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di Pino Petruzzelli*

Quella rom e sinta è una cultura orale e questo ha fatto sì che, nei secoli, la loro sia stata sempre “una storia scritta dagli altri” e alla quale si sono sempre dovuti adattare. Oggi, nei rapporti con loro, non c’è bisogno di azioni discriminatorie o di buonismo. Occorre solo e unicamente conoscere la verità. Un amico frate rom, citando il Vangelo di Giovanni, mi ricordò: “Conoscete la verità e la verità vi renderà liberi”.

Un paio di mesi fa si è pensato di voler dare un documento d’identità ai bambini rom che vivono nei campi nomadi e per questo è stato proposto di prendere loro le impronte digitali. Ma il 70% dei rom e dei sinti che popolano i campi nomadi sono italiani a tutti gli effetti. Il 70% dei bambini che vivono nei campi nomadi un documento d’identità, rilasciato da Comuni italiani, lo avevano già perché sono italiani.
E’ questo che ha fatto pensare che in Italia si stessero per effettuare delle schedature su base etnica...

*Autore di Non chiamarmi zingaro

Giornalisti contro il razzismo - aderisci


continua





Ascolta l'audio della presentazione (formato mp3 63mb, fai click sul link e salva oggetto con nome)

Il fenomeno Travaglio. In migliaia per ascoltarlo  (pdf) (la Repubblica ed. Torino, 30 settembre 2008)


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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Mi ero ripromesso di scrivere sul rapporto tra democrazia e informazione. E adesso mi rendo conto che rischio di mettere in fila una serie di luoghi comuni.
Così ho pensato di utilizzare un esempio.
Ai tempi di Mani Pulite, tranne uno zoccolo duro di politici inquisiti o inquisendi, amici e amici degli amici di questi politici, anche loro in odore di inquisizione; tranne questa gente, tutti erano contentissimi della ventata di aria fresca che faceva volare il putridume della politica.
Poi, piano piano e però sempre più in fretta, il vento è cambiato.
Non è difficile capire perché.

Partiamo da lontano, dai Tre Moschettieri. In Il Visconte di Bragelonne (come tutti sanno, si tratta dell’ultimo volume della serie) Dumas mette in scena la morte di Mazzarino, il Cardinale che governò la Francia per quasi 40 anni; e descrive l’incontro con il giovanissimo Luigi XIV che va a fargli visita sul letto di morte. Luigi chiede a Mazzarino: “Cardinale, voi che mi avete così fedelmente servito e mi avete insegnato tutto quello che so, datemi un ultimo consiglio”. E Mazzarino, con l’ultimo respiro gli dice “Sire non assumete mai più un primo ministro”.
Luigi se ne ricordò sempre, governò senza controlli e senza controllori; diventò il Re Sole, padrone della Francia e, per lungo tempo, dell’Europa.

Così è successo con la nostra classe politica (che però è parecchio meno entusiasmante del Re Sole): Mani Pulite? Mai più! E, scientificamente, si è applicata su un doppio versante: la distruzione del sistema giustizia, attraverso leggi costruite apposta per non consentire il processo penale. e il bavaglio all’informazione.
Sul primo punto abbiamo già parlato un po’ e ancora parleremo.
Ma perché il secondo? Perché il bavaglio all’informazione?

Qui la cosa è un po’ complessa. E’ ovvio che la distruzione del sistema giustizia e, anche, una certa incapacità della magistratura ad interpretare il suo ruolo in maniera organizzata ed efficiente, hanno cagionato malcontento e sfiducia nei cittadini. Nessuno si fida più del processo, della giustizia, dei giudici. Quando la spazzatura è nelle strade la gente se la prende con tutti, anche con gli spazzini; e non le importa molto se le colpe, in realtà, non sono proprio tutte degli spazzini. La gente vuole le strade pulite e se pulite non sono si incazza.

Certo, si potrebbe spiegare che la spazzatura resta nelle strade perché gli amministratori della città non hanno organizzato per tempo discariche ed inceneritori; e si potrebbe spiegare che il processo non funziona perché la classe politica ha fatto tutto il possibile per non farlo funzionare. Si potrebbe spiegare ai cittadini cosa non funziona e di chi è la colpa. E i cittadini potrebbero farsi delle idee, decidere di votare questo o quell’altro, fidarsi di Tizio e non fidarsi di Caio. Insomma si potrebbero informare i cittadini, raccontargli quello che succede e metterli in condizione di avere delle idee.

