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di Nicola Biondo, autore con Sigfrido Ranucci di "Il patto"
(da L'Unità, 24 dicembre 2010)

I mafiosi lo chiamavano Faccia da mostro o il bruciato. Per anni si è aggirato come un’ombra nella Palermo delle stragi e degli omicidi eccellenti. Uno sbirro con la tessera dei servizi segreti che incontrava uomini di mafia. Uno 007 border-line troppo vicino a molti fatti di sangue: dalla tentata strage della Addaura contro Giovanni Falcone nel giugno 1989, all’eccidio di via D’Amelio, passando per l’omicidio di un poliziotto, Nino Agostino, e della moglie. Dopo anni di indagini, segreti di Stato e depistaggi, “Faccia da mostro” è stato riconosciuto da un pentito, Vito Lo Forte. Se ne conosce il cognome, Aiello, e la professione: è un dirigente di Polizia in pensione. La procura di Caltanissetta lo ha iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma chi si nasconde dietro quel soprannome da spy-story? Un killer di Stato, un uomo di cerniera tra mafia e servizi segreti o uno 007 sotto copertura? E quali sarebbero stati i suoi compiti? La favola nera di “Faccia da mostro” è aleggiata per un quindicennio sui misteri e i segreti di Palermo, sempre a cavallo tra mafia e antimafia, in quella terra di nessuno in cui i due eserciti si parlano, mediano e forse convergono. In tanti credono di averlo visto: mafiosi e vittime di mafia, buoni e cattivi. Fino all’estate del 2009 quando un collaboratore di giustizia, Vito Lo Forte, ha dato un nome e un cognome all’uomo del mistero. Trascinando con lui nel gorgo anche un altro uomo di Stato, un prefetto in pensione, ex dirigente dell’Alto commissariato antimafia. Indagini delicate partite d’impulso dalla Direzione nazionale antimafia e approdate alle procure di Caltanissetta e Palermo. Indagini scivolose al punto che gli stessi investigatori procedono tra molti dubbi e difficoltà.

Il bruciato e lo zoppo
Vito Lo Forte ha identificato Aiello e l’uomo con cui spesso si accompagnava nel corso di una ricognizione fotografica avvenuta nell’agosto 2009. Si è scoperto così un altro soprannome di “Faccia da mostro”: «Li chiamavamo il bruciato e lo zoppo. Uno aveva il viso deturpato, l’altro camminava con un bastone». Lo Forte sostiene di aver visto entrambi «incontrarsi due o tre volte con Gaetano Scotto, il mio capo famiglia». Incontri che sarebbero avvenuti - sempre secondo Lo Forte - in esercizi pubblici, forse anche nel ristorante di proprietà del boss. È la prima delle pesanti accusa che Lo Forte lancia contro i due uomini di Stato.
(leggi tutto)


Il patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci. Prefazione di Marco Travaglio
Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato.
Collana Principio Attivo
pp. 338 - euro 16,00

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"Diciotto anni dopo via D'Amelio": a Reggio Calabria il primo dibattito di Tabula Rasa con Massimo Ciancimino, Nicola Biondo, autore di "Il Patto", e Letizia Battaglia.


