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L'intervista a Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere sull'emendamento per l'editoria contenuto nel Ddl intercettazioni.
(da Radio radicale a cura di Emilio Targia)



Ascolta l'intervista



Il bavaglio sui libri
di Laura Cavallari, avvocato, da Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2010

Il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Senato il 10 giugno 2010 e ora al vaglio della Camera dove sono stati presentati nuovi emendamenti modifica profondamente l’art. 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, introducendo novità che destano gravi preoccupazioni. 
Oltre alla penalizzazione dei blog con il recente emendamento che impone, per i siti informatici compresi i giornali quotidiani e i periodici diffusi per via telematica, un termine di quarantotto ore dalla richiesta per la pubblicazione della rettifica, la più eclatante novità è l’introduzione dell’obbligo di rettifica anche per la stampa non periodica, non previsto dalla legge vigente. 
 
Il sesto comma dell’art. 8, nel testo approvato dal Senato, prevede che per la “stampa non periodica, l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57 bis del codice penale, provvedono su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cure e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale 
indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità”.

La nuova previsione, che potrebbe apparire come una innocua estensione dell’istituto della rettifica, infligge in realtà un duro colpo alla libertà di espressione e di stampa, penalizzando ingiustificatamente il settore dell’editoria libraria. 

Il diritto alla rettifica, nella sua forma attuale, è uno strumento riparatorio sui generis, una sorta di correttivo al flusso di informazioni diffuse dai periodici e in particolare dai quotidiani. Esso non tende all’accertamento della verità oggettiva, ma serve a completare la notizia diffusa dal periodico con la verità soggettiva dell’interessato (la rettifica proviene dal soggetto “di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano 
stati attribuiti atti o affermazioni o pensieri da essi ritenuti lesivi alla loro dignità o contrari a verità”) il quale deve inviare la richiesta di rettifica allo stesso giornale che ha pubblicato la notizia – che così sopporta un costo modestissimo – per raggiungere gli stessi potenziali lettori. La norma oggi in vigore infine è diretta, attraverso la figura del direttore responsabile, all’impresa giornalistica, della quale questi è dipendente. 
La finalità correttiva e la natura 
mediatica dell’impresa che giustifica questo strumento di “autotutela tempestiva” sono confermate dalla sua presenza con caratteristiche quasi uguali negli altri settori mediatici dell’informazione: radio, tv e siti informatici.
In tutti i casi, la pubblicazione della rettifica è a costo zero ed è rivolta ai potenziali utenti, fruitori della notizia.

L'estensione del diritto di rettifica alla stampa non periodica effettuata dal nuovo testo dell’art. 8 snatura invece l’istituto, ne altera le finalità e impone costi elevatissimi a carico degli autori e, indirettamente degli editori, ledendo gravemente il diritto alla libera espressione del pensiero. La norma è inoltre indeterminata nel contenuto applicativo.
Innanzitutto quello dell’editoria libraria non è un settore preposto e strutturato per raccogliere e fornire informazione a ciclo continuo (non vi è infatti un direttore responsabile né gli autori sono dipendenti dell’impresa). I libri sono il libero prodotto creativo degli autori. 
La norma inoltre non prevede la pubblicazione sullo stesso mezzo (o sul sito dell’autore o dell’editore) ma su ben due quotidiani a tiratura nazionale, che non raggiungono lo stesso pubblico vanificando così la funzione di equivalenza informativa. 
La nuova norma impone inoltre un costo esorbitante – acquisto di spazi su due quotidiani nazionali – e lo pone per di più a carico dell’autore e, conseguentemente, anche dell’editore.

La rettifica viene così trasformata in una sanzione economica di peso insostenibile per l’autore, il quale non potrà più esprimersi se non verrà sostenuto dall’editore. Quest’ultimo subirà per questa via una penalizzazione enorme e una discriminazione ingiustificata rispetto al settore della stampa periodica. Il carattere sanzionatorio della rettifica sarà ancor più grave poiché non si risolverà nell’ambito delle stesse parti in gioco bensì si introdurrà la presenza di un altro soggetto – il quotidiano – che conferirà un crisma alla rettifica quasi risultasse da un accertamento giudiziario coinvolgendo inoltre un pubblico di milioni di lettori rispetto alle decine di migliaia del libro. Tanto più che, tra le novità introdotte dall’art. 8, è previsto che le rettifiche “devono essere pubblicate senza commento”.
Considerando che quello di rettifica è un diritto che si fonda sulla semplice percezione soggettiva che la notizia sia lesiva o inveritiera, le rettifiche possono essere meno vere delle notizie che intendono rettificare. In questo modo gli autori e gli editori che volessero replicare a sostegno delle proprie ragioni sarebbero costretti ad acquistare altri spazi sui due quotidiani nazionali che hanno pubblicato la rettifica con una spirale
di costi inarrestabile. Insomma basterebbe la pubblicazione di qualche libro inchiesta – pur correttissimo nell’informare ma scottante nei contenuti – per mettere al tappeto per la vita un autore o semplicemente in ginocchio un editore librario. Da ultimo occorre segnalare che questo nuovo tipo di rettifica non è neppure disciplinato nelle modalità di applicazione. 

