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"Noi cinesi, di nuovo al centro del mondo"


Photo credit: Zhang Guojun/Xinhuadi Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò*


Il numero 8 in cinese porta bene, perché si pronuncia 'ba', che ricorda il monosillabo 'fa', che a sua volta vuol dire ricchezza. L'8.08.2008 iniziano diciassette giorni di gare, record, podi e soldi. Tanti soldi. Solo di diritti televisivi le Olimpiadi di Pechino valgono 2,5 miliardi di dollari; solo Adidas, sponsor principale della manifestazione, ha sborsato al comitato organizzatore 200 milioni di dollari; solo a Pechino i Giochi hanno creato quasi cinque milioni di posti di lavoro negli ultimi sette anni. È anche per questi numeri che, scrive Mohammad Cohen sull'Asian Times, il cagnolino geopolitico che nel 2001 entrava in punta di zampa nel Wto, oggi è un pitbull di 70 chili che non permette a nessuno di mettere il becco nel suo territorio.

Pur tra mille dolorose contraddizioni, la Cina è di nuovo protagonista sulla scena mondiale. E lo sanno bene anche i ragazzi cinesi nati o cresciuti in Italia: "Se mi chiedi se sono fiero di essere cinese ti rispondo di sì" ci dice Chun Li, bocconiano con i piedi per terra che esalta il "vantaggio competitivo" di sapere il cinese nel mondo di oggi. Sembrava fosse una pura questione di fatturato personale, scopriamo che non è semplicemente così: "Ma per provare quest'orgoglio devo dirmelo in cinese: sai nella nostra lingua 'essere cinese' si dice zhuong huo, 'essere al centro del mondo'". E non è l'unico a sentirsi così, se Wenyan Tao Dou, ex bocconiana anche lei, ci sorprende con paradossale franchezza: "Per noi non è semplice assimilarci quando ci trasferiamo all'estero, perché siamo abituati a essere superiori a tutti". Lo dice così, mentre allo Stendhal di zona Brera, a Milano, si fa una bella forchettata di pappardelle al ragù, e osserva en passant: "In Cina un piatto non potrebbe mai chiamarsi 'pappardelle al ragù'. In un menu che si rispetti bisogna offrire specialità come 'Famiglia  felice', 'Incanto celeste', 'Poesia d'amore'". Oddio.

Ma torniamo all'abitudine alla superiorità dei cinesi. Ce ne eravamo dimenticati, perché per decenni, se non per secoli, gli abitanti della Terra di mezzo erano quasi spariti dalla nostra, e in fondo anche dalla loro, storia. Ma le radici dei cinesi risalgono oltre Cristo, oltre Roma, oltre Atene e Sparta, fino ai tempi delle piramidi egizie: "Sì, siamo qui da sempre, e da sempre al centro del mondo…" ribadisce Wenyan. Ma come al centro?! In fondo avrà un limite anche la nobiltà delle radici: chi vi ha visti al tempo del Rinascimento, della Rivoluzione industriale, della Prima e della Seconda Guerra mondiale?! Silenzio. Sorriso. Guai a polemizzare con una ragazza che sente i millenni alle spalle. Perché con una frase incenerisce i tuoi argomenti, senza nemmeno darsi la pena di confutarli: "Se mi lasci finire. Dicevo che siamo sempre stati al centro del mondo, tranne che negli ultimi quattro o cinque secoli". E lo dice col tono di chi a malincuore è costretta ad occuparsi di minuzie come gli ultimi cinquecento anni. E comunque con la convinzione che quest'incresciosa parentesi stia per chiudersi definitivamente. Magari proprio venerdì 8.08.2008.

il sito ufficiale delle Olimpiadi: http://en.beijing2008.cn/

*Autori di I cinesi non muoiono mai
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Pubblicato il 7/8/2008 alle 11.44 nella rubrica I cinesi non muoiono mai.

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