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L'intervista a Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere sull'emendamento per l'editoria contenuto nel Ddl intercettazioni.
(da Radio radicale a cura di Emilio Targia)



Ascolta l'intervista



Il bavaglio sui libri
di Laura Cavallari, avvocato, da Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2010

Il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Senato il 10 giugno 2010 e ora al vaglio della Camera dove sono stati presentati nuovi emendamenti modifica profondamente l’art. 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, introducendo novità che destano gravi preoccupazioni. 
Oltre alla penalizzazione dei blog con il recente emendamento che impone, per i siti informatici compresi i giornali quotidiani e i periodici diffusi per via telematica, un termine di quarantotto ore dalla richiesta per la pubblicazione della rettifica, la più eclatante novità è l’introduzione dell’obbligo di rettifica anche per la stampa non periodica, non previsto dalla legge vigente. 
 
Il sesto comma dell’art. 8, nel testo approvato dal Senato, prevede che per la “stampa non periodica, l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57 bis del codice penale, provvedono su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cure e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale 
indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità”.

La nuova previsione, che potrebbe apparire come una innocua estensione dell’istituto della rettifica, infligge in realtà un duro colpo alla libertà di espressione e di stampa, penalizzando ingiustificatamente il settore dell’editoria libraria. 

Il diritto alla rettifica, nella sua forma attuale, è uno strumento riparatorio sui generis, una sorta di correttivo al flusso di informazioni diffuse dai periodici e in particolare dai quotidiani. Esso non tende all’accertamento della verità oggettiva, ma serve a completare la notizia diffusa dal periodico con la verità soggettiva dell’interessato (la rettifica proviene dal soggetto “di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano 
stati attribuiti atti o affermazioni o pensieri da essi ritenuti lesivi alla loro dignità o contrari a verità”) il quale deve inviare la richiesta di rettifica allo stesso giornale che ha pubblicato la notizia – che così sopporta un costo modestissimo – per raggiungere gli stessi potenziali lettori. La norma oggi in vigore infine è diretta, attraverso la figura del direttore responsabile, all’impresa giornalistica, della quale questi è dipendente. 
La finalità correttiva e la natura 
mediatica dell’impresa che giustifica questo strumento di “autotutela tempestiva” sono confermate dalla sua presenza con caratteristiche quasi uguali negli altri settori mediatici dell’informazione: radio, tv e siti informatici.
In tutti i casi, la pubblicazione della rettifica è a costo zero ed è rivolta ai potenziali utenti, fruitori della notizia.

L'estensione del diritto di rettifica alla stampa non periodica effettuata dal nuovo testo dell’art. 8 snatura invece l’istituto, ne altera le finalità e impone costi elevatissimi a carico degli autori e, indirettamente degli editori, ledendo gravemente il diritto alla libera espressione del pensiero. La norma è inoltre indeterminata nel contenuto applicativo.
Innanzitutto quello dell’editoria libraria non è un settore preposto e strutturato per raccogliere e fornire informazione a ciclo continuo (non vi è infatti un direttore responsabile né gli autori sono dipendenti dell’impresa). I libri sono il libero prodotto creativo degli autori. 
La norma inoltre non prevede la pubblicazione sullo stesso mezzo (o sul sito dell’autore o dell’editore) ma su ben due quotidiani a tiratura nazionale, che non raggiungono lo stesso pubblico vanificando così la funzione di equivalenza informativa. 
La nuova norma impone inoltre un costo esorbitante – acquisto di spazi su due quotidiani nazionali – e lo pone per di più a carico dell’autore e, conseguentemente, anche dell’editore.

La rettifica viene così trasformata in una sanzione economica di peso insostenibile per l’autore, il quale non potrà più esprimersi se non verrà sostenuto dall’editore. Quest’ultimo subirà per questa via una penalizzazione enorme e una discriminazione ingiustificata rispetto al settore della stampa periodica. Il carattere sanzionatorio della rettifica sarà ancor più grave poiché non si risolverà nell’ambito delle stesse parti in gioco bensì si introdurrà la presenza di un altro soggetto – il quotidiano – che conferirà un crisma alla rettifica quasi risultasse da un accertamento giudiziario coinvolgendo inoltre un pubblico di milioni di lettori rispetto alle decine di migliaia del libro. Tanto più che, tra le novità introdotte dall’art. 8, è previsto che le rettifiche “devono essere pubblicate senza commento”.
Considerando che quello di rettifica è un diritto che si fonda sulla semplice percezione soggettiva che la notizia sia lesiva o inveritiera, le rettifiche possono essere meno vere delle notizie che intendono rettificare. In questo modo gli autori e gli editori che volessero replicare a sostegno delle proprie ragioni sarebbero costretti ad acquistare altri spazi sui due quotidiani nazionali che hanno pubblicato la rettifica con una spirale
di costi inarrestabile. Insomma basterebbe la pubblicazione di qualche libro inchiesta – pur correttissimo nell’informare ma scottante nei contenuti – per mettere al tappeto per la vita un autore o semplicemente in ginocchio un editore librario. Da ultimo occorre segnalare che questo nuovo tipo di rettifica non è neppure disciplinato nelle modalità di applicazione. 