Per la stampa periodica le rettifiche, da un lato, non possono superare un “limite di trenta righe” e, dall’altro lato, vanno pubblicate “in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale della notizia a cui si riferiscono”; per la stampa non periodica non è per nulla chiaro se si applichi il limite delle trenta righe né è chiaro il significato della “idonea collocazione e caratteristica grafica”, tanto più che l’autore non ha alcun controllo sulla pubblicazione nel quotidiano. Con la conseguenza che, ben lungi dal tutelare in maniera equilibrata i diritti e gli interessi delle parti coinvolte (persona interessata alla rettifica, autore, editore), la norma potrebbe avere come unico risultato concreto un aumento del contenzioso al fine di trovare una corretta interpretazione e applicazione del dato normativo.

Non facciamo morire i libri - L'appello dei giuristi


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intrigo internazionaleRoma, 26 lug (Il Velino) - La strage di Bologna come reazione del terrorismo palestinese all’arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare, che aveva la sua base operativa proprio nel capoluogo emiliano. A evocare un simile scenario è Rosario Priore, giudice istruttore di alcuni dei più importanti processi della storia giudiziaria italiana, dall’eversione nera e rossa al caso Moro fino alla strage di Ustica e l’attentato a Giovanni Paolo II. Presentando alla sala del Cenalcolo della Camera il libro-intervista scritto con Giovanni Fasanella ("Intrigo internazionale: perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire"), il magistrato ripercorre le possibili tappe che potrebbero aver portato alla strage del 2 agosto.
“Nel novembre del '79 avevamo arrestato a Ortona tre autonomi romani (Daniele Pifano, Giuseppe Nieri e Giorgio Baumgartner, ndr) che stavano trasportavano due missili terra - aria bulgari, destinate ai terroristi palestinesi - afferma Priore -. Quell’operazione portò anche all’arresto di Abu Anzeh Saleh, un dirigente del Fronte popolare che era il responsabile dell'organizzazione in Italia. L’organizzazione pretendeva assolutamente la liberazione di questa persona, perché la ritenevano una violazione del ‘lodo Moro’ (basi logistiche in Italia in cambio della non belligeranza, ndr)”. Nonostante un comunicato ufficiale del Comitato centrale del Fplp, Saleh venne invece condannato dal Tribunale di Chieti e la sentenza venne poi confermata dalla Corte di Appello dell’Aquila.

“I messaggi che si scambiavano le nostre polizia sono inequivocabili e fanno un riferimento diretto all’ipotesi di una grande strage nel nostro Paese - prosegue Priore -. Ricordo una comunicazione del direttore del Sisde, Grassini, che poco prima del 2 agosto diceva ‘siamo agli ultimi giorni, si sente parlare di una rappresaglia pesantissima’”. Per il magistrato, insomma, nessuna trama nera ma una matrice internazionale, la stessa che potrebbe essere dietro la strage di Natale a san Benedetto Val di Sambro. Una convinzione maturata leggendo “le relazioni dei servizi orientali”. “Probabilmente anche quella strage - spiega Priore - fu dovuta all’arresto di un terrorista, fermato a Fiumicino con le valigie piene di esplosivo”. Il risultato della mancata liberazione fu un nuovo sanguinoso attentato, dovuto al peso di organizzazioni internazionali, come il Fronte popolare palestinese o il gruppo di Carlos, che avevano “una forza tale da imporre rappresaglie enormi”. Priore ricordato come anche la Francia abbia subito pressioni dal gruppo di Carlos a causa dell'arresto di due membri dell’organizzazione. “Per due anni ci fu una seria impressionante di attentati su treni veloci nelle stesse modalità con cui avvennero in Italia, che finirono solo quando i due vennero espulsi dal Paese”.

