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Evaporati in una nuvola rock

Il racconto con foto inedite della tournèe di Fabrizio De Andrè con la PFM (1978-'79)
di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Milano, Biblioteca Sormani - 24 ottobre 2008



Prossime presentazioni

4 novembre, Milano
Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte - ore 18.30

8 novembre, Bassano del Grappa (VI)
Libreria Palazzo Roberti, via J. da Ponte, 34 - ore 17
Ingresso libero fino a esaurimento posti





IN LIBRERIA DAL 24 OTTOBRE
Il libro di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, con la collaborazione di Tonia Mastrobuoni.

La disoccupazione è calata negli ultimi dieci anni, ma gli italiani sono insoddisfatti: i loro salari sono più bassi della media europea ed è sempre più difficile entrare nel mercato del lavoro dalla porta principale. Soltanto uno su dieci riesce a trasformare il contratto a tempo definito in un’assunzione a tempo indeterminato. Se poi perdi il lavoro e non appartieni a una grande impresa nessuno ti aiuta. E allora, cosa fare contro la precarietà?
I rimedi ci sono: contratto unico senza scadenza per tutti i lavoratori e con tutele gradualmente crescenti. Occorre anche un salario minimo e riformare gli ammortizzatori sociali. Sarà così possibile rilanciare il lavoro e aiutare i giovani, le donne e i disoccupati di tutte le età, smettendo di sostenere solo chi è dentro il mercato. A costo zero per il contribuente. Ma perché nessun governo finora lo ha fatto?

Pretesti

"Solo un disoccupato su cinque (anzichè quattro su cinque come avviene altrove in Europa) riceve un sussidio di disoccupazione". --> a pag. 49

"Ci vuole comunque la volontà di fare sul serio. E' da anni che si parla di riformare i nostri ammortizzatori sociali. Ma nessun governo, quale che sia il suo colore politico, lo fa". --> a pag. 107

"A parità di istruzione ed età, il gap salariale fra uomini e donne in Italia è circa del 26 per cento: gli uomini guadagnano più di un quarto più delle donne. Un'enormità". --> a pag. 25

"La vera soluzione è duplice: primo, un contratto unico per tutti i lavoratori a tempo indeterminato che sia flessibile all'inizio ma che garantisca tutele crescenti nel tempo. Secondo, bisogna introdurre un salario minimo". --> a pag. 67-68

"Per la spesa corrente lo Stato sborsa ogni anno più di 500 miliardi di euro. Una seria riforma costerebbe poco più dell'1 per cento di questa montagna di risorse. Chi si oppone non lo fa perché non ci sono i soldi, ma perché preferisce dare più risorse alle regioni che saranno decisive nella prossima tornata elettorale". --> a pag. 126

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Gli autori

Tito Boeri è professore ordinario all’Università Bocconi di Milano e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Ideatore e coordinatore del sito www.lavoce.info, è anche editorialista de “la Repubblica”. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Contro i giovani (con Vincenzo Galasso), Mondadori; Come sta cambiando l'Italia (con Richard Baldwin e Giorgio Barba Navaretti), Il Mulino.

Pietro Garibaldi è professore ordinario di Economia politica all’Università di Torino. Ha lavorato come economista al Fondo Monetario Internazionale. È direttore del Collegio Carlo Alberto, fondato dall’Università di Torino e dalla Compagnia di San Paolo. Redattore del sito www.lavoce.info, è anche editorialista de “La Stampa”.

Il libro
Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Ed. Chiarelettere
Collana: reverse
Prezzo: euro 10,00
Pagine: 131
Errata corrige

“Motivi di efficienza e di equità richiedono che sia ridotta la segmentazione del mercato, stabilendo regole più uniformi, in base a cui il rapporto di lavoro acquisisca stabilità con il passare del tempo".
Mario Draghi, 31 maggio 2006




IN LIBRERIA DAL 23 OTTOBRE

La storia e le foto di una tournée indimenticabile 1978-‘79
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio

L’idea di un tour con un gruppo rock sulle prime mi spaventò, ma il rischio ha sempre il suo fascino: proprio per questo, un tour insieme alla PFM poteva risolversi in una grande avventura. All’epoca ero tormentato da interrogativi sul mio ruolo, sul mio lavoro, sull’assenza di nuove motivazioni. La PFM mi risolse il problema, dandomi una formidabile spinta verso il futuro, stimolandomi a rimettermi a creare per non morire.
La nostra tournée è stata il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire e eseguire le canzoni. Un’esperienza irripetibile perchè PFM non era un’accolita di ottimi musicisti riuniti per l’occasione, ma un gruppo con una storia importante, che ha modificato il corso della musica italiana. Ecco, un giorno hanno preso tutto questo e l’hanno messo al mio servizio.             
Fabrizio de André

Guarda la fotogallery su repubblica.it

Per la prima volta il diario ufficiale di un evento irripetibile: una sfida, un viaggio, un sogno controvento che, trent’anni fa, hanno rivoluzionato per sempre la musica italiana. Raccontato oggi da Guido Harari e Franz Di Cioccio attraverso fotografie in gran parte inedite e le testimonianze di tutti i protagonisti e di amici tra cui Claudio Baglioni, Angelo Branduardi, David Riondino e Vasco Rossi.