(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 20 LUG - "Oggi non so veramente chi sia Massimo Ciancimino, la cosa certa è che sono una figura scomoda a Palermo e vi assicuro che questa mia posizione non è delle migliori". A dirlo è stato lo stesso Ciancimino, intervenendo alla prima serata di Tabularasa, il primo contest dedicato all'editoria d'inchiesta e di denuncia, organizzato dall'Associazione Urba e dal quotidiano on line www.strill.it. Ciancimino, con il suo libro "Don Vito" (Feltrinelli) ha partecipato ad un dibattito con Nicola Biondo autore de "Il patto" (Chiarelettere), e la photo-reporter Letizia Battaglia autrice di "Passione, giustizia, libertà. 
"Vivo sotto scorta 24 ore su 24 - ha aggiunto - e non è una condizione facile non poter essere liberi di vivere. Massimo Ciancimino non è un uomo che fa molto discutere i potenti perché quello che può raccontare può scalfire un sistema che fa paura. Purtroppo, ancora oggi, c'é molto ostracismo e la mafia continua a vivere nel consenso sociale, un consenso che la rende forte e invulnerabile a tutte le attenzioni della magistratura". Nel suo libro, Ciancimino traccia la storia del
padre Vito. "Un uomo - ha detto - che rivestì per soli 12 giorni il ruolo di sindaco di Palermo. Era un amministratore pubblico che ha gestito questo potere e si è arricchito. Gli sono stato vicino accompagnandolo attraverso innumerevoli traversie e situazioni pericolose ed oggi, guardandomi indietro, vorrei mandare a quel paese mio padre. Non sono un eroe, ma una cosa posso farla, posso iniziare a cambiare questo marcio sistema". 
Letizia Battaglia, con le sue immagini racconta "la miseria sociale e culturale che ha imprigionato la mia isola, e il lungo assedio di Palermo da parte della mafia. Molti credono che per vivere bene a Palermo ci si deve avvantaggiare del denaro pubblico. Non è così". 
Nicola Biondo, con il suo "Patto", scritto insieme a Sigfrido Ranucci, traccia il racconto dell'infiltrato Luigi Ilardo dentro Cosa nostra negli anni delle stragi e all'inizio della Seconda Repubblica. "Questo Paese - ha sostenuto Biondo - si porta una memoria così pesante che non lo fa crescere. Io ho conosciuto Palermo come la città di Ciancimino ma da allora cosa è realmente cambiato? Questo non è un Paese diviso in buoni e cattivi, ci sono persone diverse che scelgono da che parte stare. Ciancimino ha messo a nudo non solo un sistema del potere ma anche un modo di essere di governanti che gestivano la città". (ANSA)

il pattoIl patto
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci
Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato.
Collana Principio Attivo
Pp 338 - euro 16,00

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Marcello Dell'Utri condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
  Fino al 1992 intrattenne rapporti con altri “eroi”, componenti di Cosa Nostra.

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, da Il Fatto Quotidiano del 30 giugno 2010

C’è la storia dello stalliere mafioso palermitano, “eroico” per omertà, sbarcato ad Arcore a metà degli anni ‘70, simbolo vivente della protezione accordata a Berlusconi da Cosa Nostra. In quegli anni la mafia progettava sequestri nel giardino di Arcore (il barone D’Angerio, lo stesso Berlusconi, e quello di uno dei figli del futuro premier) per indurre il facoltoso imprenditore a “coprirsi” con un’“autorevole” tutela. E c’è la storia delle “antenne”, con gli assegni di 200 milioni annotati nel libro mastro della cosca di San Lorenzo in coincidenza con l’avvio dell’avventura televisiva, in quegli anni di etere selvaggio, in cambio sempre di tranquilla protezione. Ci sono gli attentati alla Standa di Catania e le estorsioni trapanesi all’imprenditore Vincenzo Garraffa, attraverso il mafioso Vincenzo Virga. Altro che “interventi per motivi umanitari”, o reato di amicizia.
L’uomo che si è pentito di aver fondato Forza Italia e che ha ammesso di essere entrato in politica per salvarsi dal processo, non ce l’ha fatta: il giovane patron della Bacigalupo, cacciatore di talenti calcistici e poi di pubblicità, il raffinato bibliofilo che prendeva il caffè con boss del calibro di Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, che conversava cordialmente con Mimmo Teresi e Stefano Bontade, che lavorava con Filippo Alberto Rapisarda, che pranzava con Antonino Calderone, che presenziava alle nozze di Jimmy Fauci, che sponsorizzava i provini al Milan del figlio di un favoreggiatore di mafiosi di Palermo, non è la vittima di sfortunati episodi occasionali, come hanno tentato di sostenere i suoi difensori, ma il consapevole fiancheggiatore di Cosa Nostra che negli anni, con un permanente contributo, ha concorso a rafforzare l’organizzazione
 
criminale, condividendone gli obiettivi e le violente modalità di sopraffazione.

Questo è, per i giudici d’appello, Marcello Dell’Utri. È il factotum di Berlusconi che ha curato la “messa a posto” con la mafia, attraverso il versamento di denaro, ottenendo la protezione per le antenne in Sicilia, e lo ha fatto – non dalla posizione di vittima, come sostengono i legali – ma
  perché complice dei boss. È il consigliori siciliano che, seduto allo stesso tavolo del ricevimento nuziale di Fauci, si è “messo a disposizione” di Franco Di Carlo, latitante di Altofonte, su suggerimento di Mimmo Teresi, fornendogli il suo numero di telefono per le sue esigenze a Milano. È il premuroso manager che ha spedito il boss Virga dal presidente della Pallacanestro Trapani, per “convincerlo” a pagare una tangente in nero a Publitalia, concordata in precedenza. Lo ha fatto seguendo metodi e criteri mafiosi, e anche per difendere gli interessi del suo capo.