Per la stampa periodica le rettifiche, da un lato, non possono superare un “limite di trenta righe” e, dall’altro lato, vanno pubblicate “in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale della notizia a cui si riferiscono”; per la stampa non periodica non è per nulla chiaro se si applichi il limite delle trenta righe né è chiaro il significato della “idonea collocazione e caratteristica grafica”, tanto più che l’autore non ha alcun controllo sulla pubblicazione nel quotidiano. Con la conseguenza che, ben lungi dal tutelare in maniera equilibrata i diritti e gli interessi delle parti coinvolte (persona interessata alla rettifica, autore, editore), la norma potrebbe avere come unico risultato concreto un aumento del contenzioso al fine di trovare una corretta interpretazione e applicazione del dato normativo.

Non facciamo morire i libri - L'appello dei giuristi


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Il testo dell'appello pubblicato il 27 luglio 2010 su Il Corriere della Sera

"Il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Senato il 10 giugno 2010 al momento all'esame della Camera, nella parte in cui interviene, modificando radicalmente l'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, numero 47, introduce delle novità che suscitano gravi perplessità. Quella che balza agli occhi di chi ha a cuore i libri, è l' introduzione dell'obbligo di rettifica anche per la stampa non periodica, non previsto dalla legge vigente. Il sesto comma dell' articolo 8, nel testo approvato dal Senato, prevede che per la «stampa non periodica, l' autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all' articolo 57bis del codice penale, provvedono su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cure e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità».

La norma dà adito a numerosi problemi di non facile soluzione e, soprattutto, altera il delicato equilibrio, oggi assicurato dall' articolo 8 del testo vigente, tra i diritti di tutte le parti in gioco, quelli del soggetto interessato alla rettifica, quelli del mezzo di informazione e quelli dell'opinione pubblica ad avere un' informazione il più possibile completa e corretta.
L' entrata in vigore della norma, lungi dal garantirla, causerebbe, invece, un aumento del contenzioso fra gli interessati (autore, editore e richiedente la rettifica) al fine di trovare una corretta interpretazione ed applicazione di un dato normativo poco chiaro.
Mentre per la stampa periodica le rettifiche, da un lato, non possono superare «il limite di trenta righe» e, dall' altro, vanno pubblicate «in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono»; per la stampa non periodica non viene fissato alcun limite massimo alla lunghezza della rettifica, né il luogo in cui deve essere pubblicata, laddove la norma prevede un non meglio precisato obbligo di «idonea collocazione e caratteristica grafica», su una pubblicazione di terzi. Oltretutto, la pubblicazione della rettifica su «due quotidiani a tiratura nazionale» potrebbe anche non raggiungere il medesimo pubblico che ha letto la notizia sottoposta a rettifica, vanificando così la funzione di ripristino della verità propria dell' istituto.
Come è noto, infatti, oggi sia la stampa periodica, sia le trasmissioni radiofoniche o televisive e, se verrà confermata la norma, anche i siti informatici, debbono veicolare la rettifica con le stesse caratteristiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferisce (stessa pagina e stessa trasmissione): lo scopo, ovviamente, è quello di raggiungere gli stessi lettori, ascoltatori e utenti che avrebbero potuto ricevere quella notizia. Ai sensi della disciplina vigente, notizia e rettifica hanno quindi le stesse modalità di diffusione. Con la modifica proposta verrebbe meno la necessaria coerenza tra diffusione e conoscibilità della notizia e diffusione della rettifica, con una disparità di trattamento ingiustificata e illogica fra libri ed altri mezzi di informazione.

Le esigenze che la proposta intende tutelare potrebbero meglio essere garantite, nell' interesse di tutti e senza sperequazioni penalizzanti, imponendo la pubblicazione delle rettifiche nel sito internet dell' editore e/o dell' autore (e nel solo caso in cui tali soggetti non abbiano un sito Internet prevedendo la pubblicazione sui quotidiani). Il sito potrebbe essere opportunamente pubblicizzato sul colophon di ogni libro. Tale soluzione avrebbe poi due ulteriori vantaggi. Le rettifiche manterrebbero i loro effetti per un arco temporale maggiore e ciò a tutto beneficio del richiedente e dei suoi diritti e si eviterebbero, nel contempo, ingiustificate discriminazioni tra gli editori/autori di stampa non periodica e quelli della stampa periodica. Questi ultimi difatti non solo non hanno alcun obbligo di rettifica (poiché questo grava sul solo direttore responsabile) ma, in ogni caso e comunque, non devono sopportare oneri e costi aggiuntivi (poiché la pubblicazione della rettifica avviene nel medesimo giornale o periodico), così come avviene per gli altri mezzi di comunicazione di massa (emittenti radiofoniche e televisive, siti Internet).