«Belìn, domani andiamo a Venezia, mi faranno la pelle», dice lui. «Ma Faber, che cazzo dici? Non esagerare», ribatto io. «Tu non puoi sapere», prosegue, «perché tra Genova e Venezia c’è sempre stata rivalità. Mi odiano». E io: «Roba antica». «No», insiste lui. «Stiamo vicini, stiamo uniti, so che mi capiterà qualcosa. Faranno saltare il concerto.» Fabrizio è come proiettato nello spazio-tempo di una neofaida stile Repubbliche Marinare. Al ristorante si lamenta che il pesce non è buono come a Genova («Venezia è sempre stata una palude») e io: «Guarda che te la stai cercando». «Ma questa è roba per turisti», liquida lui con una serie di provocazioni pesanti e via a cena, a snocciolare cenni storici pazzeschi.
Questa era una delle cose più affascinanti del tour. Quando raccontava cose, fatti, leggende, Fabrizio era imbattibile e sapeva tutto. Non c’era argomento su cui lui non avesse qualche aneddoto, qualche particolarità. Oltre alla storia ben nota dei Vangeli apocrifi, conosceva la versione underground di ogni tipo di argomento. Degli indiani sapeva che gli Uroni erano stronzi e che i Comanchi avevano sofferto di più, e i Cheyenne erano ladri di cavalli e poi passava dagli indiani ai Dogi, e ce n’era anche per loro, e ancora un salto temporale a parlar di García Lorca e
della guerra franchista.

Franz Di Cioccio

Durante le prove al palasport di Bologna giravo come una trottola tra palco e camerini cercando spunti per il reportage che avevo in mente per la copertina del disco live. Volevo cogliere qualche scintilla di «verità» che mi spiazzasse, confortandomi in una visione estetica non allineata della musica, distante dagli artifi ci e dalle moine del marketing. A un tratto, in un corridoio, la mia attenzione fu attratta da un mucchietto di vestiti appoggiati per terra. Immediato il ricordo dei cenci abbandonati dai desperados sulle rive dell’Oder-Neisse prima di passare clandestinamente a nuoto il confi ne tra Germania e Polonia. Ci volle un attimo per capire che quel mucchietto informe era Fabrizio che, azzerato dall’influenza, s’era addormentato contro un termosifone. Ci affezionammo entrambi a questa foto, tanto che lui me la volle chiosare con una parafrasi del Pescatore: «Col culo esposto a un radiatore s’era assopito il cantautore». È la mia foto preferita di tutte quelle che ho realizzato con lui nell’arco di vent’anni.
Guido Harari

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Le presentazioni del libro

24 ottobre, Milano
- guarda il video della presentazione
Insieme agli autori sono intervenuti Franco Mussida, Dori Ghezzi e tanti altri.
Biblioteca Sormani, ore 21

4 novembre, Milano - Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte - ore 18.30
Saranno presenti gli autori.

Gli autori

Guido Harari
. Nato al Cairo d’Egitto, nei primi anni Settanta avvia la duplice professione di fotografo e di critico musicale, contribuendo a porre le basi di un lavoro specialistico sino ad allora senza precedenti in Italia. Ha firmato copertine di dischi per Claudio Baglioni, Angelo Branduardi, Kate Bush, Vinicio Capossela, Paolo Conte, David Crosby, Pino Daniele, Bob Dylan, Ivano Fossati, BB King, Ute Lemper, Ligabue, Gianna Nannini, Michael Nyman, Luciano Pavarotti, PFM, Lou Reed, Vasco Rossi, Simple Minds e Frank Zappa, fotografato in chiave semiseria per una storica copertina de «L’Uomo Vogue». È stato per vent’anni uno dei fotografi personali di Fabrizio De André. Ha al suo attivo numerose mostre e libri illustrati tra cui Fabrizio De André. E poi, il futuro (Mondadori, 2001), Strange Angels (2003), The Beat Goes On (con Fernanda Pivano, Mondadori, 2004), Vasco! (Edel, 2006), Wall Of Sound (2007) e Fabrizio De André. Una goccia di splendore (Rizzoli, 2007). Da tempo il suo raggio d’azione abbraccia anche l’immagine pubblicitaria e istituzionale, il reportage a sfondo sociale e il ritratto di moda.
www.guidoharari.com

