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La responsabilità civile dei magistrati – 2

TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Per continuare sul tema della responsabilità civile dei magistrati non è male riflettere prima di sposare le consuete categorie logiche.
Intendo dire che non c’è dubbio che chi sbaglia paga.
Solo che non c’è dubbio anche sul fatto che chi si trova in situazioni da cui può derivare una sua responsabilità economica si adopera principalmente in due modi: prima di tutto cerca di fare del suo meglio e non sbagliare; e poi cerca di non mettersi in situazioni in cui il rischio di sbagliare sia elevato e, comunque, in cui il danno che dovrebbe essere risarcito si preannuncia rilevante.

Cominciamo dal secondo; e, per capirci bene, vi propongo un storiella che mi ha raccontato un mio amico ortopedico che era andato negli Stati Uniti per specializzarsi nelle operazioni alla colonna vertebrale. Quando è tornato siamo andati a cena e gli ho chiesto come era andata. E lui: “Benissimo, ho imparato tutto” Cosa, ho detto io. E lui: “Ho imparato che le operazioni alla schiena è meglio non farle; e infatti io non ne farò”. Poi mi ha spiegato: “Negli USA le assicurazioni si rifiutano di stipulare contratti per le operazioni alla schiena; perché il rischio che la patologia non sia curata e che il paziente dopo l’operazione stia proprio come prima è elevato (cosa che sapevo anche prima di partire); e siccome il paziente che si è fatto operare e che poi non sta bene come pensava è un po’ …arrabbiato, in genere finisce con una citazione per danni; siccome in effetti è vero che l’operazione non gli è servita, finisce quasi sempre che le giurie gli danno ragione. Quindi le assicurazioni hanno deciso che si tratta di un ramo in perdita e lo hanno tagliato. Quindi gli ortopedici sanno che, in casi come questo, debbono pagare di tasca loro. Quindi gli ortopedici quste operazioni non le fanno.”

Adesso proviamo a immaginare cosa succede in un processo civile o penale, dove, come ho raccontato nel post precedente, il rischio che un sentenza successiva affermi che la sentenza precedente è sbagliata è alto; e dove la tendenza a scambiare questa evenienza con l’“errore giudiziario” che giustifica una richiesta di risarcimento danni è elevato.
Siccome il giudice non può fare come l’ortopedico, cioè non può rifiutarsi di decidere, cosa farà? Visto che non è né un martire per vocazione né necessariamente un imbecille, se proprio deve decidere (e lo deve per legge) per prima cosa adotterà supinamente la tesi giuridica consolidata, anche se magari nel caso che deve giudicare sarebbe proprio meglio adottarne una diversa, innovativa ma più giusta. E poi, comunque, darà ragione al più ricco e potente perché è quello che è in grado di fargli più male: può permettersi avvocati bravi e costosi, presumibilmente i danni che ritiene di aver subito saranno più rilevanti e insomma meglio prendersela con il poveraccio di turno.

Siccome queste cose, in tempi in cui la caccia al magistrato era vietata perché specie protetta, le capiva chiunque, ecco che la legge sulla responsabilità civile a seguito di errore giudiziario prevedeva che il danno lo pagasse lo Stato; perché solo così si era sicuri che il Giudice, tranquillo e sereno, facesse del suo meglio e restasse imparziale come tutti a gran voce si augurano.
Quando è arrivato il referendum (la famosa volontà popolare figlia della propaganda governativa e no) che voleva rendere finalmente questi giudici non privilegiati (e che diamine, chi sbaglia paga) si è cercato di limitare i danni (con una legge in effetti sensata, una delle ultime, quella di cui ho parlato nel post precedente), rendendo i magistrati direttamente responsabili nel caso di dolo o colpa grave e nei limiti di un terzo dello stipendio annuo.
Adesso non va bene nemmeno questo. Debbono pagare tutto, debbono pagare tutti e così imparano.
Nessuno che si chieda che cosa succederà alla giustizia italiana.

Quanto al primo problema, come ho detto, i magistrati fanno e faranno del loro meglio e cercheranno di non sbagliare, e poi faranno come fanno già oggi: si assicureranno. Solo che pagheranno un po’ di più.
Certo, pagare l’assicurazione è un po’ una scocciatura, si rischia di pagare una bella somma. Ma possibile che i nostri politici ritengano una riforma seria ed importante, utile per migliorare il sistema giudiziario italiano, questa trovata di far pagare ai Magistrati 1000 euro all’anno invece di 200, quanti ne pagano ora? Ma andiamo!
E comunque: ma non gli basta che un Magistrato che commetta una delle colpe (non parliamo dei casi in cui agisce con dolo) previste nella legge del 1988 passi un sacco di guai? Perché un magistrato che condanni qualcuno in base a fatti inesistenti, come minimo si becca censura, ammonimento, perdita di anzianità; e certamente si scorda, da quel momento in avanti di essere nominato Capo di un Ufficio. Un Magistrato che arresta qualcuno senza prove o lo fa scarcerare perché fa scadere i termini viene cacciato; proprio recentemente è successo, e non una sola volta.
Allora, se lo scopo è di fargli male, a questi Magistrati fannulloni, pigri, incompetenti, a prescindere dal risarcimento del danno (perché comunque quello o lo paga lo Stato o lo paga l’assicurazione); beh, già gliene succedono di tutti i colori.

Pubblicato il 28/8/2008 alle 10.3 nella rubrica Toghe Rotte.

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