In estrema sintesi, così come formulata, la norma realizzerebbe una disparità di trattamento ingiustificata ed illogica che penalizzerebbe enormemente la stampa non periodica, senza peraltro dare efficace e più duratura tutela alle altre parti in gioco (soggetto interessato ed opinione pubblica). Penalizzazione che risulta ancora più evidente, se solo si riflette sui costi esorbitanti che un autore/editore dovrebbe sopportare nel caso in cui per la medesima opera venissero richieste rettifiche plurime da parte di soggetti diversi; basti pensare alle opere a carattere enciclopedico che contengono migliaia di informazioni e notizie. E il nuovo articolo 8 prevede, anche, che le rettifiche «devono essere pubblicate senza commento», anche quando possono essere meno vere dei contenuti che intendono rettificare; autori e editori dovrebbero perciò acquistare sui due quotidiani a tiratura nazionale che hanno pubblicato la rettifica ulteriore spazio per esporre le proprie ragioni. Un emendamento minimo basterebbe a sanare quella che appare una vera ingiustizia."

Paolo Guido Beduschi
Fabrizio Gobbi
Caterina Malavenda
Sabrina Peron
Giuliano Pisapia
Pietro Rescigno
Francesca Ruggieri
Francesco Sbisà 




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di Lorenzo Fazio,
Direttore editoriale di Chiarelettere


Conoscere la verità, fare in modo che i cittadini ne vengano  (o non ne vengano ) a conoscenza è il problema numero uno di qualsiasi Stato. Tutto si gioca lì, una parola soltanto. E più una democrazia è forte, più verità riesce ad accettare. Adesso noi italiani siamo ad una svolta: di verità ne abbiamo sempre avuta poca, la nostra democrazia è fragile e spesso è ricorsa alla censura, alle pressioni, ai depistaggi per riuscire a sopravvivere, appoggiandosi anche alla criminalità. Ma è storia antica. Anche l’imprenditoria degli anni venti non si fece problemi a usare i manganelli dei picchiatori fascisti. Abbiamo una tradizione di illibertà.

Ma adesso chi ci governa, con la complicità di una parte della classe dirigente, vuole di più, vuole piegare completamente la magistratura al proprio potere, e zittire la stampa libera intimididendo editori e giornalisti con la minaccia di multe altissime e la prigione.

Nei Paesi anglosassoni esistono leggi come il Freedom of Information Act che proteggono il giornalismo investigativo e garantiscono il diritto di trovare e pubblicare documenti nel pubblico interesse. In Italia no. Qui editori e giornalisti hanno grosse difficoltà a fare inchieste autonome perché sempre esposti alle querele per diffamazione con richieste di risarcimenti enormi. Per questo essi si appoggiano alle inchieste giudiziarie (ma ciò nonostante le querele arrivano lo stesso), proprio per limitare al massimo possibili contestazioni. Con la nuova legge, che proibisce la pubblicazione delle intercettazioni e degli atti delle indagini, anche questa possibilità viene meno, così il diritto all’informazione è compromesso. Il giornalista rimane esposto alle querele, all’arresto, alle multe. E con lui l’editore (passibile di multe molto più elevate).

Inoltre pochi sanno che, come ha ricordato l’avvocato Katia Malavenda, il ddl prevede per l’editore l’obbligo di pubblicare a sue spese eventuali rettifiche da parte di chi si sente criticato ingiustamente in un libro. L’editore deve garantire due pubblicità su testate scelte dalla parte offesa, prima ancora dell’accertamento della magistratura. Decine di migliaia di euro. Un danno enorme, che può ripetersi ed essere esponenziale. Un’arma in più contro gli editori (soprattutto i più piccoli) che vogliono essere liberi. Sembra non esserci scampo, per questo dobbiamo reagire e la società civile che crede nella parola, nella verità, nella democrazia deve esserci al fianco e non farci mancare il suo appoggio.

(da ilfattoquotidiano.it, 1 luglio 2010)


No bavaglio Day, 1 luglio 2010

no bavaglioContro la legge bavaglio, manifestazione nazionale a Roma, Piazza Navona, dalle ore 17 alle 21 Il testo del Ddl
No al silenzio di Stato - Tutti in piazza il 1 luglio - L'appello della FNSI
Gli appuntamenti nelle altre città italiane e all'estero (dal sito del Popolo Viola)
La battaglia degli editori - Intercettazioni: il no degli editori 
Ascolta l'intervista a Stefano Mauri


milano1luglioMilano contro il Bavaglio, ore 18.30 c/o piazza Cordusio.
Gianni Barbacetto, Daniele Biacchessi, Lorenzo Fazio e Peter Gomez partecipano alla manifestazione contro il ddl intercettazioni, in concomitanza con la manifestazione nazionale di Roma. Intervengono Carlo Smuraglia, Guido Besana, Vincenzo Consolo, Mimmo Lombezzi, Federico Sinicato, Gilberto Pagani, Guido Scorza. 