Strage Bologna, un trentennale fra "verità" accertate e indicibili (da www.ilvelino.it

Intrigo internazionale
Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire.
di Giovanni Fasanella e Rosario Priore
Collana Principio Attivo
Pagine 208 - euro 14,00

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Il testo dell'appello pubblicato il 27 luglio 2010 su Il Corriere della Sera

"Il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Senato il 10 giugno 2010 al momento all'esame della Camera, nella parte in cui interviene, modificando radicalmente l'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, numero 47, introduce delle novità che suscitano gravi perplessità. Quella che balza agli occhi di chi ha a cuore i libri, è l' introduzione dell'obbligo di rettifica anche per la stampa non periodica, non previsto dalla legge vigente. Il sesto comma dell' articolo 8, nel testo approvato dal Senato, prevede che per la «stampa non periodica, l' autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all' articolo 57bis del codice penale, provvedono su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cure e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità».

La norma dà adito a numerosi problemi di non facile soluzione e, soprattutto, altera il delicato equilibrio, oggi assicurato dall' articolo 8 del testo vigente, tra i diritti di tutte le parti in gioco, quelli del soggetto interessato alla rettifica, quelli del mezzo di informazione e quelli dell'opinione pubblica ad avere un' informazione il più possibile completa e corretta.
L' entrata in vigore della norma, lungi dal garantirla, causerebbe, invece, un aumento del contenzioso fra gli interessati (autore, editore e richiedente la rettifica) al fine di trovare una corretta interpretazione ed applicazione di un dato normativo poco chiaro.
Mentre per la stampa periodica le rettifiche, da un lato, non possono superare «il limite di trenta righe» e, dall' altro, vanno pubblicate «in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono»; per la stampa non periodica non viene fissato alcun limite massimo alla lunghezza della rettifica, né il luogo in cui deve essere pubblicata, laddove la norma prevede un non meglio precisato obbligo di «idonea collocazione e caratteristica grafica», su una pubblicazione di terzi. Oltretutto, la pubblicazione della rettifica su «due quotidiani a tiratura nazionale» potrebbe anche non raggiungere il medesimo pubblico che ha letto la notizia sottoposta a rettifica, vanificando così la funzione di ripristino della verità propria dell' istituto.
Come è noto, infatti, oggi sia la stampa periodica, sia le trasmissioni radiofoniche o televisive e, se verrà confermata la norma, anche i siti informatici, debbono veicolare la rettifica con le stesse caratteristiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferisce (stessa pagina e stessa trasmissione): lo scopo, ovviamente, è quello di raggiungere gli stessi lettori, ascoltatori e utenti che avrebbero potuto ricevere quella notizia. Ai sensi della disciplina vigente, notizia e rettifica hanno quindi le stesse modalità di diffusione. Con la modifica proposta verrebbe meno la necessaria coerenza tra diffusione e conoscibilità della notizia e diffusione della rettifica, con una disparità di trattamento ingiustificata e illogica fra libri ed altri mezzi di informazione.

Le esigenze che la proposta intende tutelare potrebbero meglio essere garantite, nell' interesse di tutti e senza sperequazioni penalizzanti, imponendo la pubblicazione delle rettifiche nel sito internet dell' editore e/o dell' autore (e nel solo caso in cui tali soggetti non abbiano un sito Internet prevedendo la pubblicazione sui quotidiani). Il sito potrebbe essere opportunamente pubblicizzato sul colophon di ogni libro. Tale soluzione avrebbe poi due ulteriori vantaggi. Le rettifiche manterrebbero i loro effetti per un arco temporale maggiore e ciò a tutto beneficio del richiedente e dei suoi diritti e si eviterebbero, nel contempo, ingiustificate discriminazioni tra gli editori/autori di stampa non periodica e quelli della stampa periodica. Questi ultimi difatti non solo non hanno alcun obbligo di rettifica (poiché questo grava sul solo direttore responsabile) ma, in ogni caso e comunque, non devono sopportare oneri e costi aggiuntivi (poiché la pubblicazione della rettifica avviene nel medesimo giornale o periodico), così come avviene per gli altri mezzi di comunicazione di massa (emittenti radiofoniche e televisive, siti Internet).

In estrema sintesi, così come formulata, la norma realizzerebbe una disparità di trattamento ingiustificata ed illogica che penalizzerebbe enormemente la stampa non periodica, senza peraltro dare efficace e più duratura tutela alle altre parti in gioco (soggetto interessato ed opinione pubblica). Penalizzazione che risulta ancora più evidente, se solo si riflette sui costi esorbitanti che un autore/editore dovrebbe sopportare nel caso in cui per la medesima opera venissero richieste rettifiche plurime da parte di soggetti diversi; basti pensare alle opere a carattere enciclopedico che contengono migliaia di informazioni e notizie. E il nuovo articolo 8 prevede, anche, che le rettifiche «devono essere pubblicate senza commento», anche quando possono essere meno vere dei contenuti che intendono rettificare; autori e editori dovrebbero perciò acquistare sui due quotidiani a tiratura nazionale che hanno pubblicato la rettifica ulteriore spazio per esporre le proprie ragioni. Un emendamento minimo basterebbe a sanare quella che appare una vera ingiustizia."

