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                                                                                                                                                            Pubblichiamo due brani tratti dell'introduzione di Pino Corrias al Bavaglio, il libro di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio, in libreria dal 21 luglio.

Le sue Italie
Intanto c’è quella di sempre. Quella delle origini dell’avventura commerciale, che Berlusconi ha coltivato in vent’anni di iridescenza culturale, nutrendone i sogni, le aspirazioni, le paure, con lo spettacolo quotidiano del proprio mondo vincente, semplificato e consumista: «Con le mie tv ho cambiato la vita degli italiani. Li ho resi più felici».
È un’Italia indifferente alla politica. Non del tutto disarmata, anche se ipnotizzata dal lieto fine. È il suo pubblico televisivo. Cresciuto (o invecchiato) dentro la sua avventura. Irradiato da un idem sentire al punto di trasformarsi, dopo la stagione di Mani pulite che terremotò tutto, compreso la politica, in un elettorato disponibile a colmarne i vuoti. E che nel corso degli anni si è sempre più identificato in lui, nelle sue ossessioni per il successo, il denaro, l’immagine, la paura dei comunisti. Che esulta e che odia con lui.
Che disprezza i politici di professione, diffida dei magistrati, sente lo Stato come un intruso e le tasse come un’ingiustizia...
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Zar Silvio
Brillava tutto, quel giorno, 18 aprile 2008. Il mare di Punta Lada, il sole sulla Costa Smeralda, gli auricolari delle scorte. Ronzavano elicotteri militari. Cento, tra giornalisti e cameramen, erano lì a chiedersi che cosa ci facesse lo zar Vladimir Putin, ai piedi della scala del suo Ilyushin presidenziale, aeroporto ventoso di Olbia, accolto con pacche, ilarità e abbracci dal suo amico Silvio Berlusconi.
Putin stava rientrando a Mosca, dopo un visita lampo a Gheddafi, in Libia. Berlusconi aveva incassato da quattro giorni la vittoria elettorale, non era ancora premier, ma era già abbondantemente «il presidente di tutti gli italiani».
La visita è informale, dice l’ufficio stampa del Cavaliere, un incontro tra vecchi amici, per una serata in villa e per uno scambio di idee.
Il «Financial Times», in un articolo di prima pagina, è molto meno vago. Scrive che i due uomini hanno parecchi affari in comune e altrettante affinità. Scrive che i due uomini hanno parecchi affari in comune e altrettante affinità. Intanto condividono lo stile di vita, la vanità e la statura. Entrambi hanno un debole per il linguaggio crudo, le barzellette e le donne. È identico il carattere autoritario. Il culto del denaro. L’estro per gli affari...
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La scheda del libro

La rassegna multimediale

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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Berlusconi ha detto che deve riformare la giustizia “ab imis” e che la “separazione delle carriere” non gli basta. Ma che cosa è questa “separazione delle carriere”?

In breve si tratta di questo: nel processo penale accusa e difesa debbono diventare parti che operano su un piano di parità; uno accusa l’imputato e l’altro lo difende; uno raccoglie le prove che provano la colpevolezza e l’altro quelle che provano l’innocenza; e tutti e due smontano le prove dell’altro come meglio possono. Sopra di loro sta il Giudice “terzo e imparziale” che deve stabilire chi tra i due ha torto o ragione. Ne consegue che, anche se l’accusa è sostenuta da un magistrato, il Pubblico Ministero, questo deve essere diverso, appunto “separato”, dal suo collega che fa il Giudice: e, per ottenere questo obbiettivo, l’unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate; quella del Giudice e quello del Pubblico Ministero; e nessuno deve poter passare da un ruolo all’altro.