DIRETTA WEB DELLA MANIFESTAZIONE SU VOGLIOSCENDERE.IT, DALLE ORE 17 ALLE 24.


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 libri libertà
di Katia Riccardi, da repubblica.it
(24 giugno 2010)

30.000 firme in libreria. Feltrinelli, Minimum Fax, Laterza, scendono in campo con un esercito di centinaia di piccole case editrici. E sono pronti a far battaglia. Dal Salone di Torino fino ai reading in tutta Italia
 
ROMA - Trentamila firme raccolte solo nelle librerie Feltrinelli. Quindicimila sul sito di Laterza. La mobilitazione iniziata al Salone del libro di Torino, le voci degli scrittori e la partecipazione alla manifestazione del primo luglio 1 contro la legge bavaglio. Gli editori italiani si sono uniti per la prima volta. Lo hanno fatto senza protagonismo e senza alzare la voce ma mettendo un segnalibro contro il ddl intercettazioni. Lo hanno fatto mobilitando librerie e librai, in Rete, sui siti ufficiali, utilizzando le voci che li rappresentano, attori, cantanti, giornalisti. "E la risposta della gente è stata incredibile", ha spiegato Daniele di Gennaro, della Minimum Fax. A metterli insieme è bastato un salone, quello del libro a Torino. E' stato tra stand e scaffali, tra colori e caos che l'idea e la voglia di fare qualcosa ha preso vita. Laterza , Minimum Fax , il Gruppo Gems hanno iniziato in quei giorni a far circolare un modulo di adesione tra gli editori. Un appello a favore della libertà e gli editori hanno cominciato a firmare. La voce è partita direttamente da chi la voce cerca di darla agli altri.

Quando è partita la raccolta di firme da parte dei costituzionalisti, Carlo Feltrinelli ha deciso che stare in silenzio non era possibile. Chi dice che un libro evoca il silenzio sbaglia. Così ha deciso di muoversi. Ed è partito da dietro le porte delle sue librerie. Con moduli e locandine. Come si faceva un tempo, quando la libertà non era ancora scontata. Un tempo che sta tornando indietro in modo preoccupante. In tutte le 98 librerie Feltrinelli d'Italia le persone con la penna hanno compilato oltre 30 mila moduli e alla fine del mese saranno di più. Non si fermeranno finché non si fermeranno. I reading sono venuti subito dopo quello del Quirino nelle 10 principali librerie della catena. Bari, Firenze, Palermo, Milano hanno riunito giornalisti, scrittori, attori. Voci alte.

Giuseppe Laterza insieme a Stefano Mauri (Gems) e Marco Cassini (Minimum Fax) hanno messo il loro appello in Rete. Gli hanno dato un identità precisa e pubblicato nome e cognome di ogni editore che aderiva, quello di ogni firmatario che compilava il modulo (QUI il modulo e l'elenco delle firme). Fazi, E/O, Chiarelettere, Il Castoro, Il Saggiatore, Marcos Y Marcos, Fandango, Edizioni San Paolo, La Meridiana, sono solo alcune delle centinaia di piccoli indiani che hanno detto sì. Spicca l'assenza di Mondadori ed Einaudi, case editrici di proprietà del presidente del Consiglio. Sono 15mila le firme dei lettori. Gli editori hanno in forza il popolo dei librai e delle librerie. E nelle librerie sono stati organizzati reading, ore di letture scelte spesso dai librai stessi, ispirati dall'importanza di una libertà per la quale si deve ancora combattere.

A Roma al teatro Quirino il 31 maggio per le "Letture per la libertà di stampa" (VIDEO), sono intervenuti Andrea Camilleri, Corrado Augias, Nadia Urbinati, Giovanni Sartori, Stefano Rodotà. A Bari dove Luciano Canfora ha letto e commentato la Costituzione. In altre librerie le letture sono state ininterrotte. Non solo. Ora l'idea non è più solo raccogliere firme e nomi. Ma pagine, passi, poesie. "Perché non raccogliamo questo patrimonio di testi?", si sono detti Giuseppe Laterza e Sandro Ferri (E/O).

Così è nata la Piccola Biblioteca della Libertà . Proprio poche ora fa è partita la lettera inviata a editori e librai perché inizino a raccogliere e inviare i testi che li ispirano. Li curerà Paolo di Paolo, li raccoglierà e renderà visibili, già qualche lettura è consultabile 13. Lo farà perché siano d'ispirazione a tanti. A tutti quelli che la libertà vorrebbero ancora chiamarla per nome. L'editoria è unita, riesce a dare un segnale al Paese e il Paese risponde. Le multe previste dalla legge bavaglio per chi pubblicasse parti di intercettazioni rischierebbe di far chiudere più di un libro e la porta a più di un libraio. "La legge sulle intercettazioni non tocca solo giornali e giornalisti, ma anche le Case editrici che pubblicano libri d'inchiesta, anch'essi potenziali destinatari del ddl", ha detto Giuseppe Laterza.

