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In libreria dal 27 giugno


“Il potere non è nel Consiglio comunale di Palermo. Il potere non è nel Parlamento della Repubblica. Il potere è sempre altrove. Lo stato per me è la Costituzione e la Costituzione non esiste più.”
Leonardo Sciascia

Non è vero che la mafia è quella che si vede in tv, e che i corrotti e i criminali sono una malattia della nostra società. Qui, in Italia, la corruzione e la mafia sembrano essere costitutivi del potere, a parte poche eccezioni (la Costituente, Mani pulite, il maxiprocesso a Cosa nostra). Ricordate il Principe di Machiavelli? In politica qualsiasi mezzo è lecito. C’è un braccio armato (anche le stragi sono utili alla politica del Principe), ci sono i volti impresentabili di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, e poi c’è la borghesia mafiosa e presentabile che frequenta i salotti buoni e riesce a piazzare i suoi uomini in Parlamento. Ma il potere è lo stesso, la mano è la stessa.

Il libro è questo: racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Ci avviamo verso una democrazia mafiosa? Gli italiani possono reagire, è già successo.

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Dalle premesse degli autori
 
Roberto Scarpinato
Questo è un libro di storie «oscene» che nel loro intrecciarsi sui terreni della mafia, della corruzione e dello stragismo possono offrire una chiave per comprendere pagine importanti del passato e per decifrare il presente e il futuro… o forse la mancanza di futuro del Paese.
 
Saverio Lodato
Questo non vuole essere un libro sulla mafia.
Non è un libro sulle stragi. Non è un libro sulla corruzione. Semmai è la spietata radiografia che mostra la faccia scura e nascosta, la storia inconfessabile, di un Giano bifronte: lo Stato italiano.
Si sarebbe fatto ancora una volta il gioco del Principe rinunciando finalmente a una visione panoramica, pur nei limiti di un singolo libro, di mafia, stragi e corruzione, messe finalmente tutte insieme. È proprio in questo intreccio la chiave di volta per capire ciò che altrimenti resterebbe incomprensibile, indecifrabile, inspiegabile.
C’è un solo filo da scoprire, se si vuole dipanare l’intera matassa
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Gli autori

Saverio Lodato, giornalista e scrittore, lavora per “l’Unità”. Tra i suoi libri, per Mondadori: La mafia ha vinto (con Tommaso Buscetta); Ho ucciso Giovanni Falcone (con Giovanni Brusca). Per Rizzoli: Trent'anni di mafia; Intoccabili (con Marco Travaglio); La linea della palma (con Andrea Camilleri).
 
Roberto Scarpinato è procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, dove dirige il Dipartimento Mafia-economia. Ha lavorato con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e si è occupato di alcuni dei più importanti processi di mafia degli ultimi anni. È stato uno dei pm nel processo Andreotti.

Il ritorno del principe 
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Chiarelettere editore
Collana Reverse
pp. 368, prezzo 15,60




In libreria dal 19 giugno

Tutti ne hanno paura ma nessuno li conosce. Perseguitati e diversi da sempre. La parola ai rom.


“La parola zingaro è diventata offensiva, per cui essi stessi e i loro amici evitano di pronunciarla. Una volta non lo era…”
Dal prologo di Predrag Matvejevic’
 
“Io fino a sei o sette anni fa nascondevo il fatto di essere rom. Poi sono arrivato a capire che sono come tutti e che il problema non è mio, ma di chi mi disprezza... Da allora ho realizzato che non mi devo più nascondere perché non ho niente di cui vergognarmi.”
Giovanni, frate rom
 
Se proprio non volete vederci come esseri umani allora guardateci come specchio: vi conoscerete meglio e senza nemmeno spendere un soldo.
Bobby, fotografo rom
 
“Fa male vedere come trattate degli esseri umani che nella loro storia non hanno fatto del male a nessuno. Noi jenisch, rom, sinti, non siamo mai entrati in guerra.”
Mariella Mehr, scrittrice jenisch, vittima del programma dell’associazione svizzera Pro Juventute
 
“Morto all’età di ventun anni, Giuseppe Catter, il partigiano Tarzan, era uno zingaro. Ci furono altri sinti e rom che combatterono per restituire libertà al nostro Paese. Peccato che nessuno lo sappia.”
Francesco Biga, direttore dell'Istituto storico della Resistenza di Imperia
 
Leggi la rassegna

Pino Petruzzelli, barese di origine, da anni vive e lavora a Genova, dove dirige il Centro Teatro Ipotesi. Attore e regista, si è sempre occupato di razzismo.
Recenti il suo spettacolo Periplo Mediterraneo e l’orazione andata in onda a TERRA! di Canale 5, in cui ricostruisce una storia di zingari deportati nei campi di sterminio.


