Il Giornale di Vicenza, 30 Maggio 2008 Incontri in libreria. Con Sandro Provvisionato
Appassionata e appassionante la serata di “incontri senza censura” dedicata al delitto Moro. Oltre 150 persone hanno affollato La Bassanese per la presentazione di “Doveva morire” il libro a quattro mani di Ferdinando Imposimato, il giudice che seguì l'inchiesta, e Sandro Provvisionato, noto giornalista televisivo che, da giovane praticante dell'Ansa, fu tra quelli che si ritrovarono in via Fani.
La serata ha confermato che ci sono ancora molte cose su cui far chiarezza su un fatto che ha pesantemente segnato la storia dell'Italia repubblicana. Così Provvisionato ha voluto introdurre la serata spiegando anche che nel libro si è voluto scansare quella dietrologia che spesso fa da contorno, se non da scudo, ai molti fatti “oscu ri” che punteggiano la nostra storia, anche recente. Il tutto in un libro, edito da Ciarelettere, pieno di documenti, anche inediti, che si legge quasi come un romanzo e dove i colpi di scena si succedono pagina dopo pagina.
“Doveva morire”, come ha chiarito Provvisionato non vuole, e non può essere “definitivo” ma ha lo scopo di “riaprire” i discorsi. Introdotto dal giornalista Alessandro Comin e supportato dall'amico e collega Toni Capuozzo, Provvisionato ha “raccontato” da par suo, tenendo desto l'interesse di tutti, anche di chi pensava di conoscerli, i fatti della primavera del 1978. Una storia che continua a riservare sorprese; una storia che ebbe i ritmi della tragedia ma che viceversa fu gestita da molti dei protagonsti quasi come una commedia, ovviamente all'italiana. A cominciare dal fatto che per la prima e unica volta nella sua storia, lo Stato decise di non essere disponibile ad alcuna trattativa, tra l'altro senza agire.
Sull'altro versante, viceversa, le Br si dimostrarono assolutamente all'altezza del loro gesto con Moretti e compagni che, alla luce di quello che si seppe poi, non avevano nessuna idea del “valore politico” di chi avevano rapito, nè tanto meno sapevano come... gestirlo o sfruttarlo («Per loro fu l'inizio della fine», puntualizza Provvisionato). Moro, l'uomo delle “convergenze parallele”, forse fu rapito solo perchè a differenza di altri politici non disponeva di un'auto blindata e che quindi risultava più facile da colpire.
La serata ha riservato sorprese. «In verità - ha affermato Provvisionato - i documenti dimostrano come non si fece nulla per salvarlo e che se le Br sono state la “pistola”, a premere il grilletto son stati altri. Il tutto in una storia gestita con superficialità, tra imperizie investigative e depistaggi, tra documenti che spariscono e ricompaiono anni dopo.
Significativo il fatto che per otto volte lo Stato ebbe l'occasione di cambiare il corso del rapimento, non sfruttando dei segnali importanti, come quelli che in più di un'occasione portavano ad un appartamento di via Gradoli, il principale covo delle Br e da dove ogni mattina partiva in motorino Moretti per andare ad interrogare il prigioniero. Senza ovviamente dimenticare che sul “caso” sin da subito si parlò di coinvolgimenti stranieri.
Coinvolgimenti di cui mancano in effetti le prove certe anche se è “storia” il fatto che quasi tutti quelli che costituirono l'unità di crisi favevano parte della P2 e che Cossiga, allora Ministro degli Interni e per ciò stesso responsabile della gestione dell'affaire Moro, costituì un gruppo ristretto del quale fecero pa rte persone riconducibili ai servizi segreti delle due potenze, senza dimenticare la presenza di quello Steve Pieczenick, del Dipamento di Stato americano, che non tanto tempo fa in un'intervista mai sconfessata confermò la “sacrificabilità” di Moro e di essere stato lui a preparare la “manipolazione strategica” che portò alla sua morte.
di A.F.