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Cercasi intellettuali rompiscatole


Ho letto con interesse l'articolo di Gianfranco Marrone, Il vento dello sdegno genera libri. La denuncia alimenta un atteggiamento critico, più consapevole, e può provocare sdegno. Ma non sempre. Viviamo un momento in cui spesso il mondo dell'informazione è minacciato da interessi di parte, non solo politici. Come se qualcuno volesse distrarci e farci guardare da un'altra parte. I "libri di denuncia" provano a mostrare ciò che è evidente ma non per questo già saputo. Sapere di sapere non è ovvio. E' una conquista contro la distrazione e l'oblio.

Se dimentichiamo chi è e cosa ha fatto Mangano possiamo anche accettare che qualcuno lo faccia passare per eroe. Per questo la denuncia non si fa con l'urlo dello sdegno, ma con l'intelligenza della passione civile. E viene raccolta dai lettori più informati ed esigenti, che vogliono saperne di più. Ma di libri di denuncia si può morire, se lo sdegno è solo un atteggiamento. O un filone commerciale. Anche perché l'indignazione fine a se stessa è davvero un'emozione passeggera. Ed è quello che sperano molti politici. Ho nostalgia di Sciascia, Calvino, Moravia, Pasolini. Oggi il potere assicura visibilità e ascolti. Ma è inevitabile che dalle stanze del potere le idee escano già spuntate e diventino subito favori. Chi ne è fuori non ha possibilità di farsi vedere e non ha voce. Allora credo che una certa editoria debba appoggiare e dare coraggio a chi crede non nel potere del privilegio ma nel potere della critica. Sempre.

Lorenzo Fazio

Articolo pubblicato su La Stampa, 23 aprile 2008

Pubblicato il 23/4/2008 alle 15.4 nella rubrica Diario.

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