Non chiamarmi zingaro

il nuovo libro di Pino Petruzzelli
Prologo di Predrag Matvejevic
Chiarelettere Editore, Reverse, pp. 256, euro 12,60

Vignetta di
Natangelo



Il disegno di legge sulle intercettazioni (e molto altro) colpisce innanzitutto chi è più debole. Parlo come editore di Chiarelettere che vive del proprio lavoro e dei propri risultati e che ha scelto fin dall’inizio di puntare tutto sulla libertà come unico principio regolatore della propria attività.

Essere liberi consente di conquistare la fiducia dei lettori perché nel mare di opacità in cui versa l’informazione italiana, schiacciata dai partiti politici e dagli interessi economici dei gruppi proprietari, chi si muove senza legacci e interessi di parte da difendere diventa immediatamente riconoscibile. Brilla di luce propria e diventa un caso. L’esercizio della libertà è un atto unico. Paradossalmente si trasforma in evento mediatico, da raccontare.

Che oltre un certo limite va punito. Subito, con la massima urgenza. Il disegno di legge approvato dal governo e proposto al Parlamento, lo dice chiaro facendo esplicito riferimento ai giornalisti e agli editori. Immaginiamo anche agli editori di libri. Multe salatissime e possibilità di essere incarcerati. Come una volta, prima che in Italia ci fosse l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di stampa.

Se Chiarelettere fosse costretta a pagare per ogni libro 400 mila euro di multa ben difficilmente potrebbe continuare le proprie pubblicazioni, o quanto meno dovrebbe correggere il tiro. Che è quello che una parte del mondo politico attuale vuole.

Allora si scopre che il vero scopo di questa legge è colpire indirettamente chi esercita il diritto di critica, tappare la bocca a chi crede che la democrazia sia fondata innanzitutto sulla libertà di espressione che garantisce la trasparenza dei ruoli e delle responsabilità.

I grandi editori un modus vivendi lo troveranno, le grandi firme dei giornali continueranno a pubblicare i loro pezzi in prima pagina, chi ci rimetterà davvero saranno i giornalisti più deboli, i free lance, gli editori che scommettono in proprio, i magistrati che non appartengono a nessuna corrente e che, se pm, potranno essere ricusati da qualsiasi imputato se questi lo accuserà, anche a torto, di aver diffuso notizie sul suo conto.

Conviene fin d’ora fare pressione sull’opinione pubblica e reagire, prima che sia troppo tardi. Perché noi vogliamo continuare a essere liberi, consapevoli di essere garantiti dalla Costituzione, ma nello stesso tempo vogliamo essere rispettosi delle leggi di questo nostro Paese. E allora facciamo di tutto per cambiare il disegno di legge sulle intercettazioni e combattiamo insieme finchè sarà possibile farlo. Ritrovando un’unità di intenti almeno nella difesa del principio della libertà.

Lorenzo Fazio


Il blog voglioscendere.it ha lanciato la campagna «Arrestateci tutti. Disobbedire per informare» dopo l’appello di Marco Travaglio su l’Unità contro il ddl bavaglio del governo.

Già centinaia le adesioni di cittadini e giornalisti (il primo elenco è consultabile sul blog).

Si può aderire scrivendo a
arrestatecitutti@gmail.com o lasciando un commento sul blog.



Vignetta di NatangeloColloquio con Bruno Tinti*
di Peter Gomez
l'Espresso, 12 giugno 2008

Argomenti pretestuosi. Dati falsi o infondati. Così la politica dà l'assalto alle intercettazioni. Per imbavagliare le indagini. Sottrarsi ai controlli. E coprire i comportamenti illegali. Parola di pm.

Era nel suo programma e Silvio Berlusconi lo ha ribadito a Santa Margherita Ligure tra gli applausi scroscianti dei giovani della Confindustria: intercettazioni d'ora in poi consentite solo nelle inchieste di mafia e terrorismo e cinque anni di carcere per i giornalisti che le dovessero pubblicare. La grande contro-riforma del Cavaliere avanza a passi veloci verso il Consiglio dei ministri in cui il Guardasigilli Angelino Alfano la tradurrà in disegno legge.
 
