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di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza*

Dopo la morte di Paolo Borsellino, il 19 luglio di diciassette anni fa, si prolungò ancora la trattativa tra Stato e mafia? Proseguì anche dopo la strage di via D’Amelio e dopo gli attentati del ‘93? Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso è convinto che il patto tra Cosa nostra e le istituzioni non andò in porto perché Riina venne arrestato nel ’93. Ma il ritrovamento della lettera con cui Provenzano chiede a Berlusconi una tv, pena il verificarsi di un ‘evento luttuoso’, saltata fuori durante la perquisizione del 2005 a casa di Massimo Ciancimino (figlio di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo), allunga il periodo del ‘negoziato’ fino al marzo del ’94, periodo della nascita di Forza Italia. E apre nuovi scenari investigativi che potrebbero coinvolgere di nuovo il presidente del Consiglio, già indagato per mafia (e poi archiviato per l’impossibilità temporale di concludere le indagini) dalla procura di Palermo. I magistrati palermitani stanno valutando attentamente, infatti, il contenuto della missiva: un foglio A4 tagliato a metà, di cui resta solo la metà inferiore. La lettera é scritta in un italiano sgrammaticato come se, dicono in procura, l'avesse vergata ''uno che sa scrivere, sotto la dettatura di uno che non sa parlare''. Ovvero come se l’avesse scritta Vito Ciancimino sotto la dettatura del boss Provenzano. Un giallo ancora tutto da decifrare con l'aiuto anche del capitano dei carabinieri Angeli, che firmò il verbale di ritrovamento della lettera, e che poco tempo dopo fu sottoposto ad un procedimento disciplinare per non aver seguito ‘’con la dovuta diligenza'' le intercettazioni di Ciancimino nell’ambito della ricostruzione della sua ragnatela di affari.

La metà mancante della lettera, intanto, é stata interamente ricostruita in questi giorni dalla memoria del figlio di Ciancimino, assai sorpreso ed impaurito di vedere il foglio A4 mutilato visto che, come ha detto a verbale, ricorda benissimo che per anni fu conservato integro all’interno di un volume dell’enciclopedia Treccani nella casa romana del padre. E sempre integro, egli stesso provvide a trasferirlo a Palermo, quel foglio, dopo la morte del genitore che l'aveva conservato in originale, ha spiegato Massimo, visto che aveva l’ossessione di lasciare le proprie impronte digitali sulle missive che gli recapitava il capo dei capi, Bernardo Provenzano, impegnato, in quel periodo, a traghettare Cosa Nostra verso un approdo più tranquillo, lasciandosi alle spalle la stagione stragista. Per farlo, ha raccontato il boss Luigi Ilardo al colonnello dei carabinieri Michele Riccio, il corleonese Binu avrebbe garantito un profilo basso dell’organizzazione mafiosa in cambio di vantaggi sul pentitismo, amnistia e indulto, e la possibilità di tornare a svolgere attività imprenditoriali ad alto livello. Stessi concetti messi a verbale dal pentito Nino Giuffrè, che sostiene che la trattativa proseguì, dopo le stragi e l'arresto di Riina, per volontà di Provenzano con i nuovi referenti politici Dell'Utri e Berlusconi. E non a caso la lettera è stata depositata agli atti del processo di appello nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni per concorso in associazione mafiosa.

*Autori de "L'agenda rossa di Paolo Borsellino"




19 luglio 2008 - 16 anni dopo
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

‘’... una pietra tombale su una delle vicende giudiziarie più inquietanti degli ultimi tempi‘’. Sono queste le parole usate dal Procuratore aggiunto di Caltanissetta (ora procuratore di Agrigento) Renato Di Natale e dal sostituto Rocco Liguori nel ricorso per cassazione proposto contro la sentenza del gup Paolo Scotto Di Luzio che ha prosciolto il colonnello dei carabinieri del Ros Giovanni Arcangioli dall’accusa di avere rubato l’agenda rossa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l’esplosione in via D’Amelio, il pomeriggio del 19 luglio 1992.

