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Colpa e dolo: perché non si informano prima di parlare?


TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

L’osservazione di Gianni Massanzana (commento n. 34) sulla condanna a 10 anni per omicidio doloso inflitta a quello che è passato con il rosso e ha ucciso 2 persone mi pare importante. E quindi cerco di spiegare come stanno le cose con l’omicidio colposo, l’omicidio volontario etc.

Tanto per cambiare, tutti quelli che parlano di queste cose con grande enfasi e sdegnata critica ai giudici che infliggono pene troppo basse ai “pirati della strada” non sanno ciò di cui parlano. In particolare, si distinguono per ignoranza i politici che, avendo orecchiato da qualche parte che esistono le due categorie dell’omicidio colposo e dell’omicidio doloso; e che il secondo è punito più gravemente del primo, non perdono occasione per esternare la… stupidaggine del giorno, spiegando a tutti che Tizio, Caio o Sempronio (meglio se extracomunitario) doveva essere condannato per omicidio doloso e non colposo; che i giudici hanno colpe gravi, che dovrebbero essere chiamati a rispondere dei loro errori etc.

Vi propongo un brevissimo corso di diritto penale, chiedendo alla cortesia di Gianni di integrarlo dove gli sembrerà opportuno.
Però, prima, un avviso ai naviganti; chi è interessato al problema della responsabilità dei giudici per i loro errori può andarsi a leggere il mio punto di vista su un vecchio post comparso proprio su questa rubrica in questa estate (parte prima - parte seconda).

Allora.
Esistono il dolo e la colpa. Il dolo consiste nel compiere un’azione volontariamente, sapendo quello che si sta facendo ed essendo consapevole che si tratta di azione proibita dalla legge; inoltre, nei reati che si concludono con un evento (un certo risultato, per esempio la morte di una persona) con la volontà di conseguire quell’evento. Dunque, per spiegarci con un esempio, commette un delitto doloso colui che punta una pistola contro una persona, prende la mira e spara con l’intenzione di ucciderla; e in effetti la colpisce e la uccide.

La colpa è, in certi casi, proprio la stessa cosa: è in colpa chi compie un’azione volontariamente, sapendo quello che si sta facendo ed essendo consapevole che si tratta di azione proibita dalla legge; ma, in questi casi, non c’è la volontà di conseguire quel certo risultato che ne deriva. Per fare un esempio, commette un delitto colposo colui che guida a 80 all’ora in un posto dove c’è il limite di 50. Questa persona sa quello che sta facendo, lo vuole fare, e sa anche che sta violando la legge. Ma non ha intenzione di uccidere nessuno, probabilmente nemmeno ci pensa che potrebbe investire qualcuno. In certi casi può capitare che l’azione colposa non sia proibita dalla legge (il nostro guidatore sta guidando a 45 all’ora dove c’è il limite di 50); ma si distrae, non guarda la strada con attenzione, chiacchiera; e non si accorge che c’è uno che sta traversando la strada e lo investe. In questa casi c’è una responsabilità penale per “negligenza” (non è stato attento come doveva). Oppure sta guidando a 45 all’ora dove c’è il limite di 50, però nevica e questa velocità, in questo caso particolare, è troppo alta; ma lui la tiene lo stesso e così, quando qualcuno attraversa, non riesce a frenare e lo investe. In questi casi c’è una responsabilità penale per imprudenza (avrebbe dovuto andare più piano per via delle condizioni meteorologiche). Oppure ancora sta guidando a 80 all’ora dove c’è il limite di 90 però prende una curva a una velocità troppo alta rispetto alle sue capacità di guida e inoltre si attacca al freno come un disperato; la macchina sbanda e investe un passante. Iin questi casi c’è una responsabilità penale per imperizia (non è stato capace di fare la curva come si deve).

Insomma, come vedete, la colpa può assumere numerosissimi aspetti. Ma c’è sempre una caratteristica comune: chi ha commesso un delitto colposo non vuole, proprio non vuole, fare del male a nessuno. Succede “per colpa sua” (a causa della sua condotta imprudente, negligente, imperita, in violazione di legge) ma lui non voleva che succedesse. Anzi proprio non ci pensava che sarebbe successo.

In mezzo a queste due grandi categorie ci sono delle zone grigie.
Per esempio: io non voglio uccidere nessuno però voglio rapinare una banca; e quindi metto dell’esplosivo sotto la porta del caveau. Quando la porta esplode un frammento colpisce una persona che era lì vicino e la uccide.
Io non volevo ucciderla, volevo solo prendere i soldi. Ma avrei dovuto prevedere che l’esplosione avrebbe potuto cagionare lesioni o la morte di qualcuno dei presenti. E tuttavia ho fatto saltare la porta lo stesso.

