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Cari amici, la mia rubrica abbandona la home page di Chiarelettere e si guadagna un blog tutto suo: www.togherotte.ilcannocchiale.it

Intanto ditemi cosa ne pensate del primo post: La saga delle intercettazioni.
Vi aspetto.

Bruno Tinti

P.s. La vecchia rubrica sarà ancora consultabile al vecchio indirizzo




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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


E’ in dirittura d’arrivo la nuova disciplina delle intercettazioni.
Fa venire i brividi.
Ho pensato di commentarne gli aspetti più rilevanti, trascrivendo in  chiaro (spesso il DDL governativo è del tutto incomprensibile) le norme più “interessanti”. Anche qui devo andare a puntate perché se no salta fuori la Treccani.

L’art. 1 del DDL prevede che il giudice che abbia “pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli” ha l’obbligo di astenersi da detto procedimento.
Detta così sembra una norma ragionevole; invece è generica, oscura e anche scritta male.
Prima di tutto bisogna sapere che una norma del genere esiste già: è l’art. 36 lettera c) del codice di procedura penale. In questo articolo, tra le altre cose, si prevede che il giudice ha l’obbligo di astenersi “se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie”. La cosa si capisce bene con un esempio. Un giudice è incaricato di trattare un processo; si mette a chiacchierare di questo processo spiegando che, secondo lui, Tizio ha ragione e Caio ha torto; oppure che Tizio è innocente e il vero colpevole è Caio. Oppure il  processo trattato da questo giudice riguarda un suo amico; e il giudice gli consiglia come può difendersi meglio o gli suggerisce quali documenti produrre e quali no. E’ ovvio che tutto  questo non si può fare. Nel primo caso perché il giudice deve prendere la sua decisione alla fine del processo, dopo aver valutato le prove e ascoltato le parti; se invece l’ha già presa prima ancora che il processo si faccia, o anche mentre si sta facendo ma non è ancora finito, vuol dire che si tratta di un giudice prevenuto, non imparziale; e dunque di quel processo è bene che se ne occupi qualcun altro. Nel secondo caso perché, se un giudice consiglia una delle parti sul comportamento processuale da adottare, tradisce il suo compito di giudice, non è imparziale e quindi non deve celebrare quel processo...
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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


I progetti in materia di riforma della giustizia presentati da D’Alema - Casini e Vietti - Di Cagno (in realtà dalle loro ricche Fondazioni) costituiscono un bell’esempio dello stile legislativo dei nostri tempi: spazio alla fantasia, anche quando la materia richiederebbe rigore scientifico ed esperienza. Riforme spettacolo possono definirsi, fatte o anche solo proposte per “far vedere che ci sono” e poi, magari, qualcosa, sventuratamente, sarà approvato; e loro saranno i “padri della riforma”.
Come al solito mi occupo della parte penale del progetto. Anche se debbo dire che la prospettata riforma del processo civile desta parecchie preoccupazioni. Basti pensare che le decisioni in materia di famiglia (a quale dei genitori che si separano affidare i bambini, per esempio) dovrebbe prenderle un solo giudice e non più i 3 che lo decidono ora. Però per arrestare un sindaco che prende mazzette ci vanno 3 giudici, un Tribunale della Libertà e una Corte di Cassazione … Strane priorità.

Restiamo al progetto di riforma penale; ne tratterò in più post perché di osservazioni da fare ce n’è veramente tante.

Il posto d’onore lo merita l’osservazione che si tratta di proposte poco serie: i meccanismi processuali previsti sono assolutamente impraticabili con il sistema processuale e giudiziario vigente...
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Quando facevo il pubblico ministero mi capitava di incriminare imprenditori e politici per corruzione, turbative d’asta, falsi e associazione a delinquere per commettere tutti questi reati. Lo schema era quello abituale: il politico chiedeva soldi per favorire l’imprenditore e fargli ottenere un appalto fregando gli altri imprenditori; oppure l’imprenditore offriva soldi al politico perché lui gli facesse ottenere un appalto etc. Sempre erano coinvolti anche i funzionari (del Comune, della Provincia, della Regione, di qualche ente pubblico) perché poi, alla fine, chi faceva materialmente le gare, chi falsificava i documenti, chi attestava cose false erano loro. Su istruzione del politico ma insomma anche per loro ci scappava una fettina.