La maggioranza però non è compatta. La Lega vuole che gli ascolti restino anche per altri reati, a partire da quelli di corruzione e concussione. An nicchia. Su un punto però in Parlamento e al Quirinale tutti, o quasi, sono d'accordo: in Italia s'intercetta troppo, si spende troppo e si viola troppo la privacy dei cittadini. Per questo il presidente Giorgio Napolitano invita ad approvare una legge condivisa trovando porte spalancate anche nel Pd.

Ma davvero esiste in Italia un'emergenza intercettazioni? 'L'espresso' ne ha discusso con un tecnico, il procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, autore tra l'altro del bestseller Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa', 100 mila copie vendute che illustrano bene le cause del mal funzionamento dei tribunali in Italia. E, dati alla mano, ha scoperto che le cose stanno in maniera molto diversa, rispetto a quanto ripetuto nelle aule parlamentari. Per Tinti, infatti, "questa lotta alle intercettazioni non è altro che la decisione di parte della classe politica e dirigente italiana di sottrarsi al controllo di legalità. Perché tutti gli argomenti utilizzati per giustificarla sono infondati o falsi...".

Ma come? Il ministro Alfano afferma che da noi s'intercettano ogni anno più di 100 mila persone, è un numero enorme...
"Sì, ma si tratta di un dato non veritiero. Perché si fa confusione tra utenze ed utenti. Un conto sono gli apparecchi messi sotto controllo, che possono benissimo essere 100 mila, e un conto è il numero degli intercettati. A Torino, per esempio, mediamente si mettono sotto, come diciamo in gergo, dieci utenze a persona".

Cioè controllate anche i familiari e amici? Mi pare grave...
"Ma no! Il fatto è che chi delinque sa benissimo di poter essere intercettato. E allora non utilizza il proprio telefono ufficiale per le attività criminali. Noi quindi andiamo a caccia dell'apparecchio buono. Partiamo da quello che conosciamo, spesso la sua utenza fissa, la ascoltiamo e se nel giro di due o tre giorni capiamo che non è giusto, lo molliamo e passiamo agli altri. Così, di telefono in telefono, arriviamo a trovare quello esatto. Le prime intercettazioni, quelle che gonfiano le statistiche, durano pochissimo. Nel caso degli spacciatori, poi, è prassi che ciascuno di essi utilizzi più schede telefoniche o contemporaneamente o in successione".

Però l'aumento delle intercettazioni c'è stato: le utenze messe sotto controllo durante il 2003 erano 78 mila. Oggi sono 125 mila...
"Sì, ma è falso che si tratti di una crescita abnorme. Anche in questo caso, come quando si dice che buona parte del Paese è intercettata, si dice una cosa non vera. E per rendersene conto è sufficiente osservare i dati: la curva dei telefoni in uso cresce di anno in anno e così cresce anche quella delle intercettazioni. Ma la seconda curva sale meno della prima. È anzi molto più bassa"...
continua



In Italia si continua a morire di lavoro. Gli incidenti degli ultimi giorni hanno riportato per un attimo l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica su un fenomeno che nel nostro paese fa quasi 4 vittime al giorno. Ci si aspetterebbe una risposta immediata, urgente. E invece le solite frasi di circostanza. la normativa c'è, ma è insufficiente, o rimane inapplicata. Siamo il paese europeo con il maggior numero di "morti bianche". 

Pubblichiamo un capitolo del libro di Salvatore Giannella, "Voglia di cambiare", perché si deve raccontare che le cose possono andare diversamente. In Svezia non è un sogno. Nel 2006 ci sono stati sessantasette morti sul lavoro (da noi sono più di mille) con condizioni di lavoro tra le migliori al mondo. 