Questo fino al ‘92. Poi il buio. Nel verdetto d’appello di Palermo, la foto dell’amico dei mafiosi si dissolve nell’anno delle stragi siciliane e scompare il suo ruolo
 
politico. Come Andreotti è stato riconosciuto interlocutore dei boss fino all’82, la sentenza Dell’Utri restituisce l’istantanea di un fiancheggiatore “a tempo”, che scompare dal palcoscenico stragista nell’anno del ribaltone politico, sganciando il suo ruolo ingombrante dall’avventura del partito-azienda, del quale egli è uno dei fondatori. La corte d’appello di Palermo dimentica del tutto l’esito dell’inchiesta dei pm di Firenze che, indagando su “Autore 1” e “Autore 2”, alias Berlusconi e Dell’Utri (sospettati e poi pro-sciolti dall’accusa di essere i mandanti occulti delle stragi), avevano raggiunto una certezza: e cioè quella che “la natura e la durata del rapporto” tra il leader di Forza Italia, il suo braccio destro e i capimafia, nel periodo delle bombe, “non ha mai cessato di dimensionarsi, almeno in parte, sulle esigenze di Cosa Nostra”. Su questo, almeno, alla fine l’ha spuntata Dell’Utri: sono “minchiate” le accuse rilanciate da Gaspare Spatuzza, che il senatore liquida come “Spatuzza-tura”, e da Massimo Ciancimino, da lui definito “cretino, pazzo e mitomane”.

Ora la sentenza “bifronte” della Corte d’Appello apre due scenari diversi. L’assoluzione parziale di Dell’Utri, che dal ‘92 in poi per i giudici non ha più colpevoli frequentazioni mafiose, sembra allinearsi con la decisione del Viminale 
di negare la protezione a Spatuzza e incombe sul prosieguo delle indagini. Il verdetto che oggi ci consegna il volto ambiguo di un senatore-fiancheggiatore mafioso “a tempo”, è un punto interrogativo per i magistrati inquirenti che a Palermo, Caltanissetta e Firenze stanno cercando di ricostruire un pezzo di storia del Paese.
Ma contestualmente la condanna parziale dello stesso Dell’Utri, per il periodo precedente, pesa sulla vicenda politica italiana, chiamata a gestire il fardello ingombrante dell’uomo simbolo dell’origine di Forza Italia, ora seduto a Palazzo Madama con una doppia patente di filo-mafiosità. 

La palla giudiziaria passa alla Cassazione. Nell’attesa, Dell’Utri non trova di meglio che ribadire per l’ennesima volta come Mangano sia “un eroe”, per il suo ostinato silenzio alle domande dei pm sui rapporti con Berlusconi. E si vanta di aver suggerito in prima persona al premier di avvalersi della facoltà di non rispondere, in primo grado. Ora, però, il concetto di eroismo aziendale, fondato sull’omertà e sulle coperture reciproche, rischia di trasferirsi dallo stalliere allo stesso Dell’Utri. “Silvio non capisce che deve ringraziarmi – confidò il fondatore di Forza Italia a Ezio Cartotto, nel marzo del ’94 – se dovessi aprire bocca io...”. 
  


Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza sono da anni impegnati a raccontare la mafia. Da giornalisti e testimoni. Per Chiarelettere hanno pubblicato "L’Agenda rossa di Paolo Borsellino" (2007, 6 edizioni) e "Profondo nero" (2009,3 edizioni). A giugno del 2010 è uscito "L'agenda nera".


agenda neraL'agenda nera
della Seconda Repubblica.
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15

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Intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori di "L'Agenda nera".

