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post: La responsabilità civile dei magistrati

TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI Il 29 luglio alcuni senatori del PdL e del PD hanno partorito l’ “Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00019”, contenente una somma di proposte in materia di giustizia. Qui ne commento una: “f) la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati , con modalità tali da garantire ai cittadini, ingiustamente danneggiati da provvedimenti del giudice o del pubblico ministero, il risarcimento integrale dei danni direttamente dal magistrato, pur con la previsione di meccanismi volti ad eliminare il pericolo di azioni intimidatorie e strumentali;” Apparentemente si tratta di norma condivisibile e razionale ; non c’è dubbio che chi sbaglia, paga. Il punto è che, come si capisce bene dall’inciso “risarcimento integrale dei ... continua



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# 1    commento di   Max/9 - utente certificato  lasciato il 12/8/2008 alle 13:30

Per come la vedo io, dovrebbe essere lo stato a garantire per i suoi magistrati, visto che a giudicare ce li mette lui.

Disporre che un magistrato debba rispondere di un errore (errore, non colpa o dolo!) con il suo patrimonio personale mi sembra del tutto deviante; e mi sembra chiaro che ci troviamo di fronte ad una iniziativa intimidatoria del potere legislativo nei confronti di quello giudiziario.

Ma ogni volta che constato come questa classe politica - in gran parte corrotta - si senta minacciata dalla magistratura, la mia stima per i giudici non può che uscirne rafforzata.





Il punto è che questi politici mediocri e tutto sommato abbastanza ignoranti (è più pericoloso un ignorante che uno cattivo, si dice dalle mie parti)non agiscono per favorire il corretto rapporto tra potere giudiziario e cittadino, quanto piuttosto per ostacolare ed intimidire ad ogni livello il giudice che, nelle loro intenzioni, si troverà ad essere un loro dipendente al quale potranno ordinare che cosa fare e che pagherà di suo qualora avrà commesso un errore.
Non c'è che dire, davvero un capolavoro.
Io penso che come tutti quelli che operano per il pubblico, che rappresentano lo stato, noi, abbia ad esservi una sorta di responsabilità. Non tanto per tenere sulla corda nessuno, quanto piuttosto per la delicatezza e la "socialità" del proprio esercizio che, a seconda del ruolo deve essere riferito.
E' evidente che un giudice ha un ruolo importantissimo, ma ce l'hanno anche un medico, un insegnante, un poliziotto, ecc.
Ma è altrettanto evidente che essendo nostri rappresentanti nell'esercizio della funzione, siamo noi come stato che ce ne dobbiamo fare "carico". Il che non significa che chi ha sbagliato non debba pagare, ma lo deve fare in modo commisurato alle sue capacità lavorative. Come credo del resto sia già adesso.
Aggiungo poi che il circo si muove sempre per il solo fatto che si vanno a toccare interessi dei politici o dei mafiosi loro amici o collusi.
Se la cosa riguardasse i soliti sfigati, non avrebbe il risalto che ha ed il conseguente "impegno" politico a risolvere la questione.
Ho l'impressione che si voglia tornare ai bei anni '70, quando la telefonata del ministro di turno, "risolveva" il problema giudiziario.
Attenzione, perché la percezione di ingiustizia subita e di impossibilità ad averne, fu una - fra le tantissime - delle cause che contribuirono alla nascita del o dei partiti armati.



Bravo Bruno ti seguo con passione, mi piace come snoccioli ai profani i complicati regolamenti giudiziari. Ti riconosco un'abilità quasi...da ingegnere! (conflitto di interessi perche lo sono anch'io) ahahahahhahaha ;)


« Io sono innocente. Spero, dal profondo del mio cuore, che lo siate anche voi. »
(Enzo Tortora)



