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Intervista a Riccardo Iacona, autore di "L'Italia in Presadiretta".

In Italia i giornalisti sono una specie in via di estinzione. Rari come porcini fuori stagione. Qualcuno però c'è ancora e scrive e parla e quando lo ascoltiamo sappiamo che dice la verità perché spiega quello che già intuiamo, ma rifiutiamo di accettare. Ignorare la realtà può aiutare a vivere, o meglio a sopravvivere, e molti italiani lo fanno. Iacona ci spiega cosa è veramente successo nel Canale di Sicilia, i suoi morti e i respingimenti verso l'inferno della Libia, la fine dello Stato di diritto, la distruzione del sistema scolastico. La testimonianza di Iacona provoca due reazioni, la prima è la bandiera bianca, il seppellirsi nella propria vita privata, rinunciare a ogni tipo di partecipazione sociale, la seconda, quella che preferisco, è una solenne incazzatura verso i predoni del nostro Paese trasformato in un saccheggio permanente e verso il furto più grave, imperdonabile, quello delle coscienze degli italiani.
(da beppegrillo.it)

italia presadirettaL'Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
di Riccardo Iacona
Collana Reverse
Pagine 192 - euro 13,60

La scheda del libro
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Presentazioni
Roma, 21 settembre, ore 18
Insieme all'autore, interviene Concita de Gregorio.
C/o libreria Feltrinelli, galleria Alberto Sordi, piazza Colonna.
Palermo, 25 settembre, ore 19
In occasione di Gocce di Memoria, la Festa Democratica su giustizia, sicurezza e legalità, Riccardo Iacona presenta il suo libro "L'Italia in Presadiretta". C/o Giardino Inglese, via Libertà.



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italiapresadirettaIn libreria dal 9 settembre, il primo libro di Riccardo Iacona, "L'Italia in Presadiretta". 
L'autore e conduttore di "Presadiretta" lancia una nuova serie di reportage. E arriva sugli scaffali con un viaggio nel Paese abbandonato dalla politica.

(Intervista di David Pierluigi, da ilfattoquotidiano.it)
Riccardo Iacona è soprannominato in Rai ’il giornalista stropicciato’: “Sarà perchè non mi fermo mai un attimo, non mi riposo mai, anche stavolta non ho fatto un giorno di vacanza per lavorare sul libro e sulla nuova serie di ‘Presa diretta’ che parte tra due giorni”. Nei prossimi giorni uscirà nelle librerie L’Italia in Presadiretta, editore Chiarelettere. Un viaggio, come recita il sottotitolo, nel Paese abbandonato dalla politica. Il 5 settembre, invece, l’appuntamento è in Rai, con un ciclo di reportage-inchieste di sei puntate sulla terza rete in prima serata.