Con la legge bavaglio il libro: "L'Agenda Nera" non sarebbe potuto uscire. E' una delle ultime occasioni per informarsi sulla nascita della Seconda Repubblica, quella in cui viviamo sospesi da 15 anni e nata dal sangue di Falcone e Borsellino. Il cinismo degli italiani li perderà, perché, se è vero che la maggior parte del Paese non sa nulla e spesso non vuole sapere nulla, migliaia di politici, imprenditori, giornalisti sanno molto, forse tutto, e rimangono in silenzio per partecipare al banchetto o più semplicemente per tirare a campare. Montezemolo o Monti o la Marcegaglia, Casini, D'Alema o Fini, De Bortoli, Galli della Loggia o Romano sono da sempre sullo sfondo a fare da tappezzeria. La legge bavaglio è nata con la strage di via D'Amelio, non è stata necessaria una legge, il bavaglio, gli italiani se lo sono messi da soli.
(da beppegrillo.it)

agenda neraL'agenda nera
della Seconda Repubblica.
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15

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 agenda nera
In libreria dal 10 giugno 2010

L'agenda nera
della Seconda Repubblica
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15

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“L’instabilità e la mancanza di credibilità istituzionale oggi è tale che potrebbe produrre tentazioni stragiste.”
Nico Gozzo, procuratore aggiunto a Caltanissetta

La verità su via D’Amelio è ancora lontana perché è stata insabbiata. Un falso pentito ha retto ben sei processi e due sentenze della Suprema corte. Perché? Com’è possibile che investigatori considerati pilastri dell’antimafia abbiano dato credito a un’assurdità così clamorosa? Lo Bianco e Rizza ce lo raccontano fotografando questi ultimi 18 anni di complici mistificazioni.

L'agenda nera si apre sul teatro della strage, ne ricostruisce i retroscena raccontandone, per la prima volta, le indagini, i processi, la fiera di dichiarazioni, ritrattazioni, arresti e minacce. E il ribaltone politico che ha portato alla nascita di Forza Italia. Fino alla nuova inchiesta di Caltanissetta che vede indagati alti ufficiali di polizia.

In attesa degli esiti dell’indagine, una domanda che nasconde verità scomode si impone: agirono da soli? Dietro la falsa pista Scarantino, secondo i pm, potrebbe celarsi un progetto eversivo per nascondere i mandanti occulti della strage. La verità la chiedono i familiari e i cittadini che in Borsellino hanno visto il simbolo più alto delle istituzioni. Quelle stesse che probabilmente lo hanno tradito. Chiude il libro un’intervista al procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo.

Sommario
Prologo. Cui prodest?
Antefatto. La prima trattativa (maggio - luglio 1992)
Via D'Amelio, il Signor Nessuno e la genesi del depistaggio (luglio - ottobre 1992)
Lo stop alle indagini (novembre 1992 - febbraio 1993)
La nuova trattativa (febbraio - dicembre 1993)
La "moratoria" e il trionfo di Forza Italia (gennaio - novembre 1994)
Così si fabbrica un pentito: primi indizi del depistaggio (gennaio 1995 - dicembre 1999)
Sei processi da rifare (gennaio 2000 - giugno 2006)
Fine della tregua: la partita del 41 bis (gennaio 2000 - febbraio 2006)
La strategia mediatica di Cosa nostra: piccoli corleonesi crescono (aprile 2006 - novembre 2009)
Il rebus Spatuzza: la "bomba atomica" che minaccia la credibilità dello Stato (gennaio 2008 - aprile 2010)
Al di sopra di ogni sospetto: l'indagine sui depistatori (settembre 2008 - gennaio 2010)
Conclusioni. Un Paese al bivio
Nota degli autori
Fonti e documentazione
Cronologia
Diciotto anni dopo
Intervista a Nico Gozzo, procuratore aggiunto di Caltanisetta
Appendice
Dichiarazioni spontanee del generale Mario Mori nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo
Sulla richiesta di ammissione del teste Massimo Ciancimino nel processo d'appello a carico di Marcello Dell'Utri

Giuseppe Lo Bianco
e Sandra Rizza sono da anni impegnati a raccontare la mafia. Da giornalisti e testimoni. Oggi scrivono su “il Fatto Quotidiano”. Per Chiarelettere hanno pubblicato "L’agenda rossa di Paolo Borsellino" (2007, 6 edizioni) e "Profondo nero" (2009, 3 edizioni).

Rassegna stampa




Ogni anno la mafia "fattura" tra i 120 e i 140 miliardi di euro. "Un fiume di denaro sporco - come ha detto il presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu - che passa dall'economia criminale all'economia legale anche attraverso i politici di ogni livello".