Grazie Bruno Tinti,
sei stato come al solito di una chiarezza sbalorditiva, sono queste le notizie che dovrebbero sapere bene tutti i cittadini, mi vergogno un po' del fatto comunque che non conoscevo bene (o non avevo riflettuto su) la differenza tra ERRORE GIUDIZIARIO, e condanna o assoluzione in secondo appello che non significa assolutamente che in primo appello ci sia stato errore giudiziario.
Ho sempre bollato la legge come una serie di regole incomprensibili spesso in contrasto tra di loro, grazie alle tue spiegazioni, addirittura comincia ad acquistare un senso logico per me, rimane comunque sempre quella aleatorietà in contrasto con la realtà della cose, ma che suppongo non si possa risolvere in nessun modo, mi piace molto però uno dei concetti che hai espresso nel tuo post e cioè il fatto che si faccia un patto con la società e si stabilisca una convenzione accettata da tutti e ciò che suona bene alle mie orecchie per il fatto che in quanto convenzione, la si possa sempre cambiare per sostituirla con una più efficiente e più aderente alla realtà. Grazie ancora e scusa se ti do' il tu senza il tuo permesso, ma sei talmente acuto e semplice nel tuo modo di esprimerti, che mi sembra farti un torto dandoti del lei. Grazie ancora e speriamo che ci siano sempre più persone come te.



Caro dott. Tinti, innanzitutto le grazie per il suo lavoro di magistrato, e ogi di commentatore di fatti quotidiani. la leggo con passione. Tuttavia, in merito all'argomento in esame, mi pare evidente che qualche mela marcia abbia fatto marcire il cesto. inoltre, leggendo la cronaca giudiziaria, molti suoi colleghi illustri, che hanno condotto per il passato indagini dimostratesi infondate, sono stati abbondantemente premiati. capisco che il magistrato si avvale del costante ausilio della P.G. e, quindi, molte volte può sbagliare senza colpe, ma il cittadino che finisce nelle maglie della giustizia ne esc sempre con le ossa rotte, sia esso colpevole, ma soprattutto se è innocente. A chi diamo la colpa? Come possiamo evitare che si attribuiscano ipotesi di reato a taluni con tanta facilità? L'azione penale è obbligatoria in presenza di indizi, e vero! Ma spesso gli indizi sono così sottili che meriterebbero un accertamento ulteriore al fine di evitare cantonate. Io, mi perdoni, noto che si fa troppo uso del codice penale senza consistenti elementi. E' vero che con le indagini si reperiscono le fonti, ma sputtanare il soggetto preventivamente, in un Paese come il nostro, sta diventando un'abitudine. Io mi auguro sempre di non finire per sbaglio nell'ingranaggio della giustizia. Troppi casi hanno dimostrato che poi vieni sbattuto in prima pagina come il mostro e in ultima come innocente. Saluti. Luca




a me ancora non è chiara una cosa:
in base a cosa ci si puo appellare alla sentenza? è naturale che c'è sempre qualcuno scontento dalla prima sentenza, allora perchè non creare una terzo,un quarto, un quinto e un decimo grado di giudizio? perchè non ci siamo fermati al primo grado + cassazione?

e poi, se è una "convenzione sociale" che debba essere attuato solo il secondo grado, non può succedere che un avvocato di un condannato in secondo ma assolto in primo grado, con una campagna mediatica enorme(magari ha diverse televisioni e giornali), cerchi di buttare giu questa "convenzione"?e se ci riuscisse?



Vorrei solo chiosare che in uno stato di diritto DEVE essere più orrificante un colpevole impunito che un innocente condannato, e che il risarcimento da parte dello stato in via primaria è una garanzia per le vittime degli errori giudiziari. Un' ultima cosa: i magistrati hanno la stessa responsabilità (dolo o colpa grave con risarcimento in via di regresso limitato ad una quota dello stipendio) di tutti gli altri prestatori d'opera intellettuale.


Mi associo a Pietro M !...è un pò come la questione del reato caduto in prescrizione: in molti pensano che l'imputato sia innocente (colpa soprattutto dei giornali, che non spiegano il concetto, ma riportano soltanto). In realtà (corregetemi, vi prego, se sbaglio) la prescrizione viene applicata se è passato troppo tempo dalla sua commissione. Ciò non vuol dire che l'imputato sia innocente.
Anche Travaglio ha ripreso più volte questo punto.