Messe insieme un po’ di prove (in genere con intercettazioni prima e perquisizioni al momento giusto - le intercettazioni servono anche a questo: a farti capire quando è il momento giusto per perquisire) chiedevo al GIP di arrestare questi delinquenti. E per la verità non mi è mai capitato di sentirmi dire di no; per quanto mi sforzi, non ricordo una volta in cui il GIP mi abbia detto: non ci sono prove sufficienti.

In verità il problema, per arrestarli, non era mai che non ci fossero prove sufficienti; come ho detto ce ne erano, se no io non avrei chiesto di arrestarli. Il problema era (ed è) che, per arrestare un delinquente, non basta che sia sotterrato dalle prove: è necessario ma non sufficiente. Occorre che ci sia anche uno di questi tre requisiti (articolo 274 del codice di procedura penale), se più di uno meglio; ma almeno uno ci deve essere.

Lo puoi arrestare se sta per darsi alla fuga...
(Clicca su continua per leggere il testo integrale)


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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.
Il tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il sindaco è innocente, il PM (e il GIP) un persecutore.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.
Il tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento di mafiosi. Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato.
Ci vuole un riforma della giustizia. Subito.
La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento; però ha escluso l’associazione a delinquere. Non avevano progettato di dedicarsi in pianta stabile al malaffare, vi si dedicavano quando capitava. Sono stati perseguitati da una magistratura politicizzata.
Ci vuole una riforma. Subito...
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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

L’osservazione di Gianni Massanzana (commento n. 34) sulla condanna a 10 anni per omicidio doloso inflitta a quello che è passato con il rosso e ha ucciso 2 persone mi pare importante. E quindi cerco di spiegare come stanno le cose con l’omicidio colposo, l’omicidio volontario etc.

Tanto per cambiare, tutti quelli che parlano di queste cose con grande enfasi e sdegnata critica ai giudici che infliggono pene troppo basse ai “pirati della strada” non sanno ciò di cui parlano. In particolare, si distinguono per ignoranza i politici che, avendo orecchiato da qualche parte che esistono le due categorie dell’omicidio colposo e dell’omicidio doloso; e che il secondo è punito più gravemente del primo, non perdono occasione per esternare la… stupidaggine del giorno, spiegando a tutti che Tizio, Caio o Sempronio (meglio se extracomunitario) doveva essere condannato per omicidio doloso e non colposo; che i giudici hanno colpe gravi, che dovrebbero essere chiamati a rispondere dei loro errori etc.

Vi propongo un brevissimo corso di diritto penale, chiedendo alla cortesia di Gianni di integrarlo dove gli sembrerà opportuno.
Però, prima, un avviso ai naviganti; chi è interessato al problema della responsabilità dei giudici per i loro errori può andarsi a leggere il mio punto di vista su un vecchio post comparso proprio su questa rubrica in questa estate (parte prima - parte seconda).

Allora.
Esistono il dolo e la colpa. Il dolo consiste nel compiere un’azione volontariamente, sapendo quello che si sta facendo ed essendo consapevole che si tratta di azione proibita dalla legge; inoltre, nei reati che si concludono con un evento (un certo risultato, per esempio la morte di una persona) con la volontà di conseguire quell’evento. Dunque, per spiegarci con un esempio, commette un delitto doloso colui che punta una pistola contro una persona, prende la mira e spara con l’intenzione di ucciderla; e in effetti la colpisce e la uccide...