Partecipano:
Gianni Barbacetto, giornalista
Nicola Biondo, giornalista
Ivanhoe Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia
Giuseppe Lo Bianco, Il Fatto Quotidiano
Sandro Ruotolo, Anno Zero RAI 2

Guarda il video

 

Per Chiarelettere, Gianni Barbacetto è autore, con Peter Gomez e Marco Travaglio, di "Mani sporche"; Nicola Biondo è autore, con Sigfrido Ranucci, di "Il Patto";  Giuseppe Lo Bianco ha pubblicato "L'agenda rossa di Paolo Borsellino" e "Profondo nero".








di Antonella Mascali* 

Cominciano con un sorriso beffardo e si concludono con urla e insulti, gli ultimi momenti di Marcello Dell’Utri nella maxi aula 2 di Torino, dove è stato interrogato l’ultimo accusatore suo e di Berlusconi, il pentito Gaspare Spatuzza. Sono più o meno le 14 quando il pg Nino Gatto conclude l’esame di Spatuzza. Operatori e giornalisti si ammassano attorno al senatore di Forza Italia per chidergli il suo pensiero sull’ex mafioso del Brancaccio di Palermo: “Abbiamo fatto santo Spatuzza, ironizza Dell’Utri, io e Berlusconi siamo invece efferati e sanguinari assassini… Ha detto delle cose allucinanti, assolutamente false… Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa deve essere regolato, chiarito meglio. Giovanni Falcone avrebbe denunciato Spatuzza per calunnia e lo farò anch’io”. La cronista che scrive gli chiede chi, secondo lui, manovrerebbe Spatuzza. “Che ne so io. Chi lo sente”. 
Quindi i pm? 
“L’ho già detto che mi sembra logico pensarlo. Non me lo faccia ripetere. Mi faccia dire solo mezze parole”. 
Senatore non faccia come Spatuzza, che ha detto “con le mezze parole si fanno i palazzi”
Dell’Utri non raccoglie la battuta. E’ rivolto verso altri giornalisti, ripete che “oggi il cielo è nuvoloso ma dopo questa deposizione domani ci sarà il sole”. Si gira di scatto e si tira in volto quando gli poniamo una domanda su Vittorio Mangano, boss del mandamento di Portanuova a Palermo, famoso per essere stato assunto come stalliere ad Arcore. “Anche se di cavalli non ne capiva niente”, ha detto Paolo Borsellino nella sua ultima intervista alla tv francese. 
Senatore perché lei non ha preso le distanze da Mangano, mafioso e omicida? 
“Mangano non è stato condannato definitivamente per omicidio”. 
Forse perché è morto prima. Comunque era un mafioso e lei ha sempre rivendicato la sua amicizia. 
“Ma cosa sta dicendo! – comincia a urlare – e comunque quando l’ho conosciuto io non si sapeva niente”.   
Ammesso che sia così, comunque dopo si è saputo che era mafioso. E’ stato per anni in carcere. 
“E allora? Questo non c’entra niente”. E ormai con il viso paonazzo, aggiunge: “Io mi riferisco alla mia vicenda personale!”. 
Ma lei è un senatore della Repubblica, rappresenta tutti i cittadini italiani, non può definire eroe un boss mafioso. E soprattutto non crede che non possa dirlo per rispetto alle vittime di mafia e ai loro familiari? 
Dell’Utri ormai è come un treno che sta deragliando. Strepita, insulta. Gli chiediamo di non alzare la voce, di non dire parolacce. Non ce la fa. “Ma lei chi è ? Cosa cazzo sta dicendo? Il comportamento di Mangano è stato eroico, e-ro-i-co!. Vuole che glielo ripeta? Era in carcere, malato, volevano costringerlo a tutti i costi ad accusare me e Berlusconi e non l’ha fatto”. 
Come fa a dire che qualcuno ha cercato di costringere Mangano ad accusarla? 
“E’ vero. L’ha detto lui e il suo avvocato”. 
Senatore, perché Mangano dice il vero e Spatuzza no? 
“Ma che dice! Io non ho detto così”. 
Ha detto così, l’abbiamo ascoltata tutti. Perché Mangano-mafioso dice il vero e Spatuzza-mafioso dice il falso? 
“Ma che cazzo dice! Da dove cazzo viene lei?”. 
Sono siciliana. 
Dell’Utri si gira di spalle, si allontana e sibila: “E allora lei è di quella parte della Sicilia che fa schifo”. 