P.S.: so che esiste anche la prescrizione della pena, cosa sarebbe?



Ottima spiegazione come sempre dott. Tinti. Ma poi mi sorge un dubbio: risarcimento nel caso di errore del magistrato che però "penalizzi" l'indagato/imputato successivamente scagionato che può domandare il ristoro; ma nel caso di assoluzione di un colpevole il quale poi si scopra essere effettivamente reo, come ci si comporta? il risarcimento da chi verrebbe chiesto? da una precedentemente costituita parte civile? o dallo stesso stato nei confronti dei suoi giudici?
Non credo comunque che i nostri senatori avessero in mente tale evenienza, piuttosto un palese ulteriore intento intimidatorio nei confronti della magistratura.





L’errore disciplinare si traduce sempre e comunque in un illecito disciplinare?
L’archiviazione di un caso potrebbe essere passibile di errore giudiziario?
La testimonianza mendace, per esempio di un pentito, potrebbe gravare sulla responsabilità civile del magistrato. Cosa prevede la legge in questi casi?
La prescrizione del reato – da molti interpretata come una sentenza di assoluzione – e, nondimeno, l’applicazione dell’indulto - per svuotare carceri-sottovuoto giacché sovrappieni - non sono entrambi azzardate ed estreme varianti di ‘errore giudiziario’?

Le mie sono probabilmente domande ingenue retoriche sul filo della speculazione e del relativismo spinto. L’umano bisogno di capire è, pur tuttavia, domatore di qualsiasi remora…

In merito alle questioni qui dibattute, credo che entri prepotentemente in gioco la certezza del diritto e, ancor prima, la piena condivisione e fiducia dei cittadini – tutti - nel nostro ordinamento; nelle regole del gioco della Democrazia italiana.
Se la giurisprudenza trattasse casi uguali come fossero ineguali e tutto ciò in nome della legge (ad personam o contra personam), allora bisognerebbe riconsiderare il concetto stesso di ‘errore’ in ambito giurisdizionale.
Siamo nuovamente alle prese con le tavole della verità e quelle del diritto… Ma se ad esser giudicata è l’esistenza di un certo accadimento che ha coinvolto determinate parti - ora in causa - allora le categorie di verità e falsità sono qualcosa d’altro, rispondono a logiche parallele e, quindi, scivolano di lato. Qualcosa in tutto ciò mi ricorda “Rashômon”, di Akira Kurosawa…forse l’insostenibile grado di separazione tra fatti e interpretazione degli stessi…
Dimenticavo: le sentenze della Corte costituzionale non possono essere impugnate…in caso contrario, chi avrebbe mai formulato la locuzione ‘certezza del diritto’?
Saluti a tutti e a presto!



Per Manuela: la prescrizione della pena è un istituto che si fonda su una precisa considerazione: se trascorre un determinato tempo dal passaggio in giudicato di una sentenza di condanna senza che la irrogata venga scontata, non vi è più interesse della comunità alla sua esecuzione. La pena, in quel caso, si prescrive.
Non bisogna dimenticare, infatti, che l'esecuzione della pena assolve a una funzione "riparatoria" verso la comunità il cui equilibrio è stato violato da uno dei suoi componenti.
C'è un interesse collettivo all'accertamento del caso concreto.
La violazione di una norma necessità di un esempio visibile della sua validità sociale; esso si realizza attraverso l'esecuzione della sanzione irrogata a carico del responsabile dell'evento criminoso.
Ne consegue che se il momento sanzionatorio non viene realizzato in un certo lasso di tempo, quell'interesse della collettività viene meno perchè il decorso del tempo attenua il ricordo del fatto e del suo disvalore.