Paolo Guido Beduschi
Fabrizio Gobbi
Caterina Malavenda
Sabrina Peron
Giuliano Pisapia
Pietro Rescigno
Francesca Ruggieri
Francesco Sbisà 




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Il 23 luglio La Stampa ha pubblicato delle rivelazioni sulla strage di via d'Amelio, già rivelate nel libro di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci, "Il Patto", in libreria dal 30 gennaio.

Su www.affaritaliani.it, Nicola Biondo, autore di "Il Patto", risponde a Guido Ruotolo, autore dell'articolo oggetto delle polemiche.
"Non serve essere un cronista da trent'anni per capire che i nomi dei testimoni coperti da segreto istruttorio non si pubblicano per tutelare gli stessi nonché l'indagine. Punto. Peraltro i due testimoni, in questo caso, sono poliziotti e spiattellare in pubblico i loro nomi, che nulla tolgono o aggiungono all'informazione, significa minare il loro lavoro futuro. Quale fonte si fiderebbe di loro nel momento in cui finiscono sotto i riflettori? Ruotolo dice di non conoscermi. Questo, nel paese dei misteri, è davvero buffo. Proverò a rinfrescargli la memoria. Entrambi siamo stati redattori per ben 7 anni e nello stesso periodo (2001-2007) della stessa trasmissione, Blu Notte-Misteri Italiani. Ciò è visibile dai titoli di testa della nota trasmissione della Rai. Perché una simile dimenticanza?

Le dichiarazioni di Guido Ruotolo
(da www.affaritaliani.it)
"Io non rispondo a Nicola Biondo, non so manco chi sia. Non ho letto il suo libro, sarà una colpa? Non so neanche che cosa ha scritto. Io faccio il cronista. Nicola Biondo, che credo facesse il consulente delle Procure della Repubblica ora fa lo scrittore? Non ho letto nulla di suo. Non so lui che mestiere faccia, ora scrive libri e collabora con l'Unità"  E sullo scoop dei mozziconi di sigareta trovati da due poliziotti, di cui vengono fatti i nomi, in un palazzo di proprietà dei fratelli Graziano afferma: "Io faccio il giornalista da 30 anni, se ho una notizia la pubblico. Io ho le mie fonti. Non so di che cosa si discuta. L'antimafia ha sentito le procure e io ho fatto degli articoli da ciò che era uscito dalle Procure. Punto".

Pubblicare i nomi degli agenti che indagavano sulla strage non aggiunge nulla alla notizia" - Intervista a Nicola Biondo (da www.affaritaliani.it)



il pattoIl patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci. Prefazione di Marco Travaglio
Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato.
Collana Principio Attivo
pp. 338 - euro 16,00

La scheda del libro
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Intervista a Marco Preve, autore insieme a Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari e Giuseppe Salvaggiulo di "La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro".

La distruzione del territorio avviene grazie a tre soggetti: le banche, i partiti, gli speculatori immobiliari. Le banche finanziano i progetti, i partiti danno le concessioni, realizzano le infrastrutture, gli speculatori incassano. Nel caso di Mediapolis, un mostro commerciale che distruggerà l'area morenica ai piedi della Serra nel Canavese, le banche si chiamano IntesaSanPaolo e Unicredit, i partiti sono indifferentemente Pdl e Pdmenoelle nella loro alternanza alla Regione Piemonte e gli imprenditori quasi ignoti. Parte della proprietà della società Mediapolis fa riferimento a una società del Lussemburgo i cui azionisti sono sconosciuti, come spiegato dal giornalista Marco Preve autore della "Colata". L'area destinata a Mediapolis è di proprietà della Olivetti, quindi di Telecom Italia, che non si è opposta. Bernabè è del Trentino, a lui non interessa.
Il trucco per "fare andare avanti il progetto" è sempre lo stesso: "lavoro, lavoro, lavoro". Il Canavese, che con l'Olivetti ha fatto concorrenza ai colossi dell'informatica mondiale, si è ridotto a sperare in un centro commerciale e a cancellare il più spettacolare anfiteatro di origine morenica d'Europa.
La Regione Piemonte, se ha soldi da buttare in queste cazzate, li usi per promuovere piccole e medie aziende di carattere tecnologico. Pensi al futuro dei ragazzi e preservi il Canavese. Nel frattempo, sino a quando non ritireranno i finanziamenti a Mediapolis, invito i lettori del blog a chiudere i loro conti correnti in Unicredit e in IntesaSanPaolo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
(da
www.beppegrillo.it


la colataLa colata
Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo - a cura di Ferruccio Sansa
Collana: Principio Attivo
Pp. 544 - euro 16,60

