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di Marco Travaglio

Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d’Italia a Palermo e consulente della Procura antimafia del capoluogo siciliano nel processo Dell’Utri a proposito della misteriosa provenienza dei capitali della Fininvest, venerdì scorso ha “raggiunto un accordo transattivo” con la stessa Fininvest nella causa civile per danni che il gruppo Berlusconi gli aveva intentato lo scorso anno.

In cambio del ritiro della denuncia, Giuffrida dichiara che la sua consulenza depositata nel 1999 sulle operazioni “anomale” riscontrate nei finanziamenti alle holding di controllo della Fininvest a cavallo tra gli anni 70 e 80 era soltanto “parziale” e “non definitiva”, visto che si interruppe sul più bello nel 1998 con l’archiviazione del fascicolo aperto a carico di Silvio Berlusconi (per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco) per decorrenza dei termini d’indagine. Fin qui, nulla di nuovo: la circostanza era già stata precisata dai pm e da Giuffrida al processo Dell’Utri...

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Seguiamo gli sviluppi di quello che Marco Travaglio giustamente ci esorta a non chiamare "caso Forleo", ma "caso Unipol-Bnl-Ds" (o al limite caso "Clementina, facci sognare!"). 
Ecco un nuovo contributo.

Caso Unipol-Bnl-Ds, i puntini sugl'"i"
di Marco Travaglio

Sul caso Unipol-Bnl-Ds, che qualche furbetto seguita a chiamare “caso Forleo” (inesistente), si continua a raccontare un sacco di frottole.

1) Si favoleggia che la gip Clementina Forleo si sia spinta al di fuori delle propria orbita, “anticipando una sentenza di condanna”. Ma, che almeno due dei tre esponenti Ds sorpresi al telefono con Giovanni Consorte non siano stati semplici “tifosi” della scalata Unipol alla Bnl, ma ben di più e di peggio, non lo dice solo la Forleo: lo dicono anzitutto gli stessi D’Alema e Latorre al telefono con Consorte.

Il 6 luglio 2006 Consorte ha il problema di accordarsi con il socio forte di Bnl, Francesco Gaetano Caltagirone, editore, costruttore, suocero di Casini e capofila dei “contropattisti” Ricucci, Coppola, Lonati, Statuto e Bonsignore. E dice a Latorre: “L'ingegnere (Caltagirone, ndr) e i suoi accoliti si sono defilati [...]. Io domani ho l'incontro con loro alle sei, alle otto ti chiamo e ti dico come va a finire”. Latorre, che in teoria sarebbe un parlamentare Ds e non un uomo d’affari, propone: “Ma che deve fare una telefonata Massimo (D'Alema, ndr) all'ingegnere (Caltagirone, ndr)?”. Consorte: “È meglio che Massimo fa una telefonata. Perché a questo punto se le cose non vengono fatte, si sa per colpa di chi”. L’indomani, puntualmente, Caltagirone e i contropattisti si accordano con Unipol. Missione compiuta. E’ “tifo” questo? E’ “informarsi”? O è partecipare a una scalata che i magistrati ritengono illecita (“disegno criminoso”), in quanto occulta, compiuta prima del lancio dell’Opa? ...

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Sale la temperatura del "dibbattito" sul caso Forleo. Interviene anche il Presidente Napolitano.
Il caldo estivo fa brutti scherzi.

Chiarelettere ha in preparazione un libro in uscita a settembre sulla magistratura con testimonianze di giudici e pm.
Aiuterà a capire i termini del problema.
Intanto ospitiamo un intervento di Marco Travaglio (presente anche sul blog di Beppe Grillo).

Caro Napolitano, non pertinente sarà lei
di Marco Travaglio

"Anche il Presidente della Repubblica dei Mandarini Intoccabili, davanti al Csm, ha voluto dare la sua bastonata al gip Clementina Forleo, rea di “valutazioni non pertinenti ed eccedenti”, cioè di lesa maestà nei confronti di sei parlamentari che due estati fa scalavano banche e case editrici in combutta con i furbetti del quartierino e si avvertivano a vicenda delle intercettazioni in corso (D’Alema, essendo molto intelligente, per avvisare Consorte del suo telefono intercettato, gli telefonò).