 Che cosa racconterete in tv?
“Partiamo con la ‘ndrangheta, siamo stati nei luoghi che nessuno fa vedere con chi è in prima linea tra le forze dell’ordine e nella magistratura. Mostreremo gli ‘ndranghetisti che parlano milanese, quella che non ti aspetteresti mai, quella che il pm Ilda Boccassini ha scoperchiato in parte con le 160 aziende legate alle ’ndrine e che erano legate all’economia cosiddetta legale del nord Italia. E poi ci occuperemo della faida che c’è tra le province di Reggio C. e Catanzaro, che in meno di 2 anni ha fatto 19 persone ammazzate, più di una persona al mese, racconteremo che aria di terrore di respira in quelle terre. Vicende confinate sempre e solo sui giornali locali, per molto meno un tempo avremmo dedicato puntate e puntate di Samarcanda”. 
Stai lavorando ancora sulla seconda puntata mentre parliamo?
“Sì sto lavorando a quella sull’evasione fiscale e mostreremo in faccia gli evasori per far vedere quanto sia diventato ‘sistema’ l’evasione in Italia. Andremo nelle concerie di Arzignano per raccontare un’inchiesta che ha coinvolto 200 aziende su 600, una cifra incredibile”.
Avete avuto difficoltà con l’azienda a lavorare su questa serie?
“‘Certo prima il cambio di direttore con Di Bella e poi il nuovo cambio col ritorno di Ruffini, ci ha fatto perdere un mese solo per questioni burocratiche. Un mese in meno di lavoro su inchieste difficilissime è tanto, pregiudichi molto del lavoro buono fatto”.
Negligenza?
“Negligenza e non solo, quando la politica cambia continuamente le direzioni, perdi tempo e un’industria culturale ha bisogno di una direzione forte capace di prendere decisioni veloci. Un’azienda privata non potrebbe mai essere gestita in questo modo”.
Come si lavora alla terza rete?
“Siamo sotto attacco ancora, non è bello sentire un direttore generale della Rai che dice a Cortina che non riconosce, sostanzialmente, la direzione di Rai3. E’ tutta una battaglia, ci costringono a lavorare con l’elmetto in testa, ma perché?”.
C’è un tuo collega, Santoro, che ha denunciato difficoltà simili.
“E infatti bisognerà capire come si evolve la situazione e come va a finire la storia di Michele, mi sembra che l’aria che si respirava nelle intercettazioni di Trani non sia cambiata. C’è una certa soglia che non va superata in tv nella pianificazione, fuori dalla quale non puoi approntare un programma decente, ti mettono quasi nelle condizioni di non andare in onda”.
A proposito dell’inchiesta di Trani, cosa ti ha colpito?
“A me si gela ancora il sangue, scoprire che chi deve darti le garanzie, le Autorithy, in questo Paese non sono indipendenti e autonome”.
Per fortuna siamo a un ‘binario morto’ con il bavaglio come ha detto Napolitano?
“Già al binario morto ma non vorrei che sul set della giustizia apparecchiato da Berlusconi, dove c’è molta confusione ma una cosa appare chiara e lo dicono pure loro: “bisogna risolvergli il problema”, ecco non vorrei che il bavaglio ‘mancato’ venga barattato con qualcosa di più grande”.
Parliamo del libro. Che Italia racconti?
“Per la democrazia dell’Italia è un anno cruciale e la risalita per renderlo più libero è sempre più difficile. La gente conosce sempre meno la cose che avvengono, i punti di vista eterogenei non vengono mostrati, l’autocensura poi funziona benissimo. Guardate la storia dei precari della scuola, ci sono persone che fanno lo sciopero della fame e nessuno li mostra in tv. E’ come se non esistessero. Se tutti quanti provassimo a soffiare dall’altra parte, come ho scritto nel mio libro, per fare il nostro mestiere con onestà e professionalità, credo che la trincea dell’informazione e della libertà possa essere spostata anche di pochi centimetri e ci sarebbe ancora una speranza per questo Paese”.
Con chi te la prendi nel libro?
“Con chi racconta le bugie. Guardate come la Lega si è venduta il ‘prodotto’ dei respingimenti. E invece l’immigrazione clandestina non si ferma bloccando il canale di Sicilia, perchè al massimo la metà che arrivavano da lì erano richiedenti asilo e l’altra metà, i cosiddetti clandestini, erano appena 10mila, una cifra ridicola rispetto ai 650mila irregolari che sono passati in altro modo con un visto turistico che poi non rinnovano. E su questa bugia i leghisti beccano anche i voti, tantissimi. E un consenso fondato sulle bugie va sempre alimentato. Ecco perché il rischio di una svolta autoritaria lo vedo concreto”.
Siamo già in campagna elettorale?
“E’ la costante e la tragedia della nostra poltica, si è sempre in campagna elettorale e così i nostri governanti ragionano sempre a strategie per il Paese che siano a breve termine, non dico di fare di strategie decennali come i cinesi ma per esempio ci vuole poco a capire che sulla ricerca vanno fatti piani decennali”.
Hai una squadra di giornalisti: è vero che anche la maggior parte di loro sono precari?
“Sì ci sono sempre meno spazi, io ho fatto un percorso di 12 anni di precariato però sapevi che c’era un traguardo, uno spazio sul mercato, oggi non è più così, non ci sono più gli spazi anche all’interno della Rai”.
Che cosa insegni ai tuoi inviati?
“Di non abbandonare le persone che incontrano nelle interviste, di non saccheggiare le loro vite e poi mollarli come fa quasi sempre il giornalismo. E poi che siamo servizio pubblico, che c’è gente che paga il canone solo per vedere le inchieste di Rai3. Noi non sprechiamo un euro, non ci beccherete mai negli alberghi a 5 stelle o nei ristoranti di grido. Non siamo quel tipo di persone”.

 


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L'intervista a Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere sull'emendamento per l'editoria contenuto nel Ddl intercettazioni.
(da Radio radicale a cura di Emilio Targia)



Ascolta l'intervista



Il bavaglio sui libri
di Laura Cavallari, avvocato, da Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2010

Il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Senato il 10 giugno 2010 e ora al vaglio della Camera dove sono stati presentati nuovi emendamenti modifica profondamente l’art. 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, introducendo novità che destano gravi preoccupazioni. 
Oltre alla penalizzazione dei blog con il recente emendamento che impone, per i siti informatici compresi i giornali quotidiani e i periodici diffusi per via telematica, un termine di quarantotto ore dalla richiesta per la pubblicazione della rettifica, la più eclatante novità è l’introduzione dell’obbligo di rettifica anche per la stampa non periodica, non previsto dalla legge vigente. 
 