La Minimum Fax si troverebbe in difficoltà con la sua collana Indi se il ddl passasse. "E' un problema civile, è un problema comune" ha spiegato Daniele di Gennaro. Come ha detto Camilleri "difendiamo l'informazione anche se con la legge bavaglio non ci sarà proprio più nulla di cui scrivere perché i magistrati non potranno più lavorare lasciando i mafiosi e la cricca liberi di fregarci nel silenzio". "E' la prima volta che gli editori si fanno intermediari uniti contro un atto di governo", ha aggiunto di Gennaro. "E' un segno forte, significa che non c'è frammentazione. Che il segnale arriva forte proprio da Roma, da Bari, dal Centro e dal Sud e va letto. Noi continueremo a contare firme, a far parlare le voci attraverso i libri. Noi continueremo a lottare contro una legge impraticabile. Finché sarà possibile, finché avremo voce per farlo", ha concluso.

E mentre decine di web-tv e di videoblog, tra cui Repubblica Tv e Current, aderiscono all'iniziativa "Libera rete" che si ripropone di trasmettere a "reti alternative unificate" la manifestazione del primo luglio contro la legge bavaglio a Piazza Navona, e mentre la Federazione della stampa conferma la giornata di silenzio dell'informazione del 9, le case editrici hanno trovato un punto di unione. E continuano a mettere post-it per lasciare il segno sulla pagina di un libro che tutti dovrebbero avere la scelta di leggere.





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libri libertàMentre continuano in libreria le letture sulla libertà
sul web nasce la Piccola BIblioteca della Libertà
 
 
È nata la Piccola Biblioteca della Libertà: uno spazio web dove autori, librai ed editori indicheranno brani dei testi che meglio rappresentano l’idea di libertà, una libertà che è stata rimessa in discussione dal disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche e che, dunque, non si può dar più per scontata.

A partire da autori classici e contemporanei (dagli Scritti di Stuart Mill al Sentiero di Isaia di Giorgio La Pira, dall’Appello agli studenti di Padova del 1943 di Concetto Marchesi alla Cronaca dall'Ungheria del 1956 di Indro Montanelli, solo per citarne alcuni) occorre ripensare a ciò che definisce la condizione di cittadini in uno stato di diritto, alle libertà individuali e collettive che riteniamo patrimonio inalienabile di una democrazia liberale.
 
Intanto prosegue l'iniziativa contro il ddl sulle intercettazioni. Cresce in tutta Italia il numero di editori, librai, autori e lettori che hanno organizzato e continuano ad organizzare reading di libri sulla libertà anche in occasione di incontri già previsti. Molti gli eventi segnalati su www.laterza.it, dove è sempre possibile registrare le iniziative in corso o future. 
 Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax)
Alessandro e Giuseppe Laterza (Editori Laterza)
Stefano Mauri e Luigi Spagnol (Gruppo editoriale Mauri Spagnol)


Dalla Piccola Biblioteca della Libertà, Marco Travaglio legge Indro Montanelli "Cronaca dall'Ungheria", 1956 - Letture per la libertà al Teatro Quirino di Roma, 31 maggio 2010
(video a cura di Editori Laterza)

Prima parte


Seconda parte

Tutti i video delle letture per la libertà al Teatro Quirino di Roma, 31 maggio 2010.
 


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Libri per la libertà: gli interventi di autori, editori e giornalisti al teatro Quirino di Roma in occasione delll'evento di apertura della settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni, 31 maggio 2010.


Andrea Camilleri: "Rischiamo di non avere più informazione"
(video da micromega.net)




VIDEO
(da repubblica.it)
Rodotà: ''Privacy usata come vetrina per limitare libertà'' 
Corrado Augias legge il Saggio sulla Libertà di John Stuart Mill 
Nadia Urbinati legge Alexis de Tocqueville 
Giovanni Sartori: ''Tv italiane monopolizzate da un solo despota''
(da micromega.net)
L'intervento di Alessandro Pace
L'intervento di Antonio Pascale


libertà stampaLa libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE









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libri libertàLunedì 31 maggio, ore 17 al Teatro Quirino di Roma,
evento di apertura dell'iniziativa "In libreria i libri sulla libertà"
: dal 31 maggio al 6 giugno una settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni. Un'iniziativa congiunta di editori, scrittori e librai  
 
L'evento vedrà la partecipazione di editori ed autori che leggeranno e commenteranno letture sulla libertà di stampa, prese da autori diversi tra loro, da Elsa Morante a John Stuart Mill, da Robert Walser e Indro Montanelli.
Tra i partecipanti Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valerio.
 

Aumentano nel frattempo le adesioni all’iniziativa Reading di libri sulla libertà nelle librerie italiane che vede per la prima volta insieme un grandissimo numero di editori e librai reagire ad una legge la cui approvazione limiterebbe fortemente la libertà di stampa e il diritto all’informazione dei cittadini.