Franz Di Cioccio. Nato a Pratola Peligna (L’Aquila) sotto il segno dell’Acquario, ha da sempre nel suo Dna la passione per la musica, ereditata dal padre oboista. A diciassette anni fonda i Quelli con Franco Mussida e Pino Fava loro a cui si aggiungono Giorgio Piazza e Flavio Premoli. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta è il sessionman più richiesto in Italia e suona nei dischi di Battisti, De André, Celentano, Dik Dik, Equipe 84 e Mina. Nel 1970 fonda con Mussida, Piazza e Premoli (ai quali si aggiunge poi Mauro Pagani) la Premiata Forneria Marconi, che diventa, con la sigla PFM, la punta di diamante del rock italiano su scala internazionale, con oltre 4.200 concerti al suo attivo e 25 dischi pubblicati in tutto il mondo, tra cui Storia di un minuto (1972), Per un amico (1972), Live In USA (1974), Suonare suonare (1980) e i due volumi In concerto registrati durante la tournée con Fabrizio De André (1979). Frontman, batterista, autore e conduttore di programmi radio-televisivi, attore, compositore di musiche per il cinema e la televisione, produttore musicale, dirige due etichette discografiche (Aereostella dedicata al rock e Immaginifica dedicata alla musica progressiva). È anche autore di libri tra cui Due volte nella vita , biografia ufficiale di PFM (Mondadori, 1996) e Sulle corde di Lucio - Indagini battistiane (con Riccardo Bertoncelli, Giunti 2008). Nel 2006 è il primo artista di una rockband a essere insignito del titolo di Commendatore al Merito della Repubblica.
www.pfmpfm.it

Il libro
Evaporati in una nuvola rock
Ed. Chiarelettere
Prezzo: euro 37,00
Pagine: 240

commenti


TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


Va bene, le pene sono quelle che sono; e i giudici sono troppo buoni, il massimo non lo danno mai. Ma almeno le scontino queste pene; e non succeda che, dopo pochi anni, gli venga abbuonato quello che gli manca e questi tornino liberi! Magari a delinquere di nuovo. E comunque non è giusto, ha ucciso mia figlia, mio padre, mia moglie, è stato condannato a 30 anni e adesso, dopo 16, è fuori.

Anche questo però è previsto dalla legge. E la legge può essere abrogata, può essere modificata; ma, fino a che c’è, il giudice la deve applicare.

Ora intendiamoci bene; non è che sia obbligatorio concedere la semi libertà (dopo aver scontato metà della pena si esce dalla prigione di giorno, si va a lavorare e si torna la notte a dormire in cella). Si può, anzi si deve, non concederla quando non ve ne siano i presupposti. Dunque quando taluno ha partecipato a rivolte carcerarie, ha picchiato i compagni di cella, non ha voluto lavorare, ha cercato di evadere; insomma quando si è “comportato male”, certo il beneficio della semi libertà non lo avrà. Ma, se durante il periodo di detenzione ha lavorato, ha studiato, ha aiutato i compagni, ha cercato di diventare diverso e migliore rispetto a quello che era quando ha commesso il reato per cui è stato condannato; siamo certi che un po’ di perdono non debba essergli concesso?

A questo punto il problema è, naturalmente, essere sicuri che questa persona, a cui stiamo aprendo le porte del carcere, sia diversa da quel delinquente dietro cui le abbiamo chiuse anni prima. E, per l’ennesima volta (ma credo che lo farò spesso), vi rimando al post del 12 agosto, là dove ho cercato di spiegare che cosa debba intendersi per sentenza “giusta” o “sbagliata” e come sia sempre “giusta” la sentenza adottata nel rispetto della legge e in base agli elementi di fatto e di diritto di cui il giudice dispone nel momento in cui la emette. Perché di giustizia umana si tratta e dunque fallibile.

Certamente le vittime del reato, quelle che vogliono vendetta, non vogliono sentir parlare di “recupero”, di “cambiamento”, di “perdono”; e dal loro punto di vista hanno ragione. Ma, come sto ripetendo anche troppo, vendetta e sanzione sono cose diverse. E se la sanzione diventa ingiusta perché la persona che la deve subire non la merita, meglio dire: non la merita più, allora non è poi male se l’ordinamento ne prevede un ammorbidimento.

