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agende rosseLe agende rosse tornano a Palermo con Paolo Borsellino. Il programma delle manifestazioni per il 18° anniversario della strage di via d'Amelio.

Sabato 17 luglio 2010
Ore 9.00 – p.zza Vittorio Emanuele: ‘Presidio Scorta Civica’
Ore 10.00 – p.zza Vittorio Emanuele, Aula Magna del Palazzo di Giustizia: commemorazione di Paolo Borsellino a cura della sezione palermitana dell’ANM
Ore 20.30 – Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda n°172: AntimafiaDuemila organizza il dibattito ‘Sistemi criminali. Quanto sono “deviati” gli apparati dello Stato?’. Intervengono: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Antonino Di Matteo, Alfonso Sabella, Giorgio Bongiovanni, Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco. Modera Anna Petrozzi
Scarica la locandina

Domenica 18 luglio 2010
Ore 8.00 – via D’Amelio: partenza della ‘Marcia delle agende rosse’ verso Castello Utveggio
Ore 20.00 – Ex cinema Edison, traversa di Corso Tukory (zona Ballarò): proiezione del DVD ‘19 luglio 1992: una Strage di Stato’ a cura della redazione di www.19luglio1992.com
A seguire dibattito con Antonio Ingroia, Marco Travaglio, Nicola Biondo, Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino.

Lunedi’ 19 luglio 2010
Ore 8.00 – via D’Amelio: ‘Presidio Agende Rosse’ fino alle ore 16.40 con iniziative della cittadinanza e della società civile
Ore 16.55 – minuto di silenzio. Marilena Monti recita "GIUDICE PAOLO"
Ore 18.00 – Partenza del corteo verso l’albero Falcone (via Emanuele Notarbartolo) dove avverrà la chiusura delle manifestazioni.

Gli eventi saranno trasmessi in diretta streaming su www.19luglio1992.com  e www.antimafiaduemila.com 


 Il video promo a cura della redazione di www.19luglio1992.com



Info: 19luglio1992@gmail.com

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Intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori di "L'Agenda nera".

Con la legge bavaglio il libro: "L'Agenda Nera" non sarebbe potuto uscire. E' una delle ultime occasioni per informarsi sulla nascita della Seconda Repubblica, quella in cui viviamo sospesi da 15 anni e nata dal sangue di Falcone e Borsellino. Il cinismo degli italiani li perderà, perché, se è vero che la maggior parte del Paese non sa nulla e spesso non vuole sapere nulla, migliaia di politici, imprenditori, giornalisti sanno molto, forse tutto, e rimangono in silenzio per partecipare al banchetto o più semplicemente per tirare a campare. Montezemolo o Monti o la Marcegaglia, Casini, D'Alema o Fini, De Bortoli, Galli della Loggia o Romano sono da sempre sullo sfondo a fare da tappezzeria. La legge bavaglio è nata con la strage di via D'Amelio, non è stata necessaria una legge, il bavaglio, gli italiani se lo sono messi da soli.
(da beppegrillo.it)

agenda neraL'agenda nera
della Seconda Repubblica.
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15

La scheda del libro
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 agenda nera
In libreria dal 10 giugno 2010

L'agenda nera
della Seconda Repubblica
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15

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“L’instabilità e la mancanza di credibilità istituzionale oggi è tale che potrebbe produrre tentazioni stragiste.”
Nico Gozzo, procuratore aggiunto a Caltanissetta

La verità su via D’Amelio è ancora lontana perché è stata insabbiata. Un falso pentito ha retto ben sei processi e due sentenze della Suprema corte. Perché? Com’è possibile che investigatori considerati pilastri dell’antimafia abbiano dato credito a un’assurdità così clamorosa? Lo Bianco e Rizza ce lo raccontano fotografando questi ultimi 18 anni di complici mistificazioni.

L'agenda nera si apre sul teatro della strage, ne ricostruisce i retroscena raccontandone, per la prima volta, le indagini, i processi, la fiera di dichiarazioni, ritrattazioni, arresti e minacce. E il ribaltone politico che ha portato alla nascita di Forza Italia. Fino alla nuova inchiesta di Caltanissetta che vede indagati alti ufficiali di polizia.

In attesa degli esiti dell’indagine, una domanda che nasconde verità scomode si impone: agirono da soli? Dietro la falsa pista Scarantino, secondo i pm, potrebbe celarsi un progetto eversivo per nascondere i mandanti occulti della strage. La verità la chiedono i familiari e i cittadini che in Borsellino hanno visto il simbolo più alto delle istituzioni. Quelle stesse che probabilmente lo hanno tradito. Chiude il libro un’intervista al procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo.