Si tratta di una sciocchezza; ed è facile capirne il perché: il PM tutela gli interessi della collettività, l’avvocato quelli del suo cliente. Per il PM non è importante che l’imputato venga condannato; è importante che il colpevole venga condannato. E quindi, se l’imputato non è colpevole (perché le prove raccolte contro di lui si rivelano non convincenti, insufficienti, contraddittorie) il PM ha l’obbligo di chiedere che venga assolto. In realtà, al di là dell’obbligo, al PM non salta nemmeno in testa di chiedere la condanna di un imputato che ritiene innocente o per il quale le prove raccolte gli sembrano insufficienti. Alla fine, nel PM, si riassume il ruolo di accusatore e difensore: egli cerca di capire se l’imputato è colpevole o innocente; e, quando crederà di aver capito (perché sempre di giustizia umana si tratta) chiederà al Giudice la condanna o l’assoluzione.

L’avvocato difensore, lui si, è uomo di parte; nel senso che egli ha un obbligo ben preciso: far assolvere il proprio cliente oppure, alla peggio, fargli avere la pena più ridotta che sia possibile. Per capire bene questa differenza (che però è talmente ovvia da non meritare commenti) basta un esempio: se un PM sa che è possibile acquisire una prova che dimostra l’innocenza dell’imputato, la deve acquisire; se un avvocato difensore sa che esiste una prova che dimostra la colpevolezza del suo cliente, deve (proprio deve) evitare (con mezzi leciti si capisce, ma qui il discorso si fa lungo e complicato) impedire che venga scoperta.

Insomma, non è vero che PM e avvocato sono due soggetti animati da interessi contrapposti: il PM può trovarsi dalla stessa parte dell’avvocato. E non è vero che hanno un ruolo processuale paritario: il PM difende un interesse pubblico - l’identificazione e la punizione del colpevole, chiunque esso sia -; l’avvocato difende un interesse privato - l’assoluzione del suo cliente, anche se colpevole -.

Ma allora perché….?
Le ragioni sono sostanzialmente due...
continua



Dal 21 luglio in libreria il nuovo libro di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio, con introduzione di Pino Corrias.

Passeranno dalla cronaca alla storia questi giorni di giugno e luglio 2008. Li chiameranno: i giorni del bavaglio. Quando il Senato votava per interrompere il proesso del premier accusato dal Tribunale di Milano per la corruzione del testimone Mills e per farlo minacciava di fermarne altri centomila. In via d'urgenza. E in nome della sicurezza.

Quando la destra italiana, con nessuno scandalo della sinistra, anzi d'accordo, approvava il nuovo lodo Maccanico-Schifani-Alfano per garantire l'immunità alle più alte cariche dello stato. Quella del premier in particolare. In via d'urgenza. E in nome della sicurezza.

Quando la destra italiana, senza troppo scandalo della sinistra, anzi d'accordo, preparava le nuove leggi per vietare ai magistrati e agli investigatori l'uso delle intercettazioni telefoniche per un'allarmante sequenza di reati. Proibire in perpetuo la loro pubblicazione e quella di ogni altro atto giudiziario, anche per riassunto. Deliberare il carcere per i giornalisti e ingenti multe per gli editori. E in nome della sicurezza sospendere la libertà di stampa.

Ecco allora Il bavaglio, un libro contro le nuove leggi-vergogna e per far conoscere tutte le carte che la CASTA vuole nascondere ai cittadini. Prima che sia troppo tardi.
di Peter Gomez

Leggi due brani tratti dall'introduzione di Pino Corrias

Guarda le interviste a Peter Gomez e Marco Travaglio (Milano, presentazione del Bavaglio - 21 luglio 2008) di YouReporter

Guarda le foto di YouReporter

Bavaglio
di Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Pagine 240, prezzo euro 12,00
Collana: principioattivo

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19 luglio 2008 - 16 anni dopo
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

‘’... una pietra tombale su una delle vicende giudiziarie più inquietanti degli ultimi tempi‘’. Sono queste le parole usate dal Procuratore aggiunto di Caltanissetta (ora procuratore di Agrigento) Renato Di Natale e dal sostituto Rocco Liguori nel ricorso per cassazione proposto contro la sentenza del gup Paolo Scotto Di Luzio che ha prosciolto il colonnello dei carabinieri del Ros Giovanni Arcangioli dall’accusa di avere rubato l’agenda rossa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l’esplosione in via D’Amelio, il pomeriggio del 19 luglio 1992.

