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Quando nomini Mangano a Dell’Utri, lui perde le staffe


di Antonella Mascali* 

Cominciano con un sorriso beffardo e si concludono con urla e insulti, gli ultimi momenti di Marcello Dell’Utri nella maxi aula 2 di Torino, dove è stato interrogato l’ultimo accusatore suo e di Berlusconi, il pentito Gaspare Spatuzza. Sono più o meno le 14 quando il pg Nino Gatto conclude l’esame di Spatuzza. Operatori e giornalisti si ammassano attorno al senatore di Forza Italia per chidergli il suo pensiero sull’ex mafioso del Brancaccio di Palermo: “Abbiamo fatto santo Spatuzza, ironizza Dell’Utri, io e Berlusconi siamo invece efferati e sanguinari assassini… Ha detto delle cose allucinanti, assolutamente false… Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa deve essere regolato, chiarito meglio. Giovanni Falcone avrebbe denunciato Spatuzza per calunnia e lo farò anch’io”. La cronista che scrive gli chiede chi, secondo lui, manovrerebbe Spatuzza. “Che ne so io. Chi lo sente”. 
Quindi i pm? 
“L’ho già detto che mi sembra logico pensarlo. Non me lo faccia ripetere. Mi faccia dire solo mezze parole”. 
Senatore non faccia come Spatuzza, che ha detto “con le mezze parole si fanno i palazzi”
Dell’Utri non raccoglie la battuta. E’ rivolto verso altri giornalisti, ripete che “oggi il cielo è nuvoloso ma dopo questa deposizione domani ci sarà il sole”. Si gira di scatto e si tira in volto quando gli poniamo una domanda su Vittorio Mangano, boss del mandamento di Portanuova a Palermo, famoso per essere stato assunto come stalliere ad Arcore. “Anche se di cavalli non ne capiva niente”, ha detto Paolo Borsellino nella sua ultima intervista alla tv francese. 
Senatore perché lei non ha preso le distanze da Mangano, mafioso e omicida? 
“Mangano non è stato condannato definitivamente per omicidio”. 
Forse perché è morto prima. Comunque era un mafioso e lei ha sempre rivendicato la sua amicizia. 
“Ma cosa sta dicendo! – comincia a urlare – e comunque quando l’ho conosciuto io non si sapeva niente”.   
Ammesso che sia così, comunque dopo si è saputo che era mafioso. E’ stato per anni in carcere. 
“E allora? Questo non c’entra niente”. E ormai con il viso paonazzo, aggiunge: “Io mi riferisco alla mia vicenda personale!”. 
Ma lei è un senatore della Repubblica, rappresenta tutti i cittadini italiani, non può definire eroe un boss mafioso. E soprattutto non crede che non possa dirlo per rispetto alle vittime di mafia e ai loro familiari? 
Dell’Utri ormai è come un treno che sta deragliando. Strepita, insulta. Gli chiediamo di non alzare la voce, di non dire parolacce. Non ce la fa. “Ma lei chi è ? Cosa cazzo sta dicendo? Il comportamento di Mangano è stato eroico, e-ro-i-co!. Vuole che glielo ripeta? Era in carcere, malato, volevano costringerlo a tutti i costi ad accusare me e Berlusconi e non l’ha fatto”. 
Come fa a dire che qualcuno ha cercato di costringere Mangano ad accusarla? 
“E’ vero. L’ha detto lui e il suo avvocato”. 
Senatore, perché Mangano dice il vero e Spatuzza no? 
“Ma che dice! Io non ho detto così”. 
Ha detto così, l’abbiamo ascoltata tutti. Perché Mangano-mafioso dice il vero e Spatuzza-mafioso dice il falso? 
“Ma che cazzo dice! Da dove cazzo viene lei?”. 
Sono siciliana. 
Dell’Utri si gira di spalle, si allontana e sibila: “E allora lei è di quella parte della Sicilia che fa schifo”. 

*Antonella Mascali è autrice di Lotta Civile e de Il regalo di Berlusconi (Chiarelettere, 2009)
scritto con Peter Gomez.

Pubblicato il 7/12/2009 alle 19.30 nella rubrica Diario.

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