In questi casi si parla di dolo eventuale. Io ho accettato una conseguenza che non volevo, che in realtà non mi interessava ma che mi ha lasciato indifferente: voglio i soldi e se qualcuno ci lascia le penne peggio per lui. C’è poi un altro profilo di dolo eventuale un po’ più complicato, che si ha quando io non prevedo che con molta probabilità qualcuno ci lasci la pelle; ma avrei dovuto prevederlo perché è del tutto normale che una quantità di esplosivo come quella finisca senz’altro con l’ammazzare chi sta troppo vicino; e lì di vicini ce ne erano parecchi.

Infine, c’è la colpa cosciente. Io so che sto facendo qualcosa di estremamente pericoloso e anche vietato dalla legge. Sono ubriaco, sto guidando a 100 all’ora in città, di notte e su strada bagnata. Ma sono così convinto della mia abilità che sono certo di riuscire ad evitare qualsiasi pedone si metta di mezzo. Insomma sono consapevole che sto facendo una cosa pericolosa ma sono sicuro che riuscirò ad evitare ogni conseguenza.

A questo punto dovrebbe essere tutto chiaro; e lo sarebbe anche per i nostri legislatori che volessero informarsi un po’ prima di sparare … stupidaggini.

E’ ovvio che chi guida ubriaco e a forte velocità; chi passa con il rosso; chi viaggia contromano sa quello che sta facendo e sa che sta violando la legge. Ed è anche ovvio che queste condotte sono estremamente pericolose.

Ma, e qui è il punto, cosa pensava mentre faceva tutto questo?
Ipotesi A): chi se ne frega, ho fretta, debbo andare a casa, se qualcuno è così stupido da attraversarmi la strada lo metto sotto e peggio per lui. Ecco, questo è un omicidio volontario con dolo eventuale. Non voglio ammazzare nessuno ma se capita non me ne importa nulla.
Ipotesi B): ho fretta, sono bravissimo, nessuno guida come me; se qualcuno attraversa la strada lo evito di sicuro, ho fatto anche un corso di guida veloce. Colpa cosciente: non voglio ammazzare nessuno e anzi sono convinto che, se capita che qualcuno attraversi la strada, lo eviterò senza dubbio.

Beh: è il PM che deve dare la prova che l’imputato pensava come il nostro ipotetico guidatore del caso A). E’ l’accusa che deve fornire la prova che il guidatore ha pensato: se qualcuno mi attraversa la strada lo prendo sotto e peggio per lui. Se questa prova non c’è (e non c’è quasi mai: come si fa a dare la prova di ciò che uno pensava in quel momento?) non si può condannare per omicidio volontario per dolo eventuale: non ci sono le prove.

E ancora; è sempre il PM che deve dare la prova che il nostro guidatore pensava: si lo so che sto facendo una cosa pericolosa ma io sono bravissimo ed eviterò sicuramente chiunque mi attraversi la strada. Stesso discorso: come si fa a dare la prova di un pensiero?

Certo, certe volte si riesce: all’imputato gli scappa una frase (ma io pensavo che non l’avrei preso, ho fatto anche un corso di guida – mi è capitato davvero un imputato così). Oppure dice a un suo amico che ce lo viene a raccontare: ma che diavolo, io avevo fretta, mica potevo stare a pensare a quegli imbecilli che a quell’ora di notte se ne vanno a spasso; peggio per loro (anche questo mi è capitato)

Ma se queste prove non ci sono, non resta che condannare per omicidio colposo semplice. Punito da 1 a 5 anni.

Poi, si sa, c’è il risarcimento del danno (l’assicurazione paga); c’è l’attenuante generica (sono incensurato, mi sono pentito, l’ho soccorso etc. etc.). Se anche diamo il massimo della pena si scende a 3 anni circa con affidamento in prova al servizio sociale.

Ma questo è un problema di leggi. Facciano una legge che punisce l’omicidio colposo con 15 anni di prigione.
Perché non la fanno?
Ma è ovvio: se diamo 15 anni a uno che passa con il rosso e ammazza due persone; al marito che ammazza la moglie infedele quanto gli diamo? E al rapinatore che ammazza la guardia? E al violentatore che ammazza la vittima? Insomma, nelle cose ci va una proporzione; ed è per questo che i nostri legislatori così indignati contro i giudici lassisti poi, in verità, leggi diverse con pene molto più gravi non ne propongono: perché anche loro lo sanno che più di tanto ai pirati della strada non si può dare.

Pubblicato il 1/12/2008 alle 17.39 nella rubrica Toghe Rotte.

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