Segnalazioni
13 dicembre, San Giuseppe Vesuviano (NA) - Bruno Tinti partecipa al convegno "Formarsi alla legalità conviene" nell'ambito della II edizione del Festival del libro e della scrittura.
Partecipano A. Bottino, R. Cantone, L. Merola, M. Papa, F. Roberti. Modera G. Grimaldi.
C/o Teatro Italia - ore 10

Leggi l'articolo sul "Mattino": Sotto il Vesuvio un festival tra libri e nuove scritture di Vincenzo Aiello


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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


E’ successo che ho deciso di lasciare la magistratura e di mettermi a fare il cantastorie a tempo pieno; quindi libri, articoli, conferenze, incontri, convegni e … rubrica su Chiarelettere.
Solo che ho dovuto “chiudere” in fretta un po’ di cose (processi, ma non solo) in modo da andarmene, il 1° dicembre, senza lasciare troppo casino.
Inoltre dovevo consegnare (sempre a Chiarelettere) il nuovo libro che uscirà a gennaio (spero) e quindi, anche lì, ho dovuto darmi da fare.
Insomma, chi ne ha sofferto è stata questa rubrica.
Adesso ricomincio.

Tra le tante cose che sono successe, parlerei dell’ultima in ordine di tempo: la nuova (in realtà vecchia) proposta di legge su sospensione del processo quando l’imputato chiede la “messa alla prova”.
Perché nuova ma vecchia? Perché l’altro ieri l’ha proposta il Ministro Alfano; ma a maggio l’aveva proposta l’Italia dei Valori con un progetto di legge molto complesso che, alla fine, prevedeva proprio la stessa cosa con varianti minime e non significative.
Che vuol dire “messa ala prova”? Vuol dire che l’imputato propone un programma (elaborato d’intesa con i servizi sociali) che ha come scopo quello di elidere o attenuare le conseguenze del reato.
Che succede in questi casi? Succede che il giudice valuta la serietà del programma e decide se accogliere la proposta. Se l’accoglie il processo si interrompe e, se la prova va bene, verrà emessa una sentenza di estinzione del reato. Se va male, il processo riprende e l’imputato sarà (se ritenuto colpevole) condannato.

Bisogna dire subito che il progetto Alfano non si conosce, non l’ha letto nessuno perché non è disponibile sui siti istituzionali e quelli che ne hanno parlato lo hanno conosciuto a seguito di qualche fuga di notizie (ci sono anche lì, per fortuna). Però il progetto dell’Italia dei Valori (Li Gotti) è reperibile sul sito del Senato e reca il numero 584; e, come ho detto, è sostanzialmente uguale. Come lo so? Beh, lo so.
In ogni modo, se qualcuno vuole conoscere un po’ meglio questo progetto, può andarsi a leggere il progetto Li Gotti.
Dico subito che, a mio parere, non è un progetto da buttar via.
Intanto alla collettività serve sicuramente di più un imputato che si sbatte per risarcire il danno cagionato o comunque limitare i danni provocati piuttosto di un colpevole che va a farsi mantenere dallo Stato in un carcere.
Anche al colpevole non delinquente per tendenza serve certamente di più un’esperienza di solidarietà con le sue vittime e di lavoro socialmente utile piuttosto che una reclusione in condizioni indegne di un Paese civile.
Per l’Amministrazione carceraria e per quella della Giustizia è un affare: la prima risparmia celle che non ha; e la seconda non fa un po’ di processi e guadagna un po’ di respiro. Così il carcere diventerà un po’ più vivibile per chi continuerà a starci; e i processi che dovranno comunque essere fatti saranno, anche se di poco, un po’ più celeri.

Tutto bene allora?
Beh, sì, se pensiamo di vivere nel migliore dei mondi possibili. No, se ci rendiamo conto che queste belle idee poi vanno realizzate nel Paese dove viviamo.
Sicché bisognerà stare bene attenti.
Per prima cosa bisognerà evitare che questa cosa diventi una comoda scappatoia per i ricchi. E’ ovvio che, se il programma di messa alla prova si ridurrà al risarcimento del danno, allora sarà l’ennesimo strumento di discriminazione sociale.
Quindi bisognerà riempire il programma con un impegno personale, con qualcosa che coinvolga direttamente chi lo propone, che lo assoggetti a concrete forme di attività nell’interesse delle parti offese e della società. Insomma il colpevole deve uscire diverso da questo programma; e anche la collettività deve beneficiare non tanto delle sue risorse economiche quanto del suo impegno, delle sue capacità personali, del suo tempo e della sua solidarietà.
Insomma la messa alla prova dovrà servire a rieducare il colpevole e contemporaneamente a far ottenere alla società un arricchimento in beni e servizi.