L'esempio di Rashomon è calzante, ma deve essere valutato in termini complessi, evitando, cioè, di evocare un relativismo percettivo che reca come conseguenza la sistematica l'impossibilità di raggiungenre la verità processuale.
La dialettica giuridica, e direi la dialettica in generale, serve proprio a confrontare le differenti ragioni fra parti contrapposte.
L'elemento discretivo è pur sempre la ragione, e cioè un procedimento logico-argomentativo e la sua maggiore o minore "bontà" circa le diverse prospettazioni.

Solo il dubbio "ragionevole" è rilevante nel mondo del diritto.
Non lo è, quindi, il dubbio apodittico, puramente soggettivo e senza giustificazioni.



@Francesco
Concordo certamente.
Il mio riferimento a Rashomon guardava alla capacità dell'essere umano di mentire, al suo incredibile egoismo, dettato dallo spasmo di dimostrarsi ciò che non è ma vorrebbe essere, ciò che ci si aspetta che sia. Il che difficilmente significa che le singole interpretazioni dei protagonisti siano distillati di un'obiettiva e disinteressata osservazione dei fatti. Anzi, Rashomon ci racconta proprio il contrario. Nel film i singoli imputati vogliono dimostrarsi, ad ogni costo, colpevoli dello stesso omicidio. Sembrano tutti stregati da un’invincibile o irrinunciabile volontà di potenza che traduce personalissime interpretazioni in fatti. E parlo di ‘incredibile egoismo’ proprio perché a loro, di essere condannati o assolti, non importa nulla; ciò che gli preme è la salvaguardia del proprio ruolo sociale, della propria immagine pubblica, determinata da precise convenzioni e canoni di comportamento. Se da un samurai ci si aspetta un omicidio, lui racconterà di averlo commesso. Mentirà, ma la sua posizione nel mondo sarà perfettamente integra e cristallina e, quindi, rispettata.
Non è un caso se, nella rappresentazione del processo, non ci è dato di vedere il giudice. C’è ma non si vede. Le parti in causa offrono la propria testimonianza interpellando direttamente lo spettatore, in veste di testimone delle loro verità parziali. Perché? Perché ciò che ci interessa davvero non è tanto la sentenza emessa da un giudice, ma il problema sempre aperto, e non soltanto dal cinema, della rappresentazione di un evento di un pensiero di un sentimento. Nel caso di Rashomon, di come e perché i protagonisti mentono e della messa in scena tutto questo.
A mio parere, non si tratta affatto di un film sul relativismo della verità - in effetti, nessuno l’ammette chiaramente; né si assiste alla pronuncia della sentenza –. Si tratta, piuttosto, di un film sulle opportunità e l'opportunismo della menzogna.
A questo punto, un’insidiosa ombra d’incer



A questo punto, un’insidiosa ombra d’incertezza lambisce lievemente il diritto in senso stretto; più avidamente tocca il processo in quanto tale: stabilire con esattezza cosa è accaduto come e perchè, ovvero quale tra le diverse versioni della storia risponda a verità giudiziale, risponda, cioè, a quella regola dell’oltre ragionevole dubbio di cui ci ha parlato acutamente Francesco: un principio cardine dello Stato di diritto e di una democrazia rispettosa, innanzitutto, della dignità dell’individuo


al solito articolo meraviglioso e super partes!
tuttavia un accenno al referendum popolare poi vanificato dalla Vassalli l'avrei fatto....per carità, quisquiglie.
ed anche un accenno al fatto che a giudicare sugli eventuali errori dei Giudici siano i loro colleghi sarebbe stato utile....
dica un po, cacciatorediunoscrannoinparlamentochedinomefatinti.........una bella statistica sugli esiti dei procedimenti a carico dei magistrati non sarebbe stato di aiuto per i suoi accoliti assetati di giustizia!