Il sesto comma dell’art. 8, nel testo approvato dal Senato, prevede che per la “stampa non periodica, l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57 bis del codice penale, provvedono su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cure e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale 
indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità”.

La nuova previsione, che potrebbe apparire come una innocua estensione dell’istituto della rettifica, infligge in realtà un duro colpo alla libertà di espressione e di stampa, penalizzando ingiustificatamente il settore dell’editoria libraria. 

Il diritto alla rettifica, nella sua forma attuale, è uno strumento riparatorio sui generis, una sorta di correttivo al flusso di informazioni diffuse dai periodici e in particolare dai quotidiani. Esso non tende all’accertamento della verità oggettiva, ma serve a completare la notizia diffusa dal periodico con la verità soggettiva dell’interessato (la rettifica proviene dal soggetto “di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano 
stati attribuiti atti o affermazioni o pensieri da essi ritenuti lesivi alla loro dignità o contrari a verità”) il quale deve inviare la richiesta di rettifica allo stesso giornale che ha pubblicato la notizia – che così sopporta un costo modestissimo – per raggiungere gli stessi potenziali lettori. La norma oggi in vigore infine è diretta, attraverso la figura del direttore responsabile, all’impresa giornalistica, della quale questi è dipendente. 
La finalità correttiva e la natura 
mediatica dell’impresa che giustifica questo strumento di “autotutela tempestiva” sono confermate dalla sua presenza con caratteristiche quasi uguali negli altri settori mediatici dell’informazione: radio, tv e siti informatici.
In tutti i casi, la pubblicazione della rettifica è a costo zero ed è rivolta ai potenziali utenti, fruitori della notizia.

L'estensione del diritto di rettifica alla stampa non periodica effettuata dal nuovo testo dell’art. 8 snatura invece l’istituto, ne altera le finalità e impone costi elevatissimi a carico degli autori e, indirettamente degli editori, ledendo gravemente il diritto alla libera espressione del pensiero. La norma è inoltre indeterminata nel contenuto applicativo.
Innanzitutto quello dell’editoria libraria non è un settore preposto e strutturato per raccogliere e fornire informazione a ciclo continuo (non vi è infatti un direttore responsabile né gli autori sono dipendenti dell’impresa). I libri sono il libero prodotto creativo degli autori. 
La norma inoltre non prevede la pubblicazione sullo stesso mezzo (o sul sito dell’autore o dell’editore) ma su ben due quotidiani a tiratura nazionale, che non raggiungono lo stesso pubblico vanificando così la funzione di equivalenza informativa. 
La nuova norma impone inoltre un costo esorbitante – acquisto di spazi su due quotidiani nazionali – e lo pone per di più a carico dell’autore e, conseguentemente, anche dell’editore.

La rettifica viene così trasformata in una sanzione economica di peso insostenibile per l’autore, il quale non potrà più esprimersi se non verrà sostenuto dall’editore. Quest’ultimo subirà per questa via una penalizzazione enorme e una discriminazione ingiustificata rispetto al settore della stampa periodica. Il carattere sanzionatorio della rettifica sarà ancor più grave poiché non si risolverà nell’ambito delle stesse parti in gioco bensì si introdurrà la presenza di un altro soggetto – il quotidiano – che conferirà un crisma alla rettifica quasi risultasse da un accertamento giudiziario coinvolgendo inoltre un pubblico di milioni di lettori rispetto alle decine di migliaia del libro. Tanto più che, tra le novità introdotte dall’art. 8, è previsto che le rettifiche “devono essere pubblicate senza commento”.
Considerando che quello di rettifica è un diritto che si fonda sulla semplice percezione soggettiva che la notizia sia lesiva o inveritiera, le rettifiche possono essere meno vere delle notizie che intendono rettificare. In questo modo gli autori e gli editori che volessero replicare a sostegno delle proprie ragioni sarebbero costretti ad acquistare altri spazi sui due quotidiani nazionali che hanno pubblicato la rettifica con una spirale
di costi inarrestabile. Insomma basterebbe la pubblicazione di qualche libro inchiesta – pur correttissimo nell’informare ma scottante nei contenuti – per mettere al tappeto per la vita un autore o semplicemente in ginocchio un editore librario. Da ultimo occorre segnalare che questo nuovo tipo di rettifica non è neppure disciplinato nelle modalità di applicazione. 