Il mistero dell’agenda rossa, a sedici anni dalla morte di Borsellino e dei cinque agenti di scorta,  appare dunque più impenetrabile che mai. I due magistrati di Caltanissetta, infatti, giudicano  le motivazioni del gup ‘’contraddittorie, manifestamente illogiche, con un travisamento della prova’’. E l’unica possibilità di scavare sui retroscena della sparizione di quell’agenda, definita da Marco Travaglio la ‘’scatola nera’’ della Seconda Repubblica, resta ora appesa al filo di un ricorso alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere se sollevare quella ‘’pietra tombale’’, ordinando di processare l’imputato Arcangioli.

‘’Di sicuro non vi è certezza sull’identificazione del soggetto cui fu consegnata la borsa del dottor Borsellino una volta prelevata dalla macchina blindata - scrivono Di Natale e Liguori - ma non può essere messo in discussione che, dopo un margine di tempo presumibilmente breve, la borsa ricompare nelle mani dell’imputato mentre si dirige in via Autonomia Siciliana‘’.

Quel che accadde quel pomeriggio attorno alla blindata annerita dalle fiamme non è chiaro: le testimonianze restano contraddittorie, i ricordi confusi: ‘’ma si tratta di vuoti - scrivono i pm - che meritavano un approfondimento dibattimentale che attraverso confronti o ricognizioni personali potevano essere colmati’’. Per questo motivo, i magistrati della procura nissena concludono il loro ricorso, affermando che ‘’il procedimento in oggetto può anzi definirsi un classico caso in cui è necessario un vaglio dibattimentale’’. Il caso, insomma, è ancora aperto. Mentre Palermo si mobilita per commemorare Paolo Borsellino e i poliziotti morti con lui nell’esplosione di via D’Amelio, la parola passa alla Suprema Corte.

*Autori de L'agenda rossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere)

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Chiarelettere presenta Il ritorno del principe di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Ne parlano insieme agli autori: Giancarlo Caselli, David Lane e Marco Travaglio
9 luglio 2008 - Atrio della Biblioteca Comunale di Casa Professa, piazza Casa Professa, Palermo

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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Quando la Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Schifani (che sarebbe il lodo Alfano prima versione; perché Berlusconi ci aveva già provato a farsi una legge che ponesse lui e i suoi amici al di sopra della legge) ha detto che l’intento del legislatore (sarebbero Berlusconi e il suo portavoce di allora Schifani) era quello di tutelare il sereno svolgimento delle rilevanti funzioni proprie delle Alte Cariche dello Stato. Secondo la Corte Costituzionale questa cosa poteva anche essere fatta; però in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto. Poi la legge venne dichiarata incostituzionale perché assicurava l’immunità a vita e questo era un po’ fuori dell’ “armonia con i principi fondamentali etc”.
Adesso lo stesso legislatore (ha solo cambiato portavoce, adesso c’è Alfano) ci riprova: siccome la Corte Costituzionale gli ha detto che l’immunità a vita non va bene, si accontenta di un’immunità per una sola legislatura; per il resto, tutto uguale.
Così c’è da chiedersi se il sereno svolgimento delle funzioni delle Alte Cariche lo debbono proprio pagare gli altri cittadini, quelli che non sono e non saranno mai Alte Cariche ma che con queste magari qualche problema potrebbero anche averlo.
Perché non si deve dimenticare che anche le Alte Cariche dello Stato sono comuni cittadini; anche loro conducono, nei momenti lasciati liberi dalle alte funzioni che ricoprono, una normale vita di relazione. Si innamorano, si sposano, concepiscono e partoriscono figli, tengono animali di compagnia, guidano l’automobile, l’aereo, l’elicottero, le barche, a vela o a motore che siano; in qualche caso svolgono professioni: sono medici, ingegneri; in altri casi sono imprenditori e posseggono aziende. Insomma, sono Alte Cariche ma restano uomini che vivono nel mondo. E se si accorgono che la moglie o il marito li tradisce? Se si innamorano di un'altra donna o di un altro uomo e abbandonano la famiglia? Se litigano con la moglie o il marito e gli ficcano un paio di ceffoni e questa o questo cade e si fa male? Se danno un calcio al cane e lo abbandonano sull’autostrada? Se omettono di adottare, nella loro azienda (qualcuno ne ha, magari anche parecchie) misure antinfortunistiche e ci scappano uno o più morti? Se smaltiscono i rifiuti delle loro mega ville un po’ alla garibaldina? Se addirittura le megaville se le costruiscono in barba a piano regolatore, vincoli paesaggistici e idrogeologici etc? Se mandano il capo della loro scorta a comprargli la cocaina? Se insomma commettono uno dei tanti reati che non hanno nulla a che fare con le funzioni proprie della loro Alta Carica Politica e per i quali tanti cittadini ogni giorno vengono sottoposti a processo?
Secondo il lodo Alfano non gli deve succedere nulla; perché l’unico modo per governare serenamente e pacificamente il Paese è una licenza a delinquere. E insomma l’interesse pubblico avanti tutto.