Di lavoro in Italia si muore. In Svezia no
di Salvatore Giannella*

Strage continua

Nella saletta d’attesa dell’aeroporto di Bari, nelle prime ore d’agosto del 2007, i titoli della «Gazzetta del Mezzogiorno» colorano di sangue l’alba di un giorno vacanziero. Un giorno che, con i suoi numeri, simboleggia l’ormai quotidiano bollettino di guerra di una strage continua. Sei morti bianche in appena ventiquattro ore. Quattro vite stroncate nella sola Puglia. Giovanissima la vittima di Taranto. Domenico Occhinegro, Mimmo per gli amici, aveva soltanto ventisei anni e una vita davanti a sé. Doveva sposarsi nell’ottobre del 2008. Era felice, e nel suo paese, Palagiano, vicino al capoluogo jonico, lo ricordano come un ragazzo dolce, pieno di entusiasmo. A Domenico era stata promessa una piccola promozione e per questo si dava da fare ancora di più. Mimmo è morto per un incidente sul lavoro nel reparto TUL/2 (Tubificio Longitudinale 2) dello stabilimento siderurgico Ilva. È stato investito da un tubo d’acciaio rimanendo schiacciato. Dai resoconti si precisa che il corpo è stato stritolato tra il tubo e la sella di una trave che fa parte di un sistema di movimentazione chiamato walking beam. Quello costato la vita a Domenico Occhinegro è l’ultimo di una lunga serie di incidenti avvenuti all’Ilva di Taranto, incidenti che hanno contribuito al record negativo nazionale della città pugliese, capitale dell’acciaio (le città dove si muore di più sul lavoro, secondo un’indagine Eurispes del 2006, sono Taranto, seguita da Gorizia e da Ragusa).

Trentacinque morti dal 1993 a oggi, sei dei quali negli ultimi due anni. Il 9 giugno era morto un operaio di diciannove anni, Andrea D’Alessano, di Oria (Brindisi), dipendente della ditta Modomec
appaltatrice dei lavori di manutenzione. Il giovane, mentre stava per prendere un ascensore per raggiungere alcuni colleghi di fatica impegnati nei lavori di fermata straordinaria dell’altoforno
4, fu colpito in testa da un pesante martello, chiamato in gergo «mazzetta», piovuto dall’alto.
Il 3 luglio, per un incidente capitato nell’Agglomerato 2 dello stabilimento siderurgico, un operaio dell’azienda Tecnoprogress, Giuseppe Cavallo, trentanove anni, è rimasto orrendamente mutilato:
gli hanno dovuto amputare la gamba sinistra. Nello stesso reparto TUL/2 un altro giovane, Vito Antonio Rafanelli, originario di Molfetta, era morto nell’agosto del 2006, schiacciato tra
un tubo e una macchina maledetta, spesso al centro di analoghi incidenti: una «cianfrinatrice» usata per smussare le imperfezioni sui tubi. Era il giorno del compleanno di Vito, compiva trentatré
anni. «Morti fisiologiche»: così sono stati definiti tutti quei decessi dell’Ilva, secondo quanto riferito in una puntata televisiva di Annozero nel dicembre 2007.

Come ricorda la coraggiosa newsletter ligure «Oli», «L’Ilva era allora ed è oggi la siderurgia in Italia. Di proprietà dell’Ilva di Stato erano gli impianti di Terni, Taranto, Bagnoli, Piombino e anche
lo stabilimento torinese, poi acquistato dalla ThyssenKrupp, dove sono morti sette operai. Non si tratta di storia antica. Venduti ai privati, gli stabilimenti hanno conosciuto una gestione diversa.
La forbice ha tagliato gli sprechi, ma pare sia andata ben oltre. Fisiologico è il modo di porsi nei confronti della mano d’opera. Fisiologiche le conseguenze quando l’utile la fa da padrone».
Quel drammatico 1° agosto 2007 la Puglia ha pianto altri morti nei cantieri edili di Otranto e di Brindisi. Nella prima città un operaio, Andrea Sindaco, di trentatré anni, è stato schiacciato dal braccio meccanico di una gru, che gli è piombato addosso. Andrea stava lavorando in un cantiere di via Renis per realizzare, ironia della sorte, il centro benessere di un albergo. Sulla tabella dei lavori era prevista la realizzazione di un piazzale in cemento. Operazioni del genere richiedono l’impiego di una betoniera e di una elettropompa, montata su una gru meccanica di circa trenta metri. Per eseguire un getto a regola d’arte, all’estremità del braccio meccanico c’è un tubo flessibile. Chissà quante altre volte Andrea, fratello del proprietario dell’impresa edile, aveva effettuato quell’operazione. E, com’era abitudine, Andrea s’era sistemato vicino al tubo per controllare gli spostamenti. A manovrare la gru, invece, era un operaio di un’altra ditta che aveva fornito sia la betoniera sia la pompa. All’improvviso, però, il braccio meccanico si è spezzato ed è franato su Andrea ammazzandolo sul colpo. Di Taranto era anche Cosimo Perrini, precipitato per otto metri dal tetto di un cinema in costruzione senza alcuna fune di trattenuta a proteggerlo...