Secondo Napolitano, con queste “fughe di notizie” l’opinione pubblica rimane disorientata. In realtà, proprio grazie al giudice Forleo e ai giornali che hanno riferito le sue ordinanze, l’opinione pubblica ha capito benissimo tutto. E cioè che “non pertinente ed esorbitante” è il comportamento dei politici scalatori, non dei giudici che li hanno scoperti e processati. E che la vera fuga di notizie è quella di chi avvertì politici e furbetti che erano intercettati, rovinando le indagini sul più bello, non certo quelle dei giornali che stanno pubblicando atti non segreti, cioè pubblici...

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di Marco Travaglio

A due anni esatti dallo scandalo di Bancopoli, si completa il quadro degli interventi politici nelle scalate di Bpl ad Antonveneta, di Unipol a Bnl e di Ricucci alla Rcs. Il gup Clementina Forleo ha esaminato le 73 telefonate intercettate sulle utenze di Fiorani, Ricucci e Consorte con sei uomini politici (D’Alema, Fassino e Latorre dei Ds e Grillo, Comincioli e Cicu di FI), che la Procura chiede di usare nel processo che va a incominciare. E ha deciso di trasmetterne al Parlamento, per la necessaria autorizzazione, 68 che, a suo avviso, hanno rilevanza penale, certamente per i tre furbetti, ma forse per alcuni parlamentari.

Per capire qualcosa in questa jungla di procedure, occorre fare un passo indietro all’estate del 2003, quando il Parlamento varò all’unanimità la legge Boato. Da allora, per usare l’intercettazione di un inquisito che parla con un parlamentare, il giudice deve chiedere il permesso al Parlamento. Anche se il processo riguarda l’inquisito, non il parlamentare. Se le Camere rispondono picche o non rispondono affatto, il giudice deve distruggere la bobina e la trascrizione, cioè la prova del reato...

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Il Gip di Caltanissetta respinge la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sull'agenda rossa di Paolo Borsellino

L’alibi perfetto di una memoria che fa "ginnastica"
di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco*

Chi ha rubato l'agenda rossa di Paolo Borsellino? Chi se ne serve, da quindici anni, probabilmente a scopo di ricatto? Se non cerchiamo di rispondere a queste domande, non possiamo dirci cittadini italiani consapevoli, ma soprattutto non possiamo illuderci di aver onorato la memoria di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta assassinati 15 anni fa in via D’Amelio con l’ennesima esplosione stragista della storia repubblicana.

La memoria è importante. Ma attenzione: la “ginnastica della memoria’’ rischia di trasformare la memoria in uno sterile esercizio di autocommiserazione. Non bastano più i rituali commemorativi a base di retorica, passerelle, applausi e commozione per poi tornare a casa e ricominciare tutto come prima. Perché i rituali producono quella melassa emozionale che è il fertilizzante delle fiction antimafia, tanto di moda oggi: quelle agiografie ad uso e consumo della buona coscienza nazionale, che hanno il pregio di informare l’opinione pubblica, ma il difetto di banalizzare la storia perché divulgano verità di comodo, che in genere non offendono nessuno, che non mettono nulla in discussione, ma siccome fanno audience, allora vanno bene lo stesso...
 
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*Autori di L'Agenda rossa di Paolo Borsellino


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Uliwood party
di Marco Travaglio
da l'Unità del 17 luglio 2007


Ogni giorno che passa ci viene scippato un pezzettino di libertà e non ci facciamo nemmeno più caso. E’ una mitridatizzazione per sottrazione: Mitridate VI, re del Ponto, sorbiva un sorso di veleno al giorno per immunizzarsi contro eventuali avvelenatori. A noi viene tolto, un po’ alla volta, il diritto all’informazione.