Eh, già, così ritorniamo ai tempi di Mani Pulite. Così finisce che la gente riesce a sapere, ad esempio, che per i reati di molestie, ingiurie, percosse, lesioni perfino (in molti casi perlomeno) e per un’altra sterminata serie di reati (per esempio il falso in bilancio, eh, eh) non si può mettere in prigione nessuno; che misure alternative un po’ ridicole (l’obbligo di dimora etc.) possono essere violate impunemente; che la valutazione di pericolosità, sussistenza di esigenze probatorie, pericolo di fuga, è stata fatta preventivamente dal legislatore in un modo talmente idiota (furbissimo) da rendere difficilissimo sia mettere qualcuno in prigione sia tenercelo per un tempo adeguato. Così finisce che la gente capisce perché il sistema giustizia non funziona; e a chi giova che non funzioni. Così finisce che i cittadini sanno. E magari non sono d’accordo; e protestano; e votano male (dal punto di vista della nostra classe politica).

Insomma, l’informazione non può essere libera perché non ci si può permettere un giudizio dei cittadini libero. Ed ecco che l’informazione viene negata e trasformata in propaganda, il giudizio reso impossibile e i cittadini trasformati in sudditi.

Quando Montesquieu elaborava la sua celebre teoria della divisione dei poteri viveva in un’epoca in cui l’informazione era sostanzialmente riservata ad una elite di intellettuali, aveva una diffusione limitatissima e non influiva per nulla sulla gestione del potere. Oggi, come è ovvio, le cose non stanno più così. Il potere esecutivo e il potere legislativo sono, nei fatti, uno solo; poiché il Governo impone le sue leggi al Parlamento che le emana come atto dovuto. L’esecutivo inoltre ha in corso una strategia per appropriarsi anche del potere giudiziario in modo da essere immune dal controllo di legalità e orientare l’amministrazione della giustizia in senso utile ai suoi disegni politici o quantomeno con essi non contrastante. Tutto ciò che rimane è la possibilità per i cittadini di rendersi conto di questa rivoluzione strisciante e di opporvisi con lo strumento democratico che ancora posseggono: il voto. Ed è qui che l’informazione gioca il suo ruolo decisivo; ed è qui che l’esecutivo tenta di incidere imponendole limiti che diventano veri e propri bavagli.

Al prossimo post per qualche altra considerazione..






Il video della presentazione de "Il ritorno del principe" di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato.
Sono intervenuti, con gli autori,
Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - 23 settembre
2008

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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Accolgo volentieri la richiesta di Terenzio (commento 102 al post del 6 settembre).
In effetti gli accordi in materia di giustizia che si profilano tra destra e sinistra sono preoccupanti.
I cultori della procedura penale saranno lieti di un incipit molto preciso: l’indicazione delle norme che regolano i rapporti tra Procura della Repubblica e Polizia Giudiziaria. Queste sono: l’art. 109 della Costituzione, secondo cui la Magistratura dispone direttamente della Polizia Giudiziaria; e numerosi articoli del codice di procedura penale: il 58, secondo cui la Procura dispone (presso i propri uffici) di una sezione di Polizia Giudiziaria e si serve di questa per compiere le indagini (ma non solo; può servirsi anche di qualsiasi altra Polizia Giudiziaria); il 59, secondo cui la Polizia Giudiziaria in servizio presso la Procura dipende direttamente dal Procuratore della Repubblica e non può essere trasferita ad altro ufficio o adibita a servizi diversi se non per ordine del Procuratore; il 327, secondo cui il Pubblico Ministero dirige le indagini; il 330, secondo cui il Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato; il 347, che obbliga la Polizia Giudiziaria a riferire senza ritardo al Pubblico Ministero i reati di cui è venuta a conoscenza; il 348 secondo cui, una volta che la Procura sia stata avvertita che è stato commesso un reato, la direzione delle indagini spetta al Pubblico Ministero.

Per evitare diatribe che ritengo poco costruttive, sia chiaro che si tratta di un sintetico resoconto del contenuto di questi articoli che, se taluno vuole leggere integralmente, sono rintracciabili in qualsiasi codice. E sia chiaro anche che di norme che riguardano questo argomento ce ne sono altre ma che, ai fini di quello che voglio raccontare, mi servono solo queste.