continua



di Pino Petruzzelli
*
D di Repubblica (7 giugno 2008)

Da sempre i rom e i sinti sono stati quello che noi avevamo bisogno di vedere in loro. Ora l'incubo, ora il sogno, mai degli esseri umani con le nostre stesse, mille, sfaccettaure. Nell'immaginario collettivo o suonano il violino o sono delinquenti. In tutti e due i casi, nel bene o nel male, falsità.
Proiezioni distorte di nostri bisogni che sfociano nel razzismo.
Si obbietterà: se lo meritano, gli zingari rubano.

È vero, alcuni rom e sinti rubano, come alcuni siciliani sono mafiosi, come alcuni veneti tirano pietre dai cavalcavia, come alcuni professionisti frodano il fisco, ma il fatto che "alcuni" vadano fuori dalle regole non ne sancisce una generale e aprioristica negazione dei diritti.
Molti italiani di etnia Rom e Sinta, perché la maggior parte di quelli che vivono nel nostro territorio sono italiani a tutti gli effetti, vivono mescolati con noi senza che nessuno se ne accorga. In Italia ci sono pittori, professori universitari, neurologi, campioni sportivi, impiegati rom e sinti, per non parlare di quello che accade nel resto d'Europa. In Bulgaria il maggior cardiochirurgo del paese è rom.

Quanti di quelli che amano la musica sanno che il primo grande jazzista europeo Django Reinhardt era zingaro?
Quanti di quelli che amano il cinema sanno che Yul Brynner era zingaro? Così come Michael Caine e Bob Hoskins. Persino Charlie Chaplin e Rita Hayworth avevano una parte di sangue zingaro nelle  vene.
Quanti tifosi che la domenica affollano gli stadi sanno che diversi loro beniamini, anche in odore di Pallone d’Oro, sono zingari?
Per noi i rom e i sinti sono solo quelli che chiedono l'elemosina.

Ci battiamo per l’abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi campi zingari nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Si impedisce a rom e sinti di viaggiare e nello stesso tempo di fermarsi. Eppure ci aspettiamo gratitudine. Vorremmo andare in mezzo a loro e vederli piegati in quattro per ringraziarci.

Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle città, possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l'interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra che prendono ad esistere ai nostri occhi solo in campagna elettorale. Gli "ultimi" sono un ottimo argomento di discussione, un nuovo campo di battaglia. Alla fine delle ostilità, poi, i vincitori andranno a fare festa, i vinti si leccheranno le ferite e il campo di battaglia devastato sarà ripianato e pressato a dovere con un bel rullo per essere pronto, quando sarà il momento, per nuove battaglie.

Noi crediamo di conoscerli, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa è la loro quotidianità.

*Pino Petruzzelli, autore di Non chiamarmi zingaro
(in libreria il 19 giugno per Chiarelettere)

Orazione di Pino Petruzzelli a Terra!

Giornalisti contro il razzismo - l'appello




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I LIBRI DI CHIARELETTERE

Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
Collana Dvd+libro
Pp 176, durata film: 60 minuti
euro 18,60 €
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
di Ferruccio Pinotti
con la collaborazione di Giovanni Viafora
Collana Principio attivo
Pp. 480 - euro 16,60
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1994
L'anno che ha cambiato l'Italia. Dal Caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi.
Una storia mai raccontata.
di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari
Collana Principio attivo
pp. 480 - euro 16,60
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Nel paese dei Moratti
Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
di Giorgio Meletti
Collana Principio attivo 
pp. 256 - euro 14,60
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L'Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
di Riccardo Iacona
Collana Reverse
pp. 192 - euro 13,60
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Di testa nostra
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana Reverse
pp. 224 - euro 13,60
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L'agenda nera
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15
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La colata
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari,
Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo
Collana: Principio Attivo
Pp. 544 - euro 16,60
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Intrigo internazionale
di Giovanni Fasanella e Rosario Priore
Collana Principio Attivo
Pagine 208 - euro 14,00
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Assalto al Pm
di Luigi de Magistris
Collana Reverse
Pagine 336 - euro 14
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Dopo di Lui il diluvio
di Oliviero Beha
Collana Reverse
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Senz'anima
di Massimo Fini
Collana Reverse
Pagine 496 - euro 15
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Pane e bugie
di Dario Bressanini
Collana Reverse
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Controcanto
di Marco Revelli
Collana Reverse
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Grazie