Sommario
Prologo. Cui prodest?
Antefatto. La prima trattativa (maggio - luglio 1992)
Via D'Amelio, il Signor Nessuno e la genesi del depistaggio (luglio - ottobre 1992)
Lo stop alle indagini (novembre 1992 - febbraio 1993)
La nuova trattativa (febbraio - dicembre 1993)
La "moratoria" e il trionfo di Forza Italia (gennaio - novembre 1994)
Così si fabbrica un pentito: primi indizi del depistaggio (gennaio 1995 - dicembre 1999)
Sei processi da rifare (gennaio 2000 - giugno 2006)
Fine della tregua: la partita del 41 bis (gennaio 2000 - febbraio 2006)
La strategia mediatica di Cosa nostra: piccoli corleonesi crescono (aprile 2006 - novembre 2009)
Il rebus Spatuzza: la "bomba atomica" che minaccia la credibilità dello Stato (gennaio 2008 - aprile 2010)
Al di sopra di ogni sospetto: l'indagine sui depistatori (settembre 2008 - gennaio 2010)
Conclusioni. Un Paese al bivio
Nota degli autori
Fonti e documentazione
Cronologia
Diciotto anni dopo
Intervista a Nico Gozzo, procuratore aggiunto di Caltanisetta
Appendice
Dichiarazioni spontanee del generale Mario Mori nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo
Sulla richiesta di ammissione del teste Massimo Ciancimino nel processo d'appello a carico di Marcello Dell'Utri

Giuseppe Lo Bianco
e Sandra Rizza sono da anni impegnati a raccontare la mafia. Da giornalisti e testimoni. Oggi scrivono su “il Fatto Quotidiano”. Per Chiarelettere hanno pubblicato "L’agenda rossa di Paolo Borsellino" (2007, 6 edizioni) e "Profondo nero" (2009, 3 edizioni).

Rassegna stampa


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di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza*

Dopo la morte di Paolo Borsellino, il 19 luglio di diciassette anni fa, si prolungò ancora la trattativa tra Stato e mafia? Proseguì anche dopo la strage di via D’Amelio e dopo gli attentati del ‘93? Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso è convinto che il patto tra Cosa nostra e le istituzioni non andò in porto perché Riina venne arrestato nel ’93. Ma il ritrovamento della lettera con cui Provenzano chiede a Berlusconi una tv, pena il verificarsi di un ‘evento luttuoso’, saltata fuori durante la perquisizione del 2005 a casa di Massimo Ciancimino (figlio di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo), allunga il periodo del ‘negoziato’ fino al marzo del ’94, periodo della nascita di Forza Italia. E apre nuovi scenari investigativi che potrebbero coinvolgere di nuovo il presidente del Consiglio, già indagato per mafia (e poi archiviato per l’impossibilità temporale di concludere le indagini) dalla procura di Palermo. I magistrati palermitani stanno valutando attentamente, infatti, il contenuto della missiva: un foglio A4 tagliato a metà, di cui resta solo la metà inferiore. La lettera é scritta in un italiano sgrammaticato come se, dicono in procura, l'avesse vergata ''uno che sa scrivere, sotto la dettatura di uno che non sa parlare''. Ovvero come se l’avesse scritta Vito Ciancimino sotto la dettatura del boss Provenzano. Un giallo ancora tutto da decifrare con l'aiuto anche del capitano dei carabinieri Angeli, che firmò il verbale di ritrovamento della lettera, e che poco tempo dopo fu sottoposto ad un procedimento disciplinare per non aver seguito ‘’con la dovuta diligenza'' le intercettazioni di Ciancimino nell’ambito della ricostruzione della sua ragnatela di affari.