Tra gli editori che hanno aderito si sono aggiunti Sandro Ferri e Sandra Ozzola (Edizioni E/O), Mario Desiati (Fandango), Vito Fracchiolla (Edizioni San Paolo), Luigi Spagnol (Ponte alle Grazie), Oliviero Ponte di Pino (Garzanti), Renzo Guidieri (Bollati Boringhieri); mentre oltre ai numerosi librai sparsi in tutta Italia si sono aggiunte le librerie FNAC e le Librerie Paoline. L'elenco delle adesioni.
 
Su www.laterza.it i librai potranno segnalare ora, data e luogo dei reading da loro organizzati.
 

libertà stampaLa libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE









libertà stampa
Una iniziativa congiunta di editori, scrittori e librai.

 
La legge attualmente in discussione al Senato relativa alla pubblicabilità degli atti giudiziari approvata in Commissione Giustizia configura una grave limitazione della libertà di informazione dei cittadini.
Una libertà essenziale, tutelata non solo dalla nostra Costituzione ma anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Una libertà che si coniuga strettamente alla libertà di stampa che è la precondizione del lavoro di chi scrive, pubblica e diffonde i libri. Ci sembra importante dare un contributo alla riflessione e all’approfondimento di un tema centrale di ogni Stato di diritto, di ogni democrazia liberale. Riflessioni e approfondimenti che in gran parte sono contenuti nei libri: classici e contemporanei, di narrativa e di poesia, come di saggistica o manualistica.
 
Da qui l’iniziativa che promuoviamo come librai ed editori nella settimana dal 31 maggio al 6 giugno: reading di libri sulla libertà nelle librerie italiane.
Ciascuna libreria organizzerà ora e giorno delle letture con autori e lettori, secondo un calendario che verrà reso noto nei prossimi giorni.
 
La manifestazione di apertura si terrà al Teatro Quirino di Roma lunedì 31 maggio alle ore 17.00. 
Parteciperanno editori, librai e diversi autori – tra cui Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valerio – che leggeranno brani di libri dedicati alla libertà, di informazione,di opinione e di scelta,di stampa.
 
Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax)
Alessandro e Giuseppe Laterza (Editori Laterza)
Stefano Mauri (Gruppo editoriale Mauri Spagnol)

 
Hanno condiviso l’iniziativa finora:
I LIBRAI
Fabio Masi - Ultima Spiaggia - Ventotene
Cossavella - Ivrea
Libreria Pisanti - Napoli
Librerie Coop
Libreria Vesuvio Libri – San Giorgio a Cremano -
Nicoletta Maldini Libreria Trame -  Bologna
Libreria la Bibliofila – san Benedetto del Tronto (AP
LIBRERIA CARNEVALI - Foligno
Il caffè letterario - Bergamo
Rodrigo Dias – Croce - Roma
Edoardo Scioscia - libreria MEL e delle librerie Libraccio
Luigi L. Licci - Libreria Gulliver - Verona
Sonia Galli - Libreria Fahrenheit - Piacenza
Libreria Colombre - Erba
Giovanni Pelizzato – La Toletta
Martin Alber. - Libreria Buchgemeinschaft - Merano
A. Maria Veronesi - La Goliardica - Urbino
Libreria CUEU delle Edizioni QuattroVenti- Urbino.
Pier Franco Fadda - Libreria Mondadori - Nuoro
Fabio Caccia - La passeggiata librocaffè - Genova
Libreria Atene - Imperia
Libreria Nutrimenti - Napoli
Paolo Spinello e Eleonora De Agostini – Libreria Apogeo - Adria
Maurizio Mecozzi – Libreria Ven.pr.ed - Marino
Battistina Delle Piane - Libreria Libro Più - Genova
Alberto Ottieri – MelBookstore e Librerie Ubik
Martino Montanarini - Giunti al punto  
Dario Giambelli - Feltrinelli
Maria Laterza - Laterza Bari
Piera d'Annunzio e Armando Sanguini - le Librerie associate Pergamon  e L'altra Pergamon  ROMA
Pieranna Margaroli - Libreria Margaroli Snc – Verbania
Libreria minimum fax - Roma
Ugo Cundari – Libreria Loffredo - Napoli
Giorgio Pignotti – Libreria Rinascita – Ascoli Piceno
Lucia Re – Il seme - Roma
Pasquale Iacobino – Libreria Claudiana - Firenze
Francesca Boragno – Libreria Boragno – Busto Arsizio - Varese
Lavinia Ciuffa - Open Door Bookshop - 00153 ROMA
Volpe Antonio – LibriAmo-  Santeramo in Colle (BA
Enza Campino - Libreria Tuttilibri - Mondadori -Formia
Riccardo Campino - Libreria dei Sette -  Mondadori - Orvieto
Piera Dattena -  Libreria – Cagliari
Libreria Voltapagina - Mondadori - Roma
Tiberio Sarti -  Mondadori
Renato Tacini - libreria trovalibri
Libreria Bonanzinga - Messina
Libreria Finisterre -  Genova
Libreria Modernarieti – Andrea e Silvia
Libreria Tertulia - Catania
Libreria ZigZag I Libri - Maura Romeo, Capalbio