Ma poi, come le tuteliamo le vittime dei reati commessi dalle Alte Cariche dello Stato?
Beh, dice il lodo Alfano, prima di tutto c’è il processo civile; e poi il giudice può acquisire le prove non rinviabili.
Trattasi di una bufala.
Per esempio, se l’Alta Carica dello Stato decide di non corrispondere alla moglie o al marito che l’ha tradita l’assegno alimentare stabilito dal giudice al momento della separazione, commette il reato di cui all’art. 570 codice penale, la violazione degli obblighi di assistenza familiare. Che si fa? Il processo penale non si può fare, prove non rinviabili da acquisire non ce n’è, è tutto pacifico, l’Alta Carica non scuce un quattrino e la moglie e i bambini piccini muoiono di fame. Ma il Ministro Alfano dice che resta il processo civile; così la moglie o i figli abbandonati in condizioni di indigenza, possono adire il Tribunale civile e richiedere gli opportuni provvedimenti di urgenza, per esempio il sequestro dei beni; poi possono richiedere un processo di esecuzione per far vendere questi beni e soddisfare le loro esigenze sul ricavato. In capo a un anno (magari due), più o meno, avranno ottenuto giustizia; nel frattempo c’è da sperare che la carità pubblica e privata li sovvenga. Nel caso dell’Alta Carica dello Stato che faccia mancare i mezzi di sussistenza, in realtà, c’è un altro sistema, quello previsto dall’articolo 156 del codice civile: su richiesta dell’avente diritto, il giudice può … ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere … somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa venga versata direttamente agli aventi diritto. Sicché potrebbe avvenire che la Presidenza del Consiglio, o la Presidenza della Repubblica o la Camera o il Senato siano tenuti a corrispondere ai congiunti creditori di assegni alimentari le somme in questione, trattenendole direttamente dallo stipendio che dovrebbe essere versato all’Alta Carica dello Stato; non so se avverrà mai ma sarebbe certamente uno spettacolo assai peculiare.

E se l’Alta Carica dello Stato si abbandona a maltrattamenti in famiglia (mena la moglie e i bambini piccini), commettendo il reato di cui all’articolo 572 del codice penale? Il reato di maltrattamenti in famiglia non è cosa da poco, è punito con una pena che va da uno a 5 anni di reclusione. Anche qui, prove urgenti non ce ne sono: i certificati del pronto soccorso li abbiamo già e la denuncia della moglie e dei bambini pure. Quello che servirebbe sarebbe una misura cautelare, magari non proprio l’arresto ma almeno il divieto di vivere nella casa coniugale o l’obbligo di allontanarsi dal Comune dove risiedono i familiari maltrattati. Beh, anche questo non si può fare: mogli e bambini piccini altra scelta non avranno che la fuga, sempre che sia possibile.

E se l’Alta Carica dello Stato picchia il cane e lo tratta male (reato di cui all’art 727 del codice penale)? Non possiamo sequestrarglielo con decreto di sequestro preventivo (art. 323 codice di procedura penale) perché il processo non si può fare; non possiamo manco dirgli di piantarla di maltrattare il cane, l’Alta Carica è “immune”, lo dice la legge. E che il cane si arrangi.