Già messa così si capisce quali difficoltà si incontreranno per conseguire questo risultato.
Se il soggetto messo alla prova è un attempato amministratore delegato di una qualche banca o società; o un uomo politico di lungo corso che ha sempre e solo fatto il professionista della politica; insomma se è uno dei tipici esponenti della classe dirigente del nostro Paese; che cosa ci si dovrà inventare per uscire dal consueto circuito del risarcimento del danno? Che gli faremo fare a queste persone per coinvolgerle personalmente, concretamente, nel trattamento di messa alla prova?
E, se si tratta di uno dei soliti emarginati, poveri cristi senza casa e senza lavoro, forse delinquenti per tendenza ma certo anche per necessità; come faremo ad essere sicuri che rispetteranno il programma proposto al giudice? Come faremo per evitare che questo nuovo istituto non diventi l’ennesima scappatoia: propongo la messa alla prova, me la concedono, sto lì un paio di giorni e poi me la squaglio; riprendetemi se siete capaci.
E quale strumentalizzato accanimento ci sarà nei confronti dei giudici, seguendo il consueto copione, ogni volta che negheranno la messa alla prova all’esponente della classe dirigente e la concederanno al povero cristo? Quando il povero cristo approfitterà della possibilità offertagli per squagliarsela e il membro della classe dirigente tuonerà contro il giudice politicizzato che ha respinto sprezzante l’offerta di una congrua somma di danaro.
Perché il problema è sempre lo stesso: il giudice non ha la sfera di cristallo; non può sapere che cosa faranno queste persone che, in quel momento, davanti a lui, sono apparentemente disposte a tutto pur di evitare il processo. Magari sono sincere, magari no. Ma lui come fa a saperlo?

Alla fine penso che questo istituto sia una buona cosa per alcune categorie di imputati: professionisti, artigiani, incensurati cittadini comuni. Tutta questa gente potrà in effetti prestare la propria attività gratuitamente per qualche tempo e tutti se ne gioveranno.
Penso al medico che andrà a curare gli ospiti dei pubblici ricoveri; all’avvocato che presterà consulenza gratuita; all’artigiano che andrà a riparare tubature, mura e apparecchiature varie negli stabili pubblici, a cittadini incaricati di svolgere compiti di volontariato. Tutta gente che presumibilmente rispetterà il programma e che ne uscirà migliore di com’era quando ha cominciato.
Resta il problema dei ricchi e potenti e degli emarginati. Ma in realtà è il solito problema di sempre e dovremo pure arrivare a risolverlo.


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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI


Va bene, le pene sono quelle che sono; e i giudici sono troppo buoni, il massimo non lo danno mai. Ma almeno le scontino queste pene; e non succeda che, dopo pochi anni, gli venga abbuonato quello che gli manca e questi tornino liberi! Magari a delinquere di nuovo. E comunque non è giusto, ha ucciso mia figlia, mio padre, mia moglie, è stato condannato a 30 anni e adesso, dopo 16, è fuori.

Anche questo però è previsto dalla legge. E la legge può essere abrogata, può essere modificata; ma, fino a che c’è, il giudice la deve applicare.

Ora intendiamoci bene; non è che sia obbligatorio concedere la semi libertà (dopo aver scontato metà della pena si esce dalla prigione di giorno, si va a lavorare e si torna la notte a dormire in cella). Si può, anzi si deve, non concederla quando non ve ne siano i presupposti. Dunque quando taluno ha partecipato a rivolte carcerarie, ha picchiato i compagni di cella, non ha voluto lavorare, ha cercato di evadere; insomma quando si è “comportato male”, certo il beneficio della semi libertà non lo avrà. Ma, se durante il periodo di detenzione ha lavorato, ha studiato, ha aiutato i compagni, ha cercato di diventare diverso e migliore rispetto a quello che era quando ha commesso il reato per cui è stato condannato; siamo certi che un po’ di perdono non debba essergli concesso?