La scheda del libro
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Trenette e mattoni. Storie di cemento in Liguria - Il blog di Marco Preve


Presentazioni
Bologna, 28 luglio, ore 21.30
Nell'ambito degli incontri letterari di Coop sotto le stelle, Ferruccio Sansa e Marco Preve presentano "La colata" Interviene Beppe Persichella. C/o libreria Coop Ambasciatori, via degli Orefici 19
Scarica la locandina del programma
Positano, 8 agosto, ore 21
Nell'ambito della quinta edizione della rassegna Domina Positano, Antonio Massari presenta  "La colata". Interviene Vincenzo Iurillo. C/o Hotel Domina Home Royal, via Pasitea 344
Pesaro, 28 agosto, ore 21
All'interno del ciclo di incontri letterari organizzato dalle librerie Coop, Giuseppe Salvaggiulo presenta "La colata". C/o piazza del Popolo




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di Antonio Prudenzano, da
www.affaritaliani.it

Intervista a Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere

Quali sono i libri su cui punterete di più?
"Inchieste importanti, non instant book, su 'ndrangheta, Comunione e liberazione, l'Italia di oggi secondo Iacona, ma anche ricostruzioni di un passato recente come l'anno 1994, anno cruciale in Italia. E poi un bellissimo libro per Natale sulle e con le parole e le canzoni di Gaber. E non cito altri titoli non per dimenticanza ma perché vere sorprese".

A livello di linea editoriale ci saranno novità?
"Già quest'anno abbiamo cominciato ad allargare i nostri temi, pensiamo a "Adesso basta" di Perotti o a "Pane e bugie" di Bressanini. Continueremo a farlo acquisendo anche nuovi autori come abbiamo già fatto per esempio con Camilleri di cui è appena uscito "Di testa nostra", libro intervista con Saverio Lodato. Pensiamo anche a un recupero di autori classici ma proposti in una chiave contemporanea. Vedremo nei prossimi mesi".

Quali difficoltà ha dovuto superare Chiarelettere in questi anni?
"Il punto forte di Chiarelettere è la sua assoluta libertà. Noi vogliamo pubblicare la verità, quella che di volta in volta possiamo testimoniare, non importa che colore politico può avere. Questa scelta ci ha fatto acquistare una forte credibilità presso i nostri lettori e autorevolezza nel mondo della comunicazione. Non possono metterci da parte, far finta che non esistiamo. Pubblicare libri inchiesta però è molto difficile, ci vuole tempo, costanza e non sempre i risultati sono all'altezza delle aspettative. Ma continueremo a farli, è la nostra cifra editoriale. Persino giornalisti stranieri sono interessati alla nostra attività. Non basta però trattare temi scottanti per avere successo. E soprattutto l'attualità a seconda di come la si tratta è materia difficile e rischiosa. I lettori ogni volta vanno conquistati. Bisogna trovare il modo per far venire fuori i problemi di fondo e andare su quei casi che più di altri fanno capire una questione generale. Finora ci siamo appoggiati alle inchieste della magistratura, se con la nuova legge non ci sarà più permesso, saremo obbligati a trovare nuove strade...".


Intervista a Marco Tarò, direttore generale del Gruppo Mauri Spagnol

Come e quanto si è integrata Chiarelettere all'interno di GeMS? Ha portato delle novità significative anche per altri marchi?
"L'integrazione di Chiarelettere nel gruppo è avvenuta cercando di sfruttare al massimo le sinergie industriali che un gruppo come il nostro può offrire, quindi Chiarelettere si avvale dei servizi di gruppo dove la massa critica è importante per avere maggior forza o migliori condizioni. Due esempi tipici sono la rete di vendita e l'ufficio tecnico. Poi, siccome il nostro modello prevede di lasciare la massima indipendenza alle direzioni sulle politiche editoriali liberandoli dal peso di molti aspetti puramente gestionali, Chiarelettere si avvale del servizio amministrativo del gruppo e Lorenzo Fazio è affiancato da me nella gestione della casa editrice, gestione che, come ama ripetere spesso il presidente di GeMS, Stefano Mauri, se svolta correttamente è il primo elemento che contribuisce all'indipendenza di cui sopra. Per gli altri marchi del gruppo credo che l'inserimento di Chiarelettere nell'arcipelago GeMS,  più che portare novità abbia fornito un maggior stimolo ad occuparsi di un certo tipo di saggistica, ovviamente mantenendo ognuna il proprio stile e le proprie caratteristiche".