La metà mancante della lettera, intanto, é stata interamente ricostruita in questi giorni dalla memoria del figlio di Ciancimino, assai sorpreso ed impaurito di vedere il foglio A4 mutilato visto che, come ha detto a verbale, ricorda benissimo che per anni fu conservato integro all’interno di un volume dell’enciclopedia Treccani nella casa romana del padre. E sempre integro, egli stesso provvide a trasferirlo a Palermo, quel foglio, dopo la morte del genitore che l'aveva conservato in originale, ha spiegato Massimo, visto che aveva l’ossessione di lasciare le proprie impronte digitali sulle missive che gli recapitava il capo dei capi, Bernardo Provenzano, impegnato, in quel periodo, a traghettare Cosa Nostra verso un approdo più tranquillo, lasciandosi alle spalle la stagione stragista. Per farlo, ha raccontato il boss Luigi Ilardo al colonnello dei carabinieri Michele Riccio, il corleonese Binu avrebbe garantito un profilo basso dell’organizzazione mafiosa in cambio di vantaggi sul pentitismo, amnistia e indulto, e la possibilità di tornare a svolgere attività imprenditoriali ad alto livello. Stessi concetti messi a verbale dal pentito Nino Giuffrè, che sostiene che la trattativa proseguì, dopo le stragi e l'arresto di Riina, per volontà di Provenzano con i nuovi referenti politici Dell'Utri e Berlusconi. E non a caso la lettera è stata depositata agli atti del processo di appello nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni per concorso in associazione mafiosa.

*Autori de "L'agenda rossa di Paolo Borsellino"




19 luglio 2008 - 16 anni dopo
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

‘’... una pietra tombale su una delle vicende giudiziarie più inquietanti degli ultimi tempi‘’. Sono queste le parole usate dal Procuratore aggiunto di Caltanissetta (ora procuratore di Agrigento) Renato Di Natale e dal sostituto Rocco Liguori nel ricorso per cassazione proposto contro la sentenza del gup Paolo Scotto Di Luzio che ha prosciolto il colonnello dei carabinieri del Ros Giovanni Arcangioli dall’accusa di avere rubato l’agenda rossa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l’esplosione in via D’Amelio, il pomeriggio del 19 luglio 1992.

Il mistero dell’agenda rossa, a sedici anni dalla morte di Borsellino e dei cinque agenti di scorta,  appare dunque più impenetrabile che mai. I due magistrati di Caltanissetta, infatti, giudicano  le motivazioni del gup ‘’contraddittorie, manifestamente illogiche, con un travisamento della prova’’. E l’unica possibilità di scavare sui retroscena della sparizione di quell’agenda, definita da Marco Travaglio la ‘’scatola nera’’ della Seconda Repubblica, resta ora appesa al filo di un ricorso alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere se sollevare quella ‘’pietra tombale’’, ordinando di processare l’imputato Arcangioli.

‘’Di sicuro non vi è certezza sull’identificazione del soggetto cui fu consegnata la borsa del dottor Borsellino una volta prelevata dalla macchina blindata - scrivono Di Natale e Liguori - ma non può essere messo in discussione che, dopo un margine di tempo presumibilmente breve, la borsa ricompare nelle mani dell’imputato mentre si dirige in via Autonomia Siciliana‘’.

Quel che accadde quel pomeriggio attorno alla blindata annerita dalle fiamme non è chiaro: le testimonianze restano contraddittorie, i ricordi confusi: ‘’ma si tratta di vuoti - scrivono i pm - che meritavano un approfondimento dibattimentale che attraverso confronti o ricognizioni personali potevano essere colmati’’. Per questo motivo, i magistrati della procura nissena concludono il loro ricorso, affermando che ‘’il procedimento in oggetto può anzi definirsi un classico caso in cui è necessario un vaglio dibattimentale’’. Il caso, insomma, è ancora aperto. Mentre Palermo si mobilita per commemorare Paolo Borsellino e i poliziotti morti con lui nell’esplosione di via D’Amelio, la parola passa alla Suprema Corte.

*Autori de L'agenda rossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere)

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Pubblichiamo un post di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori de
L'Agenda rossa di Paolo Borsellino, per aggiornare i nostri lettori sugli ultimissimi sviluppi legati alla scomparsa della famosa agenda del magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. In coda al post potete leggere l'articolo di Giovanni Bianconi, comparso ieri sul Corriere della Sera.