Sabato la notizia, enorme, della condanna definitiva di Previti e del giudice Metta sulla sentenza comprata che regalò la Mondadori a Berlusconi stazionava a pagina 20 del Corriere, a pagina 16 del Messaggero, addirittura fra le brevi a pagina 13 della Stampa.

Per vedere il processo Mondadori in prima pagina, la Cassazione avrebbe dovuto assolvere tutti. Allora sì l’avrebbero saputo tutti.

L’altro giorno Piero Ricca, il barbuto rompipalle che va a contestare, carte alla mano, i politici di destra e di sinistra, s’è visto notificare dalla Guardia di finanza il sequestro preventivo del suo blog www.pieroricca.org su disposizione del pm romano Giuseppe Saieva e del gip Cecilia Demma. Che faceva, Ricca, sul blog ora bloccato? Organizzava truffe telematiche? No, altrimenti l’avrebbero già invitato in tv o l’avrebbero già candidato al Parlamento.

Lui invece pubblicava notizie scomode e videoclip delle sue scorribande alle calcagna dei politici in fuga. Lesa maestà. Il sequestro nasce dalla querela sporta contro di lui da Emilio Fede (Fede che querela qualcuno: un ossimoro), per avergli osato chiedere notizie sulle sentenze della Corte costituzionale che impongono il trasloco su satellite di una rete Fininvest-Mediaset, anche perché nel 1999 Rete4 ha perso la concessione per trasmettere su terrestre e Europa 7 l’ha vinta ma attende da allora che Rete4 liberi le frequenze su cui trasmette in proroga, cioè fuorilegge rispetto ai dettami della Consulta.

Fede, comprensibilmente sgomento alle parole “legge”, “sentenza” e “Costituzione”, ha dato a Piero dell’imbecille. Poi, mancandogli la parola, gli ha sputato contro (il video è disponibile su youtube).

In un paese serio, dovendo proprio sequestrare qualcosa, non si procederebbe contro il blog di Ricca, ma contro Rete4 (o magari contro la Mondadori, che da venerdì è ufficialmente provento di reato). E, visto che Fede usa da sempre il Tg4 per insultare i nemici del padrone, se il blog di Ricca va sequestrato per evitare la reiterazione del presunto reato di diffamazione, figuratevi un po’ che dovrebbe esserne del Tg4.

In tutto l’orbe terracqueo, il sequestro di un sito internet susciterebbe enorme scandalo. Da noi la notizia è, al massimo, una “breve”, una curiosità affogata fra mille altre. Chi non ha padrini politici, e peggio ancora si comporta da cittadino esercitando fino in fondo i propri diritti, non esiste.

A proposito di cittadini: Daniele Luttazzi torna finalmente in tv. Ma non sulla Rai, dalla quale era stato cacciato sei anni fa per ordine di Bellachioma, anzi prim’ancora che questi l’ordinasse. Torna su La7. Alla Rai non riesce a tornare nemmeno Oliviero Beha, che ha dalla sua un contratto a tempo indeterminato (sistematicamente violato dall’azienda) e una sentenza ormai esecutiva del Tribunale del lavoro (regolarmente calpestata dall’azienda). Ora perciò porterà in tribunale il Cda per i reati di inottemperanza a provvedimento del giudice e abuso d’ufficio.

L’altro giorno, da un’intervista mai smentita di Gianpiero Fiorani, ha appreso che costui sarebbe in trattative col cosiddetto “servizio pubblico”per un programma su Rai2 “dalla parte dei consumatori”. Il banchiere ladro, già detenuto nonché indagato in una mezza dozzina di Procure della Repubblica, diventerebbe una sorta di difensore civico contro le truffe bancarie, dall’alto della sua formidabile esperienza nel ramo. Beha, che prima dell’ epurazione conduceva un seguitissimo programma radiofonico, si propone di affiancarlo: “Pur avendo due biografie molto diverse, non essendo per esempio io mai stato in galera almeno finora, credo potremmo integrarci benissimo nella conduzione. Non mi sfugge neppure la grande valenza televisiva di uno come Fiorani che, stando a cronache nere e rosa, bacia da Dio, dall’ex governatore Fazio alla figlia di Ornella Muti. Le premesse per un bel sevizio al pubblico ci sarebbero tutte”.

