Blog: http://chiarelettere.ilcannocchiale.it

Se vince la politica dell'inciviltà


controcanto
Intervista di Cristiano Sanna a Marco Revelli, autore di Controcanto  (da www.notizie.tiscali.it, 31 marzo 2010)

"D'ora in poi nessuno si permetta di farci, dall'alto di qualche luogo istituzionale o da qualche organo di stampa, la predica sul bene comune, sull'impegno civile e della buona cittadinanza. Perché ogni legittimazione è finita".
E' uno dei passi più dolenti di Controcanto, libro in cui Marco Revelli, storico e sociologo italiano, docente di Scienza dell'amministrazione ad Alessandria, seziona con occhio impietoso la liquefazione della società civile italiana e l'avanzata di quel "disagio dell'inciviltà" che opprime il nostro Paese. Non fa sconti, Revelli: se da una parte è allarmato dalla perdita del senso di indignazione popolare e del sentimento di solidarietà verso gli esclusi incoraggiata dalla maggioranza al governo, dall'altra frusta a più riprese l'inettitudine di una sinistra chiusa in vecchi slogan e perenni pratiche salottiere che la allontanano dalla gente comune, gli elettori.

Revelli, le elezioni regionali hanno visto il Piemonte passare sotto la guida della Lega. Da roccaforte della sinistra a nuovo pezzo di Padania il cambio di scenario non è da poco. Lei come lo valuta?

"Il risultato del Piemonte ha un enorme rilievo nazionale. Il Norditalia è nelle mani della Lega, cambiano i rapporti non solo fra centrodestra e centrosinistra ma anche all'interno del Pdl. Non dimentichiamoci il continuo esortare alla secessione e le capacità ricattatorie degli uomini di Bossi che hanno nelle loro mani la fetta più ricca del Paese. Non credo a chi disegna rese di conti tra il senatùr e Berlusconi, che sono uomini pragmatici e sapranno trovare accordi vantaggiosi per entrambi. La lettura più lucida della recente tornata elettorale è che si è trattato della vittoria di Berlusconi, non del Pdl, che resta un non partito. Assieme al Cavaliere c'è stata l'affermazione del suo alleato più fedele, il leader del Carroccio. A lui Berlusconi dovrà fare ricche elargizioni, in termini finanziari e di strategia politica (vedi le riforme a partire dal federalismo fiscale) e con lui dovrà vedersela nella spartizione delle poltrone per l'amministrazione locale. Ma l'aspetto più preoccupante è un altro".

Quale, a suo avviso?
"Già prima di queste elezioni eravamo entrati in una fase di liquefazione delle nostre istituzioni che ha subito un'accelerazione dal 2007. Aggravata dalla decisione del Pd di forzare il processo di fusione fredda tra Margherita e Ds mentre nasceva il Pdl. Due partiti costruiti in modo artificiale in tempi molto rapidi che avrebbero dovuto cambiare in senso bipolarista l'architettura della politica italiana. Operazione fallita, non c'è stata la rifondazione delle istituzioni e meno che mai una modernizzazione della Costituzione. Il risultato è il conftlitto tra i poteri dello Stato che non risparmia striscioni volgari e pericolosi come quelli visti durante il corteo del Pdl a Roma. Mi riferisco allo slogan "Con Silvio Berlusconi contro i magistrati" e a Paolo Borsellino trasformato in "tarocco".

Che Italia è immaginabile da qui alla fine del mandato di Berlusconi?
"Una democrazia degradata che riceverà sfide ancora più pesanti, come quella del presidenzialismo che in un Paese in cui si personalizzano i conflitti è benzina sul fuoco. Da eventi come questi nascono le guerre civili".

E' anche vero che il centrosinistra ha perso la credibilità come difensore delle istituzioni. E' d'accordo?
"Ahimé, sì. Questa è l'altra faccia della medaglia. I leader della sinistra che, come Bersani, parlano ad un elettorato piegato dalla delusione e minimizzano la sconfitta elettorale appena subita, si contrappongono allo stato d'animo del loro popolo, che ha capito la portata gravissima di ciò che è successo. Questo abisso si era già intravisto in campagna elettorale e spiega anche perché la Bresso, che partiva favorita, ha perso in Piemonte. La giunta è rimasta chiusa nel palazzo perché non aveva dietro un vero partito a sostenerla, e ha finito per allontanarsi dalla gente che alle urne l'ha punita".

Non è dunque un caso che la Lega si stia prendendo i voti degli operai che avrebbero dato il sangue per il vecchio Pci.
"Il Carroccio riproduce la presenza territoriale, la vicinanza alla gente e l'attitudine alla militanza del vecchio partito comunista. Ma lo fa in un contesto molto più meschino, stretto fra le bandiere del localismo e l'ombra della secessione".

Nel suo libro lei parla di "disagio dell'inciviltà" che attraversa l'Italia di oggi anche come forma di tradimento dei valori cristiani. Vuole spiegare meglio?
"Sì, ne parlo come di una forma di scristianizzazione, ma in senso ampio. Si potrebbe anche dire che è il senso dell'umanesimo, della comprensione dell'altro, in un Paese a forte flusso immigratorio come il nostro, a perdersi. La compassione è stata distrutta politicamente, oggi regna quella che chiamo la retorica del disumano. Dalle leggi contro i vagabondi agli sgomberi dei campi rom, dai provvedimenti (firmati dal centrosinistra) contro i lavavetri a Firenze fino alle torture a Bolzaneto, anche dalle nostre parti viene manipolato politicamente il sentimento di paura che genera nuove forme di razzismo. Questi elementi, ostentati dalla Lega, in realtà attraversano tutto il nostro scenario politico".

Insomma, è un'Italia impoverita e vulnerabile che si fa inquietante.
"Io presiedo la Commissione di indagine sullo stato sociale del Paese, i dati ci dicono che 18 milioni di italiani sono a rischio di impoverimento. A  questo dato si aggiunge una zona d'ombra che va ampliandosi: quella di chi magari si sta pagando la casa ma è in arretrato con le bollette, non arriva a fine mese e per cui una spesa imprevista da 500 euro diventa un dramma. Questo genere di vulnerabilità si scarica sempre su chi sta più in basso: immigrati in primis".

Da dove si riparte, professore? O bisogna aspettare, ammesso che l'Italia ne sia capace, la guerra civile?
"Si ricomincia da un grande risveglio della coscienza collettiva. Chi ha ancora un briciolo di senso di dignità si mobiliti, dia traccia della sua insoddisfazione. Lo faccia magari partendo dal dibattito sul Web, una delle poche note positive in questo scenario desolante, in cui la mancanza più pesante è quella di intellettuali che sappiano schierarsi, provocare, indicare nuove direzioni. Altrimenti rimane solo lo spaventoso servilismo che permette a Berlusconi di continuare a governare".

Controcanto
di Marco Revelli
Collana Reverse
Euro 13,60
La scheda del libro
Acquista on line

Pubblicato il 1/4/2010 alle 16.22 nella rubrica Controcanto.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web