Il mistero dell’agenda rossa, a sedici anni dalla morte di Borsellino e dei cinque agenti di scorta,  appare dunque più impenetrabile che mai. I due magistrati di Caltanissetta, infatti, giudicano  le motivazioni del gup ‘’contraddittorie, manifestamente illogiche, con un travisamento della prova’’. E l’unica possibilità di scavare sui retroscena della sparizione di quell’agenda, definita da Marco Travaglio la ‘’scatola nera’’ della Seconda Repubblica, resta ora appesa al filo di un ricorso alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere se sollevare quella ‘’pietra tombale’’, ordinando di processare l’imputato Arcangioli.

‘’Di sicuro non vi è certezza sull’identificazione del soggetto cui fu consegnata la borsa del dottor Borsellino una volta prelevata dalla macchina blindata - scrivono Di Natale e Liguori - ma non può essere messo in discussione che, dopo un margine di tempo presumibilmente breve, la borsa ricompare nelle mani dell’imputato mentre si dirige in via Autonomia Siciliana‘’.

Quel che accadde quel pomeriggio attorno alla blindata annerita dalle fiamme non è chiaro: le testimonianze restano contraddittorie, i ricordi confusi: ‘’ma si tratta di vuoti - scrivono i pm - che meritavano un approfondimento dibattimentale che attraverso confronti o ricognizioni personali potevano essere colmati’’. Per questo motivo, i magistrati della procura nissena concludono il loro ricorso, affermando che ‘’il procedimento in oggetto può anzi definirsi un classico caso in cui è necessario un vaglio dibattimentale’’. Il caso, insomma, è ancora aperto. Mentre Palermo si mobilita per commemorare Paolo Borsellino e i poliziotti morti con lui nell’esplosione di via D’Amelio, la parola passa alla Suprema Corte.

*Autori de L'agenda rossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere)

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Pubblichiamo un post di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori de
L'Agenda rossa di Paolo Borsellino, per aggiornare i nostri lettori sugli ultimissimi sviluppi legati alla scomparsa della famosa agenda del magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. In coda al post potete leggere l'articolo di Giovanni Bianconi, comparso ieri sul Corriere della Sera.

Il colonnello Giovanni Arcangioli ha deciso di parlare. Rompe il silenzio con una memoria difensiva, inviata ai magistrati della procura di Caltanissetta che lo vogliono processare per il furto dell'agenda rossa di Paolo Borsellino. Punta il dito contro esponenti dei servizi, indicando un paio di testimonianze che ne attesterebbero la presenza in via D'Amelio, negli attimi successivi all'esplosione. "E' loro che potevano interessarsi all'agenda, non io''.
E' solo disinformazione, come ipotizza Salvatore Borsellino, creata ad arte per fare confusione? Lo scoprirà  la procura, che da mesi ormai indaga sui servizi, e sul ruolo che alcune 'barbe finte' potrebbero avere avuto nella strage e che oggi sta valutando se accogliere la richiesta di Arcangioli prima di concludere l'inchiesta con le richieste al gip. Noi sappiamo con certezza due cose:

1) quell'agenda contiene (conteneva) le riflessioni di un magistrato che aveva previsto la sua fine al centro, suo malgrado, di molti misteri italiani in una fase di passaggio chiave dalla prima alla seconda repubblica e per questo faceva gola a molti, non certo soltanto alla mafia; ancora oggi il processo che punta ad accertare la verità su questo episodio, è una ferita aperta nel tessuto istituzionale del paese, a vari livelli di responsabilità.

