Blog: http://chiarelettere.ilcannocchiale.it

Riforma intercettazioni 1 – “Le dichiarazioni pubbliche” del giudice


TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


E’ in dirittura d’arrivo la nuova disciplina delle intercettazioni.
Fa venire i brividi.
Ho pensato di commentarne gli aspetti più rilevanti, trascrivendo in  chiaro (spesso il DDL governativo è del tutto incomprensibile) le norme più “interessanti”. Anche qui devo andare a puntate perché se no salta fuori la Treccani.

L’art. 1 del DDL prevede che il giudice che abbia “pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli” ha l’obbligo di astenersi da detto procedimento.
Detta così sembra una norma ragionevole; invece è generica, oscura e anche scritta male.
Prima di tutto bisogna sapere che una norma del genere esiste già: è l’art. 36 lettera c) del codice di procedura penale. In questo articolo, tra le altre cose, si prevede che il giudice ha l’obbligo di astenersi “se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie”. La cosa si capisce bene con un esempio. Un giudice è incaricato di trattare un processo; si mette a chiacchierare di questo processo spiegando che, secondo lui, Tizio ha ragione e Caio ha torto; oppure che Tizio è innocente e il vero colpevole è Caio. Oppure il  processo trattato da questo giudice riguarda un suo amico; e il giudice gli consiglia come può difendersi meglio o gli suggerisce quali documenti produrre e quali no. E’ ovvio che tutto  questo non si può fare. Nel primo caso perché il giudice deve prendere la sua decisione alla fine del processo, dopo aver valutato le prove e ascoltato le parti; se invece l’ha già presa prima ancora che il processo si faccia, o anche mentre si sta facendo ma non è ancora finito, vuol dire che si tratta di un giudice prevenuto, non imparziale; e dunque di quel processo è bene che se ne occupi qualcun altro. Nel secondo caso perché, se un giudice consiglia una delle parti sul comportamento processuale da adottare, tradisce il suo compito di giudice, non è imparziale e quindi non deve celebrare quel processo.

Sicché questo art. 36 lettera c) è proprio una buona cosa; anche se, in verità mai l’ho visto applicare perché giudici così cretini da raccontare in pubblico quello che pensano dei processi loro affidati non ce n’é. Anzi, ora che ci penso, un giudice di questo tipo lo abbiamo trovato recentemente, quando tale professoressa Vacca, che faceva parte del Consiglio Superiore della Magistratura (ne fa ancora parte!!!) ha comunicato alla stampa e alle televisioni che De Magistris e Forleo erano cattivi magistrati e che sarebbero stati severamente puniti; il tutto quando il processo a loro carico era appena iniziato e lei faceva parte della commissione che doveva giudicarli. Ma naturalmente (naturalmente?) ai massimi livelli istituzionali della Repubblica la legge non si applica come si fa per i comuni mortali; quindi la professoressa Vacca è rimasta al suo posto e ha giudicato De Magistris e Forleo che, come tutti sanno sono stati puniti e trasferiti. E dell’art. 36 del codice di procedura penale non gliene è importato niente a nessuno.

Ma torniamo alla illuminata riforma delle intercettazioni.

L’articolo 36 non gli bastava e così si sono inventati questa cosa del giudice che si deve astenere se “rilascia dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli”. E’ evidente che questa norma non può avere lo stesso contenuto già previsto dall’art. 36 lettera c) perché si tratterebbe di un inutile doppione (anche se non sarebbe una novità). Quindi, ragionevolmente, dovrebbe avere un significato diverso. Quale?

Ai tempi in cui facevo il pubblico ministero e mi occupavo dei falsi in bilancio delle società di calcio cittadine, cosa nota a mezza Italia, mi è capitato di chiacchierare del mio lavoro con qualche amico; per esempio, mentre eravamo a cena o salivamo sulle piste in seggiovia. Dovete sapere che io di calcio non mi ero mai interessato e che, da quando mi era toccato di fare questi processi, sono stato assediato da amici, conoscenti e anche sconosciuti che mi tempestavano di domande: debbo dire che sono rimasto assai stupito dalla rilevanza che i cittadini italiani (mica gente da Grande Fratello, anche professionisti, intellettuali, persone serissime e di grande valore) attribuiscono a questo sport. E io me la sono sempre cavata dicendo, press’a poco: “E’ una rogna pazzesca, debbo lavorare come una bestia e ce l’hanno tutti con me” (che era la sacrosanta verità).

Adesso: ho “rilasciato dichiarazioni concernenti processi” che stavo trattando? Certamente sì. E però: si trattava di dichiarazioni che pregiudicavano la mia imparzialità e serenità di giudizio? Certamente no; in che modo dire che avevo tanto da lavorare e che tutti i tifosi erano incazzatissimi avrebbe potuto pregiudicare la mia imparzialità?

Beh, con la nuova legge, un giudice che dice una cosa del genere non può più trattare il processo, lo deve passare a qualcun altro.

Adesso, seriamente, a cosa può servire una norma del genere? A niente e a tutto. Perché, se il processo non interessa nessuno, intendo dire nessuno di quelli che contano, allora “dichiarazioni” del tipo che ho raccontato più sopra restano irrilevanti, il giudice non si astiene e il processo continua normalmente. Ma, se si tratta di un processo che riguarda qualcuno di quelli che contano (e i processi per falsi in bilancio delle società di calcio erano tra questi) allora state certi che l’accusa di aver “pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli” viene sollevata e coltivata: per trovare un giudice più “morbido”, forse; o anche solo per perdere tempo. Perché, se un giudice lascia un processo, qualcun altro se lo deve sciroppare; e ricominciare tutto daccapo. Ve lo figurate quanto tutto questo giova alla velocità del processo; che è proprio lo scopo per il quale dicono (dicono) di voler al più presto attuare una grande riforma della giustizia?

Per finire su questa prima perla riformatrice, va detto che è pure scritta in maniera sbagliata.

Il codice di procedura penale distingue tra giudice e pubblico ministero; e in verità anche i politici e gli avvocati si affannano molto a dire che ci va la separazione delle carriere e che i giudici sono una cosa e i pubblici ministeri un’altra. Sicché, quando la legge dice “giudice” intende riferirsi ai giudici, quelli che fanno le sentenze; e, quando dice “pubblico ministero” intende riferirsi al Procuratore della Repubblica e ai suoi Sostituti, quelli che fanno le indagini. Quando vuole riferirsi ad entrambi usa altre parole; dice Autorità Giudiziaria, che comprende tutti, giudici e pubblici ministeri.
Bene. Il codice di procedura penale prevede i casi di astensione del giudice all’art. 36, quello che il nostro illuminato legislatore ha detto di voler modificare. E quindi, in futuro, i giudici che “pubblicamente rilasceranno dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli” dovranno mollare il processo; e, probabilmente, gli faranno anche un processo disciplinare affidato alla professoressa Vacca che così li condannerà presto e bene.

Però, secondo questo stesso codice di procedura penale, l’astensione del pubblico ministero è prevista dall’art. 52. Che non è stato modificato. Ragione per la quale, se un pubblico ministero “pubblicamente rilascia dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli”, niente gli possiamo fare perché la nuova legge riguarda solo i giudici e non i pubblici ministeri.

Ma vi rendete conto del livello professionale di questa gente che vuole riformare la giustizia?

Pubblicato il 28/1/2009 alle 16.22 nella rubrica Toghe Rotte.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web