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Quando memoria e lotta civile fanno paura

di Antonella Mascali*

Distrutta la targa in ricordo di Renata Fonte


Una targa di legno con la scritta verde spezzata in due. Da un lato, gettata tra i rovi, la scritta Porto Selvaggio, dall’altro, ai piedi della staccionata che la sorreggeva, la scritta “a Renata Fonte”.
Un atto violento, fatto con spregio, su cui gli inquirenti devono ancora fare chiarezza ma che ricorda tanto i metodi mafiosi.

Sabato scorso (18 aprile) le guardie forestali di Portoselvaggio, meraviglioso parco del Salento a strapiombo sul mare, hanno scoperto che è stata distrutta la targa in ricordo dell’assessore alla cultura di Nardò, una donna coraggiosa e tenace uccisa a soli 33 anni perché si era opposta alla speculazione edilizia in progetto in quella zona, che è un tappeto di pini marini.

Renata Fonte negli anni ’80 aveva anche coraggiosamente denunciato che il Salento non era l’isola felice che si voleva far credere, che anche in quella zona la criminalità organizzata aveva allungato le mani.

La targa di legno con la scritta in verde “Portoselvaggio a Renata Fonte” era stata posta appena il 31 marzo scorso, dopo 25 interminabili anni di colpevole silenzio delle amministrazioni locali che si sono succedute a Nardò, di voluta rimozione di quanto era successo nell’84.

Quest’anno il Sindaco Antonio Vaglio ha deciso di intitolare il parco all’assessore uccisa.
Il minimo che potesse fare. Quel luogo di cui godono ogni anno migliaia di persone esiste ancora grazie al suo sacrificio. Insieme alla figlia Viviana Matrangola dalle pagine di Lotta civile avevamo auspicato questo gesto di riconoscimento della battaglia di Renata Fonte, di ammissione  degli interessi politico-economici-criminali, solo in piccola parte svelati,  che ci sono dietro il suo omicidio.

La targa è arrivata e ha dato subito fastidio nonostante sia nella scritta quasi neutra: ”Portoselvaggio a Renata Fonte”. Senza che neppure venga accennata la storia tragica che c’è dietro.

Le figlie di Renata Fonte, Sabrina e Viviana Matrangola sono rimaste profondamente amareggiate, scosse dalla profanazione della memoria della loro madre ma ancora più determinate a ricordarla e a mantenere viva la sua battaglia: “Evidentemente quella targa è al posto giusto- mi ha detto Viviana Matrangola - ma c’è chi vuole ancora che la figura di mia madre continui a restare nell’oblio, perché fa comodo così, perché la verità giudiziaria sulla sua morte è ancora parziale.
Quella targa vuol dire anche che la collettività riconosce la lotta di Renata Fonte, significa che finalmente prende coscienza, reagisce e tutto questo per qualcuno è inaccettabile”.

Per l’assassinio di Renata Fonte come mandante è stato condannato Antonio Spagnolo, suo compagno di partito, il Pri. Ma gli stessi giudici della Corte d’Assise di Lecce in alcuni passaggi della sentenza di primo grado, riportati in Lotta civile, riconoscono che Spagnolo ordina di uccidere  non solo per vendetta personale (Fonte alle ultime amministrative era stata eletta al posto suo) ma anche nell’interesse di altri personaggi rimasti oscuri.

Il sindaco ha promesso una nuova targa e presto dovrebbe essere ultimato anche il monumento a Renata Fonte nel cimitero di Nardò. Da anni l’ha chiesto don Luigi Ciotti, che ogni 31 marzo a
Portoselvaggio insieme alla famiglia e agli amici dell’assessore ricorda il suo impegno civile pagato con la vita e ricorda che ognuno di noi deve essere “un cittadino responsabile, attivo”.   

All’indomani dei funerali di Renata Fonte, celebrati il 2 aprile dell’84 a Nardò, il marito Attilio Matrangola e le figlie Sabrina e Viviana firmarono un manifesto cittadino che  potrebbe essere stato scritto in questi giorni dopo la sciagurata distruzione della targa:”…L’efferato delitto ripropone alla mente di chi è autenticamente democratico il perché di tanta violenza e lascia in noi, che toccati negli affetti più sacri direttamente paghiamo il prezzo di tanto odio, un vuoto incolmabile.

Speriamo come cittadini che il suo estremo sacrificio valga a migliorare la coscienza di questa travagliata società contemporanea….”.

*Antonella Mascali è autrice di "Lotta civile"
(Chiarelettere, 2009)


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Pubblicato il 21/4/2009 alle 17.47 nella rubrica Lotta civile.

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