le domande che lei pone aprono degli scenari più ampi delle sue intenzioni.
la invito tuttavia, cosa che il buon tinti non fa perchè a lui interessa solo berlusconi, a distinguere tra processo civile e processo penale.
nel processo penale il giudice ha un potere discrezionale non già nella applicazione della legge, bensì nella lettura del fatto e nella coniugazione degli indizi e delle prove (gravi precise e concordanti).
In america si dice "è più colpevole che no" da noi vige il principio del libero convincimento del Giudice che, se logicamente costruito, è incensurabile e di cverto non porta ad un illecito del Giudice.
quindi l'errore del giudice (e non confondiamo l'illecito disciplinare che è altra cosa) non poitrà mei sostanziarsi su di una lettura coerente degli elemnti a lui offerti.
Ricordo incidentalmente che per le censure sul merito (fatto) non c'è il ricorso per cassazione il quale si può coltivare unicamente per errori di dirittto et similia.
quindi, ed evidentemente la brevità dello spazio mi indurrà in qualche inesattezza omissiva, nell'ambito penale il Giudice potrebbe commettere errori solo ed esclusivamente se, con dolo o colpa grave, non applica una norma di legge.
Faccio l'esempio del giudice che applica una norma abolita (colpa grave) o del giudice che nega (sempre con dolo) un diritto processuale dell'indagato/imputato.
Nell'ambito civile il giudice emette una sentenza sulla base di qurello che viene allegato e provato dalle parti e la lettura di questi elementi è ampiamente discrezionale tuttavia, se congruamente motivata, non censurabile e nemmeno costituente reponsabilità.
Metta il caso che dieci testimoni dicano bianco e uno dica nero, il giudice può optare per il nero sebbene debba motivare congruamente la propria opzione.
Per rendersi conto di quanto sia difficile che un giudice incorra in una sanzione basterà citare i motivi del ricorso per cassazione che sono tutti figli della cosidetta violazione di legge



@gianni
La invito a non sottovalutare le altrui 'intenzioni' e, nel farlo, la ringrazio per le delucidazioni di merito.



Preg.mo Dott. Tinti,
come darle torto.... questo post lo dovrebbero leggere un pò tutti, specialmente la fascia sociale di coloro che non cnoscono e non capiscono nulla di tribunali, sentenze ecc. e che sono i più vulnerabili alla propaganda mediatica distorta sull'operato dei giudici.
Certamente quando un giudice palesemente sbaglia (vedi quello di Gela che ha impiegato anni per redigere una sentenza), va radiato con disonore, condannato penalmente e civilmente(a ciò gioverebbe una rubrica apposita del codice penale), privato dei benefici pensionistici; ma come mi sembra abbia Lei espresso in qualche occasione se le leggi sono fatte da analfabeti o cerebrolesi, non si può dare la colpa ai giudici se poi qualche condannato invece di essere in galera circola liberamente.
Vi è una precisa intenzione, in questo senso, da parte di gruppi di potere, dai quali non è eslusa neanche la casta dei magistarti, di creare un caos generalizzato per potere beneficiare di una rendita di posizione!
Di fatto personalmente mi sento in un vero e proprio stato di guerra nell'attuale sistema.



tinti, un accenno a come è stato tradito il referendum (80% di si) e alla legge vassalli......una vera e propria salva giudici.

mi pare che si badi alla volontà popolare solo quando si tratta di criticare berlusconi, quando questa viene tradita per salvare i compagniuzzi nessuno ne parla, tantomeno lei.

sia coerente, anzi sia super partes.......tanto vedrà che uno scranno in parlamento lo prenderà .....vuole che di pietro si lasci sfuggire un così attento opinionista giuridico.

ah, dott. tinti..........non trova strano che a giudicare sugli errori dei giudici siano i loro colleghi?

tinti è nudo, viva tinti!







Egregio Dott. Bruno Tinti, ho letto il Suo articolo sull'abolizione dell'azione penale.
A questo punto non crede che sia necessaria un'azione di disobbedienza civile?
Perchè un cittadino onesto deve rispettare le leggi inique di un governo da "CIRCO" fatto da presunti ladri, nani(Brunetta) e ballerine (carfagna). Ho letto in un'intervista che Brunetta dice che 60 milioni di italiani sono con lui. Ma in Italia quanti ne siamo?
Lasci da parte l'ultima parte della mia domanda stupida e la prego di rispondermi invece sulla disobbedienza.