A questo punto il problema è, naturalmente, essere sicuri che questa persona, a cui stiamo aprendo le porte del carcere, sia diversa da quel delinquente dietro cui le abbiamo chiuse anni prima. E, per l’ennesima volta (ma credo che lo farò spesso), vi rimando al post del 12 agosto, là dove ho cercato di spiegare che cosa debba intendersi per sentenza “giusta” o “sbagliata” e come sia sempre “giusta” la sentenza adottata nel rispetto della legge e in base agli elementi di fatto e di diritto di cui il giudice dispone nel momento in cui la emette. Perché di giustizia umana si tratta e dunque fallibile.

Certamente le vittime del reato, quelle che vogliono vendetta, non vogliono sentir parlare di “recupero”, di “cambiamento”, di “perdono”; e dal loro punto di vista hanno ragione. Ma, come sto ripetendo anche troppo, vendetta e sanzione sono cose diverse. E se la sanzione diventa ingiusta perché la persona che la deve subire non la merita, meglio dire: non la merita più, allora non è poi male se l’ordinamento ne prevede un ammorbidimento.

Certo, si debbono abolire alcuni istituti perdonistici (sono davvero troppi!); e alcuni che appaiono del tutto irrazionali (mi riferisco alla legge Gozzini) andrebbero quantomeno modificati. E i giudici dovrebbero piantarla di applicare quasi sempre i minimi di pena a tutti, senza differenziare la gravità e il numero dei reati. Spesso 10 furti finiscono con l’essere puniti con un paio di mesi di più rispetto ad un unico furto. Ma riflettiamoci bene prima di indignarci per il lassismo giudiziario e la non certezza della pena: quando Jean Valjean (già ladro per fame, aveva rubato un pezzo di pane) ruba i candelieri a Monsignor Myriel, vescovo di Digne, secondo la legge del tempo avrebbe dovuto finire in prigione e passarvi il resto dei suoi giorni. Ma il vescovo capisce che egli sarebbe diventato un uomo diverso e lo perdona; capisce “quanto” è stato cattivo e “quanto” può essere buono. Chi di noi, avendo un figlio che sbaglia non vorrebbe dargli una seconda possibilità?
Insomma la vendetta è un bene per pochi; la sanzione è cosa giusta per tutti.



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TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Ieri la semi libertà a Maso, l’uomo che uccise i genitori per incassarne l’eredità. Oggi la libertà condizionale negata a Guagliardo, il brigatista che uccise il sindacalista Guido Rossa. Tutti discutono. La gente comune non ha dubbi: debbono restare in galera.

Proviamo a ragionare.

Quando ci si occupa di giustizia penale si cade spesso in un equivoco: la pena inflitta al colpevole viene valutata attraverso i sentimenti delle vittime. Così capita che i parenti della vittima di un incidente stradale si indignino perché il guidatore (magari ubriaco) è stato condannato a “soli” 4 anni di reclusione; oppure perché, subito dopo l’interrogatorio del Giudice, è stato scarcerato e posto agli arresti domiciliari. Così capita anche che questi familiari, e magari buona parte dell’opinione pubblica, si arrabbino perché chi è stato condannato a 30 anni di reclusione, dopo “appena” 16 anni viene autorizzato a passare le sue giornate fuori dal carcere, nel quale ha il solo obbligo di far ritorno per passarvi la notte. Insomma, quasi sempre, le pene inflitte sembrano troppo miti e i giudici che consentono al condannato di scontarne solo una parte del tutto irragionevoli.

E’ evidente che simile modo di ragionare confonde due categorie logiche che più lontane non potrebbero essere: la sanzione penale e la vendetta.

E’ ovvio che nessuna pena sembrerà sufficiente alla madre cui hanno ucciso il figlio; ed è anche ovvio che, se potesse essere lei a stabilire quale pena infliggere all’assassino, le probabilità di veder applicata la pena di morte sarebbero rilevanti. E questo appunto è avvenuto per molti secoli, quando la sanzione per gli atti illeciti consisteva nel diritto delle parti offese di vendicarsi; la legge del taglione, il celebre e spesso ancora oggi invocato “occhio per occhio”.