E se l’Alta Carica gestisce un’azienda i cui macchinari sono pericolosi? Anche qui niente sequestro, niente misura cautelare, niente di niente; può continuare a farla funzionare come e quanto gli pare, le prove sono state tutte raccolte, il processo non si può fare, l’Alta Carica ha la sua fabbrica e ci fa quello che vuole.. E se poi muore qualcuno? Ma che problema c’è, l’Alta Carica si beccherà un bel processo civile.

Insomma, mi viene in mente un vecchio detto romanesco: quante me ne ha date! Ma quante gliene ho dette!
Per finire: ma qualcuno si è posto il cosiddetto problema Riina - Provenzano - delinquenti vari? Voglio dire, se un grosso delinquente, dopo una vita di delitti e di sopraffazioni e di imbrogli e di corruzioni; insomma dopo una vita di spietata e criminale immoralità, pensa bene di utilizzare i soldi, il potere, l’influenza che si è guadagnato con la sua vita di delitti per influire in vari, magari efferati, modi sull’elettorato e su partiti politici; se così facendo riesce a farsi eleggere parlamentare e poi accedere a una Alta Carica? Insomma, che ne facciamo di uno che con corruzioni, ricatti, magari omicidi, conquisti il potere politico? Lo lasciamo a governare per tutta la durata del mandato, protetto da quello stesso ordinamento che egli ha violato e che, ovviamente, continuerà a violare in misura sempre maggiore? E, a quel punto, quale sarà la differenza tra il nostro Paese e uno qualsiasi degli Stati soggetti a dittature militari o criminali?

Bruno Tinti




In libreria dal 12 luglio

I cinesi in Italia: la più numerosa comunità d’Europa. Ma quanti sono? Cosa fanno? Come arrivano? Molto è cambiato dagli anni Ottanta. Erano 2000. Oggi sono 150mila. Rappresentano il 5 per cento del totale degli immigrati regolari. Poca cosa. Eppure li vediamo ovunque nelle nostre città. Aprono negozi, bar, ristoranti, interi quartieri sono diventati piccole Chinatown. Un’impresa straniera su sette è cinese.

La prima generazione di immigrati oggi ha i figli che frequentano l’università. Ma allora li guardavamo con curiosità, ora con paura. L’Italia è cambiata. Sono accusati di tutto: prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, traffico di rifiuti, sfruttamento di bambini. Ma siamo sicuri che sia veramente così?

Vale la pena conoscerli da vicino e raccontarli. Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (“i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo.

Un reportage nell’Italia di oggi, da Torino a Matera, passando per la provincia italiana (a Bagnolo Piemonte gli scalpellini cinesi sono leader nella lavorazione della storica pietra di Luserna, quella dei sampietrini che pavimentano le nostre strade), Milano, il ricco Nordest, Prato (dove troviamo il fondatore della Giupel, il primo cinese ammesso in Confindustria), Roma, Napoli (qui le donne partenopee fanno da babysitter ai bimbi con gli occhi a mandorla)...

Vedendo all’opera i cinesi capiamo anche cosa siamo diventati noi. Un Paese stanco, rassegnato e spaventato. Che guarda con sospetto chi, come loro, scommette sulle proprie capacità e investe nel lavoro e nelle nuove generazioni. Se la mafia gialla fa paura è perché i malati siamo noi.

Il sommario - La rassegna - Acquista il libro

Gli autori

Raffaele Oriani è giornalista di “Io donna”, il settimanale femminile del “Corriere della Sera”. È autore di Pompei. Scene da un patrimonio (I libri di Reset, 1998) e A nord. Volti e storie dal tetto d'Europa (Editori Riuniti, 2000).

Riccardo Staglianò
è giornalista de “la Repubblica”. Nel 2001 ha vinto il Premio Ischia di Giornalismo, sezione giovani. È tra l’altro autore di Bill Gates. Una biografia non autorizzata (Feltrinelli, 2000), e L’impero dei falsi (Laterza, 2006).