2) Ci sono una foto ed un filmato che ritraggono Arcangioli con la borsa di cuoio in mano allontanarsi verso il tratto finale della via D'Amelio. Una borsa di cuoio che nel momento in cui è stata ripresa, sono convinti i giudici di Caltanissetta, conteneva l'agenda rossa. Quella stessa borsa ricomparirà nel sedile posteriore tre quarti d'ora dopo senza l'agenda, misteriosamente scomparsa. E sull'episodio, spiegato da Arcangioli come il risultato di un banale rimpallo di competenze tra le persone presenti (l'ex giudice Ayala, un altro ufficiale dei carabinieri: 'prendila tu, no tu, io non posso', per cui alla fine la borsa torna a posto) l'allora capitano dei cc non ha redatto neanche una relazione di servizio. Ha scritto bene Marco Travaglio: quell'agenda rossa è la scatola nera del mancato decollo della Seconda Repubblica, e conteneva forse le risposte ai tanti non so e non ricordo istituzionali offerti in questi anni ai magistrati che hanno indagato su via D'Amelio. 

Giuseppe Lo Bianco
Sandra Rizza 

"Agenda Borsellino, indagate sugli 007" di Giovanni Bianconi (Corriere della Sera, 5 marzo 2008)




di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco*

Dopo 15 anni di inabissamento volontario con il silenzio delle armi il sommergibile Cosa Nostra sta tornando a galla. E il barometro segna tempesta. Ai comandi provvisori c’è il candidato leader più accreditato, Totuccio Lo Piccolo, boss in carriera, nato e ‘’punciuto’’ a San Lorenzo, periferia occidentale di Palermo, l’emergente considerato oggi l’unico delfino credibile di Bernardo Provenzano.

Ma per conquistare lo scettro di Cosa nostra il killer del gruppo fuoco corleonese che dettò legge negli anni ’80 ha più d’un problema da risolvere. Il primo è quello di dimostrare a tutti i suoi accoliti che lui ha veramente la tempra del capo. Per questo, probabilmente, in questi giorni è aumentata la pressione mafiosa sugli imprenditori siciliani, denunciata da Confindustria che ha chiesto addirittura l’intervento dell’esercito e che ha provocato la risposta ferma del capo dello Stato. E per questo oggi a Palermo si possono lasciare due bottiglie incendiarie sotto l’auto del cronista di giudiziaria de l’ANSA Lirio Abbate, primo a dare la notizia dell’arresto di Provenzano, l’11 aprile del 2006: un’intimidazione così forte nei confronti dell’informazione sarebbe stata impensabile negli anni della ‘’sommersione’’...

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*Autori de L'agenda rossa di Paolo Borsellino



Il Gip di Caltanissetta respinge la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sull'agenda rossa di Paolo Borsellino

L’alibi perfetto di una memoria che fa "ginnastica"
di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco*

Chi ha rubato l'agenda rossa di Paolo Borsellino? Chi se ne serve, da quindici anni, probabilmente a scopo di ricatto? Se non cerchiamo di rispondere a queste domande, non possiamo dirci cittadini italiani consapevoli, ma soprattutto non possiamo illuderci di aver onorato la memoria di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta assassinati 15 anni fa in via D’Amelio con l’ennesima esplosione stragista della storia repubblicana.

La memoria è importante. Ma attenzione: la “ginnastica della memoria’’ rischia di trasformare la memoria in uno sterile esercizio di autocommiserazione. Non bastano più i rituali commemorativi a base di retorica, passerelle, applausi e commozione per poi tornare a casa e ricominciare tutto come prima. Perché i rituali producono quella melassa emozionale che è il fertilizzante delle fiction antimafia, tanto di moda oggi: quelle agiografie ad uso e consumo della buona coscienza nazionale, che hanno il pregio di informare l’opinione pubblica, ma il difetto di banalizzare la storia perché divulgano verità di comodo, che in genere non offendono nessuno, che non mettono nulla in discussione, ma siccome fanno audience, allora vanno bene lo stesso...
 
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*Autori di L'Agenda rossa di Paolo Borsellino


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Un nuovo libro. Dal 28 giugno in libreria, nel quindicesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino (1992-2007). Scritto da Giuseppe Lobianco e Sandra Rizza, con l'introduzione di Marco Travaglio. (pp. XVI-240, 12 euro).

