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Uniti si vince


Il disegno di legge sulle intercettazioni (e molto altro) colpisce innanzitutto chi è più debole. Parlo come editore di Chiarelettere che vive del proprio lavoro e dei propri risultati e che ha scelto fin dall’inizio di puntare tutto sulla libertà come unico principio regolatore della propria attività.

Essere liberi consente di conquistare la fiducia dei lettori perché nel mare di opacità in cui versa l’informazione italiana, schiacciata dai partiti politici e dagli interessi economici dei gruppi proprietari, chi si muove senza legacci e interessi di parte da difendere diventa immediatamente riconoscibile. Brilla di luce propria e diventa un caso. L’esercizio della libertà è un atto unico. Paradossalmente si trasforma in evento mediatico, da raccontare.

Che oltre un certo limite va punito. Subito, con la massima urgenza. Il disegno di legge approvato dal governo e proposto al Parlamento, lo dice chiaro facendo esplicito riferimento ai giornalisti e agli editori. Immaginiamo anche agli editori di libri. Multe salatissime e possibilità di essere incarcerati. Come una volta, prima che in Italia ci fosse l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di stampa.

Se Chiarelettere fosse costretta a pagare per ogni libro 400 mila euro di multa ben difficilmente potrebbe continuare le proprie pubblicazioni, o quanto meno dovrebbe correggere il tiro. Che è quello che una parte del mondo politico attuale vuole.

Allora si scopre che il vero scopo di questa legge è colpire indirettamente chi esercita il diritto di critica, tappare la bocca a chi crede che la democrazia sia fondata innanzitutto sulla libertà di espressione che garantisce la trasparenza dei ruoli e delle responsabilità.

I grandi editori un modus vivendi lo troveranno, le grandi firme dei giornali continueranno a pubblicare i loro pezzi in prima pagina, chi ci rimetterà davvero saranno i giornalisti più deboli, i free lance, gli editori che scommettono in proprio, i magistrati che non appartengono a nessuna corrente e che, se pm, potranno essere ricusati da qualsiasi imputato se questi lo accuserà, anche a torto, di aver diffuso notizie sul suo conto.

Conviene fin d’ora fare pressione sull’opinione pubblica e reagire, prima che sia troppo tardi. Perché noi vogliamo continuare a essere liberi, consapevoli di essere garantiti dalla Costituzione, ma nello stesso tempo vogliamo essere rispettosi delle leggi di questo nostro Paese. E allora facciamo di tutto per cambiare il disegno di legge sulle intercettazioni e combattiamo insieme finchè sarà possibile farlo. Ritrovando un’unità di intenti almeno nella difesa del principio della libertà.

Lorenzo Fazio


Il blog voglioscendere.it ha lanciato la campagna «Arrestateci tutti. Disobbedire per informare» dopo l’appello di Marco Travaglio su l’Unità contro il ddl bavaglio del governo.

Già centinaia le adesioni di cittadini e giornalisti (il primo elenco è consultabile sul blog).

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Pubblicato il 18/6/2008 alle 0.49 nella rubrica Diario.

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