Per la stampa periodica le rettifiche, da un lato, non possono superare un “limite di trenta righe” e, dall’altro lato, vanno pubblicate “in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale della notizia a cui si riferiscono”; per la stampa non periodica non è per nulla chiaro se si applichi il limite delle trenta righe né è chiaro il significato della “idonea collocazione e caratteristica grafica”, tanto più che l’autore non ha alcun controllo sulla pubblicazione nel quotidiano. Con la conseguenza che, ben lungi dal tutelare in maniera equilibrata i diritti e gli interessi delle parti coinvolte (persona interessata alla rettifica, autore, editore), la norma potrebbe avere come unico risultato concreto un aumento del contenzioso al fine di trovare una corretta interpretazione e applicazione del dato normativo.

Non facciamo morire i libri - L'appello dei giuristi


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Intervista a Marco Preve, autore insieme a Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari e Giuseppe Salvaggiulo di "La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro".

La distruzione del territorio avviene grazie a tre soggetti: le banche, i partiti, gli speculatori immobiliari. Le banche finanziano i progetti, i partiti danno le concessioni, realizzano le infrastrutture, gli speculatori incassano. Nel caso di Mediapolis, un mostro commerciale che distruggerà l'area morenica ai piedi della Serra nel Canavese, le banche si chiamano IntesaSanPaolo e Unicredit, i partiti sono indifferentemente Pdl e Pdmenoelle nella loro alternanza alla Regione Piemonte e gli imprenditori quasi ignoti. Parte della proprietà della società Mediapolis fa riferimento a una società del Lussemburgo i cui azionisti sono sconosciuti, come spiegato dal giornalista Marco Preve autore della "Colata". L'area destinata a Mediapolis è di proprietà della Olivetti, quindi di Telecom Italia, che non si è opposta. Bernabè è del Trentino, a lui non interessa.
Il trucco per "fare andare avanti il progetto" è sempre lo stesso: "lavoro, lavoro, lavoro". Il Canavese, che con l'Olivetti ha fatto concorrenza ai colossi dell'informatica mondiale, si è ridotto a sperare in un centro commerciale e a cancellare il più spettacolare anfiteatro di origine morenica d'Europa.
La Regione Piemonte, se ha soldi da buttare in queste cazzate, li usi per promuovere piccole e medie aziende di carattere tecnologico. Pensi al futuro dei ragazzi e preservi il Canavese. Nel frattempo, sino a quando non ritireranno i finanziamenti a Mediapolis, invito i lettori del blog a chiudere i loro conti correnti in Unicredit e in IntesaSanPaolo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
(da
www.beppegrillo.it


la colataLa colata
Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo - a cura di Ferruccio Sansa
Collana: Principio Attivo
Pp. 544 - euro 16,60

La scheda del libro
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Trenette e mattoni. Storie di cemento in Liguria - Il blog di Marco Preve


Presentazioni
Bologna, 28 luglio, ore 21.30
Nell'ambito degli incontri letterari di Coop sotto le stelle, Ferruccio Sansa e Marco Preve presentano "La colata" Interviene Beppe Persichella. C/o libreria Coop Ambasciatori, via degli Orefici 19
Scarica la locandina del programma
Positano, 8 agosto, ore 21
Nell'ambito della quinta edizione della rassegna Domina Positano, Antonio Massari presenta  "La colata". Interviene Vincenzo Iurillo. C/o Hotel Domina Home Royal, via Pasitea 344
Pesaro, 28 agosto, ore 21
All'interno del ciclo di incontri letterari organizzato dalle librerie Coop, Giuseppe Salvaggiulo presenta "La colata". C/o piazza del Popolo




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di Antonio Prudenzano, da
www.affaritaliani.it

Intervista a Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere

Quali sono i libri su cui punterete di più?
"Inchieste importanti, non instant book, su 'ndrangheta, Comunione e liberazione, l'Italia di oggi secondo Iacona, ma anche ricostruzioni di un passato recente come l'anno 1994, anno cruciale in Italia. E poi un bellissimo libro per Natale sulle e con le parole e le canzoni di Gaber. E non cito altri titoli non per dimenticanza ma perché vere sorprese".

A livello di linea editoriale ci saranno novità?
"Già quest'anno abbiamo cominciato ad allargare i nostri temi, pensiamo a "Adesso basta" di Perotti o a "Pane e bugie" di Bressanini. Continueremo a farlo acquisendo anche nuovi autori come abbiamo già fatto per esempio con Camilleri di cui è appena uscito "Di testa nostra", libro intervista con Saverio Lodato. Pensiamo anche a un recupero di autori classici ma proposti in una chiave contemporanea. Vedremo nei prossimi mesi".