Certo, si debbono abolire alcuni istituti perdonistici (sono davvero troppi!); e alcuni che appaiono del tutto irrazionali (mi riferisco alla legge Gozzini) andrebbero quantomeno modificati. E i giudici dovrebbero piantarla di applicare quasi sempre i minimi di pena a tutti, senza differenziare la gravità e il numero dei reati. Spesso 10 furti finiscono con l’essere puniti con un paio di mesi di più rispetto ad un unico furto. Ma riflettiamoci bene prima di indignarci per il lassismo giudiziario e la non certezza della pena: quando Jean Valjean (già ladro per fame, aveva rubato un pezzo di pane) ruba i candelieri a Monsignor Myriel, vescovo di Digne, secondo la legge del tempo avrebbe dovuto finire in prigione e passarvi il resto dei suoi giorni. Ma il vescovo capisce che egli sarebbe diventato un uomo diverso e lo perdona; capisce “quanto” è stato cattivo e “quanto” può essere buono. Chi di noi, avendo un figlio che sbaglia non vorrebbe dargli una seconda possibilità?
Insomma la vendetta è un bene per pochi; la sanzione è cosa giusta per tutti.



commenti

TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Ieri la semi libertà a Maso, l’uomo che uccise i genitori per incassarne l’eredità. Oggi la libertà condizionale negata a Guagliardo, il brigatista che uccise il sindacalista Guido Rossa. Tutti discutono. La gente comune non ha dubbi: debbono restare in galera.

Proviamo a ragionare.

Quando ci si occupa di giustizia penale si cade spesso in un equivoco: la pena inflitta al colpevole viene valutata attraverso i sentimenti delle vittime. Così capita che i parenti della vittima di un incidente stradale si indignino perché il guidatore (magari ubriaco) è stato condannato a “soli” 4 anni di reclusione; oppure perché, subito dopo l’interrogatorio del Giudice, è stato scarcerato e posto agli arresti domiciliari. Così capita anche che questi familiari, e magari buona parte dell’opinione pubblica, si arrabbino perché chi è stato condannato a 30 anni di reclusione, dopo “appena” 16 anni viene autorizzato a passare le sue giornate fuori dal carcere, nel quale ha il solo obbligo di far ritorno per passarvi la notte. Insomma, quasi sempre, le pene inflitte sembrano troppo miti e i giudici che consentono al condannato di scontarne solo una parte del tutto irragionevoli.

E’ evidente che simile modo di ragionare confonde due categorie logiche che più lontane non potrebbero essere: la sanzione penale e la vendetta.

E’ ovvio che nessuna pena sembrerà sufficiente alla madre cui hanno ucciso il figlio; ed è anche ovvio che, se potesse essere lei a stabilire quale pena infliggere all’assassino, le probabilità di veder applicata la pena di morte sarebbero rilevanti. E questo appunto è avvenuto per molti secoli, quando la sanzione per gli atti illeciti consisteva nel diritto delle parti offese di vendicarsi; la legge del taglione, il celebre e spesso ancora oggi invocato “occhio per occhio”.

Come tutti sappiamo questo modo di regolare conflitti ed offese è stato abbandonato; principalmente perché troppo squilibrato in favore dei potenti. Le possibilità che hanno i deboli di vendicarsi sono infatti, è evidente, molto inferiori a quelle dei forti. Ecco perché è la Giustizia dello Stato che sanziona le offese che un cittadino reca ad un altro cittadino; e lo fa applicando criteri (la legge) che gli stessi cittadini (si capisce attraverso i legislatori che hanno eletto) hanno ritenuto ragionevoli.

Dunque, per prima cosa, nessuna pena inflitta a seguito di un processo può essere ritenuta troppo pesante o troppo lieve; è semplicemente la pena che il giudice, applicando la legge, ritiene equa per quel particolare caso. E, quando si dice giudice, si intende dire tanti giudici, quelli di tribunale, quelli della corte d’appello, quelli della cassazione. E’ insomma il sistema giudiziario del Paese che ha ritenuto che la pena giusta per quel reato fosse quella e non altra, più grave o più lieve che fosse. Va da sé che per le vittime la pena sarà sempre troppo lieve; e per i condannati sarà sempre troppo grave: ma proprio in questo sta la necessità della composizione sociale dei conflitti: non si potrebbe “stare insieme” se non si trovasse un modo di sottrarre la sanzione dei colpevoli a chi è coinvolto personalmente. Come dicevo, se non si trovasse il modo di sostituire la sanzione alla vendetta. E la sanzione, per definizione, è la pena che si infligge perché così prevede la legge.

Detto ciò, non sarò io, che ho fatto per quasi tutta la mia lunga vita professionale il pubblico ministero, a negare che, dal mio punto di vista, i giudici comminano in genere pene molto più vicine al minimo che al massimo. Anzi, in verità, al massimo non ci si arriva quasi mai. E io mi sono preso la mia brava dose di arrabbiature e di appelli (in genere respinti).