Com'è andato il primo semestre 2010 di Chiarelettere?
"Le uscite previste per il secondo semestre incoraggiano un certo ottimismo, c'è però un grosso punto di domanda legato al ddl sulle intercettazioni in discussione in questi giorni. Se passerà così come è potremmo essere costretti a cancellare dal programma alcuni libri importanti che si basano sulla ricostruzione dei fatti attraverso la lettura anche di atti giudiziari. Nel ddl poi c'è un punto che ai più sta passando inosservato ma potrebbe risultare una vera spada di damocle per gli editori, cioè l'estensione del diritto di replica agli autori di libri. Per come è scritto oggi sul disegno di legge, pone gli autori, e di conseguenza i loro editori, su un piano diverso rispetto ai giornalisti della carta stampata o di internet, costringendo a pesanti esborsi economici per pubblicare a proprie spese eventuali rettifiche su due quotidiani nazionali. Paradossalmente potrebbe accadere che un mafioso riconosciuto e condannato in tutti i gradi di giudizio, chieda che a spese dell'autore venga pubblicata sul Corriere della Sera e sulla Repubblica una smentita dove si dice che la mafia non esiste e che lui è la persona più onesta e onorabile del mondo. Secondo il testo del ddl in questo caso l'autore, o l'editore per lui, deve pubblicare entro 7 giorni tale rettifica pena una pesante ammenda e senza replicare a sua volta. Lo potrebbe fare il giorno successivo ma sempre a spese sue...".

Le impressioni sono positive in vista della seconda parte dell'anno?
"Le previsioni allo stato attuale, ma sui cui pendono le incertezze che ho esposto in risposta alla domanda precedente, indicano un risultato più o meno in linea con quello degli ultimi due esercizi".

Come si sta muovendo Chiarelettere sul versante e-book?
"Si sta muovendo di concerto con il resto del gruppo. Come già annunciato Rcs, Feltrinelli e Messaggerie Italiane (holding del gruppo di cui fa parte GeMS) lanceranno a ottobre la loro piattaforma di distribuzione per gli ebook, Edigita. Tra i circa 1500 titoli che renderà disponibili ai retailer ci saranno anche quelli di Chiarelettere".

Chiarelettere ha da sempre usato molto il web. Ci sono novità in arrivo su questo versante?
"Premesso che siamo molto soddisfatti per quanto abbiamo fatto fino ad ora, la velocità tipica della rete ci impone continue riflessioni sul futuro dell’area web di Chiarelettere. Ad oggi sono in corso delle analisi affidate a consulenti specializzati e appena avremo i risultati di tali analisi potremmo ragionare in termini più concreti. Ora come ora non posso anticiparle nulla ma non appena avremo definito le strategie future sarò lieto di riprendere con lei questo tema. Insomma diciamo che lo stato attuale è work in progress…".

Chiarelettere a parte, il gruppo GeMS ha in mente nuove acquisizioni  che lo porterebbero al secondo posto per quota di mercato tra i gruppi editoriali italiani, superando così Rizzoli?
"In questo momento siamo molto impegnati nell'integrare, e in alcuni casi correggere la rotta, le acquisizioni fatte lo scorso anno per poter pensare ad altro. Ciò non vuol dire che se dovessero presentarsi occasioni interessanti non le prenderemmo in considerazione. Diciamo che non ce le andiamo a cercare, ma se dovessero essere loro a cercare noi... le prenderemmo sicuramente in considerazione. La quota di mercato è un parametro che ci interessa fino a un certo punto, come si può vedere sul sito di GeMS, sono altri i valori a cui teniamo di più. Poi le acquisizioni sono forse il modo più veloce per aumentare la propria quota ma non l'unico, si può incrementare anche grazie alla crescita interna come dimostra la storia del nostro gruppo. Secondo Nielsen, che però non rileva le quote nel canale della grande distribuzione, alla fine di giugno siamo a un soffio dalla seconda posizione (-0,2% di quota), può darsi che con le vendite della GDO la medaglia d'argento sia già intorno al nostro collo…".



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Il 23 luglio La Stampa ha annunciato quanto già scritto nel libro di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci, Il Patto, in libreria dal 30 gennaio.
Peccato che i principali giornali allora non se ne siano accorti. A cominciare da La Stampa. Eppure si tratta di una storia clamorosa che riguarda l’attentato a Paolo Borsellino.
In un palazzo di via d’Amelio, il giorno dopo la strage, entrano due poliziotti e trovano due dei fratelli Graziano, costruttori legati alla mafia.
Ora La stampa annuncia la notizia con grande risalto e come se fosse sua, aggiungendo i nomi dei due poliziotti che Biondo e Ranucci conoscevano ma che non fecero per non intralciare le indagini.
Dopo i depistaggi abbiamo anche i falsi scoop. 