Il colonnello Giovanni Arcangioli ha deciso di parlare. Rompe il silenzio con una memoria difensiva, inviata ai magistrati della procura di Caltanissetta che lo vogliono processare per il furto dell'agenda rossa di Paolo Borsellino. Punta il dito contro esponenti dei servizi, indicando un paio di testimonianze che ne attesterebbero la presenza in via D'Amelio, negli attimi successivi all'esplosione. "E' loro che potevano interessarsi all'agenda, non io''.
E' solo disinformazione, come ipotizza Salvatore Borsellino, creata ad arte per fare confusione? Lo scoprirà  la procura, che da mesi ormai indaga sui servizi, e sul ruolo che alcune 'barbe finte' potrebbero avere avuto nella strage e che oggi sta valutando se accogliere la richiesta di Arcangioli prima di concludere l'inchiesta con le richieste al gip. Noi sappiamo con certezza due cose:

1) quell'agenda contiene (conteneva) le riflessioni di un magistrato che aveva previsto la sua fine al centro, suo malgrado, di molti misteri italiani in una fase di passaggio chiave dalla prima alla seconda repubblica e per questo faceva gola a molti, non certo soltanto alla mafia; ancora oggi il processo che punta ad accertare la verità su questo episodio, è una ferita aperta nel tessuto istituzionale del paese, a vari livelli di responsabilità.

2) Ci sono una foto ed un filmato che ritraggono Arcangioli con la borsa di cuoio in mano allontanarsi verso il tratto finale della via D'Amelio. Una borsa di cuoio che nel momento in cui è stata ripresa, sono convinti i giudici di Caltanissetta, conteneva l'agenda rossa. Quella stessa borsa ricomparirà nel sedile posteriore tre quarti d'ora dopo senza l'agenda, misteriosamente scomparsa. E sull'episodio, spiegato da Arcangioli come il risultato di un banale rimpallo di competenze tra le persone presenti (l'ex giudice Ayala, un altro ufficiale dei carabinieri: 'prendila tu, no tu, io non posso', per cui alla fine la borsa torna a posto) l'allora capitano dei cc non ha redatto neanche una relazione di servizio. Ha scritto bene Marco Travaglio: quell'agenda rossa è la scatola nera del mancato decollo della Seconda Repubblica, e conteneva forse le risposte ai tanti non so e non ricordo istituzionali offerti in questi anni ai magistrati che hanno indagato su via D'Amelio. 

Giuseppe Lo Bianco
Sandra Rizza 

"Agenda Borsellino, indagate sugli 007" di Giovanni Bianconi (Corriere della Sera, 5 marzo 2008)


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Un nuovo libro. Dal 28 giugno in libreria, nel quindicesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino (1992-2007). Scritto da Giuseppe Lobianco e Sandra Rizza, con l'introduzione di Marco Travaglio. (pp. XVI-240, 12 euro).

Con l’aiuto di ex colleghi magistrati, familiari, pentiti, amici, i due autori ricostruiscono gli ultimi 56 giorni del magistrato siciliano. E ci restituiscono le pagine dell’agenda scomparsa nell’attentato di via D’Amelio, in cui Borsellino annotava  le riflessioni e i fatti più segreti che riguardavano soprattutto l’indagine sulla morte di Falcone.

Qualcuno, subito dopo l’attentato, si affrettò a requisirla. Questo libro spiega perchè
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“Oggi, quindici anni dopo, non è cambiato nulla. L’impressione è che, ai piani alti del potere, quelle verità indicibili le conoscano in tanti, ma siano d’accordo nel tenerle coperte da una spessa coltre di omissis. Per sempre. L’agenda rossa è la scatola nera della Seconda Repubblica. Grazie a questo libro cominciamo a capire qualcosa anche noi”. Dall’introduzione di Marco Travaglio.

Gli autori
Giuseppe Lo Bianco è caposervizio all’Ansa di Palermo. E’ stato redattore del Giornale di Sicilia e de L’Ora di Palermo.
Sandra Rizza è cronista di giudiziaria all’Ansa di Palermo. Ha lavorato come corrispondente per La Stampa e Panorama.

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Metastasi
Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito
di Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Collana: Principio attivo
Pp 208 - euro 14,60
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Gaber. L'illogica utopia
Autobiografia per parole e immagini
a cura di Guido Harari
con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber
Pp 320 - euro 59
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Ai confini del mondo
Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune.
Un libro di Giorgio Fornoni.
Un film di Gianandrea Tintori
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La lobby di Dio
Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere
di Ferruccio Pinotti
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Sarroch-Italia: una storia ordinaria di capitalismo coloniale
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L'agenda nera
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
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La colata
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Intrigo internazionale
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Assalto al Pm
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Dopo di Lui il diluvio
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Pane e bugie
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
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Agenda voglioscendere 2010
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Papi
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Un inverno italiano
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Io sono il mercato
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Un paese di baroni
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Un nuovo contratto per tutti
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Evaporati in una nuvola rock
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I cinesi non muoiono mai
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
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L'attentato
di Andrea Casalegno
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
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Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
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Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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