Però. Però, ecco, io non ho fatto sempre il PM. Per 5 anni (quando ero proprio giovane) ho fatto il giudice. E mi piaceva. Mi piaceva studiare le carte, cercare di capire cosa era successo. Mi piaceva studiare le persone, cercare di capire perché avevano fatto quello e quell’altro. Ed ero molto soddisfatto quando, dopo tanto studio e sforzi, credevo di aver capito sia l’una cosa che l’altra. Potevo decidere: era colpevole; oppure era innocente; oppure non lo sapevo, e allora assolvevo.

Sapete che cosa non mi piaceva per niente? Stabilire quanti anni di galera doveva fare questo imputato che avevo deciso che era colpevole, che ero certo che era colpevole. Perché la domanda che mi ponevo sempre a questo punto era: colpevole sì; ma quanto colpevole? E’ un colpevole da 2 anni? O è un colpevole da 5? O magari da 10?. Guardate che questa cosa era proprio difficile. Tanto difficile che io ho deciso che, visto che ero bravo a capire cosa era successo, chi era stato e perché lo aveva fatto, io me ne andavo a fare l’investigatore (il PM) e qualcun altro si prendesse la briga di fare il castigatore (alla fine, prima doveva capire) cioè il giudice.

Provate voi a chiedervi “quanto” è colpevole un rumeno che ruba un pezzo di formaggio al supermercato. La legge dice che deve essere condannato a una pena che va da 6 mesi a 3 anni. Diciamo che è proprio un fatto minimo; un pezzetto di formaggio. 6 mesi? E alla ragazzetta che ruba il rossetto? E al balordo che ruba i CD? E a quello che lo ha già fatto e che continua a rubare? Insomma, a chi dareste 3 (tre) anni?

Naturalmente quando i reati sono più gravi le cose peggiorano. Una rapina è punita da 3 a 10 anni. Allora: un ragazzotto minaccia vostro figlio ai giardinetti e gli porta via il giubbotto. 3 anni, è il minimo della pena (poi non è vero perché ci sono le attenuanti e i riti alternativi, ma stiamo solo facendo degli esempi, come ho già detto, non spacchiamo il capello in quattro). Due balordi rapinano un ufficio postale: 5? Tre balordi rapinano una banca; un paio di drogati rapinano una coppietta in macchina. A chi diamo 10 anni?

Vedete come è complicato stabilire “quanto” una persona è cattiva?

E’ complicato si, ma per il giudice. Per la vittima non è complicato per niente, quello deve andare in galera e bisogna buttare via la chiave. E quando, tanto tempo fa, un ragazzo ubriaco e arrogante investì con la macchina il mio cagnolino io non so che gli avrei fatto. E pensate che il fatto non era nemmeno previsto dalla legge come reato.

Con il che si può passare al secondo problema e quindi a un altro post.



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Lorenzo Fazio
Direttore editoriale

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IN LIBRERIA DAL 9 OTTOBRE 2008

I numeri fanno impressione. Mentre la Borsa nel 2007 ha perso l’8 per cento circa, gli stipendi dei manager sono saliti del 17 per cento. Idem per il 2006. Lo stipendio di Alessandro Profumo, amministratore delegato dell’Unicredit, è cresciuto del 39 per cento (9 milioni 426mila euro). Il valore di mercato delle azioni Unicredit è sceso del 17 per cento. Perché?

Non è demagogia. L’economia italiana è in piena recessione. I salari perdono potere d’acquisto. È sempre più difficile arrivare alla fine del mese. E la colpa di chi sarebbe? Dei dipendenti pubblici, definiti “fannulloni”, dei piccoli imprenditori, tutti evasori, dei lavoratori dipendenti, poco produttivi e troppo sindacalizzati.

Manager, banchieri e capitani d’industria restano immuni da responsabilità. Per loro, se c’è qualcosa che non va è a causa della politica o del mercato internazionale. Ma non è così. Basta vedere quanto guadagnano, e come.

Questo libro mette insieme gli stipendi e le storie della nostra classe dirigente. Un sistema granitico, di signorie e vassallaggi. I nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Moratti, Agnelli, Colaninno, Romiti, De Benedetti, Caltagirone, Benetton... Protagonisti di un sistema che pensa più alla finanza che all'industria, più a mantenere un sistema di potere che a far prosperare le imprese. Condottieri di un capitalismo malato.

E poi c’è Mediobanca, l’epicentro del potere finanziario da sempre, la scatola nera del privilegio.
La parola chiave è una sola: fedeltà. Allora lo stipendio milionario è assicurato.

Come insegna la saga infinita dei dirigenti pubblici, spostati da una parte all’altra, sempre con buonuscite record, e dopo aver accumulato, molto spesso, perdite disastrose. E quella dei capitalisti senza capitali, che controllano una società con un’altra società, un’altra ancora, un’altra... Così hanno diritto a pochi dividendi, ma il potere è loro, basta una firma ed ecco che scatta il compenso d’oro.