Leggendo i giornali e ascoltando i Tg all'indomani della manifestazione di Piazza Navona contro le leggi-canaglia del governo Berlusconi, ci si chiede se per caso pochi metri più in là, a nostra insaputa, ci fosse stata una piazza parallela, con gli stessi ospiti sul palco ma un po' di folla in meno, dove si stava svolgendo un altro film.

Per questo vogliamo metterli anche noi in fila, i video degli interventi, perché tutti possano guardare e verificare cosa è successo realmente.


Paolo Flores D'Arcais
Rita Borsellino
Moni Ovadia
Antonio Di Pietro 1 e 2
Andrea Camilleri
Marco Travaglio
Furio Colombo
Sabina Guzzanti 1 e 2
Beppe Grillo

Il video integrale della manifestazione

Guarda le foto scattate dalla redazione


(i video sono ripresi da
micromega online)

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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Dunque le Alte Cariche dello Stato, Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente del Senato, Presidente della Camera, dovrebbero essere immuni dalla legge penale; fino a quando restano in carica, ma comunque, per questo periodo di tempo, immuni.
Così è previsto che succeda secondo un disegno di legge che il ministro Alfano ha accettato di battezzare con il suo nome (si chiama, nella vulgata corrente, lodo Alfano) e che dice che “salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente del Senato, Presidente della Camera sono sospesi…. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.”

Se uno cerca di tradurre il riferimento agli articoli 90 e 96 della Costituzione in parole intelligibili anche a chi non la conosce o non se la ricorda e non ha sottomano il testo, si scopre che questa sospensione non opera per il Presidente della Repubblica che venga imputato di alto tradimento o di attentato alla Costituzione; cosa di cui i cittadini possono rallegrarsi. E non opera (beh, però la scappatoia è già prevista) per il Presidente del Consiglio che può (ma è troppo bello per essere vero e infatti non lo è) essere processato per reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni. In verità, per processarlo occorre l’autorizzazione del Senato o della Camera dei Deputati; ma si può stare tranquilli perché tutti sanno benissimo che il Parlamento non si fa assolutamente condizionare da criteri di appartenenza politica e che concede o nega le autorizzazioni per sole ragioni di giustizia: tu sei del mio partito ma, abbi pazienza, la coscienza mi obbliga a votare per farti sottoporre a processo…

Insomma, a prescindere da quello che avviene in pratica (il Parlamento autorizzazioni a procedere non ne ha concesse quando erano previste e non le concede ora, nei limitati casi in cui sono previste; ma proprio non se ne parla) sta di fatto che già questa legge prevede una cosa curiosa: se il Presidente del Consiglio dei Ministri promuove una legge che favorisce una sua azienda e la fa approvare dal Consiglio dei Ministri; oppure se, utilizzando il potere che gli dà la sua carica, raccomanda illecitamente ad un ente pubblico controllato dal suo partito e dunque da lui una ballerina; ecco, in questi casi (sempre che il Parlamento dia l’autorizzazione) potrebbe essere processato. Se invece invita una ballerina per un week end al mare e lì la violenta, beh, in questo caso, non può essere processato perché la violenza non è stata commessa nell’esercizio delle sue funzioni.

Chi è proprio favorito sono i Presidenti di Camera e Senato che non possono essere processati mai: né per alto tradimento, né per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni né per reati commessi fuori dall’esercizio di queste funzioni. La verità è che sono meglio di 007; licenza assoluta (anche di uccidere, proprio così, non c’è eccezione per nessun reato).

Insomma, questo lodo Alfano è un po’ bizzarro (questa figura retorica gli inglesi la chiamano understatement); il che, tecnicamente, significa che potrebbe essere in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione; perché viola il principio di ragionevolezza (chissà perché alcuni debbono essere più uguali degli altri? E soprattutto perché sono più uguali degli altri per certi reati - quelli commessi come privati cittadini - e meno uguali per altri reati - quelli commessi come Alte Cariche dello Stato?). E poi anche perché non consente alle vittime dei reati da loro commessi di avere un trattamento uguale: la ballerina che si è vista mettere da parte in favore della collega imposta dal Presidente del Consiglio potrebbe agire in giudizio penale (se il Parlamento autorizza); mentre la ballerina violentata non potrebbe farlo.