GLI EDITORI
Marco Zapparoli – Marcos y Marcos
Salvatore Cannavò – Edizioni Alegre
Della Passarelli – Sinnos Editrice
Giuseppe Russo – Neri Pozza
Manuel Kromer – Claudiana
Antonio Sellerio–  Sellerio
Cecilia Palombelli – Viella Editore
Giannino Stoppani
Gianni Giorgi  – Garage960 Ed.
Ada Carpi e Andrea Palombi  – Nutrimenti srl
Danco Singer – Motta on line
Carlo Feltrinelli  – Feltrinelli
Luigi Brioschi  – Longanesi
Agnese Manni  – Manni editore
Ugo Magno  – Mesogea
Stefano De Matteis  – Ancora del Mediterraneo
Paolo Mieli  – Rcs Libri
Bruno Mari  – Giunti
Davide Musso – Terre di Mezzo Editore
Giulio Milani – Trans Europa Edizioni
Francesco Aliberti – Aliberti Edizioni
Massimo Vitta Zelman – Skira
Maria Grazia Mazzitelli – Salani
Daniela Di Sora  – Voland
Luca Formenton  – il Saggiatore
Lorella Fontanelli  – Epika Edizioni
Carmine Donzelli  – Donzelli
Maddalena Cazzaniga   Edizioni Ambiente  – VerdeNero
Paola Soriga – Nuova Frontiera
Ginevra Bompiani Nottetempo
Elvira Zaccagnino – Edizioni La Meridiana
Riccardo Bassani – Edizioni Gorée
Pietro Biancardi – Iperborea
Daniele Olschki  – Leo S. Olschki
Annamaria Malato – Salerno Editrice
Lillo Garlisi  – Melampo Editore
Matteo Fago – L'Asino d'oro edizioni
Gaspare Bona –Instar Libri
Cooperativa Universitaria Catanese di Magistero
Elido Fazi  – Fazi Editore
Lorenzo Fazio  – Chiarelettere
Giovanni Carnevali  – Editoriale umbra
Agostino Quadrino – Garamond
Mario Argiolas  – Cuec Editrice
Antonio Napolitano  – Agenzia Libraria Editrice
Cristina Savio - Vallardi
Silvia Tessitore - Editrice Zona
Piero Cademartori - Editrice Zona
Fulvio Mazza - La Bottega Editoriale



 



da Il Fatto Quotidiano del 22 maggio

Il direttore editoriale di Chiarelettere spiega perché si vuol mettere il bavaglio ai libri d'inchiesta: da "Papi" a "Fuori orario", per cui le Ferrovie hanno chiesto 26 milioni di danni

Non era mai successo. Il ddl sulle intercettazioni che sta per essere approvato oltre a colpire i giornalisti e gli editori di giornali, punisce gli editori di libri nel caso essi pubblichino prima di un processo inchieste giornalistiche con all’interno parti di atti giudiziari o testi di intercettazioni telefoniche (anche se non più coperti da segreto istruttorio). L’editore ha il compito di vigilare che ciò non avvenga, se non lo fa, le conseguenze sono pesanti, innanzitutto per lui: la multa può arrivare oltre 460 mila euro. La legge così formulata sembra avere un obiettivo preciso: limitare l’azione a chi in questi anni ha provato a raccontare verità scomode riportando all’attenzione dei lettori episodi trattati nelle cronache dei giornali e poi dimenticati. In una parola: limitare la pubblicazione di libri scomodi per chi ha o chi è al potere.

È strano che i libri improvvisamente facciano così paura. Sono sempre stati considerati un oggetto elitario, ogni anno le statistiche ci ricordano che la metà degli italiani non legge (ma non è così vero, basta scorporare i dati del nord da quelli del sud), possibile che ora vadano censurati? Perché di questo si tratta: di censura preventiva. I legislatori, facendo leva sull’enormità della multa che minaccia l’esistenza stessa di una casa editrice, hanno trovato un modo per evitare di tornare alla censura tout court, sarebbe stato troppo rischioso e antistorico. Una volta la mano del censore si abbatteva su tv, giornali e libri (meno). Ricordate Fo allontanato dalla tv? I film vietati e tagliati o addirittura bruciati come nel caso di Ultimo Tango a Parigi? Anche i libri erano talvolta oggetto di censura: quello di Michele Pantaleone, Mafia e politica (gli stessi temi di oggi!) fu portato in tribunale dal ministro Gioia accusato di collusione mafiose ma l’autore fu assolto.