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Gli autori

Gianni Dragoni è inviato de “Il Sole 24 Ore”. Si occupa di temi legati all’industria pubblica, le privatizzazioni, i bilanci delle società di calcio. Cura la rubrica PAY WATCH, che analizza le retribuzioni dei manager delle società quotate.

Giorgio Meletti è responsabile della redazione economica del Tg La7. Ha lavorato al “Corriere della Sera”, dove si è occupato in prevalenza dell’industria pubblica e degli incroci tra economia e politica. Ha curato con Luca De Biase, BIDONE.COM, storia della bolla Internet all’italiana (Fazi 2001)

Il libro
La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Ed. Chiarelettere
Collana: principioattivo
Prezzo: 14,60
Pagine: 304

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Guarda il video della presentazione a Roma
23 ottobre 2008 - Libreria Feltrinelli. Piazza Colonna, Galleria Alberto Sordi - ore 18
Con gli autori sono intervenuti: Pier Luigi Bersani (Pd), Innocenzo Cipolletta (presidente Ferrovie dello Stato) e Paolo Trombin (giornalista Tg5).

commenti

TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Una volta stabilito che, in democrazia, la libertà di stampa ha almeno la stessa importanza che ha l’autonomia e l’indipendenza della magistratura perché entrambi, sia pure in maniera diversa, sono contro-poteri, necessari per garantire che il potere legislativo e quello esecutivo (che - come ho detto - ormai in Italia sono tutt’uno) non si impadroniscano dello Stato, gestendolo nell’esclusivo interesse di una ristretta oligarchia (sono comunque qualche migliaio di persone); resta da stabilire se e quali controlli debbano essere organizzati intorno alla libera informazione.

E’ ovvio che l’informazione deve essere obbiettiva, autoregolamentata, di buon gusto etc.; ma, e se non lo fosse? Se l’informazione fosse diffamatoria, faziosa, asservita, propagandistica? Dovremmo controllarla? Dovremmo apporle dei limiti? Dovremmo sanzionarla?
Si, certamente dovremmo sanzionare un’informazione falsa e diffamatoria. E in effetti il codice penale prevede all’articolo 595 il reato di diffamazione. Ma nient’altro: perché una cosa è punire l’abuso (cosa sacrosanta) e altra cosa è evitarlo attraverso un intervento preventivo. E’ evidente infatti che la pretesa di garantire in via preventiva il rispetto dei “limiti” (anche giusti) da parte dell’informazione presuppone un “controllore”, qualcuno che, dopo aver stabilito quali siano questi limiti, o essere stato delegato a far rispettare limiti stabiliti da altri, abbia il potere di imporre preventivamente alla stampa cosa pubblicare e cosa no, quali informazioni dare e quali no, quali commenti fare e quali no.

Già detta così è del tutto evidente che un sistema del genere non permetterebbe libertà di stampa. Ma c’è di più, poiché è di nuovo ovvio che i “limiti” sarebbero stabiliti dal legislatore, cioè dalla classe politica, cioè proprio da quella categoria che ha il massimo interesse al controllo dell’informazione, che significa controllo dell’opinione pubblica, controllo dei cittadini, garanzia di  gestione del potere a fini propri e dei propri sodali.

Tutto ciò, già ovvio a livello puramente teorico; diventa lapalissiano in un Paese come il nostro, con la classe politica che ci ritroviamo. Del resto (ed è, mi sembra, un argomento decisivo) solo l’informazione di una stampa libera, perché non preventivamente controllata, ha arginato in qualche modo l’informazione televisiva, che è caratterizzata proprio da quei “controlli” preventivi sugli eventuali “abusi” che ne hanno fatto un semplice ed efficacissimo strumento di propaganda a reti unificate, strumento che con l’ “informazione” proprio non ha più nulla a che fare.

Ciò non significa che ogni abuso della libertà di stampa non debba essere sanzionato: diffamazione e calunnia continuano ad essere i confini che non debbono essere superati; e un adeguato codice di autoregolamentazione, sanzionato ad opera dello stesso ordine professionale che ha interesse a garantire la libertà di stampa e ad evitarne gli abusi, sono garanzie sufficienti e comunque non incrementabili per un corretto esercizio del diritto/dovere all’informazione.

Ma vale la pena di sottolineare un altro problema: la pretesa di garantire la libertà di stampa ed assicurare, contemporaneamente, che non se ne abusi è tipica di questi tempi di “cerchiobottisti”.
Quante volte abbiamo sentito i più illuminati politici e maîtres à penser spiegare con sussiego come sia necessario contemperare i due interessi, quello rappresentato dalla libertà di stampa e quello della tutela della riservatezza individuale? Non uno che abbia mai detto che si tratta di una convivenza impossibile, che non esiste un modo per prevenire l’abuso perché questo significherebbe sottoporre la stampa a controllo preventivo, che al massimo si può (e si deve) sanzionare chi non rispetta le regole e che, alla fine, l’abuso è il prezzo da pagare per garantirsi la libertà.