Con l’aiuto di ex colleghi magistrati, familiari, pentiti, amici, i due autori ricostruiscono gli ultimi 56 giorni del magistrato siciliano. E ci restituiscono le pagine dell’agenda scomparsa nell’attentato di via D’Amelio, in cui Borsellino annotava  le riflessioni e i fatti più segreti che riguardavano soprattutto l’indagine sulla morte di Falcone.

Qualcuno, subito dopo l’attentato, si affrettò a requisirla. Questo libro spiega perchè
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“Oggi, quindici anni dopo, non è cambiato nulla. L’impressione è che, ai piani alti del potere, quelle verità indicibili le conoscano in tanti, ma siano d’accordo nel tenerle coperte da una spessa coltre di omissis. Per sempre. L’agenda rossa è la scatola nera della Seconda Repubblica. Grazie a questo libro cominciamo a capire qualcosa anche noi”. Dall’introduzione di Marco Travaglio.

Gli autori
Giuseppe Lo Bianco è caposervizio all’Ansa di Palermo. E’ stato redattore del Giornale di Sicilia e de L’Ora di Palermo.
Sandra Rizza è cronista di giudiziaria all’Ansa di Palermo. Ha lavorato come corrispondente per La Stampa e Panorama.

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La rassegna

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Vi segnaliamo articoli, interviste e recensioni comparse sulla stampa e su internet.

2008

18 luglio - Sicilia - Un'agenda, mille misteri di Francesco Musolino

5 marzo - Il Corriere della Sera - "Agenda Borsellino, indagate sugli 007" di Giovanni Bianconi

21 gennaio - urloweb.com - Che fine ha fatto l'agenda rossa di Paolo Borsellino? Intervista a Sandra Rizza di Marco Caria

2007

Novembre 2007 - www.misteriditalia.com - Novità editoriali

Novembre 2007 - www.limpidamente.it - Recensione

6 settembre - Corriere della Sera Magazine, Gli ultimi, strazianti giorni di Paolo Borsellino e quel costume da bagno ancora umido nella borsa di Antonio D'Orrico

21 luglio - Corriere Adriatico, Quell'agenda inseparabile da Borsellino

20 luglio - beppegrillo.it, Italia rosso tenebra

20 luglio - Uliwood Party su L'Unità, Via D'Amelio tours di Marco Travaglio

19 luglio - La provincia, Delitto Borsellino: un libro indaga sul mistero dell'agenda rossa di Marco Cambiaghi

19 luglio - Panorama.it, Strage di via D'Amelio: 15 anni dopo ancora troppi dubbi di Cristina Bassi

19 luglio - L'Arena.it, Il giornale di Verona, I misteri dell'agenda rossa di Borsellino di Marco Scipolo

18 luglio - Il Manifesto, Via D'Amelio, indagine sui misteri

18 luglio - Aprileonline.info, Le loro idee cammineranno sulle nostre gambe, di Emiliano Sbaraglia

18 luglio - Corriere Nazionale, Borsellino, fu omicidio di Stato? di Marco Abbate

12-19 luglio - Il Salvagente, Borsellino senza agenda

17 luglio - Corriere della Sera, Magistrati "veri", non stelle televisive di Vittorio Grevi

16 luglio - L'Unità, L'agenda rossa di Paolo, scatela nera della Seconda Repubblica di Marco Travaglio

13 luglio - Left, La scatola nera della prima Repubblica di Paola Pentimella Testa 

9 luglio - infocibo.it

6 luglio - Diario, L'agenda di Borsellino

30 giugno - La Repubblica, Il diario segreto di Paolo Borsellino di Attilio Bolzoni

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Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
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Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
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Pp 176, durata film: 60 minuti
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
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L'anno che ha cambiato l'Italia. Dal Caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi.
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L'agenda nera
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Pane e bugie
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Giorgio Perlasca
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Evaporati in una nuvola rock
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Il partito del cemento
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Non chiamarmi zingaro
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L'attentato
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Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
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Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
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Prefazione di Beppe Grillo
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