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Giornalismo fuori dal Palazzo


di Stefania Limiti*

"Non c’è pagina, riga, parola in tutto ‘L’espresso’ (ma probabilmente anche in tutto ‘Panorama’, in tutto ‘Il Mondo’, in tutti i quotidiani e settimanali dove non ci siano pagine dedicate alla cronaca) che non riguardi solo ed esclusivamente ciò che avviene ‘dentro il Palazzo’. Solo ciò che avviene ‘dentro il Palazzo’ pare degno di attenzione e interesse: tutto il resto è minutaglia, brulichio, informità, seconda qualità".

Questo illuminante passo è tratto dal memorabile articolo di un intellettuale vero, Pier Paolo Pasolini: uscito in prima pagina sul Corriere della Sera il 1 agosto 1975 cioè tre mesi prima della sua morte violenta con il titolo "Fuori dal Palazzo", è stato opportunamente riproposto da Oliviero Beha nel suo ultimo "I nuovi mostri" (Chiarelettere) che affronta il degrado degli intellettuali italiani (falsi). Il poeta scrive nel 1975 ma, guardando al suo futuro e a ciò che sarebbe stato,  parla anche di oggi, e del nostro paese dove la divaricazione tra ciò che avviene dentro e fuori il Palazzo è un virus galoppante.    

Sentite questa storia: uno stimato professionista milanese, Giovanni Pedroni, dichiara alla principale agenzia di stampa del paese che è stato il medico di un servizio segreto clandestino. Dice di sapere cose indicibili e conferma che un libro, "L’Anello della Repubblica, racconta tutte cose vere. "Attenti, dice, si legge come un romanzo ma non lo è". Ma il professionista-testimone viene praticamente ignorato dai mezzi di informazione.

Eppure, la notizia non manca. L’inchiesta sull’Anello mette insieme testimonianze e prove documentali per ricostruire la vita e gli obiettivi di una struttura di intelligence completamente sconosciuta all’opinione pubblica: come molti altri lavori pubblicati da Chiarelettere è un tentativo di ricongiungere fili e personaggi della nostra storia, di dare spiegazioni a fatti tutt’oggi avvolti dal mistero e di farlo senza evitare di mettere le mani nella sporcizia.

L’oscuramento dell’inchiesta sull’Anello, e di tanti altri lavori ‘sudati’, è frutto del rifiuto del giornalismo di andare fuori dal Palazzo: un virus spesso alimentato dai giornalisti stessi, quelli che, benevolmente, dicono di trovare ‘strani’ alcuni lavori d’inchiesta che non sono in sintonia con la notizia del giorno, con il retroscena piccante ma completamente inessenziale a disvelare e raccontare il Potere.

Intanto, sull’Anello ha chiesto informazioni il parlamento: il Copasir, il comitato di controllo sui servizi di sicurezza, vuole capire di che si tratta e ha programmato alcune audizioni.
Vi terremo aggiornati.

*Autrice de "L'Anello della Repubblica" (Chiarelettere 2009)







Pubblicato il 1/6/2009 alle 11.1 nella rubrica L'Anello della Repubblica.

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