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Quando l'opposizione è peggio della maggioranza


TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


I progetti in materia di riforma della giustizia presentati da D’Alema - Casini e Vietti - Di Cagno (in realtà dalle loro ricche Fondazioni) costituiscono un bell’esempio dello stile legislativo dei nostri tempi: spazio alla fantasia, anche quando la materia richiederebbe rigore scientifico ed esperienza. Riforme spettacolo possono definirsi, fatte o anche solo proposte per “far vedere che ci sono” e poi, magari, qualcosa, sventuratamente, sarà approvato; e loro saranno i “padri della riforma”.
Come al solito mi occupo della parte penale del progetto. Anche se debbo dire che la prospettata riforma del processo civile desta parecchie preoccupazioni. Basti pensare che le decisioni in materia di famiglia (a quale dei genitori che si separano affidare i bambini, per esempio) dovrebbe prenderle un solo giudice e non più i 3 che lo decidono ora. Però per arrestare un sindaco che prende mazzette ci vanno 3 giudici, un Tribunale della Libertà e una Corte di Cassazione … Strane priorità.

Restiamo al progetto di riforma penale; ne tratterò in più post perché di osservazioni da fare ce n’è veramente tante.

Il posto d’onore lo merita l’osservazione che si tratta di proposte poco serie: i meccanismi processuali previsti sono assolutamente impraticabili con il sistema processuale e giudiziario vigente. I nostri vogliono affidare a un collegio di 3 giudici le decisioni in materia di cattura e intercettazioni telefoniche (oggi questo lavoro lo fa un solo giudice); e non si rendono conto (ma sì che se ne rendono conto, invece!) che questo significa paralizzare tutti i tribunali medio piccoli e pregiudicare gravemente quelli più grandi. Sembra quasi (ma non è vero) che ignorino il sistema delle incompatibilità, quel meccanismo in base al quale chi tocca i fili muore: il giudice che ha  deciso in materia di catture o di intercettazioni o di sequestri nella fase delle indagini preliminari non potrà poi fare né il giudice dell’udienza preliminare né il giudice del dibattimento; si è già pronunciato, non è più terzo, non è imparziale, è sospetto. Ovviamente è una stupidaggine, ma è così.

Già oggi il sistema delle incompatibilità è causa di gravissimi problemi. Quando ci sono parecchie richieste di cattura o di intercettazioni (il che è la norma) spesso potrebbe non essere disponibile il giudice che si è pronunciato la prima volta e che (fino ad ora, ma critiche si sono sollevate anche su questo) potrebbe continuare ad occuparsene: è malato, è in ferie, è applicato in qualche altro ufficio; e allora si deve prendere un altro giudice; ma poi questo giudice (e anche il primo, quello che all’inizio una decisione comunque l’ha presa su un’altra richiesta del PM) non può più partecipare né all’udienza preliminare né al processo in Tribunale; e quando i giudici del Tribunale sono finiti (si fa presto nei Tribunali piccoli) non resta che farli venire da fuori, da un altro Tribunale, in applicazione, come si dice.

Non si tratta di sofismi, sono problemi gravi. Immaginate un’indagine per traffico di droga (o per appalti truccati, questo è il tipo di processo a cui pensano i nostri legislatori quando pensanosi applicano alle riforme): il PM chiede qualche intercettazione e il GIP provvede; poi chiede di catturare un paio di imputati e il GIP (sempre lo stesso) di nuovo provvede. Passano due mesi e saltano fuori altri telefoni; nuova richiesta di intercettazioni, solo che il GIP di prima è in ferie; poco male, provvede il suo collega, l’altro GIP. Però poi si debbono catturare altre due persone; il primo GIP è ancora in ferie e il secondo si è sposato ed è in viaggio di nozze. Facciamo venire un giudice del dibattimento (quelli che fanno il processo vero e proprio) che, per quel giorno, fa il GIP. Alla fine si arriva all’udienza preliminare: nessuno dei tre giudici che hanno provveduto fino ad ora alle richieste del PM può fare il GUP (appunto il Giudice per l’Udienza Preliminare); e quindi ne facciamo arrivare un altro dal dibattimento. Gli imputati vengono rinviati a giudizio. Nessuno dei 4 giudici che abbiamo visto lavorare fino ad ora può comporre il collegio giudicante (ce ne servono 3). Solo che, nei Tribunali medio piccoli, di giudici penali ce ne è in genere 5, massimo 6 (altrettanti in civile). Come componiamo il collegio, visto che di giudice “vergine” ce n’è rimasto 1 o al massimo 2?: li facciamo venire da un altro Tribunale della regione. Solo che questi hanno le loro udienze da fare. Beh, lavoreranno nei ritagli di tempo e si fisseranno le udienze quando si potrà.

Capito perché questa cosa di un collegio di 3 giudici che deliberano sulle richieste del PM non è seria?

Ma, dicono i nostri sapienti legislatori, noi abbiamo previsto la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, cioè l’abolizione dei piccoli Tribunali; e, addirittura, l’abolizione dell’udienza preliminare; il che permetterà di recuperare un sacco di giudici e così si potrà far fronte alle esigenze della nostra illuminata riforma.

Quanto sia avventurosa questa tesi lo si capisce con un esempio tratto dalla realtà (così diceva sempre un grande giurista, il professor Antolisei che oggi, secondo me, si sta rivoltando nella tomba). Supponiamo che un padre di famiglia voglia comprare un automobile: lui ne vorrebbe tanto una grande e costosa; solo che non ha molti soldi. Davanti a sé ha due opzioni: risparmia, mette da parte i soldi e, quando ne avrà abbastanza, se la comprerà; oppure fa un debito, sperando di avere la possibilità di restituirlo, e se la compra subito. Quale sia la strada sbagliata lo dimostra la crisi economica mondiale e in particolare l’esperienza dei mutui sub prime. Perché le promesse stanno a zero. Da oltre 40 anni dicono di voler chiudere i piccoli Tribunali; nel frattempo ne sono stati inaugurati un certo numero e abolito nessuno. L’abolizione dell’udienza preliminare farebbe ululare di sdegno decine di migliaia di avvocati e tutti i loro supporters parlamentari. Sicché, che il prospettato recupero di risorse possa esservi davvero chiunque abbia un minimo di competenza ed esperienza giudiziaria non può che dubitarne. E comunque, se davvero si tratta di proposte concrete, allora - prima - le si realizzi; e - poi - si proceda con la collegialità per le catture e le intercettazioni.

Scommetterei la mia moto contro un vecchio scooter che i Tribunali resteranno quelli che sono e che il collegio di giudici verrà entusiasticamente approvato.

Pubblicato il 22/1/2009 alle 15.9 nella rubrica Toghe Rotte.

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