C’è una bellissima fotografia che ritrae nell’aula del tribunale Giulio Einaudi che testimonia con Pantaleone e tutti i redattori e autori storici dell’Einaudi degli anni Settanta, da Stajano a Vivanti, Orengo, Ferrero, Fossati...Anche allora c’era dunque una saggistica di battaglia che andava allo scontro con il potere. Bè, da qualche anno a questa parte (La Casta di Stella e Rizzo ha segnato una svolta ), dopo anni di torpore, quel filone sembra ritornare. Le occasioni non mancano. Ci siamo fatti coraggio… Qui parlo in qualità di testimone, avendo fondato con altri soci una casa editrice, Chiarelettere, che ha incentrato la sua attività proprio su un tipo di saggistica “critica” e d’inchiesta.

Non siamo gli unici per fortuna, ma certamente noi rischiamo di più perché gli altri editori hanno diverse linee editoriali, noi no. Il mio quindi è un grido di protesta ben interessato. Se i legislatori hanno pensato di colpire il nostro lavoro vuol dire che facciamo paura. Che i libri d’inchiesta hanno molti lettori. Forse troppi. Complimenti dunque agli autori, alla loro serietà , al loro coraggio. E adesso? I libri che abbiamo in catalogo potremmo pubblicarli se oggi fosse applicata la nuova legge? Mi vengono in mente subito i volumi di Travaglio (con Gomez) che spesso si avvalgono degli atti giudiziari e ripropongono testi di intercettazioni.

Esilarante la conversazione tra Cuffaro e Berlusconi di qualche anno fa e come dimenticare le raccomandazioni di Berlusconi al sempre disponibile Saccà nel libro Bavaglio (anticipatore ahimè). Tutto materiale non pubblicabile, ora. Così come le registrazioni della D’Addario o le testimonianze di altre ragazze che hanno partecipato alle feste di Berlusconi, pubblicate nel libro Papi, uno scandalo politico. Mi guardo indietro e mi vengono in mente altri libri, altri autori (e mi spiace non citarli tutti). Profondo nero recupera i materiali dell’inchiesta condotta dal pm Vincenzo Calia purtroppo archiviata. Ma i materiali se inutilizzabili per stilare una verità giuridica, sono estremamente interessanti per noi cittadini, per chi vuole sapere che cosa è successo a Bascapé la notte del 27 ottobre 1962 quando precipitò l’aereo di Enrico Mattei. Un episodio decisivo della nostra fragile democrazia.

Questo libro non lo avremmo potuto fare e nemmeno potremmo fare quello in preparazione sul depistaggio in via D’Amelio (L’agenda nera). Altri esempi, altri snodi: la ricostruzione in Capitalismo di rapina della vicenda Fazio e i “furbetti del quartierino” non l’avremmo potuta raccontare, e il golpe “bianco-porpora” tra il 1994 e il 1998, cioè il tentativo di costruire il Grande Centro coi soldi riciclati? L’inchiesta del procuratore Capaldo non ha avuto un seguito ma le testimonianze, i documenti, le fonti confidenziali della finanza sono agli atti. Tutto da buttare, metà Vaticano Spa da bruciare. Siamo ai nostri giorni: arriviamo alla trattativa tra Stato e mafia di cui si parla nel processo a Palermo. Nel Patto, oltre alla storia incredibile dell’infiltrato Luigi Ilardo, sono proposte le testimonianze sconvolgenti dei due agenti della Criminalpol inserite nell’inchiesta sulla morte di Borsellino. Impossibili oggi da utilizzare.

Adesso ci sono nuovi libri da lavorare per l’autunno, inchieste su temi delicati. Dobbiamo confrontarci con gli avvocati. Per noi finora è stato decisivo poterci appoggiare agli atti della magistratura per dare peso alla ricostruzione. Così non ci rimane che affidarci all’iniziativa dei singoli autori. Ma una cosa è la testimonianza resa davanti a un pm, un’altra la testimonianza resa in privato, soprattutto quando essa coinvolge altri. Il rischio delle querele da parte di chi si sente diffamato è alto. E qui si apre un altro capitolo, altrettanto difficile. Ormai sempre più spesso le querele per diffamazione contengono richieste di risarcimento danni talmente alte da sembrare intimidatorie e basta. A fronte di nessuna vera ragione e contro una documentazione inoppugnabile. Le Ferrovie dello Stato ci hanno chiesto per il libro Fuori orario 26 milioni di euro di danni!

Alla fine, comunque, una cosa l’abbiamo capita: la parola continua a fare paura, la memoria dei fatti è “sovversiva”, sollecita attenzioni nuove e insinua dubbi mettendo in discussione biografie altrimenti intoccabili. E questo è troppo. Buon segno se l’appello di Mauri e Laterza contro il ddl è stato firmato da moltissimi editori (i più diversi) e quello di Rodotà su Repubblica da migliaia di cittadini.

Lorenzo Fazio, direttore editoriale Chiarelettere


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Non chiamarmi zingaro
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Voglia di cambiare
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Se li conosci li eviti
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Doveva morire
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
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La Repubblica del ricatto

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Prefazione di Furio Colombo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
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Sante ragioni
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Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
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A cura di Bruno Tinti
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Siamo Italiani
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
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Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
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Prefazione di Beppe Grillo
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