Come tutti sappiamo questo modo di regolare conflitti ed offese è stato abbandonato; principalmente perché troppo squilibrato in favore dei potenti. Le possibilità che hanno i deboli di vendicarsi sono infatti, è evidente, molto inferiori a quelle dei forti. Ecco perché è la Giustizia dello Stato che sanziona le offese che un cittadino reca ad un altro cittadino; e lo fa applicando criteri (la legge) che gli stessi cittadini (si capisce attraverso i legislatori che hanno eletto) hanno ritenuto ragionevoli.

Dunque, per prima cosa, nessuna pena inflitta a seguito di un processo può essere ritenuta troppo pesante o troppo lieve; è semplicemente la pena che il giudice, applicando la legge, ritiene equa per quel particolare caso. E, quando si dice giudice, si intende dire tanti giudici, quelli di tribunale, quelli della corte d’appello, quelli della cassazione. E’ insomma il sistema giudiziario del Paese che ha ritenuto che la pena giusta per quel reato fosse quella e non altra, più grave o più lieve che fosse. Va da sé che per le vittime la pena sarà sempre troppo lieve; e per i condannati sarà sempre troppo grave: ma proprio in questo sta la necessità della composizione sociale dei conflitti: non si potrebbe “stare insieme” se non si trovasse un modo di sottrarre la sanzione dei colpevoli a chi è coinvolto personalmente. Come dicevo, se non si trovasse il modo di sostituire la sanzione alla vendetta. E la sanzione, per definizione, è la pena che si infligge perché così prevede la legge.

Detto ciò, non sarò io, che ho fatto per quasi tutta la mia lunga vita professionale il pubblico ministero, a negare che, dal mio punto di vista, i giudici comminano in genere pene molto più vicine al minimo che al massimo. Anzi, in verità, al massimo non ci si arriva quasi mai. E io mi sono preso la mia brava dose di arrabbiature e di appelli (in genere respinti).

Però. Però, ecco, io non ho fatto sempre il PM. Per 5 anni (quando ero proprio giovane) ho fatto il giudice. E mi piaceva. Mi piaceva studiare le carte, cercare di capire cosa era successo. Mi piaceva studiare le persone, cercare di capire perché avevano fatto quello e quell’altro. Ed ero molto soddisfatto quando, dopo tanto studio e sforzi, credevo di aver capito sia l’una cosa che l’altra. Potevo decidere: era colpevole; oppure era innocente; oppure non lo sapevo, e allora assolvevo.

Sapete che cosa non mi piaceva per niente? Stabilire quanti anni di galera doveva fare questo imputato che avevo deciso che era colpevole, che ero certo che era colpevole. Perché la domanda che mi ponevo sempre a questo punto era: colpevole sì; ma quanto colpevole? E’ un colpevole da 2 anni? O è un colpevole da 5? O magari da 10?. Guardate che questa cosa era proprio difficile. Tanto difficile che io ho deciso che, visto che ero bravo a capire cosa era successo, chi era stato e perché lo aveva fatto, io me ne andavo a fare l’investigatore (il PM) e qualcun altro si prendesse la briga di fare il castigatore (alla fine, prima doveva capire) cioè il giudice.

Provate voi a chiedervi “quanto” è colpevole un rumeno che ruba un pezzo di formaggio al supermercato. La legge dice che deve essere condannato a una pena che va da 6 mesi a 3 anni. Diciamo che è proprio un fatto minimo; un pezzetto di formaggio. 6 mesi? E alla ragazzetta che ruba il rossetto? E al balordo che ruba i CD? E a quello che lo ha già fatto e che continua a rubare? Insomma, a chi dareste 3 (tre) anni?

Naturalmente quando i reati sono più gravi le cose peggiorano. Una rapina è punita da 3 a 10 anni. Allora: un ragazzotto minaccia vostro figlio ai giardinetti e gli porta via il giubbotto. 3 anni, è il minimo della pena (poi non è vero perché ci sono le attenuanti e i riti alternativi, ma stiamo solo facendo degli esempi, come ho già detto, non spacchiamo il capello in quattro). Due balordi rapinano un ufficio postale: 5? Tre balordi rapinano una banca; un paio di drogati rapinano una coppietta in macchina. A chi diamo 10 anni?

