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L'estate del Caimano


                                                                                                                                                            Pubblichiamo due brani tratti dell'introduzione di Pino Corrias al Bavaglio, il libro di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio, in libreria dal 21 luglio.

Le sue Italie
Intanto c’è quella di sempre. Quella delle origini dell’avventura commerciale, che Berlusconi ha coltivato in vent’anni di iridescenza culturale, nutrendone i sogni, le aspirazioni, le paure, con lo spettacolo quotidiano del proprio mondo vincente, semplificato e consumista: «Con le mie tv ho cambiato la vita degli italiani. Li ho resi più felici».
È un’Italia indifferente alla politica. Non del tutto disarmata, anche se ipnotizzata dal lieto fine. È il suo pubblico televisivo. Cresciuto (o invecchiato) dentro la sua avventura. Irradiato da un idem sentire al punto di trasformarsi, dopo la stagione di Mani pulite che terremotò tutto, compreso la politica, in un elettorato disponibile a colmarne i vuoti. E che nel corso degli anni si è sempre più identificato in lui, nelle sue ossessioni per il successo, il denaro, l’immagine, la paura dei comunisti. Che esulta e che odia con lui.
Che disprezza i politici di professione, diffida dei magistrati, sente lo Stato come un intruso e le tasse come un’ingiustizia...
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Zar Silvio
Brillava tutto, quel giorno, 18 aprile 2008. Il mare di Punta Lada, il sole sulla Costa Smeralda, gli auricolari delle scorte. Ronzavano elicotteri militari. Cento, tra giornalisti e cameramen, erano lì a chiedersi che cosa ci facesse lo zar Vladimir Putin, ai piedi della scala del suo Ilyushin presidenziale, aeroporto ventoso di Olbia, accolto con pacche, ilarità e abbracci dal suo amico Silvio Berlusconi.
Putin stava rientrando a Mosca, dopo un visita lampo a Gheddafi, in Libia. Berlusconi aveva incassato da quattro giorni la vittoria elettorale, non era ancora premier, ma era già abbondantemente «il presidente di tutti gli italiani».
La visita è informale, dice l’ufficio stampa del Cavaliere, un incontro tra vecchi amici, per una serata in villa e per uno scambio di idee.
Il «Financial Times», in un articolo di prima pagina, è molto meno vago. Scrive che i due uomini hanno parecchi affari in comune e altrettante affinità. Scrive che i due uomini hanno parecchi affari in comune e altrettante affinità. Intanto condividono lo stile di vita, la vanità e la statura. Entrambi hanno un debole per il linguaggio crudo, le barzellette e le donne. È identico il carattere autoritario. Il culto del denaro. L’estro per gli affari...
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La scheda del libro

La rassegna multimediale

Pubblicato il 31/7/2008 alle 17.35 nella rubrica Il bavaglio.

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