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Passione reporter: giornalisti dentro la guerra


Dal libro allo spettacolo teatrale. “Passione reporter” di Daniele Biacchessi, pubblicato da Chiarelettere, diventa uno spettacolo teatrale che verrà presentato al Premio Ilaria Alpi giovedì 18 giugno, alle 19.15, a Villa Mussolini.
Ascolta l'intervista a Daniele Biacchessi

Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Antonio Russo, Enzo Baldoni, raccontano storie che stanno dietro gli orrori della guerra, anche se la frontiera che separa il conflitto dalla vita di tutti i giorni e sempre più sottile. Ma informazione e investigazione si misurano con deviazioni, ostacoli, divieti, tentativi di controllo e manipolazione, messi in campo dagli apparati militari, dalle agenzie di spionaggio e controspionaggio degli Stati, dal potere politico.

“Quando si raccontano storie dimenticate del nostro paese, per me teatro e giornalismo sono strettamente collegati”. Daniele Biacchessi si è occupato di molti misteri italiani e al Premio Ilaria Alpi porterà lo spettacolo teatrale tratto dal suo libro "Passione Reporter", che racconta le vicende di giornalisti morti in teatri di guerra per cercare la verità.

“Il giornalista compie la sua missione fino in fondo quando racconta storie - continua Biacchessi - Deve essere un testimone, deve raccontare, deve narrare, deve consumare le suole delle scarpe, deve andare a vedere se le cose stanno proprio così, senza accontentarsi della realtà ufficiale”.

Per preparare il suo libro, Biacchessi ha raccolto informazioni e messo insieme i fatti delle storie di sei giornalisti italiani morti mentre svolgevano il loro lavoro. Fra queste la vicenda di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. “Viene fuori una verità molto forte - precisa Biacchessi - Per prima cosa emerge la certezza che Ilaria e Miran erano in Somalia per realizzare un'inchiesta giornalistica, non in vacanza come ha scritto Carlo Taormina, presidente della commissione di inchiesta, nella sua relazione di maggioranza. In secondo luogo, Ilaria preparò quel settimo e ultimo viaggio in modo molto minuzioso. Aveva compreso che l'Italia stava avendo un ruolo anche nel finanziamento occulto della stessa guerra civile, in uno scenario che vedeva sostanzialmente un fallimento delle varie missioni Onu e anche del nostro ruolo, visto che noi come italiani abbiamo diretto una di queste missioni di così detto peace keeping. Ilaria e Miran, rintracciando quei traffici, stavano facendo quello che si doveva fare, cioè erano andati a vedere se le cose stavano proprio così come ce le volevano raccontare. E le cose non stavano così”.

Parlando della giornalista Rai, Biacchessi ne traccia un ritratto molto personale: “Io ho conosciuto Ilaria quando ancora era praticante, agli inizi della sua carriera a Italia Radio - ricorda - Era una giovane appassionata che raccontava le storie degli umili della terra, degli ultimi, di quelli che non hanno voce. Ilaria aveva un occhio nel mondo che è anche il mio: questo è l'occhio di chi ha cominciato a fare questo mestiere per passione e non per carriera”.
 
(Fonte: www.ilariaalpi.it)

Pubblicato il 17/6/2009 alle 14.59 nella rubrica Passione reporter.

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