Quali difficoltà ha dovuto superare Chiarelettere in questi anni?
"Il punto forte di Chiarelettere è la sua assoluta libertà. Noi vogliamo pubblicare la verità, quella che di volta in volta possiamo testimoniare, non importa che colore politico può avere. Questa scelta ci ha fatto acquistare una forte credibilità presso i nostri lettori e autorevolezza nel mondo della comunicazione. Non possono metterci da parte, far finta che non esistiamo. Pubblicare libri inchiesta però è molto difficile, ci vuole tempo, costanza e non sempre i risultati sono all'altezza delle aspettative. Ma continueremo a farli, è la nostra cifra editoriale. Persino giornalisti stranieri sono interessati alla nostra attività. Non basta però trattare temi scottanti per avere successo. E soprattutto l'attualità a seconda di come la si tratta è materia difficile e rischiosa. I lettori ogni volta vanno conquistati. Bisogna trovare il modo per far venire fuori i problemi di fondo e andare su quei casi che più di altri fanno capire una questione generale. Finora ci siamo appoggiati alle inchieste della magistratura, se con la nuova legge non ci sarà più permesso, saremo obbligati a trovare nuove strade...".


Intervista a Marco Tarò, direttore generale del Gruppo Mauri Spagnol

Come e quanto si è integrata Chiarelettere all'interno di GeMS? Ha portato delle novità significative anche per altri marchi?
"L'integrazione di Chiarelettere nel gruppo è avvenuta cercando di sfruttare al massimo le sinergie industriali che un gruppo come il nostro può offrire, quindi Chiarelettere si avvale dei servizi di gruppo dove la massa critica è importante per avere maggior forza o migliori condizioni. Due esempi tipici sono la rete di vendita e l'ufficio tecnico. Poi, siccome il nostro modello prevede di lasciare la massima indipendenza alle direzioni sulle politiche editoriali liberandoli dal peso di molti aspetti puramente gestionali, Chiarelettere si avvale del servizio amministrativo del gruppo e Lorenzo Fazio è affiancato da me nella gestione della casa editrice, gestione che, come ama ripetere spesso il presidente di GeMS, Stefano Mauri, se svolta correttamente è il primo elemento che contribuisce all'indipendenza di cui sopra. Per gli altri marchi del gruppo credo che l'inserimento di Chiarelettere nell'arcipelago GeMS,  più che portare novità abbia fornito un maggior stimolo ad occuparsi di un certo tipo di saggistica, ovviamente mantenendo ognuna il proprio stile e le proprie caratteristiche".

Com'è andato il primo semestre 2010 di Chiarelettere?
"Le uscite previste per il secondo semestre incoraggiano un certo ottimismo, c'è però un grosso punto di domanda legato al ddl sulle intercettazioni in discussione in questi giorni. Se passerà così come è potremmo essere costretti a cancellare dal programma alcuni libri importanti che si basano sulla ricostruzione dei fatti attraverso la lettura anche di atti giudiziari. Nel ddl poi c'è un punto che ai più sta passando inosservato ma potrebbe risultare una vera spada di damocle per gli editori, cioè l'estensione del diritto di replica agli autori di libri. Per come è scritto oggi sul disegno di legge, pone gli autori, e di conseguenza i loro editori, su un piano diverso rispetto ai giornalisti della carta stampata o di internet, costringendo a pesanti esborsi economici per pubblicare a proprie spese eventuali rettifiche su due quotidiani nazionali. Paradossalmente potrebbe accadere che un mafioso riconosciuto e condannato in tutti i gradi di giudizio, chieda che a spese dell'autore venga pubblicata sul Corriere della Sera e sulla Repubblica una smentita dove si dice che la mafia non esiste e che lui è la persona più onesta e onorabile del mondo. Secondo il testo del ddl in questo caso l'autore, o l'editore per lui, deve pubblicare entro 7 giorni tale rettifica pena una pesante ammenda e senza replicare a sua volta. Lo potrebbe fare il giorno successivo ma sempre a spese sue...".

Le impressioni sono positive in vista della seconda parte dell'anno?
"Le previsioni allo stato attuale, ma sui cui pendono le incertezze che ho esposto in risposta alla domanda precedente, indicano un risultato più o meno in linea con quello degli ultimi due esercizi".

Come si sta muovendo Chiarelettere sul versante e-book?
"Si sta muovendo di concerto con il resto del gruppo. Come già annunciato Rcs, Feltrinelli e Messaggerie Italiane (holding del gruppo di cui fa parte GeMS) lanceranno a ottobre la loro piattaforma di distribuzione per gli ebook, Edigita. Tra i circa 1500 titoli che renderà disponibili ai retailer ci saranno anche quelli di Chiarelettere".