di Riccardo Staglianò
Collana Principio Attivo
Pagine 240 - euro 14,60
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Il partito dell'amore
di Mario Portanova
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Ad personam
di Marco Travaglio
Collana Reverse
Pagine 608 - euro 16,90
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I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo
di Alain Minc
Traduzione di Valentina Abaterusso
Collana Reverse
Pagine 128 - euro 12
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Il patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci
Collana Principio Attivo
Pagine: 338 - euro 16,00
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La strada di Levi
di Davide Ferrario, Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa
Collana DVD + libro
Euro 24
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Giorgio Perlasca
di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero
Pagine: 220 - euro 14
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
di Fondazione Fabrizio De André onlus
a cura di Elena Valdini
Pagine: 484 - euro 59,00
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Dentro l'Opus Dei
di Emanuela Provera
Collana: reverse
Pagine: 216 - euro 4,00
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Fuori orario
di Claudio Gatti
Collana: principioattivo
Pagine: 241 - euro 15,00
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Adesso basta
di Simone Perotti
Collana: reverse
Pagine: 195 - euro 14,00
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La cura
di Michele Ainis
Collana: reverse
Pagine: 183 - euro 14,00
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Agenda voglioscendere 2010
dal blog di Corrias, Gomez e Travaglio
a cura di Roberto Corradi
Prezzo: euro 12,90
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Il regalo di Berlusconi
di Peter Gomez e Antonella Mascali
Collana: principioattivo
Pagine: 339 - 15,00 euro
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Presunto colpevole
di Luca Steffenoni
Collana: reverse
Pagine: 272 - 14,00 euro
La scheda del libro


Papi
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Collana: reverse
Pagine: 331 - 15,00 euro
La scheda del libro


Un inverno italiano
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana: reverse
Pagine: 336 - euro 14,60
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Miss Little China
di Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco (DVD)
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò (libro)
Collana: libro+DVD
Pagine: 77 - euro 19,60
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Processo agli economisti
di Roberto Petrini
Collana: reverse
Pagine: 170 - euro 13,60
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Vaticano S.p.A.
di Gianluigi Nuzzi
Collana: principioattivo
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La rubrica dell'autore


Italia Anno Zero
di Beatrice Borromeo, Marco Travaglio e Vauro
Collana: reverse
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I nuovi mostri
di Oliviero Beha
Collana: reverse
Pagine: 281 - 13,60 euro
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La morsa
di Loretta Napoleoni
Collana: reverse
Pagine 186 - 13,60 euro
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L'Anello della Repubblica
di Stefania Limiti
Collana: principioattivo
Pagine 337 - 16 euro
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Giovani e belli
di Concetto Vecchio
Collana: principioattivo
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Il Sol dell'Avvenire
di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone
Pagine: 127
Durata DVD: 77 minuti
Prezzo: euro 19,60
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Il gruppo su facebook


Passione reporter
di Daniele Biacchessi
Prefazione di Ferruccio De Bortoli
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Pagine: 230 - euro 12,60
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Il Teatro Narrativo Civile


Lotta civile
di Antonella Mascali
Collana: reverse
Pagine: 305 - euro 14,60
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Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Collana: principioattivo
Pagine: 295 - euro 14,60
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La questione immorale
di Bruno Tinti
Collana: reverse
Pagine: 205 - euro 13,60
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Il blog di Bruno Tinti


Io sono il mercato
di Luca Rastello
Collana: reverse
Pagine: 176 - 12,00 euro
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Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il suono e l'inchiostro
A cura del Centro Studi Fabrizio De André
Prezzo: euro 15,00
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La Finanziaria siamo noi
di Stefano Lepri
Prezzo: euro 13,60
Collana: principioattivo
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Strage continua
di Elena Valdini
Prefazione di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: euro 12,00
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ALZA LA TESTA!
di Piero Ricca
con Franz Baraggino, Diego Fabricio, Elia Mariano
Prefazione di Marco Travaglio
Prezzo libro + DVD: euro 16,60
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Prezzo: euro 10,00
Collana: reverse
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Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Prezzo: euro 37,00
La scheda del libro


La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
La scheda del libro


I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
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Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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