Vedete come è complicato stabilire “quanto” una persona è cattiva?

E’ complicato si, ma per il giudice. Per la vittima non è complicato per niente, quello deve andare in galera e bisogna buttare via la chiave. E quando, tanto tempo fa, un ragazzo ubriaco e arrogante investì con la macchina il mio cagnolino io non so che gli avrei fatto. E pensate che il fatto non era nemmeno previsto dalla legge come reato.

Con il che si può passare al secondo problema e quindi a un altro post.

sfoglia gennaio       

 

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Collana: reverse
Pagine: 183 - euro 14,00
La scheda del libro


Agenda voglioscendere 2010
dal blog di Corrias, Gomez e Travaglio
a cura di Roberto Corradi
Prezzo: euro 12,90
La scheda


Il regalo di Berlusconi
di Peter Gomez e Antonella Mascali
Collana: principioattivo
Pagine: 339 - 15,00 euro
La scheda del libro


Presunto colpevole
di Luca Steffenoni
Collana: reverse
Pagine: 272 - 14,00 euro
La scheda del libro


Papi
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Collana: reverse
Pagine: 331 - 15,00 euro
La scheda del libro


Un inverno italiano
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana: reverse
Pagine: 336 - euro 14,60
La scheda del libro


Miss Little China
di Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco (DVD)
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò (libro)
Collana: libro+DVD
Pagine: 77 - euro 19,60
La scheda del libro


Processo agli economisti
di Roberto Petrini
Collana: reverse
Pagine: 170 - euro 13,60
La scheda del libro


Vaticano S.p.A.
di Gianluigi Nuzzi
Collana: principioattivo
La scheda del libro
La rubrica dell'autore


Italia Anno Zero
di Beatrice Borromeo, Marco Travaglio e Vauro
Collana: reverse
La scheda del libro


I nuovi mostri
di Oliviero Beha
Collana: reverse
Pagine: 281 - 13,60 euro
La scheda del libro


La morsa
di Loretta Napoleoni
Collana: reverse
Pagine 186 - 13,60 euro
La scheda del libro


L'Anello della Repubblica
di Stefania Limiti
Collana: principioattivo
Pagine 337 - 16 euro
La scheda del libro


Giovani e belli
di Concetto Vecchio
Collana: principioattivo
Pagine 193 - 14 euro
La scheda del libro
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Il Sol dell'Avvenire
di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone
Pagine: 127
Durata DVD: 77 minuti
Prezzo: euro 19,60
La scheda del libro
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Il gruppo su facebook


Passione reporter
di Daniele Biacchessi
Prefazione di Ferruccio De Bortoli
Collana: reverse
Pagine: 230 - euro 12,60
La scheda del libro
Il Teatro Narrativo Civile


Lotta civile
di Antonella Mascali
Collana: reverse
Pagine: 305 - euro 14,60
La scheda del libro
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Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Collana: principioattivo
Pagine: 295 - euro 14,60
La scheda del libro
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La questione immorale
di Bruno Tinti
Collana: reverse
Pagine: 205 - euro 13,60
La scheda del libro
Il blog di Bruno Tinti


Io sono il mercato
di Luca Rastello
Collana: reverse
Pagine: 176 - 12,00 euro
La scheda del libro


Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Il suono e l'inchiostro
A cura del Centro Studi Fabrizio De André
Prezzo: euro 15,00
Collana: reverse
La scheda del libro


La Finanziaria siamo noi
di Stefano Lepri
Prezzo: euro 13,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro


Strage continua
di Elena Valdini
Prefazione di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: euro 12,00
Collana: reverse
La scheda del libro
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ALZA LA TESTA!
di Piero Ricca
con Franz Baraggino, Diego Fabricio, Elia Mariano
Prefazione di Marco Travaglio
Prezzo libro + DVD: euro 16,60
La scheda del libro
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Prezzo: euro 10,00
Collana: reverse
La scheda del libro


Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Prezzo: euro 37,00
La scheda del libro


La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
La scheda del libro


I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
La scheda del libro
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
La scheda del libro
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
La scheda del libro
Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Il blog dell'autore



Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
La scheda del libro
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