*Antonella Mascali è autrice di Lotta Civile e de Il regalo di Berlusconi (Chiarelettere, 2009)
scritto con Peter Gomez.


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di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza*

Dopo la morte di Paolo Borsellino, il 19 luglio di diciassette anni fa, si prolungò ancora la trattativa tra Stato e mafia? Proseguì anche dopo la strage di via D’Amelio e dopo gli attentati del ‘93? Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso è convinto che il patto tra Cosa nostra e le istituzioni non andò in porto perché Riina venne arrestato nel ’93. Ma il ritrovamento della lettera con cui Provenzano chiede a Berlusconi una tv, pena il verificarsi di un ‘evento luttuoso’, saltata fuori durante la perquisizione del 2005 a casa di Massimo Ciancimino (figlio di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo), allunga il periodo del ‘negoziato’ fino al marzo del ’94, periodo della nascita di Forza Italia. E apre nuovi scenari investigativi che potrebbero coinvolgere di nuovo il presidente del Consiglio, già indagato per mafia (e poi archiviato per l’impossibilità temporale di concludere le indagini) dalla procura di Palermo. I magistrati palermitani stanno valutando attentamente, infatti, il contenuto della missiva: un foglio A4 tagliato a metà, di cui resta solo la metà inferiore. La lettera é scritta in un italiano sgrammaticato come se, dicono in procura, l'avesse vergata ''uno che sa scrivere, sotto la dettatura di uno che non sa parlare''. Ovvero come se l’avesse scritta Vito Ciancimino sotto la dettatura del boss Provenzano. Un giallo ancora tutto da decifrare con l'aiuto anche del capitano dei carabinieri Angeli, che firmò il verbale di ritrovamento della lettera, e che poco tempo dopo fu sottoposto ad un procedimento disciplinare per non aver seguito ‘’con la dovuta diligenza'' le intercettazioni di Ciancimino nell’ambito della ricostruzione della sua ragnatela di affari.

La metà mancante della lettera, intanto, é stata interamente ricostruita in questi giorni dalla memoria del figlio di Ciancimino, assai sorpreso ed impaurito di vedere il foglio A4 mutilato visto che, come ha detto a verbale, ricorda benissimo che per anni fu conservato integro all’interno di un volume dell’enciclopedia Treccani nella casa romana del padre. E sempre integro, egli stesso provvide a trasferirlo a Palermo, quel foglio, dopo la morte del genitore che l'aveva conservato in originale, ha spiegato Massimo, visto che aveva l’ossessione di lasciare le proprie impronte digitali sulle missive che gli recapitava il capo dei capi, Bernardo Provenzano, impegnato, in quel periodo, a traghettare Cosa Nostra verso un approdo più tranquillo, lasciandosi alle spalle la stagione stragista. Per farlo, ha raccontato il boss Luigi Ilardo al colonnello dei carabinieri Michele Riccio, il corleonese Binu avrebbe garantito un profilo basso dell’organizzazione mafiosa in cambio di vantaggi sul pentitismo, amnistia e indulto, e la possibilità di tornare a svolgere attività imprenditoriali ad alto livello. Stessi concetti messi a verbale dal pentito Nino Giuffrè, che sostiene che la trattativa proseguì, dopo le stragi e l'arresto di Riina, per volontà di Provenzano con i nuovi referenti politici Dell'Utri e Berlusconi. E non a caso la lettera è stata depositata agli atti del processo di appello nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni per concorso in associazione mafiosa.

*Autori de "L'agenda rossa di Paolo Borsellino"




 


Senza la cocaina il PIL di molti Paesi occidentali crollerebbe. La criminalità organizzata investe centinaia di miliardi di guadagni della coca all'anno in immobili, titoli, aziende. La coca tira l'economia, ma anche l'economia tira la coca. La mancanza di liquidità non riguarda i capitali mafiosi che possono fare shopping mondiale a basso prezzo grazie alla crisi. Chi controlla il capitale controlla la società. Ma chi controlla il controllore del capitale? Loretta Napoleoni* esperta di sistemi finanziari e di terrorismo è intervenuta con me a Bruxelles al Parlamento Europeo il primo aprile scorso.
(Fonte: www.beppegrillo.it)