Chiarelettere ha da sempre usato molto il web. Ci sono novità in arrivo su questo versante?
"Premesso che siamo molto soddisfatti per quanto abbiamo fatto fino ad ora, la velocità tipica della rete ci impone continue riflessioni sul futuro dell’area web di Chiarelettere. Ad oggi sono in corso delle analisi affidate a consulenti specializzati e appena avremo i risultati di tali analisi potremmo ragionare in termini più concreti. Ora come ora non posso anticiparle nulla ma non appena avremo definito le strategie future sarò lieto di riprendere con lei questo tema. Insomma diciamo che lo stato attuale è work in progress…".

Chiarelettere a parte, il gruppo GeMS ha in mente nuove acquisizioni  che lo porterebbero al secondo posto per quota di mercato tra i gruppi editoriali italiani, superando così Rizzoli?
"In questo momento siamo molto impegnati nell'integrare, e in alcuni casi correggere la rotta, le acquisizioni fatte lo scorso anno per poter pensare ad altro. Ciò non vuol dire che se dovessero presentarsi occasioni interessanti non le prenderemmo in considerazione. Diciamo che non ce le andiamo a cercare, ma se dovessero essere loro a cercare noi... le prenderemmo sicuramente in considerazione. La quota di mercato è un parametro che ci interessa fino a un certo punto, come si può vedere sul sito di GeMS, sono altri i valori a cui teniamo di più. Poi le acquisizioni sono forse il modo più veloce per aumentare la propria quota ma non l'unico, si può incrementare anche grazie alla crescita interna come dimostra la storia del nostro gruppo. Secondo Nielsen, che però non rileva le quote nel canale della grande distribuzione, alla fine di giugno siamo a un soffio dalla seconda posizione (-0,2% di quota), può darsi che con le vendite della GDO la medaglia d'argento sia già intorno al nostro collo…".



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Intervista a Saverio Lodato, autore con Andrea Camilleri di "Di testa nostra. Cronache con rabbia 2009-2010"


(da www.beppegrillo.it)
Scandalo scaccia scandalo. C'è ormai lo scandalo di giornata, come l'uovo, alcune volte si esagera e ce ne sono due o tre alla volta. Una inflazione di scandali. La loro ripetizione, che perdura da decenni, li ha in sostanza annullati. Lo scandalo non scandalizza più nessuno. La normalità, invece, inquieta, preoccupa, talvolta terrorizza. Il cittadino con una famiglia tradizionale, moglie, due figli. Una sola casa di proprietà con mutuo ventennale. Che paga tutte le tasse, non prende, e neppure dà, tangenti, e non va a trans o a mignotte, è pericoloso. Lui sì che dà scandalo. Il suo comportamento è riprovevole perché può indurre qualcuno, non ancora disinformato da Minchiolini, a tentativi di imitazione. Il termine scandalo deriva dal greco skàndalon, che significa ostacolo. Nell'Italia del nuovo millennio gli ostacoli sono gli onesti, non i farabutti. Pietra dello scandalo sono coloro che si oppongono agli scandali che per questo sono puniti. L'Italia è una favola moderna con la morale rovesciata, dove il lupo è la nonna, cappuccetto rosso una puttana minorenne, la mamma la tenutaria di un bordello rifatta, il cacciatore uno spacciatore. Una storia di vampiri dove gli esseri umani sono i veri mostri con la loro testardaggine di voler vivere alla luce del sole. Camilleri e Lodato raccontano questo mondo all'incontrario a cui siamo (ormai?) assuefatti. Si può leggere il loro libro "Di testa nostra" con delle esclamazioni di stupore a ogni scandalo di questi anni oppure con rassegnato cinismo. Scegliete voi.
In una poesia incivile Andrea Camilleri scrive:
"Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metà degli italiani s'inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna
"


di testa nostraDi testa nostra
Cronache con rabbia 2009-2010
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana Reverse
Pagine 224
Euro 13,60