Egregio Dott. Bruno Tinti,
mi deve scusare se esco fuori argomento, ma mi preme capire se è possibile e come fare per abrogare il Trattato di Lisbona che è uno strumento pericoloso in mano a questi selvaggi che si definiscono politici.
E' importante seconde me, che si sensibilizzino le persone su questo tema con azioni tipo convegni ed altro. Perchè come hanno fatto negli altri paesi europei non passiamo attraverso il referendum?





Per comprendere meglio il senso e lo scopo della riforma della giustizia voluta dal governo...


..."La "democrazia liberale" richiede due riforme: abolire la cosiddetta obbligatorietà dell'azione penale; e (punto sottinteso ma fondamentale) procure inquadrate nel potere esecutivo. Bellissimo programma. Muore l'illusione che siamo uguali davanti alla legge: punire o no diventa materia d'una scelta, come nell'autonomia privata; avendo dei crediti, chiedo il pagamento o lascio perdere, affare mio. Lo chiamavamo diritto penale: nel lessico dei dottori, "criminalia", e adesso ordigno adoperabile sui malvisti dal governo; è l'arma che impugna contro chi vuole, se gli torna comodo. I meno ignoranti sanno attraverso quale laborioso sviluppo i quattro codici dell'età unitaria elaborino un controllo dell'inazione: era problema capitale; i meccanismi attuali lo risolvono nel modo meno imperfetto.

Caduto l'obbligo d'agire, regnano prassi legalmente amorfe: l'uomo del ministro colpisce o no, secondo direttive derogabili da ordini ad personam; e perde ogni senso l'altro carattere della domanda penale, l'essere irretrattabile; quando l'attore ministeriale desista, la causa finisce. Adesso vediamo cosa sia la "democrazia liberale" declamata dai pedagoghi: nel caso pescarese il pubblico ministero in sintonia con chi comanda ammonirebbe l'autore della denuncia, "stanco d'essere munto"; se non vuole rogne, porti via quel materiale (fotografie, colloqui registrati, tabulati Telepass, numeri delle banconote ecc.)...."

tratto dall'articolo I codici cancellati del prof. Franco Cordero, pubblicato in luglio su la Repubblica




IL MIO COMMENTO E' QUESTA PETIZIONE PER IMPEACHMENT.

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ATTENZIONE. NUOVO LINK:

www.firmiamo.com/impeachment-persilvioberlusconi


IMPEACHMENT PER SILVIO BERLUSCONI

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art. 93 della COSTITUZIONE
( Il Presidente del Consiglio e dei ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica).
LEGGE 23 agosto 1988, n. 400 (indice)
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12 settembre 1988 n. 214 - S.O. n. 86)
DISCIPLINA DELL'ATTIVITA' DI GOVERNO E ORDINAMENTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.
GLI ORGANI DEL GOVERNO
Articolo 1

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica con la seguente formula:

«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione»

...NELL'INTERESSE ESCLUSIVO DELLA NAZIONE!
(non si può, quindi, legiferare per interessi privati).

Così chiediamo:
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IMPEACHMENT e DIMISSIONI del Presidente del Consiglio
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Firmate, vi prego. Facciamo sentire le nostre voci. Per far rispettare i nostri diritti, ne occorrono 50.000.

Firma su:www. firmiamo.com/impeachment-persilvioberlusconi

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Oggi in italia siamo senza giustizia!!!
Le aule dei tribunali sono la vergogna italia!!!
I magistrati che sbagliano devono pagare,deve finire questa onnipotenza!!
Deve finire l'abuso di potere gratuito!
Chi sbaglia paga!!!
LA LEGGE DEVE ESSERE VERAMENTE UGUALE PER TUTTI!!
OGGI LA GIUSTIZIA ITALIANA E TUTTA UNA FARSA!!!






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