Pur con tutto l’affetto che portiamo a Oliviero, ci permettiamo di dubitare della fattibilità dell’operazione: in un paese dove si fa carriera per meriti penali e dove San Vittore è meglio della Scuola di Atene, Beha è privo di curriculum. Vada a rubare come tutti gli altri, poi se ne riparla.



La multiculturalità è come un parcheggio Ikea nel week end
. Un luogo dove auto diverse stanno accostate una all’altra, ma non si mescolano.

Perché quel parcheggio funzioni e non generi conflitti devono valere due regole: una esplicita e una implicita. Quella esplicita: che nessuno oltrepassi i limiti assegnati. Quella implicita: che ognuno stia nel suo territorio e non comunichi con il vicino.

Il melting pot, dunque, è la condizione dove attori diversi stanno sulla stessa scena, ma non costruiscono niente insieme. Coabitano e tentano, in base a regole di buon vicinato, di non disturbarsi troppo. Meglio se si ignorano. Insomma una condizione condominiale, con un amministratore che riconosce un diritto all’inquilino più anziano e informa il nuovo venuto delle regole per non incorrere nell’isolamento o nel conflitto. Non è una prospettiva attraente, anche se molti la descrivono come un passaggio di crescita rispetto alla precedente società monoculturale.

L’integrazione, presentata come una apertura rispetto a una condizione di omogeneità, di “comunità chiusa”, rappresenta una società tollerante. Ovvero una società che accetta la relativa autonomia di molte culture. Ma poi chiede che esse si collochino in uno spazio proprio, nei cui confronti, talora, si promuove la conoscenza, ma ancora guardandole come “aliene”.

Insomma, attenti che non si generi mescolamento. Facendo di tutto perché non si produca. Si desiderano conoscere usi, costumi, si allestiscono mostre artistiche, festival teatrali o cinematografici di un mondo altro guardandolo come il visitatore all’acquario: la parete di vetro che consente di non mescolarsi. Nelle società multiculturali dunque ognuno vive accanto a qualcun altro, lo osserva, forse lo conosce, ma ritiene che la propria cultura possa svilupparsi parallelamente all’altra. Perché anche della propria cultura si ha un’immagine astorica, senza tempo, o che essa si generi autonomamente, per sviluppo naturale. In breve che il presente sia già contenuto tutto nel passato.

Nella storia delle identità culturali il tempo è percepito come un fatto cronologico, non come un tempo storico. Noi non siamo il prodotto culturale di ciò che in origine era contenuto nella nostra cultura di appartenenza. Siamo soprattutto l’effetto di continue contaminazioni. Nei vestiti, nei cibi, nel linguaggio, nella musica, nelle letture. Non è la multiculturalità a definire chi siamo, ma l’intercultura: una condizione che presume avere consapevolezza dell’ibridazione.

Non è definita dalla panoramica del parcheggio dunque, ma dai ritratti di Arcimboldo: una coabitazione di oggetti, di pezzi con una propria identità specifica che insieme e in ordine incerto, e anche casuale, definiscono un volto senza che per questo ciascun pezzo sia nato per esser proprio lì dove si trova.

David Bidussa*

In D. la Repubblica delle Donne, 14 luglio 2007

*Storico. Si occupa di storia sociale delle idee.
Ha pubblicato I have a dream (Bur, 2006).

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Pollari promette rivelazioni. Ha molte cose da dire e far capire. Un gioco al massacro.

Noi di Chiarelettere vogliamo contribuire a rendere meno opaca questa torbida realtà. Non abbiamo scoop da offrire, né personaggi da ricattare. Nei prossimi libri che faremo a settembre ricostruiremo con Sandro Orlando La grande trappola in cui è caduta la nostra democrazia, cioè il cumulo di falsità che abbiamo ingoiato in questi anni e di cui sono stati vittime anche giornali e tv (non senza colpa).