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la colata
di Cristiano Sanna

da http://spettacoli.tiscali.it

Tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati dalla fame del mattone ben 3,5 milioni di ettari di territorio italiano. Per capirci: una regione più grande di Lazio e Abbruzzo messi assieme. Le costruzioni avvengono spesso nel territorio di quei comuni italiani (5500 su 8000) dichiarati a grave rischio idrogeologico. Le campagne, le oasi naturali, le coste, le ex aree protette sempre più spesso finiscono sepolte ad un ritmo di 244.000 ettari l'anno sotto "La colata". Questo è il titolo del libro-inchiesta firmato dai giornalisti Ferruccio Sansa e Antonio Massari (Il Fatto Quotidiano), Adriano Garibaldi (Il Corriere della Sera), Marco Preve (La Repubblica) e Giuseppe Salvaggiulo (La Stampa), edito da Chiarelettere. I cinque si sono divisi per aree geografiche e per mesi hanno studiato piani di realizzazione, progetti, intrecci di affari e politica, abusi della Protezione civile, casi di devastazione di beni naturali e architettonici. Dagli scandali dei cantieri del G8 poi spostato dall'isola de La Maddalena ai resort sui ghiacciai della Marmolada, fino al terremoto in Abruzzo, "La colata" è la radiografia di un Paese che divora se stesso a velocità inquietante. Ne abbiamo parlato con uno degli autori, Ferruccio Sansa.

Ferruccio, due capitoli di La colata sono dedicati alla sconfitta del progetto di Soru di creare vincoli paesaggistici più stringenti e preservare così il territorio della Sardegna. Fu in realtà la sconfitta del centrosinistra sardo che diede il via libera al governatore di centrodestra, Cappellacci, e alla nuova cementificazione delle coste dell'isola.  Incluso lo scandalo dei cantieri e della mancata bonifica di La Maddalena.
"La sconfitta di Soru e il netto sorpasso elettorale di Cappellacci sono frutto della mancanza di coerenza interna al centrosinistra sardo. Parlare del carattere difficile dell'ex governatore è un modo di sviare il discorso. Di fronte a certi temi topici per il futuro dell'Isola il lobbysmo prevalse, la coalizione si ruppe in mille rivoli, crollò la fragile diga contro il dilagare della propaganda elettorale di Berlusconi a favore del suo uomo candidato alle Regionali. Fu un momento di straordinaria miopia politica, dato che le statistiche ci dicono che più del 15% del Pil italiano viene dai beni paesaggistici, dal turismo. Dunque i vincoli creano potenzialmente ricchezza a livello locale, non tolgono niente se non la libertà di deturpare il territorio. Invece in questo modo i soldi in tasca ai pochi palazzinari tolgono denaro, risorse e lavoro al resto della popolazione. E lo dico da ligure che vede le coste della sua regione apparire sempre più come un'appendice del grigiore milanese, tutte cemento e traffico".

Non è infatti un caso che sempre più imprenditori legati al mattone divengano proprietari di mezzi di informazione.
"Ma certo, i media servono per creare quel consenso che dà mano libera per le nuove costruzioni. Ai tempi del dibattito in Sardegna sulla legge salvacoste ricordo che i giornali vicini al centrodestra attaccavano il governatore e quelli di centrosinistra, inclusi i portavoce dei singoli partiti che allora governavano la Sardegna, erano viceversa molto cauti nell'esporsi e nell'appoggiare Soru. Il risultato è che con il nuovo governo dell'Isola il cemento ha ripreso a colare sul territorio in modo scriteriato e molte promese sono state disattese. Basta ricordarsi dei cantieri abbandonati di La Maddalena. Dove la cricca di Bertolaso, Anemone e Francesco Piermarini, cognato del capo della Protezione civile incaricato di bonificare le acque attorno all'Arsenale dell'isola, ha lasciato un paesaggio che è il simbolo di una vicenda grottesca. E dove l'ambiente muore. E' stato Fabrizio Gatti sull'Espresso a documentare, con supporto di foto e video, come la fauna e la flora marina di fronte all'Arsenale de La Maddalena siano gravemente danneggiati dall'amianto e dagli altri veleni chimici che ribollono nel fondale. Motivo per cui parte del traffico marittimo è stato interdetto".

Spostiamoci nelle Langhe, dove è in corso un'operazione forsennata di shopping del territorio per spianare la strada alle ruspe e alle betoniere.
"Quella delle Langhe è una zona che gli italiani dovrebbero riscoprire. Là i turisti sono soprattutto tedeschi e scandinavi. Ebbene, quel territorio riflette perfettamente la contraddizione italiana. Da una parte le proposte dei percorsi slow food, rispettosi delle tradizioni e dell'ambiente, che muove un business milionario. Dall'altra, soprattutto fra Bra e Alba, un immenso serpente di cemento, tutto palazzine e centri commerciali, una gigantesca e impersonale periferia del consumismo che potrebbe essere qualsiasi posto. Non ha memoria, non ha personalità né bellezza. Perché viverci o andarci in vacanza, allora?"