I mozziconi mai sequestrati, l'ultimo giallo di via d'Amelio - L'articolo di Guido Ruotolo su La Stampa, 23 luglio 2010
Esposti, polemiche e fughe di notizie Sul pool antimafia tornano i veleni - di Nicola Biondo, l'Unità, 24 luglio 2010
Via d'Amelio, chi ruba? da www.19luglio1992.com


il pattoLe pagine tratte da "Il Patto", di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci
"20 luglio 1992. Sono passate poco più di dodici ore dall’eccidio. Due agenti della Criminalpol venuti da fuori sono in via D’Amelio. La prima cosa che cercano di capire è dove si siano appostati gli attentatori con il telecomando che ha fatto esplodere l’autobomba. I due escludono subito i palazzi che si affacciano su quel tratto della strada: sono sventrati, se si fossero posizionati
lì, i killer si sarebbero esposti a un rischio troppo alto.
Lo sguardo si posa poco più in là, oltre un
muro che separa la via da un grande giardino. Gli agenti mettono a fuoco un palazzo di dodici piani appena edificato. Percorrono poco più di cinquanta metri, entrano nello stabile e salgono le scale. Si imbattono nei due costruttori del palazzo, i fratelli Graziano. Si fanno portare nel loro ufficio e abbozzano una sorta di interrogatorio.
“Avete visto qualcosa?”
Poi chiedono loro i documenti per un controllo via radio: vogliono sapere se hanno precedenti. Nell’attesa, uno dei poliziotti sale fino alla terrazza, rendendosi subito conto che da lì la visuale su via D’Amelio è perfetta. Per terra, nota un mucchio di cicche.
Dalla centrale intanto comunicano che i costruttori sono schedati come mafiosi. Sono due dei sei fratelli Graziano, una progenie di imprenditori edili legati ai Madonia e ai Galatolo... Ce n’è abbastanza per portarli in centrale e proseguire gli accertamenti, ma sopraggiunge all’improvviso una squadra di poliziotti.
“Colleghi, è tutto a posto. Ce ne occupiamo noi, adesso”, dicono ai due agenti della Criminalpol. Che se ne vanno perplessi, fanno ritorno in centrale e stilano comunque un rapporto dettagliato. L’indomani ricevono un ordine di servizio: devono rientrare al comando di origine. Il loro lavoro a Palermo è concluso.

Dei fratelli costruttori qualche mese dopo la strage parlano pentiti del calibro di Gaspare Mutolo e Francesco Marino Mannoia...
La testimonianza degli agenti della Criminalpol è finita oggi nella nuova inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla morte di Borsellino e della sua scorta. Per tutti questi anni i due poliziotti hanno creduto che qualcuno avesse vagliato il loro rapporto, che quella pista fosse stata battuta. Invece il rapporto è sparito dalla questura di Palermo.
Le indagini hanno però appurato che nel palazzo, poche ore dopo che gli agenti della Criminalpol si erano allontanati, era arrivato un gruppo di carabinieri. Nella loro relazione risulta tutto a posto, tutto normale. E il palazzo della mafia su via D’Amelio sparisce.
Come l’agenda rossa di Paolo Borsellino".


