrica Il partito dell'amore.

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