Per quelli che preferiscono un racconto più agevole, dirò che in pratica le cose si svolgono così.
La Procura della Repubblica dispone di un certo numero di poliziotti giudiziari; nel termine poliziotti giudiziari sono compresi Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza. Questi poliziotti sono alle dirette dipendenze del Procuratore, nessuno che non sia il Procuratore (o i Sostituti, si capisce) può dare loro ordini; non possono essere trasferiti né possono essere adibiti a servizi diversi da quelli che svolgono presso la Procura. Insomma un corpo di polizia piccolino ma autonomo e indipendente esattamente come i magistrati della Procura.

Con questa task force, ripeto, piccolina ma efficiente, le Procure lavorano.
E su cosa lavorano? Su quello che gli arriva; infatti, ogni giorno la Procura riceve le cosiddette notizie di reato: si tratta dei rapporti della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Forestale, dell’INPS, dell’Ispettorato del lavoro, dei Vigili Urbani etc; a questi rapporti di autorità pubbliche si aggiungono denunce e querele (c’è una differenza ma per la nostra storia è irrilevante) presentate dai privati cittadini; arrivano anche relazioni inviate da pubblici ufficiali (per esempio altri giudici, in genere quelli che si occupano di civile, oppure notai o impiegati del Comune etc.) che, nel corso della loro attività, sono venuti a conoscenza di fatti che, secondo loro, costituiscono reato; infine gli stessi Procuratori della Repubblica o i loro Sostituti possono aprire un’indagine a seguito di notizie raccolte direttamente, magari da un giornale, da un servizio televisivo, dalla constatazione diretta di un fatto.

Tutto questo viene valutato dalla Procura che decide se aprire un’indagine o no; se ritiene di farlo (potrebbe non ravvisare alcun elemento illecito in ciò che le viene raccontato) si procede alle iscrizioni nel registro e via con il lavoro...
continua



Stanno arrivando molte lettere di persone che ci invitano ad avviare una rivista o addirittura un quotidiano. Se ne è parlato anche quest'estate e su alcuni giornali è stato scritto che Chiarelettere sarebbe diventato l'editore del giornale dell'Italia dei valori. In altre occasioni Chiarelettere è stata inserita in un ipotetico partito "giustizialista" con Travaglio e altri autori della casa editrice.

Forse è il caso di specificare che Chiarelettere non è vicina a nessun partito, anzi sta ben alla larga dai politici. Sarebbe un contro senso fare un giornale di partito che libero, per forza di cose, non può esserlo mai. Teniamo alla nostra indipendenza che è la nostra vera forza. Faremo libri belli, brutti, anche sbagliati, ma l'errore sarà imputabile soltanto a noi. Può darsi che qualche libro sarà "utile" alla destra, altri alla sinistra. Non ci importa niente. L'etichetta giustizialista che affibiano spesso a Travaglio e ad altri è un modo per dare sulla voce a chi crede semplicemente nella giustizia.

In Italia chi comanda e "regola" l'informazione ragiona sempre seguendo criteri spartitori: chiunque deve avere un posto assegnato. Magari con un colore. Così provano anche con Chiarelettere. Prima l'area di appartenenza, poi i fatti, che, all'occorrenza scompaiono anche. Difficile essere liberi così. Noi ci proviamo. E contiamo su di voi che ci state seguendo numerosi anche attraverso i blog della casa editrice. Grazie a tutti.

Lorenzo Fazio
Direttore editoriale Chiarelettere


Segnalazioni

Guarda i video della presentazione di Bavaglio (Roma, 3 settembre 2008 - Teatro Vittoria)

Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe". Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - ore 21
Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza teatro: 900 posti
)


Roma, 3 settembre 2008 - Teatro Vittoria



Sono intervenuti: Paolo Flores d'Arcais, Pino Corrias, Marco Lillo, Peter Gomez, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti


sfoglia agosto        ottobre

 

VIDEO

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I LIBRI DI CHIARELETTERE

Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
Collana Dvd+libro
Pp 176, durata film: 60 minuti
euro 18,60 €
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
di Ferruccio Pinotti
con la collaborazione di Giovanni Viafora
Collana Principio attivo
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L'anno che ha cambiato l'Italia. Dal Caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi.
Una storia mai raccontata.
di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari
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Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
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Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
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I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo
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Giorgio Perlasca
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
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Agenda voglioscendere 2010
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Presunto colpevole
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Un nuovo contratto per tutti
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Evaporati in una nuvola rock
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La paga dei padroni
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
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I cinesi non muoiono mai
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Il partito del cemento
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Il ritorno del principe
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Non chiamarmi zingaro
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
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Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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