Il patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci. Prefazione di Marco Travaglio
Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato.
Collana Principio Attivo
pp. 338 - euro 16,00
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di testa nostra(ANSA, 23 luglio 2010)
Noemi, il G8 e il terremoto. Minzolini, le amazzoni di Gheddafi e il Berlusconi prigioniero del berlusconismo. Mangano mafioso, le punzecchiature dell'Unità e gli italiani non creduloni (nei confronti sempre di lui, Berlusconi) ma "privati di speranza, di fiducia, di apertura verso il prossimo, di futuro, da voler credere ciecamente a chi racconta loro favole deliranti". Andrea Camilleri ha sempre parlato a viso aperto ma di solito gigioneggiando magistralmente, ironizzando con il raffinato humour siciliano, parafrasando dall'alto di una saggezza non comune e con grande, riconosciuta lealtà. Questo "Di testa nostra", nuovo libro realizzato insieme al giornalista Saverio Lodato, è il Camilleri ancora più franco che, stimolato dal quasi conterraneo (Lodato si è stabilito a Palermo all'età di otto anni), non contiene l'acrimonia, l'amarezza accumulata per il suo Paese. E sbotta. Il sottotitolo è chiarificatore: 'Cronache con rabbia 2009-2010'.
Non è il Camilleri del Montalbano - autentico e casalingo - né quello intellettuale e di enorme respiro de "Il re di Girgenti", né tantomeno il saggista acuto de "La bolla di componenda". No, qui c'é il Camilleri della parola sulla punta della lingua: non ci pensa due volte, la pronuncia e critica, spesso pesantemente. Quello che si direbbe l'intellettuale impegnato se la locuzione non fosse un'attribuzione d'antan o, ormai, un termine che attecchisce soltanto a individui di una certa età. L'impegno non è della nostra epoca.
Basta guardare le firme e le iniziative promosse a favore della libertà di espressione come contro le leggi ad personam e l'intera gamma di "cesarismi" più volte analizzati e criticati (anche) dallo stesso Camilleri: i primi firmatari sono sempre gli stessi, "quella sporca dozzina" con un requisito comune: essere almeno over seventy.
'"Di testa nostra"' non è un libro di domande e risposte, un libro-intervista come altri ne avevano compilato insieme Camilleri e il coraggioso Lodato, è una raccolta (la seconda, la prima fu "Un inverno italiano") di articoli pubblicati nella rubrica 'Lo chef consiglia', della stessa coppia, pubblicata sulle pagine de L'Unità. In particolare nel biennio 2009-2010.
Lo scrittore pensatore si lascia andare alla passione politica, senza particolari freni che non il bon ton e la critica educata anche se graffiante, ruvida. Non certo quell'alveo plastificato e insonorizzato di un atteggiamento "politically correct". Nel solco del suo amico e corregionale Leonardo Sciascia, Camilleri semina il sale della polemica lì dove la ferita è ancora aperta o, al contrario, sta per riaprirsi, lì affonda la lama, convinto che questa società italiana abbia inoculato un veleno e, in mancanza di antidoto, occorra incidere e scavare nella carne per scalzarlo, scongiurarne la tossicità. Non per interesse proprio ma per un Paese migliore e più consapevole. (DO)


Di testa nostra
Cronache con rabbia 2009-2010
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana Reverse
Pagine 224, euro 13,60

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Rassegna stampa



 
intrigo internazionale
In occasione della pubblicazione del libro di Giovanni Fasanella e Rosario Priore “Intrigo internazionale” e a pochi giorni dal 30esimo anniversario della strage di Bologna

Convegno “Strage di Bologna: una storia da riscrivere?” 
Roma, lunedì 26 luglio,ore 17.30
c/o Camera dei Deputati, Sala della Sacrestia, Vicolo Valdina
 
Programma:
- “La verità, non una verità” 
on. Giovanni Pellegrino, Presidente della Commissione Stragi 
on. Barbara Saltamartini; Mario Sechi, direttore de Il Tempo 
- “Il limite della verità giudiziaria
 Giovanni Fasanella, giornalista; on. Francesco Biava 
- “Omissis e desaparecidos nella sentenza sulla strage del 2 agosto 1980
Prof. Salvatore Sechi, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bologna e consulente della  Commissione Mitrokhin; on. Rino Formica 
- “Le stragi nella dimensione internazionale
Giudice Rosario Priore
Modera: avv. Valerio Cutonilli, autore del libro “Strage all’italiana" 
Scarica la locandina del programma 

 
Per partecipare al convegno è necessario accreditarsi presso l'Ufficio Stampa della Camera dei Deputati al numero: 06.67602125, oppure presso l'Ufficio stampa di Chiarelettere
info@chiarelettere.it 


Intrigo internazionale
Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire.
di Giovanni Fasanella e Rosario Priore
Collana Principio Attivo
Pagine 208 - euro 14,00
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I LIBRI DI CHIARELETTERE

Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
Collana Dvd+libro
Pp 176, durata film: 60 minuti
euro 18,60 €
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
di Ferruccio Pinotti
con la collaborazione di Giovanni Viafora
Collana Principio attivo
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1994
L'anno che ha cambiato l'Italia. Dal Caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi.
Una storia mai raccontata.
di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari
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Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
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L'Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
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Di testa nostra
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
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L'agenda nera
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
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La colata
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari,
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Intrigo internazionale
di Giovanni Fasanella e Rosario Priore
Collana Principio Attivo
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Dopo di Lui il diluvio
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Pane e bugie
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La strada di Levi
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Giorgio Perlasca
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
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Agenda voglioscendere 2010
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Un inverno italiano
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Passione reporter
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Io sono il mercato
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Un paese di baroni
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Il suono e l'inchiostro
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di Elena Valdini
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ALZA LA TESTA!
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Un nuovo contratto per tutti
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Evaporati in una nuvola rock
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Bavaglio
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I cinesi non muoiono mai
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
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Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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