Eppure il muro è caduto, nei paesi dell’est si va piacevolmente in vacanza. Ma i servizi segreti e tutti i personaggi di contorno continuano a lavorare, meglio a tramare. Ma per conto di chi? Per noi cittadini, no di certo.

Provate a mettere in fila i dossier falsi, le telefonate registrate, i curriculum e le attività delle persone legate ai servizi, i politici interessati, i giornalisti asserviti…

Una storia ridicola e tragica, una commedia all’italiana, la più tipica, solo che in gioco ci sono le nostre libertà.

Lorenzo Fazio

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Più di 500 persone hanno partecipato a Palermo al dibattito sul libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, L’agenda rossa di Paolo Borsellino, con prefazione di Marco Travaglio.

E’ stata una serata importante e molto partecipata. Tanta gente, tanti giovani, in un momento per Palermo non facile, in cui sembra vincere una certa rassegnazione.

Nella cornice suggestiva dell’ex tonnara, hanno parlato il giudice Antonio Ingroia, Gherardo Colombo, Rita Borsellino e i due autori, riportando l’attenzione del pubblico a quella tragica stagione. Molte sono le domande che devono trovare risposta, a cominciare dalla mancata protezione del giudice siciliano. Ma quei fatti parlano anche dell’oggi. Della mafiosità pervasiva che corrompe la nostra società e parte della nostra classe politica: come ha ricordato Colombo, oggi alla trasparenza si preferisce l’opacità dei comportamenti che rende tutto uguale e indistinto, e annulla le responsabilità.

Rita Borsellino ha ricordato con veemenza che le verità vanno conquistate, bisogna lottare per ottenerle, guadagnarsele. Nessuno le regala, pochi le vogliono. E con dispiacere ha sottolineato come nel bel discorso di Torino, Veltroni si sia dimenticato della mafia. La mafia per i politici non esiste più.

Questo appuntamento è stato un invito a non mollare, a continuare a battersi a tutti i livelli per far rispettare il diritto, la legge, la libertà di parola. Chiarelettere lo raccoglie e lo gira a tutti i suoi lettori, nella convinzione che solo diffondendosi sul territorio, tra le persone, si può fare: fare libri, fare idee, fare verità. Sarebbe bello avere tante Chiarelettere sparpagliate ovunque. E dare le chiavi di casa a più gente possibile.

Infine un grosso abbraccio a Lo Bianco che è stato colto da grave malore alla fine del dibattito. Subito soccorso, ora sta meglio.
Molti auguri a lui e alla sua famiglia.
Lorenzo Fazio

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I LIBRI DI CHIARELETTERE

Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
Collana Dvd+libro
Pp 176, durata film: 60 minuti
euro 18,60 €
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
di Ferruccio Pinotti
con la collaborazione di Giovanni Viafora
Collana Principio attivo
Pp. 480 - euro 16,60
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1994
L'anno che ha cambiato l'Italia. Dal Caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi.
Una storia mai raccontata.
di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari
Collana Principio attivo
pp. 480 - euro 16,60
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Nel paese dei Moratti
Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
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L'Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
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Di testa nostra
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
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L'agenda nera
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
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La colata
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari,
Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo
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Intrigo internazionale
di Giovanni Fasanella e Rosario Priore
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Assalto al Pm
di Luigi de Magistris
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Dopo di Lui il diluvio
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Senz'anima
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Pane e bugie
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Il partito dell'amore
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Ad personam
di Marco Travaglio
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I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo
di Alain Minc
Traduzione di Valentina Abaterusso
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Il patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci
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La strada di Levi
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Giorgio Perlasca
di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
di Fondazione Fabrizio De André onlus
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Dentro l'Opus Dei
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Fuori orario
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Adesso basta
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Agenda voglioscendere 2010
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Il regalo di Berlusconi
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Un inverno italiano
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Io sono il mercato
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Un paese di baroni
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Il suono e l'inchiostro
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ALZA LA TESTA!
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
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Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
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La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
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I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
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L'attentato
di Andrea Casalegno
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
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Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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