Ecco, questo è il problema principale: nessuno vuole pagare i prezzi richiesti dai beni di cui si vuole godere.

Gli americani hanno una frase lapidaria (non mi ricordo il testo originale) per spiegare questa legge naturale: non esistono pasti gratis.
Non si può godere di libertà senza abuso; di efficienza senza regole, di ricchezza senza sacrifici etc. etc. etc.

Ragionare in maniera diversa significa credere che esista il moto perpetuo, il paradiso (in terra, poi se qualcuno si vuole consolare con il regno dei cieli beato lui), la bontà universale etc. etc.
Ecco perché la stizza o lo sdegno per il “processo mediatico” conseguente alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche, esibiti dal politico di turno accusato di corruzione, falso in bilancio, aggiotaggio, frode fiscale, abuso in atti d’ufficio e insomma di tutto lo squallido e redditizio panorama criminale proprio della classe politica italiana sono, in sé, oltre che non disinteressati, un gravissimo attacco alla democrazia. Perché aggrediscono la stampa libera, quella che ha permesso ai cittadini, in tutti questi anni, di conoscere e valutare le azioni, direi di più, lo stile della classe politica italiana.

Vorremo mica fare come D’Alema che si lamentava perché, diceva in occasione della pubblicazione delle intercettazioni sulle scalate bancarie dei furbetti del quartierino aiutati dal governatore della Banca d’Italia Fazio, “qui si pretende di mettere sotto processo un’intera classe dirigente?”

Certo che le classi dirigenti vanno messe sotto processo, ci mancherebbe altro; vanno processate e condannate o assolte da un’opinione pubblica correttamente e completamente informata; se non si facesse sempre così (ma purtroppo si riesce a farlo sempre meno, sempre tra maggiori proteste e reazioni) si finirebbe con il vivere in un regime e non in un Paese libero e democratico.

Per essere chiari, questa è la fine che ci attende se passerà la riforma delle intercettazioni proposta dall’attuale governo.

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I LIBRI DI CHIARELETTERE

Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
La scheda
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
Collana Dvd+libro
Pp 176, durata film: 60 minuti
euro 18,60 €
La scheda
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
di Ferruccio Pinotti
con la collaborazione di Giovanni Viafora
Collana Principio attivo
Pp. 480 - euro 16,60
La scheda del libro
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1994
L'anno che ha cambiato l'Italia. Dal Caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi.
Una storia mai raccontata.
di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari
Collana Principio attivo
pp. 480 - euro 16,60
La scheda del libro
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Nel paese dei Moratti
Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
di Giorgio Meletti
Collana Principio attivo 
pp. 256 - euro 14,60
La scheda del libro
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L'Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
di Riccardo Iacona
Collana Reverse
pp. 192 - euro 13,60
La scheda del libro
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Di testa nostra
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana Reverse
pp. 224 - euro 13,60
La scheda del libro
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L'agenda nera
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15
La scheda del libro
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La colata
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari,
Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo
Collana: Principio Attivo
Pp. 544 - euro 16,60
La scheda del libro
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Intrigo internazionale
di Giovanni Fasanella e Rosario Priore
Collana Principio Attivo
Pagine 208 - euro 14,00
La scheda del libro
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assaltoalpm
Assalto al Pm
di Luigi de Magistris
Collana Reverse
Pagine 336 - euro 14
La scheda del libro
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dopod il ui il diluvio
Dopo di Lui il diluvio
di Oliviero Beha
Collana Reverse
Pagine 256 - euro 14,00
La scheda del libro
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senz'anima
Senz'anima
di Massimo Fini
Collana Reverse
Pagine 496 - euro 15
La scheda del libro
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pane e bugie
Pane e bugie
di Dario Bressanini
Collana Reverse
Pagine 320 - euro 13,60
La scheda del libro
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Controcanto
di Marco Revelli
Collana Reverse
euro 13,60
La scheda del libro
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Grazie

di Riccardo Staglianò
Collana Principio Attivo
Pagine 240 - euro 14,60
La scheda del libro
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Il partito dell'amore
di Mario Portanova
Collana: Reverse
Pagine 256 - euro 12
La scheda del libro
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Ad personam
di Marco Travaglio
Collana Reverse
Pagine 608 - euro 16,90
La scheda del libro
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I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo
di Alain Minc
Traduzione di Valentina Abaterusso
Collana Reverse
Pagine 128 - euro 12
La scheda del libro
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Il patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci
Collana Principio Attivo
Pagine: 338 - euro 16,00
La scheda del libro
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La strada di Levi
di Davide Ferrario, Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa
Collana DVD + libro
Euro 24
La scheda
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Giorgio Perlasca
di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero
Pagine: 220 - euro 14
La scheda del libro
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
di Fondazione Fabrizio De André onlus
a cura di Elena Valdini
Pagine: 484 - euro 59,00
La scheda del libro