Nella parte del libro dedicata al terremoto in Abruzzo, si scopre che tutta la periferia dell'Aquila, sventrata dal sisma, è nata in modo irresponsabile attorno al piccolo centro di Pettino. Dove sono visibili le faglie sismiche.
"Abbiamo voluto ripercorrere i luoghi del sisma insieme ai geologi, i quali hanno ribadito, documenti alla mano, che già nel 1939, quella zona era indicata ad altissimo rischio. La stessa zona in cui la città è cresciuta, con decine di negozi e multisala da migliaia di posti. Ora andare in questo quartiere fa pena, perché le case aperte dalle scosse mostrano l'intimità violata di famiglie devastate come gli alloggi che occupavano. Tornando nella mia Liguria, a Sanremo è stata resa edfiicabile una zona precedentemente dichiarata 'a frana attiva'. Ricordo di aver incontrato un consigliere comunale che votò a favore di quella decisione: mi confermò di essere convinto della sua scelta, anche se non avrebbe mai mandato i suoi figli a vivere o giocare in quel posto. Atteggiamento che ben dimostra come ragionano i politici nel nostro Paese".

Al contrario, come voi documentate, in Corsica il centrosinistra contrario alla cementificazione selvaggia vince per questa ragione le elezioni e continua a stracciare la destra. Ma allora la differenza sta tutta nel senso civico dell'elettorato?
"I corsi odiano quella che chiamano bettunizzazione della loro terra. Ed esiste una sinistra che ha saputo farsi interprete di quel sentire popolare. Mettendo insieme due concetti: difesa dell'ambiente come difesa dell'identità. Così hanno stravinto. Non bisogna dimenticare che in Corsica esiste un partito del mattone che fa riferimento allo stesso presidente francese Sarkozy, che proprio in quell'isola ha cominciato la sua ascesa politica. Una lobby con ambiziosi progetti di edilizia che ha sponsor perfino nello spettacolo, come nel caso dell'attore Jean Reno. Eppure la gente li ha bocciati, anche perché la sinistra locale non flirta con i palazzinari, a differenza di quanto avviene in Italia. Facciamo un confronto tra isole: in Corsica la gente ha votato per l'ambiente, in Sardegna ha comunque scelto il mattone. Cappellacci disse da subito di aver intenzione di allentare drasticamente i vincoli paesaggistici. E' il caso di farsi un esame di coscienza".

Esistono casi virtuosi anche in Italia. Come i diversi comitati di resistenza ambientalista che continuano a nascere dappertutto, a cominciare dal Veneto. Ma quei comitati vengono minacciati da proposte come quella di Michele Scandroglio, deputato del Pdl e braccio destro dell'ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Vogliamo ricordare in cosa consiste?
"La proposta di Scandroglio mira a scoraggiare le azioni di ricorso mediante il Tar. In sostanza dice che se un cantiere edile viene bloccato da un ricorso, e questo viene poi dichiarato infondato, per ogni giorno in cui il cantiere è stato fermo in attesa della pronuncia del Tar il costruttore andrà risarcito dalla parte avversa. Cioè i comitati. Insomma, si fa del terrorismo con le proposte di legge per indebolire il dissenso. Ma c'è chi tiene duro: in "La colata" citiamo, uno per tutti il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, piccolo centro della provincia milanese che ha respinto tutte le lusinghe delle grandi società edili per puntare sulla riqualificazione degli immobili già esistenti e sulla qualità della vita, diventata mezzo di promozione turistica. Non solo le casse comunali ne hanno beneficiato ma alle elezioni successive quel sindaco è stato riconfermato a furor di popolo. Un invito all'ottimismo, e alla battaglia contro il mattone forsennato".


La colata
Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro
di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo - a cura di Ferruccio Sansa
Collana: Principio Attivo
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Intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori di "L'Agenda nera".

Con la legge bavaglio il libro: "L'Agenda Nera" non sarebbe potuto uscire. E' una delle ultime occasioni per informarsi sulla nascita della Seconda Repubblica, quella in cui viviamo sospesi da 15 anni e nata dal sangue di Falcone e Borsellino. Il cinismo degli italiani li perderà, perché, se è vero che la maggior parte del Paese non sa nulla e spesso non vuole sapere nulla, migliaia di politici, imprenditori, giornalisti sanno molto, forse tutto, e rimangono in silenzio per partecipare al banchetto o più semplicemente per tirare a campare. Montezemolo o Monti o la Marcegaglia, Casini, D'Alema o Fini, De Bortoli, Galli della Loggia o Romano sono da sempre sullo sfondo a fare da tappezzeria. La legge bavaglio è nata con la strage di via D'Amelio, non è stata necessaria una legge, il bavaglio, gli italiani se lo sono messi da soli.
(da beppegrillo.it)

agenda neraL'agenda nera
della Seconda Repubblica.
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Collana Reverse
pp.464 - euro 15

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