Non è che sia finita qui, il lodo Alfano si presta a qualche altro commento; ma il resto alla prossima puntata.

Bruno Tinti



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Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
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Una storia mai raccontata.
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Nel paese dei Moratti
Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
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L'Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
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L'agenda nera
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La colata
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Intrigo internazionale
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Assalto al Pm
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Dopo di Lui il diluvio
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Senz'anima
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Pane e bugie
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La strada di Levi
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
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Dentro l'Opus Dei
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Adesso basta
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La cura
di Michele Ainis
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Pagine: 183 - euro 14,00
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Agenda voglioscendere 2010
dal blog di Corrias, Gomez e Travaglio
a cura di Roberto Corradi
Prezzo: euro 12,90
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Il regalo di Berlusconi
di Peter Gomez e Antonella Mascali
Collana: principioattivo
Pagine: 339 - 15,00 euro
La scheda del libro


Presunto colpevole
di Luca Steffenoni
Collana: reverse
Pagine: 272 - 14,00 euro
La scheda del libro


Papi
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Collana: reverse
Pagine: 331 - 15,00 euro
La scheda del libro


Un inverno italiano
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana: reverse
Pagine: 336 - euro 14,60
La scheda del libro


Miss Little China
di Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco (DVD)
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò (libro)
Collana: libro+DVD
Pagine: 77 - euro 19,60
La scheda del libro


Processo agli economisti
di Roberto Petrini
Collana: reverse
Pagine: 170 - euro 13,60
La scheda del libro


Vaticano S.p.A.
di Gianluigi Nuzzi
Collana: principioattivo
La scheda del libro
La rubrica dell'autore


Italia Anno Zero
di Beatrice Borromeo, Marco Travaglio e Vauro
Collana: reverse
La scheda del libro


I nuovi mostri
di Oliviero Beha
Collana: reverse
Pagine: 281 - 13,60 euro
La scheda del libro


La morsa
di Loretta Napoleoni
Collana: reverse
Pagine 186 - 13,60 euro
La scheda del libro


L'Anello della Repubblica
di Stefania Limiti
Collana: principioattivo
Pagine 337 - 16 euro
La scheda del libro


Giovani e belli
di Concetto Vecchio
Collana: principioattivo
Pagine 193 - 14 euro
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Il Sol dell'Avvenire
di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone
Pagine: 127
Durata DVD: 77 minuti
Prezzo: euro 19,60
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Il gruppo su facebook


Passione reporter
di Daniele Biacchessi
Prefazione di Ferruccio De Bortoli
Collana: reverse
Pagine: 230 - euro 12,60
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Il Teatro Narrativo Civile


Lotta civile
di Antonella Mascali
Collana: reverse
Pagine: 305 - euro 14,60
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Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Collana: principioattivo
Pagine: 295 - euro 14,60
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La questione immorale
di Bruno Tinti
Collana: reverse
Pagine: 205 - euro 13,60
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Il blog di Bruno Tinti


Io sono il mercato
di Luca Rastello
Collana: reverse
Pagine: 176 - 12,00 euro
La scheda del libro


Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il suono e l'inchiostro
A cura del Centro Studi Fabrizio De André
Prezzo: euro 15,00
Collana: reverse
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La Finanziaria siamo noi
di Stefano Lepri
Prezzo: euro 13,60
Collana: principioattivo
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Strage continua
di Elena Valdini
Prefazione di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: euro 12,00
Collana: reverse
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ALZA LA TESTA!
di Piero Ricca
con Franz Baraggino, Diego Fabricio, Elia Mariano
Prefazione di Marco Travaglio
Prezzo libro + DVD: euro 16,60
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Prezzo: euro 10,00
Collana: reverse
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Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Prezzo: euro 37,00
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La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
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I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
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Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Ascolta l'incipit
 
 


 



Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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