Dentro l'Opus Dei
di Emanuela Provera
Collana: reverse
Pagine: 216 - euro 4,00
La scheda del libro


Fuori orario
di Claudio Gatti
Collana: principioattivo
Pagine: 241 - euro 15,00
La scheda del libro


Adesso basta
di Simone Perotti
Collana: reverse
Pagine: 195 - euro 14,00
La scheda del libro


La cura
di Michele Ainis
Collana: reverse
Pagine: 183 - euro 14,00
La scheda del libro


Agenda voglioscendere 2010
dal blog di Corrias, Gomez e Travaglio
a cura di Roberto Corradi
Prezzo: euro 12,90
La scheda


Il regalo di Berlusconi
di Peter Gomez e Antonella Mascali
Collana: principioattivo
Pagine: 339 - 15,00 euro
La scheda del libro


Presunto colpevole
di Luca Steffenoni
Collana: reverse
Pagine: 272 - 14,00 euro
La scheda del libro


Papi
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Collana: reverse
Pagine: 331 - 15,00 euro
La scheda del libro


Un inverno italiano
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana: reverse
Pagine: 336 - euro 14,60
La scheda del libro


Miss Little China
di Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco (DVD)
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò (libro)
Collana: libro+DVD
Pagine: 77 - euro 19,60
La scheda del libro


Processo agli economisti
di Roberto Petrini
Collana: reverse
Pagine: 170 - euro 13,60
La scheda del libro


Vaticano S.p.A.
di Gianluigi Nuzzi
Collana: principioattivo
La scheda del libro
La rubrica dell'autore


Italia Anno Zero
di Beatrice Borromeo, Marco Travaglio e Vauro
Collana: reverse
La scheda del libro


I nuovi mostri
di Oliviero Beha
Collana: reverse
Pagine: 281 - 13,60 euro
La scheda del libro


La morsa
di Loretta Napoleoni
Collana: reverse
Pagine 186 - 13,60 euro
La scheda del libro


L'Anello della Repubblica
di Stefania Limiti
Collana: principioattivo
Pagine 337 - 16 euro
La scheda del libro


Giovani e belli
di Concetto Vecchio
Collana: principioattivo
Pagine 193 - 14 euro
La scheda del libro
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Il Sol dell'Avvenire
di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone
Pagine: 127
Durata DVD: 77 minuti
Prezzo: euro 19,60
La scheda del libro
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Il gruppo su facebook


Passione reporter
di Daniele Biacchessi
Prefazione di Ferruccio De Bortoli
Collana: reverse
Pagine: 230 - euro 12,60
La scheda del libro
Il Teatro Narrativo Civile


Lotta civile
di Antonella Mascali
Collana: reverse
Pagine: 305 - euro 14,60
La scheda del libro
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Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Collana: principioattivo
Pagine: 295 - euro 14,60
La scheda del libro
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La questione immorale
di Bruno Tinti
Collana: reverse
Pagine: 205 - euro 13,60
La scheda del libro
Il blog di Bruno Tinti


Io sono il mercato
di Luca Rastello
Collana: reverse
Pagine: 176 - 12,00 euro
La scheda del libro


Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Il suono e l'inchiostro
A cura del Centro Studi Fabrizio De André
Prezzo: euro 15,00
Collana: reverse
La scheda del libro


La Finanziaria siamo noi
di Stefano Lepri
Prezzo: euro 13,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro


Strage continua
di Elena Valdini
Prefazione di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: euro 12,00
Collana: reverse
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ALZA LA TESTA!
di Piero Ricca
con Franz Baraggino, Diego Fabricio, Elia Mariano
Prefazione di Marco Travaglio
Prezzo libro + DVD: euro 16,60
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Prezzo: euro 10,00
Collana: reverse
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Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Prezzo: euro 37,00
La scheda del libro


La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
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I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
La scheda del libro
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
La scheda del libro
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
La scheda del libro
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
La scheda del libro
Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
La scheda del libro
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
La scheda del libro
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
La scheda del libro
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
La scheda del libro
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
La scheda del libro
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
La scheda del libro
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
La scheda del libro

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Il blog dell'autore



Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
La scheda del libro

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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
La scheda del libro
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
La scheda del libro
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
La scheda del libro
Il blog dell'autore