*Loretta Napoleoni è autrice de "La morsa"
(Chiarelettere, 2009)
Il blog di Loretta Napoleponi



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Giorgio Perlasca
di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero
Pagine: 220 - euro 14
La scheda del libro
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Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
di Fondazione Fabrizio De André onlus
a cura di Elena Valdini
Pagine: 484 - euro 59,00
La scheda del libro


Dentro l'Opus Dei
di Emanuela Provera
Collana: reverse
Pagine: 216 - euro 4,00
La scheda del libro


Fuori orario
di Claudio Gatti
Collana: principioattivo
Pagine: 241 - euro 15,00
La scheda del libro


Adesso basta
di Simone Perotti
Collana: reverse
Pagine: 195 - euro 14,00
La scheda del libro


La cura
di Michele Ainis
Collana: reverse
Pagine: 183 - euro 14,00
La scheda del libro


Agenda voglioscendere 2010
dal blog di Corrias, Gomez e Travaglio
a cura di Roberto Corradi
Prezzo: euro 12,90
La scheda


Il regalo di Berlusconi
di Peter Gomez e Antonella Mascali
Collana: principioattivo
Pagine: 339 - 15,00 euro
La scheda del libro


Presunto colpevole
di Luca Steffenoni
Collana: reverse
Pagine: 272 - 14,00 euro
La scheda del libro


Papi
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Collana: reverse
Pagine: 331 - 15,00 euro
La scheda del libro


Un inverno italiano
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana: reverse
Pagine: 336 - euro 14,60
La scheda del libro


Miss Little China
di Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco (DVD)
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò (libro)
Collana: libro+DVD
Pagine: 77 - euro 19,60
La scheda del libro


Processo agli economisti
di Roberto Petrini
Collana: reverse
Pagine: 170 - euro 13,60
La scheda del libro


Vaticano S.p.A.
di Gianluigi Nuzzi
Collana: principioattivo
La scheda del libro
La rubrica dell'autore


Italia Anno Zero
di Beatrice Borromeo, Marco Travaglio e Vauro
Collana: reverse
La scheda del libro


I nuovi mostri
di Oliviero Beha
Collana: reverse
Pagine: 281 - 13,60 euro
La scheda del libro


La morsa
di Loretta Napoleoni
Collana: reverse
Pagine 186 - 13,60 euro
La scheda del libro


L'Anello della Repubblica
di Stefania Limiti
Collana: principioattivo
Pagine 337 - 16 euro
La scheda del libro


Giovani e belli
di Concetto Vecchio
Collana: principioattivo
Pagine 193 - 14 euro
La scheda del libro
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Il Sol dell'Avvenire
di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone
Pagine: 127
Durata DVD: 77 minuti
Prezzo: euro 19,60
La scheda del libro
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Il gruppo su facebook


Passione reporter
di Daniele Biacchessi
Prefazione di Ferruccio De Bortoli
Collana: reverse
Pagine: 230 - euro 12,60
La scheda del libro
Il Teatro Narrativo Civile


Lotta civile
di Antonella Mascali
Collana: reverse
Pagine: 305 - euro 14,60
La scheda del libro
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Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Collana: principioattivo
Pagine: 295 - euro 14,60
La scheda del libro
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La questione immorale
di Bruno Tinti
Collana: reverse
Pagine: 205 - euro 13,60
La scheda del libro
Il blog di Bruno Tinti


Io sono il mercato
di Luca Rastello
Collana: reverse
Pagine: 176 - 12,00 euro
La scheda del libro


Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il suono e l'inchiostro
A cura del Centro Studi Fabrizio De André
Prezzo: euro 15,00
Collana: reverse
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La Finanziaria siamo noi
di Stefano Lepri
Prezzo: euro 13,60
Collana: principioattivo
La scheda del libro


Strage continua
di Elena Valdini
Prefazione di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: euro 12,00
Collana: reverse
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ALZA LA TESTA!
di Piero Ricca
con Franz Baraggino, Diego Fabricio, Elia Mariano
Prefazione di Marco Travaglio
Prezzo libro + DVD: euro 16,60
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Prezzo: euro 10,00
Collana: reverse
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Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Prezzo: euro 37,00
La scheda del libro


La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
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I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
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Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Ascolta l'incipit
 
 


 



Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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